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Cristiano Ruiu: "Non si sa ancora chi sia il proprietario del Milan. Secondo L'Espresso la Rossoneri Lux non esiste neanche"

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Cristiano Ruiu: “Non si sa ancora chi sia il proprietario del Milan. Secondo L’Espresso la Rossoneri Lux non esiste neanche”

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San Siro

Abbiamo chiacchierato con Cristiano Ruiu, noto giornalista e opinionista sportivo di fede rossonera per raccogliere la sua opinione sul closing e il nuovo universo Milan che si andrà a delineare nel prossimo futuro.

Tu eri fra i più scettici sul cambio di proprietà. Avevi rivelato come secondo te non ci sarebbe stato nessun cambio di proprietà con il fondo SES. Dopo il closing, ti senti smentito o sei ancora forte delle tue convinzioni e dubbi visto che le perplessità che nutrivi su SES e sull’operazione sono state confermate dal fatto che i protagonisti e gli acquirenti sono cambiati?

No, non mi sento affatto smentito anche se a livello mediatico e soprattutto social con l’inciviltà che spesso c’è in Italia c’è stato un accanimento basato sul pensiero che, essendoci stato il closing, io avessi detto cavolate. In realtà purtroppo avevo ragione. Insisto a dire purtroppo. Il problema di ogni giornalista e di ogni milanista è quello di capire non il perché non ci sia più Berlusconi ed eventualmente rallegrasene, ma di chi è divenuto proprietà il Milan. Cioè: chi è il nuovo proprietario del Milan? Io, infatti, ho sempre detto “non ci sarà un cambio di proprietà” perché un reale proprietario non c’è. L’uomo reale, proprietario del Milan non c’è, non esiste. Il Milan in questo momento è al 99,97% partecipato dalla Rossoneri Lux che è una società con sede legale in Lussemburgo, nata il 24 marzo, quindi con praticamente un mese di vita, con un capitale sociale ignoto, con dei proprietari e azionisti ignoti. Noi adesso abbiamo solo il nome della scatola che continente il Milan, non sappiamo chi sono i reali proprietari. Tra l’altro L’Espresso l’altro giorno ha scritto che la Rossoneri Sport Investment non è nemmeno registrata presso la Camera Di Commercio del Granducato di Lussemburgo e io sinceramente questo non lo so e non ho strumenti per verificarlo ma credo che un’affermazione così grave andasse almeno smentita, se effettivamente falsa. Di fatto L’Espresso dice che la società proprietaria del Milan non esiste. Credo che se falsa vada veramente smentita e magari il Milan lo farà. Ma al di là di questo, oltre a non sapere chi sia il proprietario, non si sa nemmeno chi ha messo i soldi. Fino a questo momento infatti parliamo di un prestito contratto con il fondo Elliot con garanzie che necessariamente, parlando di prestito, qualcuno al fondo deve averle date. E per garanzie non possiamo parlare del Milan stesso. Perché se tu vai a comprare una casa almeno il 20% di beni propri te li chiedono. E poi occhio ai primi 250 milioni, chi li ha messi? Yonghong Li ha un patrimonio personale di 500 milioni e non credo che ne sacrifichi la metà per acquistare una società che da 30 anni registra solo perdite di bilancio.

Hai parlato di garanzie sul prestito, e di fatto queste garanzie sono le stesse azioni (99,97%) del Milan che Elliot si prenderebbe ove non fosse restituito. Inoltre grava sul prestito dei 300 milioni l’interesse dell’11.5%…

