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Vittoria da grande squadra

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L’Inter fa quattro su quattro: dopo tanta sofferenza, nel finale batte il Crotone due a zero grazie alle firme di Skriniar e Perisic.

E’ una partita intensa e divertente quella dell’Ezio Scida soprattutto per via del ritmo imposto dai padroni di casa. Essi sono protagonisti di una grande prova che rendono incerto un match che prima del fischio d’inizio vedeva nettamente favoriti i nerazzurri. Quest’ultimi si ritrovano a faticare molto, ma riescono a mantenere la porta inviolata e negli ultimi dieci minuti fanno valere la maggiore qualità tecnica.

DENSITA’ E PRESSING

I calabresi si presentano con una nuova coppia di centrali difensivi, Ajeti e Ceccherini, e la novità Tonev in attacco al posto di Trotta. Spalletti, invece, conferma lo stesso undici del match contro la Spal: Dalbert titolare, Gagliardini a centrocampo e Joao Mario sulla linea dei trequartisti.

Sin dal primo secondo della sfida è chiaro il canovaccio: possesso palla all’Inter con i pitagorici che si chiudono affidandosi a ripartenze. Gli uomini di Davide Nicola svolgono in maniera eccellente il proprio compito facendo molta densità nella propria metà campo. Gli spazi per gli avversari sono minimi e così quando la palla arriva ai mediani nerazzurri dai due centrali la manovra rallenta. Entra, quindi, in azione il pressing degli Squali che chiudono le linee di passaggio e vanno a sradicare la sfera agli avversari lanciandosi in attacco.

Joao Mario rallenta, Tonev gli sradica il pallone dai piedi e si lancia in avanti. Handanovic evita il gol.

Gli ospiti faticano molto nella prima parte cosicché il tecnico toscano prova a togliere riferimenti ai crotonesi facendo scambiare la posizione a Perisic e Joao Mario. Proprio il portoghese ha nei piedi la prima vera grande occasione dei suoi: il numero dieci sfiora il palo.

Il Crotone non solo recupera la palla, capita anche di perderla. Borja Valero prende la sfera a Barberis e crea la prima vera occasione interista.

La Beneamata quando ha la possibilità di arrivare davanti la porta difesa da Cordaz sa rendersi pericolosa, ma è il Crotone il più insistente nel primo tempo.

LA SVOLTA NEL FINALE

Allo start della seconda frazione i rossoblù aumentano il tasso di pericolosità: Handanovic viene impegnato da Tonev. Trovano maggiore fiducia i giocatori in maglia bianca e dunque tornano a spingere. Spalletti, dopo aver concesso altri dieci minuti a Gagliardini, sperando in un suo miglioramento, inserisce Vecino. I cambi iniziano a susseguirsi: Dalbert e Ajeti escono per problemi e a loro subentrano rispettivamente Nagatomo e Cabrera.

Le sostituzioni non scalfiscono la trama del match. I calabresi aumentano i giri e non vanno in gol solo per colpa del numero 1 interista che compie una parata incredibile su Rohden.

Rohden alza la mano e si inserisce. Il suo compagno lo vede e gli dà sulla testa la palla del possibile 1-0. Imponente Handanovic

I nerazzurri provano a rituffarsi in avanti, ma non sono concreti. La scena se la prende, allora, la sorpresa dello scorso campionato che, tuttavia, non trova la rete e incomincia ad accusare anche un po’ di stanchezza. La partita sta per conoscere la svolta: il 44 nerazzurro scambia con Nagatomo che guadagna la punizione su cui Skriniar trova il vantaggio.

E’ una rete che spezza le gambe ai rossoblù ed esalta i lombardi che gestiscono e trovano anche il raddoppio con il croato. Si conclude così match che ha visto un Crotone andare vicino più volte all’uno a zero, vedendosi rispondere da Handanovic, e una squadra in affanno che su calcio da fermo ha trovato la vittoria. Che brutto caratterino che ha il calcio…

I MIGLIORI

Davvero un grande Crotone quello visto ieri, guidato più di tutti da Rolando Mandragora. Il giocatore di proprietà Juventus, già protagonista di un buon inizio di campionato, ha giocato una partita di valore. Tre palle lunghe riuscite su tre, un cross andato a buon fine, nove 1 vs 1 vinti su quindici, tre intercetti e quattro contrasti. Qualità e quantità, insomma. Insieme alla sua da registrare anche le prestazioni di Tonev e Budimir che hanno lottato, portando pressing sui portatori di palla avversari, recuperando la sfera e mettendo in difficoltà Handanovic.

Budimir lotta con Skriniar, gli prende la sfera e crea un’occasione da rete. Peccato che Tonev pecchi nella precisione dello scambio

Lo sloveno è stato il migliore dei lombardi che hanno vinto anche grazie all’ex difensore della Sampdoria Skriniar, bravo a sbloccare la sfida, ma anche a lottare in difesa facendo valere il fisico. Con lui bravi pure l’ispirato Perisic, diventato un giocatore fondamentale sotto la guida Spalletti, e il giapponese Nagatomo, che non ha fatto rimpiangere Dalbert, anzi.

I PEGGIORI

A proposito, il brasiliano è stato uno dei peggiori: non si è reso utile in fase offensiva e ha sofferto dietro. Ha bisogno di tempo per inserirsi al meglio nei meccanismi. Chi il tempo l’ho avuto è stato uno spento Gagliardini: ha sofferto il pressing avversario, non ha dato fluidità alla manovra e Spalletti lo ha dovuto sostituire.

Icardi, invece, si è notato solo per il look: un corpo a se stante, si è sacrificato poco per i suoi compagni.

Nelle file calabresi da bocciare solo Faraoni e Cabrera che hanno pasticciato sulla prima segnatura interista.

CONSIDERAZIONI FINALI

Il Crotone è tornato a lottare come lo scorso anno, quando è riuscito a centrare una sorprendente salvezza. Molto del merito di essa lo si deve a Davide Nicola che ha trasmesso una grande determinazione ai suoi ragazzi. Questo è un aspetto che nel primo anticipo della quarta giornata di Serie A si è visto insieme a una buona preparazione tattica.

Una cosa da rivedere: l’attacco. Le due punte hanno fatto un grande lavoro, ma non sono riusciti a bucare la rete avversaria e così restano zero le marcature in campionato. L’anno scorso c’era Falcinelli, autore di 13 gol, che in estate è tornato dal prestito al Sassuolo: chi lo sostituisce? I calabresi hanno tutto per ripetere l’impresa bis, ma i gol sono di estrema importanza.

L’Inter, invece, non riesce a imporre il proprio gioco, soffre tantissimo, ma non subisce e da grande squadra al momento giusto trova la vittoria. Tutto questo non è da sottovalutare: nelle stagioni passate i giocatori sarebbero calati mentalmente, cosa che non è accaduta ieri. È il frutto del lavoro dell’ex tecnico della Roma che ha lavorato tanto sulla psiche della squadra, rivitalizzandola. L’allenatore toscano ha fatto grande la Beneamata che ora sa vincere con cinismo anche partite “sporche.  Si chiamano vittorie da grande squadra.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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