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Roma, dovrà essere rivoluzione

Roma, dovrà essere rivoluzione

In una stagione particolare e difficile, dove ci si aspettava una scossa che avrebbe portato un trofeo, sono tanti gli interrogativi che riguardano la Roma che verrà. Il primo è senza ombra di dubbio quello del tecnico. Sarà ancora Spalletti oppure la società giallorossa sceglierà qualcun altro? La rosa da chi sarà composta? In quanti saranno a partire e quanti altri ad arrivare? A risolvere i tanti interrogativi dovrà pensarci Monchi, il nuovo direttore sportivo appena arrivato dopo l’avventura di Siviglia. Il compito del ds, dunque, sarà quello di chiarire quale sarà il futuro della società giallorossa assieme a quello dei giocatori. In una stagione, l’ennesima fallimentare, iniziata stracolma di aspettative e voglia di vincere.

MONCHI E MERCATO

Partiamo dai trasferimenti e dalle conferme (probabilmente poche) che porteranno la Roma del prossimo anno a giocare Campionato e Coppa cercando una vera e propria rivoluzione. Soprattutto mentale, che serve alla crescita della società assieme a quella dei calciatori. Il nuovo ds della Roma, Monchi, ne avrà di lavoro da fare nella prossima sessione di mercato per costruire la rosa giallorossa in vista della stagione 2017/2018. Andando a scavare, reparto per reparto, gli uomini che potrebbero essere coinvolti nei trasferimenti estivi sono 6. I due terzini Mario Rui e Bruno Peres, il centrale Juan Jesus, il playmaker Paredes e gli attaccanti esterni Perotti ed El Shaarawy. L’ex terzino del Toro non ha convinto nè Spalletti nè la società, che deve ancora 14 milioni di euro e potrebbe abbattere la parte monetaria inserendo Skorupski nella trattativa. Gli altri due difensori potrebbero rimanere, ricoprendo però un ruolo da alternative. La permanenza o meno di Paredes dipenderà dalle offerte che arriveranno o meno sulla scrivania dei dirigenti giallorossi. Mentre Perotti e il Faraone si giocano un posto in attacco, visto che l’altro potrebbe essere preso da Jesus Navas. Il forte esterno spagnolo si libererà a parametro zero dal Manchester City e il ds Monchi ne ha sondato la disponibilità a trasferirsi nella Capitale. Vermaelen, Grenier e Szczesny, invece, torneranno ai rispettivi club di appartenenza allo scadere dei prestiti.

Altre situazioni importanti sono quelle che riguardano Manolas, Strootman e Rudiger. Punti fermi delle ultime stagioni ma che potrebbero essere lontani dalla capitale già a partire dal questa estate.  Il difensore greco non è più ai livelli delle scorse stagioni e la sua cessione sembra la più ovvia, l’Inter rimane dunque in attesa. Rüdiger invece sembrava essere stato ceduto la scorsa estate ma il tedesco si infortunò e non se ne fece nulla, stavolta potrebbe essere il momento buono per un trasferimento. Potrebbe muoversi da Roma anche Kevin Strootman, per il quale ancora non è arrivato il rinnovo di contratto (in scadenza nel 2018). La posizione dell’olandese però è quella più in bilico, non è esclusa una sua permanenza. Più che per il calciomercato Roma si prepara per una diaspora.

 

IL FUTURO È ADESSO

“Se i miei ragazzi mi vogliono bene e vogliono farmi restare, sanno che dobbiamo vincere qualcosa. Se non vinco me ne vado”.

Si presentava così Luciano Spalletti ad una conferenza stampa di circa un mese e mezzo fa alla vigilia di scontri diretti che avrebbero deciso la stagione giallorossa, ancora in corsa tra campionato e coppe.