È un interesse molto alto, ma in linea con operazioni del genere che sono ad alto rischio. Quando presti soldi per esempio per comprare una casa, torno su questo esempio, l’interesse non è alto perché in ogni caso ti rimane in mano la casa. Qui, con il prestito, rimane in mano un pacco di carta che sarebbero i contratti dei giocatori e le azioni della società. Quindi è giusto che ci sia un interesse elevato. Il punto è un altro. Al fondo Elliot bisogna ridare i 300 milioni, più l’11.5% di interesse, viene fuori una cifra come 350 milioni. Cifra che deve venire fuori dal bilancio. Tutta la cifra va ridata in 18 mesi. In più il Milan deve rendere virtuoso il bilancio. Si parte quindi da una situazione di passivo di bilancio di 50/60 milioni, bisogna soddisfare gli obiettivi tecnici, quindi andare in Champions League, e ridare 350 milioni. Forse Mago Merlino riesce a fare una roba del genere. Sarebbe un miracolo riuscire ad aumentare il fatturato, andare in Champions – comprare quindi giocatori forti -, diminuire il debito e restituire i 350 milioni del prestito. Tutto in 18 mesi. Ce la si può fare se si vendono 5 Donnarumma a 100 milioni…

Paul Singer, fondatore e azionista del fondo Elliott Management.

La questione della quotazione in borsa come la pensi? L’avvocato La Scala, che abbiamo sentito qualche settimana fa, ha ammesso come sia un’operazione molto complessa per una società calcistica…

Sento dire “massì un domani il Milan lo si quoterà in borsa”, un domani magari, ma adesso no. E anche nel momento in cui si riuscisse a quotare il Milan in una borsa cinese, chi sarebbe quell’investitore italiano o cinese così pazzo da comprare una società che bilanci alla mano fa “meno” da 30 anni. Io se devo fare un investimento vado a cercare delle performance di mercato concrete e delle possibilità di guadagno, non vado a prendere una società che nella sua storia ha sempre perso economicamente parlando. Quindi è chiaro che è tutto molto fumoso. Ma per non scendere nei tecnicismi che so che possono anche non interessare, il problema vero rimane il solito: capire chi è in questo momento il proprietario del Milan. E in questo momento non si sa. Chi ha messo i soldi? Non si sa. Ora c’è un C.D.A fatto di 3 componenti cinesi che non hanno nessun potere perché a parità di voto decide il 7° cioè l’A.D. quindi Fassone. Di questi tre uno non si è neanche presentato e degli altri due attendiamo, perché lo aveva promesso il Milan, il curriculum fino ad ora non ancora pubblicato, trasmesso o notificato nonostante l’avvocato Cappelli, che presiedeva l’assemblea, aveva detto che nel giro di una settimana lo avrebbero avuto. Gli altri componenti del C.D.A sono lo stesso avvocato Cappelli – tra l’altro ex avvocato di Unicredit e Vincet Bollorè, numero uno di Vivendi – e Scaroni che pare essere l’uomo forte. Tutta l’impalcatura sembra essere piuttosto anomala. Qui manca un proprietario. Se non vogliono dire di chi siano i soldi non lo dicano. Ma dicano chi è il proprietario. Finché non lo so io sono preoccupato da giornalista e da tifoso.

Ulteriore complicazione sarebbero le “frizioni” con il governo cinese per il blocco dell’uscita dei capitali che aveva messo in atto il governo stesso che di fatto ha compromesso i rapporti e la conseguente quotazione nella borsa di Pechino…

Anche a questa storia del governo cinese che ha posto limitazioni posso far finta di crederci e far finta di non vedere che invece tantissimi altri investimenti vengono portati avanti dal governo stesso. Ma il punto è sempre lo stesso: chi li voleva fare questi investimenti? Si dica che l’azienda X voleva investire 300 milioni nel Milan e il governo cinese l’ha bloccata. Ma si faccia il nome di questa azienda, per capire chi è riuscito a trovare l’escamotage per acquistare lo stesso il Milan. Di chi erano i soldi? Questo non ce lo hanno detto. Io non so di chi sono, ma vorrei proprio saperlo.

