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Editoriale

Roma: adesso si scarica

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Zaniolo

Finiti i gironi europei, finalmente. E finalmente perché per i giallorossi è stato semplicemente un patema. Dal principio, perché aver pescato il Betis Siviglia nonostante Mourinho si presentasse ai nastri di partenza come “testa di serie” è stata solo che una disgrazia. Che poi, ad onor del vero, il doppio scontro con gli spagnoli non è stato poi cosi male. Eppure a 90 minuti dal termine, la Roma ancora non era qualificata e ad un tempo dal gong, i capitolini erano matematicamente eliminati, clinicamente morti dall’Europa League. Perché per quanto nella prima frazione la Roma possa aver creato discretamente, la bellissima rete di Rick da fuori area, con i centrocampisti colpevoli di averlo lasciato calciare, ha inguaiato i capitolini.

Poi, per una volta, il fato da la spinta nel modo giusto: il destino si, ma non solo. Perché l’ingresso in campo di Nicoló Zaniolo, troppe volte discontinuo in questo inizio di stagione, significa crederci. Prima guadagna un calcio di rigore, dopo un assist di petto di Tammy Abraham – altra gara da invisibile per lui – in cui il trequartista ex Inter è bravissimo a spostare il baricentro, mettendo il corpo davanti al pallone. Poi dopo, ne prende un altro. Due volte dal dischetto va Pellegrini, due volte che significano rimonta. La rete del sigillo, quella del 3-1, la mette a segno ancora Zaniolo. Nel messo un super Volpato, che gioca trentacinque minuti, con la spensieratezza di un ragazzo appena maggiorenne. Una qualificazione faticosa, nemmeno troppo meritata, forse. Ma adesso si scarica. Si passa dai play off, incrociando le dita. Appellando ancora a quel fato di giovedì, nella speranza che l’urna delle dodici non accoppi la Roma con il Barcellona, ma questa è un’altra storia.

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Mondiali, quali sono le scaramanzie più particolari della storia?

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Mondiali

Nel mondo del calcio, e non solo, sono celebri alcuni episodi scaramantici che gli sportivi fanno prima o durante le partite. Possono essere le cose più disparate: oggetti o riti. Ognuno ricorda qualcosa di particolare. Per esempio al Livorno era celebre il presidente Spinelli che andava a vedere gli incontri della sua squadra sempre col cappotto giallo. Ma quali sono gli episodi più particolari nella storia dei mondiali di calcio?

SCARAMANZIE AI MONDIALI

Nella storia dei mondiali se ne sono viste di ogni. Probabilmente gli italiani ben ricordano Giovanni Trapattoni, quando nei mondiali in Corea del Sud e Giappone del 2002 portava con sé dell’acqua santa che versava sul campo prima delle partite.

Famoso poi è anche il bacio di Laurent Blanc sulla testa di Fabien Barthez prima del fischio d’inizio, ai mondiali di Francia 1998. Rimanendo sempre coi francesi, nel 2008 il CT Raymond Domenech ammise che si fidava dell’astrologia quando doveva schierare la formazione. Così è stato per gli europei di quell’anno, ma anche nei mondiali del 2006 e 2010. Così bene però non gli ha portato in entrambi i casi l‘astrologia.

Andando ancora più indietro nella storia, l’attaccante inglese Gary Lineker, capocannoniere dei mondiali del 1986 in Messico, disse che nel riscaldamento non tirava mai in porta, proprio per non sprecare i gol prima dei 90 minuti. Celebre è anche il caso di Eusebio, vincitore della medaglia di bronzo nei mondiali del 1966 in Inghilterra, il quale giocava sempre con una monetina nella scarpa. Sempre nei mondiali giocati in terra britannica, il padrone di casa Bobby Moore era sempre l’ultimo a indossare i pantaloncini.

Anche il portiere belga Michel Preud’homme aveva la sua scaramanzia, ovvero sotto la divisa di gioco indossava la maglietta dello Standard Liegi, suo primo club. Fa specie però che ha abbandonato questa pratica solo nei mondiali di USA 1994, quando paradossalmente fu votato come miglior portiere della competizione.

NON SOLO NEL CALCIO

Non è solo una cosa propriamente del calcio. Uno dei casi più celebri è Rafael Nadal, che prima di ogni battuta si mette i capelli dietro le orecchie e sistema pantaloncini o mutande. Questa è la più nota, ma in realtà il tennista spagnolo è uno degli sportivi più scaramantici in assoluto e fa anche molte altre cose, come una doccia ghiacciata di 45 minuti prima di ogni partita, o il salto prima del lancio della monetina, solo per dirne alcune.

Ce ne sono di particolari anche nel basket. Infatti solo per citarne uno, Jason Kidd, leggenda dei New Jersey Nets e Dallas Mavericks, ora allenatore degli stessi texani, prima di ogni tiro libero si toccava il sedere con una mano e poi con la stessa mandava un bacio verso il canestro.

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È un Napoli di qualità, il Milan ha perso smalto

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Dove vedere Napoli-Ajax in tv e streaming

Inarrestabile Napoli! I partenopei di mister Spalletti accelerano e ampliano il divario in classifica con le dirette concorrenti al titolo – Milan soprattutto – e diventano, al momento, la squadra assoluta padrona del campionato. L’undici azzurro è il collettivo fin qui imbattuto, ma anche assai bello da vedere in campo con meccanismi perfettamente sincronizzati e giocatori di spessore in grado di trovare spazi nei quali inserirsi e fare decisamente la differenza.