La Roma vuole superare i propri limiti. I giallorossi sono arrivati ad un punto in cui conoscono davvero sé stessi. La bellezza, sul piano estetico del gioco, c’è. Un allenatore bravo in panchina, pure. E quindi, cosa manca? Capire i problemi sarà una preziosa risorsa da sfruttare, soprattutto in vista del calciomercato. Intanto, a Trigoria il clima non è dei più sereni. Dopo la sconfitta del quarto derby della stagione l’ambiente capitolino è sempre più ostile nei confronti dell’allenatore toscano, che prova a terminare il campionato limitando la vera beffa, ovvero la perdita del secondo posto a beneficio del Napoli ad un solo punto a 4 giornate dal termine.

Spalletti si allontana sempre più e il calciomercato si avvicina. In società, diverse situazioni non sono state digerite. Basta elencarle per capire il nervosismo dello stato maggiore della Roma: la squadra ha salutato la Champions League ad agosto, l’Europa League a marzo, la Coppa Italia contro la Lazio e adesso anche il campionato sciupando l’ultimo tentativo che avrebbe potuto portare la Roma a 6 punti dalla Juventus con lo scontro diretto ancora da giocare. La situazione è delicata. Le questioni in ballo sono tante. Tra rinnovi (Totti?), futuro societario, capitolo stadio e lui: Spalletti. Uno che… “Se non vinco vado via”. La proprietà, a tal proposito, ha cominciato a setacciare il terreno per portarsi avanti. Tante idee, poche certezze. Ma la più probabile, come detto, è proprio la fine del legame con l’attuale allenatore.

CHAMPIONS LEAGUE

Il discorso Champions è probabilmente il più delicato. Già, perché ogni anno è la stessa storia, si compiono gli stessi errori e si finisce per “ricominciare” l’anno successivo, che si conclude come quelli precedenti. Allora il problema esiste, eccome. C’è da sedersi a un tavolo e stravolgere letteralmente il modo di pensare, di agire, di affrontare le situazioni, con una mentalità diversa, vincente! Fa male anche solo pensarlo per il popolo e la società giallorossa, ma squadre come Juventuse Napoli sono da ammirare e da prendere come esempio. Partenopei con un’idea di calcio ormai risaputa, che in qualche modo hanno messo in difficoltà il Real campione d’Europa e riescono ad affrontare situazioni delicate con maggiore voglia e determinazione.

Citando la Juve invece, non c’è molto da dire. Si parla di vero e proprio gruppo trainato dalla sola idea di dover distruggere, vincere, tante volte facendolo di misura e giocando non benissimo. Perché alla fine conta quello, la vittoria e non “abbiamo giocato bene ma…”. Per intenderci, basta pensare a Dom Toretto (Vin Diesel) quando nel celebre film Fast and Furios fa capire che in una gara “Non è importante vincere di un Kilometro o di un Centimetro.. l’importante è vincere ”.

TOTTI

L’ultimo tassello, importantissimo, riguarda il futuro di Francesco Totti. È arrivato il momento di smettere o si prosegue per un altro anno?

Ieri la dirigenza della Roma ha annunciato di fatto l’addio al calcio giocato di Totti e lo stesso Totti, invece, alla fine ci ha scherzato su:

 “Il mio ultimo derby? Lo dice qualcun altro, non io…”.

Prima della partita il d.g. Mauro Baldissoni era stato infatti chiaro a chi gli chiedeva dell’ultimo derby di Totti:

“Francesco ha un contratto di sei anni, quindi vivrà molti altri derby, anche se fuori dal campo. Il suo contratto da calciatore scade a giugno. Al momento non lo vediamo in campo, ma sarà con noi per vivere molti altri derby”.

Tesi rilanciata anche dal d.s. Ricky Massara:

“Totti di derby ne vivrà molti altri da dirigente. È il simbolo della Roma, non potrà mai essere l’ultimo derby”.

Frasi dove l’emozione lascia spazio alla freddezza.

Il messaggio è chiaro, bisogna arrivare ad una svolta, secca, senza se e senza ma. Lasciare da parte tutto e (ri)ricominciare per il bene della società, del calcio italiano ma soprattutto dei tifosi, ansiosi di rivedere la Roma sul tetto d’Italia e sui palcoscenici d’Europa evitando di uscire alle prime occasioni.

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