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Arrivederci, Salah

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Liverpool, si avvicina il rinnovo di Salah

Adesso è praticamente ufficiale: Salah è un nuovo giocatore del Liverpool. Dopo due stagioni e mezzo in Italia torna in Premier Leaguc più forte ed esperto di quando è stato costretto a dirgli addio. È adesso pronto ad essere il leader di una squadra che vorrà, senz’altro, tornare subito a grandi livelli.

Ma quanto ci perde la Roma con questa cessione?

LE CIFRE DELL’ADDIO

Partiamo dai numeri: il prezzo della cessione dell’egiziano si aggirerà pressappoco sui 45 milioni, diventando quindi la cessione più redditizia della storia della Roma.

Scalando la classifica, supera anche Erik Lamela; quest’ultimo lasciò la capitale per seguire Baldini al Tottenham nel 2013 per circa 35 milioni di euro.

Mohammed Salah è giunto a Roma dopo sei mesi giocati in maglia viola ma passando via Chelsea.

Il suo arrivo fra le polemiche – per diritto di riscatto scritto o non scritto, che mandò su tutte le furie i Della Valle fino a fargli prendere le vie legali – costò alla Roma ben 20 milioni di euro.

Il record, quindi, il veloce esterno egiziano lo fece già al suo arrivo, diventando il sesto giocatore più costoso della Storia del club giallorosso, solamente dietro a Batistuta, Cassano, Montella, Iturbe e Nakata.

CEDUTO, PERCHÈ?

Appena giunta a Roma la notizia della cessione in Premier League, i tifosi capitolini si sono immediatamente ribellati, considerando l’esterno classe ’92 un perno fondamentale dell’ingranaggio giallorosso e la sua cessione un disastro in vista della prossima stagione.

In realtà la trattativa che porterà nelle prossime ore Salah al Liverpool sarà una mano santa per il club giallorosso: aldilà del fairplay finanziario, con il quale la Roma non dovrà particolarmente combattere poiché si è mantenuta nei parametri lo scorso anno, la cessione dell’egiziano porterà nelle tasche del club una plusvalenza di 27,3 milioni di euro totali rispetto al prezzo di acquisto, i quali saranno rinvestiti sul mercato per permettere un notevole ampliamento della rosa in vista del triplo impegno della prossima stagione.

ERA NELL’ARIA

L’addio di Salah destinazione Inghilterra era ormai nell’aria da diverso tempo. Appena giunte le prime voci è partita la caccia alla notizia ed un sito egiziano di importante rilevanza, tale KingFut.com, aveva già iniziato il 18 di giugno a vendere le maglie dei Reds di Salah col numero 22.

Certo, semplicemente indizi, ma che hanno difatti iniziato a far rimbalzare la news dappertutto.

QUANTO PERDERÀ DI FRANCESCO?

Senz’altro sul piano del gioco un giocatore di questa caratura, maturato tantissimo negli ultimi due anni nella capitale, sarà un grosso vuoto a perdere per il tecnico ex Sassuolo.

Con l’addio di Luciano Spalletti e quindi il conseguente abbandono del 4-2-3-1, o del 4-3-2-1 portato nei momenti di difficoltà, Salah sarebbe ritornato esterno nell’attacco romanista con Di Francesco, nel suo 4-3-3.

Diciamo che, però, se il D.S. Monchi dovesse riuscire a regalare a Eusebio Di Francesco un esterno che sappia fare la doppia fase e che sia già pronto e prolifico sotto porta – il profilo ideale per il mister quindi – l’addio potrebbe diventare, addirittura, un vantaggio.

PERDERNE UNO PER SALVARNE CENTO

Più o meno così si potrebbe definire la scelta del direttore sportivo che ha deciso di sacrificare Mohammed Salah (ma attenzione perché potrebbe salutare anche Kostas Manolas) per non rischiare di perdere troppi pezzi del puzzle.

Nell’ultima stagione il centrocampo giallorosso formato da Strootman, Nainggolan e De Rossi si è dimostrato concreto e decisivo per il gioco dei capitolini e dover dire addio ad un profilo fra questi sarebbe potuto risultare disastroso per la stagione in arrivo.

Inoltre, quest’annata ha visto la definitiva esplosione di un giocatore come Rudiger, che sa perfettamente mettersi a disposizione del mister sia per quanto riguarda il ruolo di difensore centrale, sia per quanto concerne la possibilità di giocare terzino a destra.

Insomma: la scelta di sacrificare un giocatore importante è comunque valsa la conferma di soggetti fondamentali nell’ingranaggio della Roma.

LE AMBIZIONI DEL GIOCATORE

Non c’è però solo da pensare a quanto sia servita la cessione dal punto di vista della Roma poiché vanno segnalate le ambizioni espansionistiche di un giocatore che non ha mai nascosto di voler sempre puntare al meglio.

Arrivato a Roma lasciandosi malamente con la Fiorentina, con tanto di caos arrecato dal suo procuratore Abbas ormai famosissimo per i vari Tweet, ha visto dopo due anni la possibilità di una sua crescita a Liverpool.

Il Liverpool, così come la Roma, giocherà la Champions League ma, aldilà della coppa dalle grandi orecchie, il blasone e la possibilità economica del Liverpool sarà importantissima per il definitivo salto di qualità di Salah.

ESPLOSIVO

Jurgen Klopp, mister del Liverpool, avrà a disposizione una freccia al suo arco che gli garantirà, senz’altro, una costanza di gol e assist clamorosa, come ha già dimostrato di saper fare nel “bel paese”.

Nell’ultima stagione all’ombra del Colosseo, Salah ha messo a segno la bellezza di 19 reti e ben 15 assist, mantenendo una media di una rete ogni 168 minuti. Una media gol superiore a giocatori definiti “alieni” come Bale (un gol ogni 215 minuti) e Neymar (un gol ogni 199 minuti).

Non è, però, la prima volta che Salah disputa una stagione a livelli così alti. Sebbene questa sia stata la sua migliore, lo scorso anno aveva contribuito alla stagione importante della Roma mettendo a segno 15 gol e 9 assist.

Adesso la Roma dovrà cercare un sostituto e i nomi che si fanno son numerosi: si corre veloce passando da Suso a Bernardeschi, fino a Berardi (che il mister conosce molto bene) e Shaqiri.

Starà a Monchi disegnare l’identikit del profilo ideale per consegnarlo a Di Francesco. A noi non resta che attendere, facendo comunque un grandissimo “in bocca al lupo” a “MomòSalah.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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