I pochi nomi emersi sono quelli, fra gli altri, di Yonghong Li, Fassone e Mirabelli…

Sono nomi di gente che i soldi li prende. È gente stipendiata. Yonghong Li è stipendiato per mandare avanti l’operazione dal punto di vista finanziario. Fassone e Mirabelli hanno lo stipendio, poi come lavoreranno lo valuteremo. E non si getti addosso a loro la responsabilità di eventuali fallimenti o di una campagna acquisti deludente. Che ci siano dei soldi è chiaro visto che queste persone vengono pagate. Qualcuno che mette i soldi quindi c’è. E questo qualcuno è proprietario del Milan. Ma chi è? Pare addirittura che ci siano questi 50/60 milioni per il mercato. Anche se 50/60 milioni non bastano per far diventare una squadra che viene da 8°, 10°, 7° e che quest’anno farà 6° posto una squadra da 1°, 2°, o 3°. Per carità poi si possono spendere bene però con il calcio di adesso, fatti alla mano, servono molti più soldi per fare una squadra da Champions. Fassone ha fatto male ovunque è andato, lo dicono i risultati, però non gli si può neanche chiedere con 50 milioni di fare una squadra da Champions, perché la colpa non sarebbe sua. Così come non lo era di Galliani quando con 0 euro gli si chiedeva la stessa cosa. Fassone voglio scusarlo ancora prima che cominci a lavorare.

Ma quindi, ti faccio la domanda più difficile: cosa sta succedendo? Cosa c’è dietro a tutto questo?

Non lo so. So però dirti chi da questa operazione ha avuto veramente un beneficio. E non lo dico però io. Lo ha detto Marina Berlusconi in un’intervista l’altro giorno, chi quindi sta ai vertici di Fininvest. Lei ha ammesso in settimana come tutta l’operazione sia stata un toccasana per le casse Fininvest. Parole sue, non mie. I tifosi del Milan secondo me hanno stra-perso. E ce ne accorgeremo nei prossimi mesi, purtroppo.

Per quanto riguarda l’ipotesi che circolava e su cui si è tanto parlato e speculato di un possibile rientro di capitali di Berlusconi?

Non ne ho idea. Non sono certo io che posso rispondere con certezza a questo quesito. Non credo sia un rientro di capitali perché il Milan è stato acquistato da un’altra società, quella lussemburghese. Quindi non si può parlare di rientro di capitali, in ogni caso. Nessun giornalista può dire con certezza che quei soldi provengono da conti stranieri legati in qualche modo a Fininvest, cosiccome nessun giornalista può affermare con assoluta certezza il contrario. È chiaro che se chiedete a Travaglio vi risponderá: “si certo sono soldi di Berlusconi”. Se invece chiedete a un giornalista di Mediaset, del Giornale o di Milan Tv risponderá: “Assolutamente no, chi si permette di dirlo verrá querelato”. Bisognerebbe cercare pareri super partes, ma in questo strano paese è sempre difficile trovarli. Io voglio sempre pensare che le operazioni finanziarie vengano fatte nel rispetto della legalitá. E che ci sia un sistema giudirico in grado di garantire questo.

Come vedi il futuro del Milan quindi, rimani pessimista o sei più positivo visto come sono andate le cose?

Ad alto livello sono categoricamente pessimista sul futuro del Milan. A medio livello sono speranzoso.

Come ultima domanda ti chiedo un’opinione sul caso De Sciglio.

Per quanto riguarda Mattia credo sia l’ennesima questione gestita male dalla dirigenza, vecchia e nuova. Chi ha sbagliato è stato lui perché si è fatto convincere a restare al Milan quando l’anno scorso doveva pensare alla sua carriera. Ha pensato alla sua fede milanista che è incredibile. Dal punto di vista professionale si è fatto un autogol. Gli auguro di andare alla Juventus quest’anno dove professionalmente è meglio che stare al Milan.

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ESCLUSIVA – Gaetano D’Agostino: “Nessuno come Folorunsho in A, De Rossi scelta intelligente”

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Folorunsho

ESCLUIVA D’AGOSTINO – Gaetano D’Agostino ha giocato molti anni in Serie A, vestendo le maglie di Roma, Messina, Udinese, Fiorentina, Siena e Pescara, e in Serie B, con il Bari nei primi anni di carriera. Ora ha intrapreso la strada da allenatore ed è intervenuto ai nostri microfoni per parlare di Michael Folorunsho, giocatore dell’Hellas Verona che ha avuto al Virtus Francavilla, in Serie C, nella stagione 2017-2018. L’ex centrocampista ha fatto anche il punto sul percorso di alcune delle sue ex squadre. Di seguito le sue parole.

