Potrebbe sembrare strano, ma giocare bene in una squadra come l’Atalanta non è la cosa più facile del mondo. I ragazzi di Gasperini, da ormai diverse stagioni, stanno regalando agli spettatori della Serie A un calcio fresco, veloce, semplicemente bellissimo da vedere. Non importa necessariamente chi siano gli interpreti e dove vengano schierati, tutti sanno perfettamente cosa fare in ogni zona del campo. Non stupisce vedere De Roon nei tre difensori, Pasalic in mediana o da mezza punta, Ilicic come centravanti (sebbene atipico). Tutto sembra estremamente semplice, tanto che a volte si ha l’impressione che chiunque potrebbe far bella figura nell’11 del Gasp. La verità è che questo grande spettacolo che l’Atalanta mette in scena in quasi tutte le sue partite è figlio di allenamenti intensissimi, fatti di tanta corsa e schemi ripetuti all’infinito.

Forse è per questo che, spesso, gli ultimi arrivati in casa nerazzurra faticano ad ambientarsi fin dalla prima stagione. Si pensi proprio a Pasalic, che l’anno scorso ha fatto bene, ma non ha brillato come quest’anno, o a Gosens, protagonista assoluto di questa stagione, ma riserva fino alla scorsa. Non stupisce quindi che il rendimento di Ruslan Malinovskyi non sia stato fin qui all’altezza delle aspettative. Il centrocampista ucraino è arrivato a luglio dal Genk con l’etichetta di potenziale fenomeno, ma fin qui ha raccolto poco. Impiegato per lo più a partita in corso, il numero 18 ha comunque dato buoni segnali, specialmente nell’ultima fase di campionato e Champions. In occasione del suo 27esimo compleanno, ecco un’analisi della sua prima stagione a Bergamo, tra luci ed ombre.

TANTO TALENTO ANCORA INESPRESSO

Le qualità di Ruslan Malinovskyi non sono assolutamente da mettere in dubbio, nonostante a Bergamo si siano viste solo a sprazzi. Finora il nerazzurro ha realizzato solo 4 reti in campionato, mentre al Genk aveva abituato a ben altre cifre. Nella sua ultima stagione in Belgio, Ruslan è arrivato addirittura a quota 16 goal e 16 assist in un totale di 51 presenze, contribuendo in maniera determinante alla vittoria del titolo. Un rendimento che spiega i 14 milioni investiti da Percassi per strapparlo ad una concorrenza serratissima. A inizio stagione, molti avevano identificato nell’ex Shaktar l’elemento che avrebbe permesso il salto di qualità del centrocampo orobico.

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It’s time to say how proud I am to spend these amazing 3,5 years in Genk family. It’s so hard to find true words to express all feelings what I had for this period. It was great time, all moments are still in my heart and it will never disappear I promise! For all of this I want to thank our amazing supporters, teammates, our staff members, doctors, our president, all our team for all these years! Thank you coach for make us champions, for your trust, for your great job! Thanks to everyone who took part in our life, on the field and beyond! Here I passed many difficult tests but you helped me to become stronger. I am happy to take part in this fantastic historical moment, I know how important it was for everyone so I did my best to make our dream come true. We will support you always, hope this year will be as great as the previous one! Bedankt voor alles, grt Mali💙💙💙

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Se le fredde statistiche non bastassero a convincere delle doti di questo ragazzo, ci pensa Andriy Shevchenko, uno che di calcio ne ha masticato. L’ex bomber del Milan siede sulla panchina della nazionale ucraina dal settembre 2016 e ha fatto quasi sempre affidamento sull’atalantino. Dal giugno del 2017 Malinovskyi ha collezionato 24 presenze con l’Ucraina, risultando decisivo nelle qualificazioni ad Euro 2020 con tre marcature. Sheva stravede per lui e lo ha sempre convocato, tranne in occasione di un’amichevole contro l’Estonia. L’attestato di stima di quello che è forse il più grande giocatore ucraino di sempre è un’investitura importantissima.

LA SVOLTA CAUSATA DALL’INFORTUNIO DI ZAPATA

Insomma, le premesse per far bene c’erano tutte, ma cosa è andato storto? Sicuramente il periodo di adattamento del nuovo acquisto alla Serie A e soprattutto al metodo Gasperini è stato più lungo del previsto. Come detto in apertura però, non si tratta di una vera e propria sorpresa, visto che in pochi riescono ad entrare immediatamente negli schemi e nelle grazie del tecnico nerazzurro. Potrebbe sembrare strano, ma le cause del parziale fallimento vanno piuttosto ricercate nei problemi fisici di Duvan Zapata, che hanno scombussolato i piani offensivi della Dea. Il colombiano, protagonista indiscusso della cavalcata Champions della scorsa stagione, ha giocato pochissimo fin qui, a causa dell’infortunio rimediato ad ottobre con la sua nazionale. Gasperini si è visto costretto a reinventare l’attacco, che da zapatacentrico è diventato molto più camaleontico. Gomez e soprattutto Ilicic hanno occupato spesso il centro dell’area avversaria, liberando uno spazio alle spalle della prima punta. Spazio che paradossalmente ha complicato la stagione di Malinovskyi.

Fonte immagine: profilo Instagram @duvanzapata91

All’apparenza sarebbe stata l’occasione perfetta, ma l’ucraino non nasce come trequartista. La straordinaria dote di reti e assistenze del ragazzo non è infatti frutto della sua posizione avanzata, sebbene abbia occupato più volte in carriera la porzione di campo alle spalle degli attaccanti. L’estrema duttilità gli permette di occupare tutti i ruoli del centrocampo, ma la sua posizione è quella di mezzala o di mediano. Ecco quindi che l’impatto con il nuovo calcio della Serie A, in un ruolo non propriamente suo, lo ha nettamente penalizzato. A beneficiare dell’assenza di Zapata è stato invece Pasalic, che schierato in alternativa a Ruslan ha guadagnato grande fiducia nei propri mezzi.

DA DOVE RIPARTIRE

Prima che il Coronavirus mettesse in pausa il mondo e con esso lo straordinario cammino dell’Atalanta, il rendimento dell’ucraino era in netto miglioramento. Fin dall’inizio della sua esperienza nerazzurra, il ragazzo ha dimostrato di essere un giocatore dotato di ottima tecnica individuale, di una buona prestanza fisica e soprattutto di un mancino esplosivo. Il goal realizzato al Verona ne è stato la dimostrazione, un vero e proprio gioiello. Pallone che arriva da destra, stop a seguire e missile terra aria infilato sotto al sette.

Malinovskyi è un centrocampista che non ha paura di prendersi dei rischi, chiama la palla e gioca a testa alta. Quando ha giocato da titolare al posto di Freuler o De Roon si è sempre preso sulle spalle il peso del centrocampo, mettendo in mostra grande personalità ed esperienza. In Champions, nella disfatta contro il Manchester City, è stato uno dei pochi a salvare la faccia, realizzando anche il rigore del momentaneo vantaggio. Inizialmente tendeva ad innamorarsi troppo del pallone e a cercare giocate fin troppo complicate, mandando su tutte le furie Gasperini che invece vuole un gioco più rapido. Togliere il posto a uno dei due centrocampisti titolari non sarà sicuramente facile, ma Ruslan è uno di quei calciatori che sono in grado di cambiare le partite con una giocata, di accendere la luce e spazzare via le ombre. La prossima stagione potrebbe essere quella del definitivo salto di qualità. I tifosi dell’Atalanta lo aspettano, quelli delle rivali sono avvisati.

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @malinowskyi_18)