È un Napoli di qualità, straordinariamente motivato e – cosa tutt’altro che trascurabile – con un organico desideroso di mostrare il proprio talento e la propria volontà di arrivare a… dama, senza che il tempo ne possa arginare l’impeto o frenarne la corsa.

Avevamo già detto in precedenza che il Milan non ci sembrava la squadra impetuosa e granitica ammirata la passata stagione, quella dello scudetto. I rossoneri di mister Pioli (fresco di rinnovo contrattuale), infatti, pare abbiano perso smalto e, in parte, quelle certezze e quella personalità che ne avevano caratterizzato l’incedere.

È vero che la stagione è solo ad un quarto del suo cammino e che pertanto la strada da percorrere è ancora lunga e non priva di ostacoli, ma se oltre a perdere pezzi per strada (davvero troppi gli infortuni patiti fin qui…) si adombrano anche vuoti preoccupanti di gioco oltre che un pericoloso scadimento nella condizione fisica e mentale in alcuni soggetti determinanti (vedi Leao, Theo Hernandez ed altri ancora), che ci si può aspettare da qui in avanti dalla squadra campione d’Italia? È indubbiamente un grosso punto interrogativo che coinvolge tutta l’intera stagione, Champions League compresa, il cui passaggio del gironcino ancora non è stato messo in cassaforte.

Ma se disquisiamo, com’è giusto e logico fare, del Milan, chi ancora dobbiamo mettere sul banco degli imputati? Forse l’Atalanta che seppure fra alti e bassi – così come entrambe le romane – si sta giocando le proprie carte, mentre l’Inter, dopo qualche brutta scivolata iniziale, pare ora essere in ripresa sia di gioco che di risultati.

E la Juventus? Bah, che dire… Il collettivo è “decente”, non così il gioco che continua a tenere parecchio in ansia società e tifosi. È ancora presto per dare i bianconeri per spacciati, ma attenzione perchè la Champions League insegna!

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“Napoli alieno” – La Rassegna del Diez

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La rassegna stampa è senza alcun dubbio il miglior modo per iniziare la giornata. Ecco quindi le prime pagine dei principali quotidiani sportivi nazionali e internazionali per la giornata di oggi.

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Chiesa e Pogba: ci siamo?

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Juventus

Ci sono mancati, senza se e senza ma. Federico Chiesa e Paul Pogba sono pronti per tornare in campo con la maglia della Juventus. Zero minuti per entrambi in questa stagione diventata ormai forse troppo complicata per essere aggiustata. Ai tifosi però serve aggrapparsi ad una piccola speranza e ieri, alla Continassa, ce ne sono state addirittura due.

Vietato illudersi: credo che questo sia il punto di partenza ufficiale. Il rientro in gruppo dei due è e rimane una buona notizia, ma è decisamente troppo sperare di vedere una Juve completamente diversa soltanto per questo.

Però aiuteranno. E tanto. Questo è certo. Federico e Paul sono calciatori di primissimo livello nello stato attuale del nostro campionato e probabilmente giocherebbero titolari in ogni squadra della Serie A.

Il francese viene da uno stop minore e deve riprendersi il posto per la spedizione Mondiale. Sembrava difficile poter parlare di un Pogba in Qatar e invece ecco la possibile convocazione. Passa tutto dal grado di recupero dall’operazione al menisco.

Le prossime difficili gare bianconere aiuteranno a capire se effettivamente potrà partecipare alla spedizione invernale insieme al neo Pallone d’Oro Benzema. Curioso pensare a come nel 2018 proprio la Francia riuscì ad alzare al cielo la Coppa del Mondo senza nemmeno convocare ‘Karim the Dream’.

Per noi italiani è l’ennesimo duro confronto con la realtà, mentre iniziamo a metabolizzare un secondo evento mondiale in cui saremo soltanto spettatori distaccati. E pensando all’Europeo vinto nell’estate 2021 mi rendo conto di quanto possa cambiare in fretta il mondo del calcio.

Quell’estate è così vicina ma anche così lontana. E proprio un Chiesa in grande spolvero ci ha trascinati fino alla vittoria finale. A Roma però, nel gennaio 2022, il crociato ha fatto “crack”.

Praticamente 10 mesi senza vedere uno scatto o una giocata dell’ex Fiorentina. Oltre 280 giorni con l’esterno lontano dal campo da gioco. Quanto si è sentita la sua mancanza? Tanto. Forse troppo.

Di Chiesa mi sono innamorato per via della sua cattiveria agonistica esagerata. Un vero e proprio leone, in grado di migliorarsi soprattutto nelle partite più complicate.

Senza Chiesa abbiamo chiuso la stagione con zero titoli. Senza Pogba e Chiesa abbiamo iniziato l ‘annata in maniera terrificante. Con Pogba e Chiesa mi auguro di ricominciare con il piede giusto. Perché due soli elementi non possono cambiare il volto all’intera squadra.

È possibile però recuperare coraggio e fiducia necessari per migliorarsi giorno dopo giorno. Mister Allegri ha citato spesso questi due calciatori ed ora è pronto a riabbracciare i suoi ragazzi in maniera graduale. Con tutta la calma del mondo, mi auguro, per evitare ricadute pesanti in un momento di “pausa dalla Juventus” per via della World Cup.

Serve tornare a vincere partita dopo partita migliorando nelle singole prestazioni. Questo processo parte dall’allenatore, arriva alla squadra e infine culmina nella qualità dei singoli. E Federico e Paul, di qualità, ne hanno da vendere.

Luca Toselli

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