Lei è stato il primo allenatore di Michael Folorunsho tra i professionisti. Cosa si ricorda di lui? Che giocatore è?

“Ho tanti ricordi perché incontrai il suo procuratore a Roma convincendolo a portarlo da me. Alla Lazio, Simone Inzaghi non lo voleva perché Folorunsho aveva un caratterino: era difficile da gestire. Più dicevano così, più volevo accettare la sfida, dunque lo portai a Francavilla. Lo misi anche fuori rosa, perché non riuscivo a domarlo inizialmente. Un giorno lo chiamai personalmente e feci un patto con lui. Questo patto portò poi alla sua completa evoluzione caratteriale e anche come giocatore. Mi convinse che non avrebbe più fatto cavolate e messo a repentaglio l’equilibrio dello spogliatoio. Dopo quella promessa non ha più avuto un comportamento scorretto e inadeguato. Si concentrò molto su sé stesso e c’è stata una continua evoluzione. Ci siamo tolti delle belle soddisfazioni”.

“A livello tecnico? Quando lo presi io, si notava già lo stra-potere fisico, doveva però un po’ domarlo: metteva sempre la forza nel passaggio, nel cambio di gioco e nel tiro, senza curare il dettaglio e il gesto tecnico che aveva. Aveva talmente tanta irruenza nel farlo, che spesso sbagliava. È andato ad aggiustare il tiro e ad essere sempre più elegante palla al piede e a stare più tranquillo. Ha le qualità da mezz’ala e io gli dicevo sempre che quando partiva palla al piede sembrava Mark Lenders di Holly&Benji, è devastante come lui. In Lega Pro infatti fece un altro anno e poi fece il salto di categoria”.

Nelle scorse stagioni in Serie C e in Serie B ha fatto molto bene, quest’anno si sta mettendo in luce in Serie A. Dove può arrivare Folorunsho?

“Credo che non deve porsi limiti, perché quel prototipo di giocatore in Serie A non c’è. Lui abbina fisicità, una grande forza senza palla nell’attaccare gli spazi e qualità. Inoltre ha un tiro micidiale, infatti ha realizzato un grandissimo gol con la Juventus, secondo me il più bello visto fino ad ora in campionato. Il Verona può essere un piccolo bivio tra giocare in Serie A da giocatore normale e ambire a diventare un grande giocatore, e questo lui lo può fare. Ha margini di crescita importanti”.

Come valuta l’avvio sulla panchina della Roma e la proposta di calcio di Daniele De Rossi? Dove possono arrivare i giallorossi in Serie A e in Europa?

“Secondo me è stato un cambio inaspettato quello di Mourinho e altrettanto inaspettata è stata la chiamata di De Rossi. Si sta però verificando una scelta, anche involontariamente, intelligente. Daniele è un ragazzo molto intelligente e con grande carisma, che sta portando anche da allenatore. Ha principi importanti, anche etici. Mi sta piacendo la proposta di gioco e tratta tutti alla stessa maniera nello spogliatoio. Se la Roma dovesse raggiungere il quarto posto o quantomeno migliorare la classifica rispetto a quando l’ha presa, al nono posto, credo che Daniele potrà rimanere anche l’anno prossimo”.

“In Europa? Giovedì sarà una partita molto impegnativa con il Feyenoord, si riparte da una situazione di pareggio e la Roma, che gioca in casa, deve vincere. Vincendo si potrebbero aprire scenari importanti. È una squadra che in Europa ha sempre dimostrato di fare bene. La proposta di gioco di De Rossi è molto europea: propositiva e non fa partite di attesa. Daniele ha una proposta sempre offensiva, con anche un buon equilibrio. Credo che possa far bene, e glielo auguro. In Europa la Roma può giocarsela con tutti”.

