Lazar Vujadin Samardžić.

Un nome complesso da pronunciare, una fluidità di gioco estremamente semplice da apprezzare. C’è modo e modo di accogliere un giocatore all’interno di una squadra o, meglio, di un sistema. Già, perché talvolta il concetto di “eredità importante” rischia di affossare una parte della carriera di un elemento, mettendo le aspettative davanti alle effettive gesta, invertendo quelle che sono le priorità di una squadra che vive un cambiamento.

Che Rodrigo De Paul si sia rivelato un autentico leader e, contestualmente, uno dei migliori centrocampisti che la Serie A ha potuto conoscere nelle ultime stagioni, ovviamente, rappresenta una certezza. Aspettarsi che un talento, classe 2002, possa non far rimpiangere l’argentino già nei primi mesi di permanenza in Friuli, ad essere onesti, pare una visione fantasiosa dell’imminente futuro. L’Udinese, però, è sempre stata in grado di mettere nero su bianco colpi che si sono rivelati autentici crack. E ci sono più e più motivi per pensare che Samardžić possa inserirsi in questa prestigiosa lista. Non è un caso che il contratto firmato dal tedesco abbia durata quinquennale, un dettaglio che non deve essere associato solamente alla giovane età dell’ex Lipsia.

La qualità è davvero importante. Il tocco di palla lascia intravedere un talento cristallino e la visione di gioco fa scattare dei paragoni che spaziano molto tra i vari campionati europei, come se si trattasse di qualcosa di già visto, ma comunque unico.

PROFESSIONE PLAYMAKER

Quando ad un calciatore piace passare la palla nel miglior modo possibile si vede subito. A Samardžić piace tantissimo servire i compagni. Non come se si trattasse di un dovere, ma di un autentico piacere. É un giocatore elegante, dotato di un magnifico sinistro e di un altrettanto valido piede destro, ovviamente da migliorare, ma pur sempre in grado di mettere in difficoltà i diretti avversari.

Testa alta, personalità, propensione al dribbling senza puntare all’esagerazione. O forse siamo noi che stiamo esagerando? Assolutamente no. E lo dimostrano i fatti.

Spezia-Udinese, terza giornata di campionato. Nelle prime due, il buon Lazar è rimasto comodamente seduto in panchina; tuttavia lo 0-0 contro i liguri stava decisamente stretto a tutti dopo 80 minuti di gioco. Fuori Deulofeu, dentro Samardžić. Il tempo vola, i minuti passano molto velocemente e l’Udinese si avvia a concretizzare un solo punto in classifica. Una convinzione che cominciava ad appartenere un po’ a tutti. Ma non al tedesco. Palla al centro, stop elegante, dribbling altrettanto pulito ed efficace e poi conclusione col destro. 

Game, set, match. Eccovi servito il biglietto da visita del classe 2002.

Deve ambientarsi e farsi conoscere sotto diversi punti di vista, ma il linguaggio del calcio è universale e la qualità che vuole essere portata alla massima potenza non passa mai di moda. É difficile operare confronti, perché il ragazzo deve ancora strutturarsi e crescere, ma ci sono alcuni tratti distintivi del suo gioco, che rimandano almeno a tre elementi che hanno scritto e stanno scrivendo la storia del calcio europeo.

Questi paragoni non sono solo riferiti alla dimensione attuale, ma anche a ciò che potrebbe diventare con il passare delle stagioni. Le movenze, il tocco di palla, la visione di gioco, la qualità degli assist, il modo di calciare. Con le dovute proporzioni, si potrebbe affermare che Lazar Samardžić ricorda il primo Yohan Gourcuff, l’attuale Jack Grealish e il Mesut Ozil nella sua prima stagione all’Arsenal.

Tutto questo, con una qualche influenza di Josip Iličić, probabilmente per il piede sinistro e per la capacità di rendere semplici aspetti del gioco tutt’altro che scontati.

LASCIARE IL SEGNO

Il percorso di crescita di questo classe 2002 ha vissuto due tappe fondamentali. Quella all’Hertha Berlino e, la successiva, al Lipsia. L’ultima esperienza non ha prodotto i risultati sperati; motivo in più per cambiare aria e decidere di immergersi nella nostra Serie A. Poco più di due anni fa, il suo nome è comparso nell’elenco dei migliori 60 talenti nati nel 2002, con prospettive a dir poco rosee. Il fatto di aver lasciato la Bundesliga per approdare all’Udinese, non deve avere il sapore della sconfitta o del fallimento, però. Certo, il suo impatto non è lo stesso dei vari Pedri, Ansu Fati e Camavinga, perché stiamo parlando di talenti che potrebbero rivelarsi dei protagonisti del Clásico; tuttavia ogni percorso ha le sue peculiarità e le sue difficoltà da affrontare.

La priorità, ad oggi, è una sola: trovare spazio e mettersi in mostra. Quando si firmano contratti pluriennali, l’ipotesi prestito assume talvolta un’importanza cruciale, ma lo stesso si può dire dei trasferimenti a titolo definitivo. Di sicuro, il primo step deve concretizzarsi in casa Udinese, contribuendo a concretizzare l’obiettivo primario dei friulani: la salvezza. Va considerato che quando si attraversano momenti caratterizzati da difficoltà, talvolta, ci si affida agli elementi di esperienza in rosa. E questo potrebbe penalizzare lo stesso Samardžić. Il tempo non manca, ma quelli come lui vogliono bruciare le tappe e rendersi protagonisti indipendentemente dall’età, perché se vuoi raggiungere le vette del calcio europeo, è necessario fare la differenza fin da subito.

Essere versatile depone a suo favore, a partire dalla posizione in campo. Può giocare trequartista e ala sinistra, ma anche nel ruolo di centrocampista centrale può far valere le sue qualità; se nasci playmaker, è inevitabile pensare di dominare il gioco nella zona del campo dove si può impostare al meglio. Stiamo parlando di un ragazzo che potrebbe trasformarsi in un’autentica gioia per gli occhi non solo per i tifosi dell’Udinese, ma per tutti gli amanti del calcio. Non è un giocatore muscolare, ma è pur sempre 1,84 m, dotato di grande equilibrio e coordinazione. E quando si ha una base del genere, qualche muscolo in più può solo che far comodo. 

Sarà molto interessante assistere alla sua crescita, con la speranza di vederlo per qualche stagione nel nostro campionato, prima di vederlo spiccare il volo e affermarsi ai massimi livelli. Magari, quasi come se si trattasse di una rivincita, con un ritorno in Bundesliga.

Questa volta, però, da grande protagonista.

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