La Fiorentina sta vivendo una stagione di alti e bassi. Un posto in Champions League è ancora possibile? La squadra di Italiano può tornare in finale di Conference League?

“La Conference League è il torneo più facile rimasto ai viola e la Fiorentina ci può arrivare. Onestamente non la capisco molto bene come squadra, fino a 5 giornate fa era lì che lottava per il quarto posto e poi ha il rovescio della medaglia in negativo e va in confusione. Non capisco quale è la realtà della Fiorentina. Vive molto dell’umore dell’allenatore. Non c’è un equilibrio di risultati e prestazioni e questo disequilibrio ti porta a non avere quella costanza per ottenere punti importanti e rimanere lì in lotta. Questo ti destabilizza nel giudizio perché non capisci il potenziale”.

Quest’anno l’Udinese sta facendo più fatica e la zona retrocessione è a soli 3 punti. Come si spiega le difficoltà bianconere? La squadra di Cioffi può raggiungere la salvezza con un po’ di anticipo o sarà in lotta fino alla fine?

“Sono 7 o 8 anni che soffre e che è lì. A questa squadra manca un’ossatura italiana, che ti dà un senso di appartenenza. Vedo giocatori forti fisicamente e qualcuno carino, ma non grandi giocatori. Allora devi avere un grande spogliatoio. A Udine si è superata quella linea sottile che ti fa giocare sia per ottenere risultati con la squadra sia per ambire poi singolarmente in un grande club. Quella per ottenere risultati passa secondo me in secondo piano: vedo giocatori che vogliono apparire e mettersi in mostra per andare in una grande squadra, senza però che si passa anche dai risultati di squadra”.

“Quando c’eravamo noi avevamo quell’ossatura dove cercavamo di mantenere l’equilibrio nel momento dell’esaltazione o in alcune situazioni più difficili. L’Udinese vive anche la partita a tratti: ci sono momenti in cui attacca, altri in cui sbaglia molto, vedo una squadra che lavora bene in fase difensiva, ma poi si allunga e subisce contropiedi. Io non credo che l’Udinese si salverà con 3-4 giornate di anticipo, non mi sta dando quell’impressione”.

Dopo aver sfiorato la Serie A, il Bari non sta riuscendo a ripetere il cammino dello scorso anno. I biancorossi si sono presentati al cancelletto di partenza con diversi cambiamenti in rosa e durante la stagione hanno cambiato allenatore 3 volte. Iachini può essere l’uomo giusto per risollevare le sorti dei Galletti? I playoff sono un obiettivo concreto?

“La squadra del Bari è molto buona. Puntavo molto su Marino, sia per una questione affettiva sia perché ha sempre fatto un calcio propositivo, ma è andato calando dopo l’esperienza a Udine. Iachini è il lottatore e l’allenatore grintoso che lavora bene anche tatticamente. Al Bari serviva un sergente che portasse disciplina, concentrazione e umiltà e Iachini lo sta dimostrando, vincendo le sue prime due partite. Se prende consapevolezza dei suoi mezzi e si fa pilotare dal proprio tecnico, credo che il Bari può essere una mina vagante”.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – La trattativa Lotito-Barletta è ancora in stato embrionale, ma il presidente è convinto

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Claudio Lotito allenatore della Lazio

Direttamente dalla nostra redazione, in esclusiva, arrivano novità sul fronte Lotito-Barletta. Difatti sembra che ci sia stato un primo approccio del presidente della Lazio per acquistare la società pugliese: tuttavia i discorsi non sono avanzati, ma ancora sono ai primi albori. Il primo scoglio sono le carte e i conti della società, che appaiono in una situazione sostenibile.

Il presidente, però, è convinto di poter fare bene a Barletta e che il tutto potrebbe essere interessante anche come piazza. Inoltre, l’eventuale acquisto non sarà chiuso settimana prossima ma ci vorrà un po’ di tempo perchè la trattativa deve rientrare negli interessi suoi e della società.

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Champions League

ESCLUSIVA – Aronica: “Mazzarri non ha bisogno di avvocati difensori! Ad Hamsik suggerisco…”

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Salvatore Aronica, ex Calciatore di Napoli, Juventus, Palermo e Reggina - Serie A, Serie B, Champions League, Europa League, Coppa Italia, Supercoppa italiana

ESCLUSIVA ARONICA – Il Napoli sta vivendo una situazione di grande crisi. I Campioni d’Italia in carica hanno ampiamente deluso nella prima parte di stagione sotto la guida di mister Garcia. Tuttavia, il cambio in panchina e il ritorno di Walter Mazzarri ha deluso ulteriormente, trascinando i partenopei fuori dai piazzamenti utili a disputare le competizioni europee durante la prossima stagione. Pertanto, pare che l’esonero del tecnico toscano sarà ufficializzato tra poche ore, con il conseguente arrivo di Francesco Calzona come terzo tecnico stagionale. Tale ruolo sarebbe un ritorno a Napoli, considerando il suo ruolo da collaboratore di fianco a Sarri Spalletti. Inoltre, con lui potrebbe ritornare Marek Hamsik, storico capitano azzurro e recordman del club, sebbene la sua posizione non è ancora ben definita.

In merito a questi grandi stravolgimenti si è espresso Salvatore Aronica, ex difensore azzurro, allenato proprio da Mazzarri. Il classe ’78 ha rivelato la sua opinione riguardo la stagione fallimentare e al possibile futuro del Napoli, a partire dalla prossima delicata sfida contro il Barcellona, valida per gli ottavi di finale di UCL.

Di seguito riportate le dichiarazioni in un’intervista esclusiva di Aronica alla redazione di Numero Diez.

ESCLUSIVA ARONICA: LE DICHIARAZIONI

L’esonero di mister Mazzarri pare imminente: qual è la sua opinione in merito alla sua seconda esperienza a Napoli?

“Io ritengo che, quando in una società si cambiano 3 allenatori, la colpa non è esclusivamente dell’allenatore. Bisogna vedere fino in fondo quali sono stati i molteplici problemi. Se andrà via Mazzarri, dopo Garcia, e arriverà un terzo allenatore, le responsabilità non siano solo della guida tecnica. Anche i calciatori devono rimboccarsi le maniche, considerando che non hanno fatto il loro dovere”.

Come potrebbe rispondere alle accuse rivolte a Mazzarri in merito a uno stile di gioco non conforme alle aspettative?

“Non c’è da difendere nessuno, perché Walter Mazzarri è un allenatore talmente esperto e competente che ha dato un grande contributo al calcio italiano. Ha fatto vedere di che pasta era fatto proprio durante il primo periodo a Napoli. Chiaramente in Italia, così come nel resto del mondo, si vive di risultati. Dunque, quando non si ottengono esiti sufficienti, il primo a finire sul banco degli imputati è l’allenatore. Ritengo che Mazzarri non abbia bisogno di avvocati difensori. Chi critica e afferma che non si è aggiornato gli rivolge degli attacchi premeditati. Le metodologie non sono un problema, piuttosto bisogna riflettere più accuratamente per individuare i colpevoli”.

In relazione all’imminente arrivo in panchina di Calzona, si vocifera un ritorno di Hamsik all’ombra del Vesuvio. In che ruolo lo vedrebbe bene e cosa gli consiglierebbe in vista di questa nuova avventura?

Marek è un ragazzo intelligente, oltre a essere stato un calciatore che ha scritto la storia del Napoli. Secondo me, conoscendo la piazza, sa che c’è da lavorare e rimboccarsi le maniche. Ora non sono a conoscenza della sua volontà, ma sia da dirigente sia da membro dello staff tecnico può dare il suo contributo, siccome conosce l’ambiente e si è realizzato indossando la maglia azzurra”.

Alla luce della sua grande esperienza da difensore, qual è il problema della difesa del Napoli? Chi dovrebbe essere il titolare di fianco a Rrahmani?

“Sono tutti ottimi giocatori. In principio Natan aveva fatto vedere di essere veramente un giocatore da Napoli. Idem Ostigard, come in occasione della partita contro la Lazio. Inoltre, anche Juan Jesus non ha deluso quando è stato chiamato in causa. Ovviamente in assenza di risultati tutto viene messo nel calderone e spesso si fanno valutazioni azzardate. Il Napoli ha dei buoni calciatori in rosa e non capisco il motivo per il quale il rendimento stia venendo meno”.

A quale obiettivo può puntare il Napoli in questa stagione? Cosa sarebbe necessario fare a partire dalla prossima stagione?

“Mi auguro che il Napoli possa ottenere un risultato utile ad accedere alle coppe europee. L’obiettivo è puntare a raggiungere un piazzamento utile a disputare l’Europa League o la Conference League. D’altro canto, la Champions sarebbe il massimo, però ci sono difficoltà oggettive. Per l’anno prossimo è necessario riprogrammare tutto da zero e far sì che gli errori commessi fin qui non vengano ripetuti, sia per quel che concerne la produzione tecnica che la valutazione della rosa. In tal modo, chiunque sarà l’allenatore dalla prossima stagione dovrà essere messo in condizione di ripartire col piede giusto. Dopo uno scudetto vinto era impensabile che il Napoli facesse un campionato del genere”.

Indipendentemente dall’allenatore, il Napoli può sorprendere contro il Barcellona in Champions League?

Assolutamente sì. Ci sarà uno Stadio Maradona gremito e so per esperienza diretta cosa significa giocare la Champions in quello stadio. Sicuramente i giocatori avranno a disposizione un pubblico trascinatore in tutto e per tutto, pronti a tifare fino alla fine. Sulla carta si tratta di uno scontro proibitivo, ma credo che il Napoli possa ottenere un risultato importante”.

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ESCLUSIVA – Tare si ricongiunge con Lotito al Barletta? Arriva la smentita

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Igli Tare Lazio

TARE LAZIO BARLETTA – La notizia della volontà di Claudio Lotito di acquistare il Barletta ha scombussolato le ultime 24 ore della città pugliese. Una squadra con un passato di lunga data tra i professionisti, con tanto di campionati di Serie B e Serie C all’attivo.

Ora, però, la città pugliese sta gareggiando nel campionato di Serie D e lotta per la salvezza. Dopo il crollo del 2015, che ha condotto i biancorossi dalla Lega Pro all’Eccellenza, e dopo 7 anni di “purgatorio” nella massima categoria dilettantistica regionale, nell’estate 2022 la squadra è stata promossa in Serie D. Quella attuale è la seconda stagione in Serie D. E tra i volti noti passati dalla Città della Disfida, in questa annata, ci sono stati anche Ezequiel Schelotto, tutt’ora in squadra, e l’ex Serie A Guido Marilungo (che non ha avuto un buon impatto).

Nella giornata di ieri, Claudio Lotito ha incontrato i vertici societari del Barletta, che sembrerebbero in procinto di vendere la società, ma vogliono valorizzare al massimo il prodotto che il Barletta è nella città e nella provincia. Di conseguenza, un profilo come Claudio Lotito, che porta con sè promesse di professionismo, ha fatto vibrare le emozioni di una piazza che vuole tornare al più presto in palcoscenici professionistici.

Cosa c’entra Tare in questa vicenda? Il nome del dirigente era stato accostato al Barletta da molte fonti, come probabile DS. Ebbene, stando a quanto risulta alla nostra redazione, la notizia non sarebbe fondata. Il dirigente non sarebbe a conoscenza dei movimenti e non sarebbe vicino alla società biancorossa. Dunque, una notizia che non ha riscontro pratico nella realtà. Tare non fa più parte della dirigenza della Lazio, l’altra squadra (quella più celebre) del patron Lotito. E non farà parte neanche della prossima dirigenza.

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