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Reguilon e i suoi fratelli: la top 10 degli 'scarti' del Real Madrid

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Reguilon e i suoi fratelli: la top 10 degli ‘scarti’ del Real Madrid

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Le affascinanti trame del calciomercato ci hanno negli anni insegnato che spesso risulta essere una scelta ben più saggia e intelligente guardare in casa propria, nel proprio giardino, puntare sui prodotti del proprio vivaio senza scommettere cifre astronomiche su giocatori semisconosciuti, il cui adattamento diventa una vera e propria incognita. Eppure, sarà per una mancanza di lungimiranza o per via del gran numero di esuberi che tanti club sono chiamati a gestire, o ancora per il maniacale senso degli affari nutrito da alcuni addetti ai lavori, succede che molte squadre si privino di giocatori “fatti in casa” per andare a pescare altrove. Anche se poi, nella maggior parte dei casi, l’erba del vicino si rivela essere tutt’altro che sempre più verde, e i giocatori sacrificati per un ‘piatto di lenticchie’, sbolognati a cifre modiche per non dire irrisorie, fanno mangiare le mani a chi ha deciso di non puntare su di loro, dimostrandosi grandi rimpianti.

C’è chi sbaglia. E poi c’è chi persevera. Che come dice il motto…

Ne sa qualcosa il Real Madrid, che qualche lezione, che lo dimostri o meno, deve averla imparata. Non c’era da aspettarselo forse, per quello che è probabilmente il miglior club al mondo, se non altro il più titolato. I Blancos, notoriamente patria nonché culla di grandi talenti, non hanno sempre gestito in maniera impeccabile il mercato in uscita. L’ultimo esempio è quello di Sergio Reguilon, il terzino sinistro classe ’96 che quest’anno ha fatto le fortune del Siviglia e che, in maniera quantomeno discutibile, il Real Madrid ha deciso di vendere a un prezzo di soli 20 milioni. Che per carità, non sono un pugno di mosche. Ma che, nella giostra delle cifre folli in cui il calciomercato è da anni degenerato, forse collidono un tantino col valore dello spagnolo. E tra l’altro, se è vero che giocare nel Real Madrid non è e non può essere da tutti, forse un’ opportunità in più a qualcuno sarebbe legittimo concederla.

Il laterale in prestito al Siviglia non è l’unico esempio di ‘scarti’ del club capeggiato da Florentino Perez che hanno visto infrangersi il sogno della permanenza sul prato del Bernabeu, ma che per voglia di riscatto e un valore indiscutibile trovato la ‘terra promessa’ in altri club, diventando dei veri e propri punti cardine lontano dalla capitale iberica.

Ne siamo andati a scovare dieci:

10) SERGIO REGUILON 

Per l’appunto. Siamo partiti proprio da lui. Il terzino sinistro in forza al Siviglia nella stagione appena giunta al capolinea, ha trovato dal momento del suo approdo nel club andaluso l’ambiente ideale per giocare con continuità e dimostrare tutto il suo valore. Tanto che dalla quinta partita stagionale Lopetegui non ha più avuto il coraggio di rinunciare al classe ’96. Come dargli torto. Tanta spinta, muscoli, polmoni e un’intelligenza tattica sopra la media che gli consente di dire la sua in fase difensiva. Ne sanno qualcosa le ‘nostre’ italiane, Roma e Inter. Specialmente la prima, al netto della brutta sconfitta per 3-0 rimediata in Europa League. Sul tabellone dei marcatori ci è finito anche Reguilon, che ha timbrato l’1-0 approfittando di un buco venutosi a creare sulla parte sinistra del campo. Il ragazzo, in cima alle liste dei desideri di Napoli e Arsenal dirà ancora la sua. Per informazioni chiedere alla retroguardia giallorossa.

9) Theo Hernandez

A proposito di ‘mangiarsi le mani’. Hernandez è arrivato al Milan dopo un rendimento altalenante nella sua giovane carriera: una grande stagione all’Alaves neanche ventenne, una pessima al Real Madrid e una non del tutto convincente alla Real Sociedad. Eppure la società rossonera ha deciso di puntare su di lui in maniera decisa, acquistandolo a titolo definitivo per 20 milioni, lasciandosi convincere dalle sue qualità e ignorando i dubbi che si portava dietro. A più di un anno di distanza dalla quella previsione, possiamo dire che Theo Hernandez non è un grande “terzino difensore” come era Maldini, ma neanche un “terzino con la tecnica di un trequartista” come Marcelo: è un’altra categoria ancora, non per questo meno valida, che potremmo definire “il terzino slavina”, tipologia di terzino che la Serie A non solo ha raramente osservato, ma di solito ha respinto con tutte le forze. E i numeri, coi 6 gol e altrettanti assist al servizio dei rossoneri, sono tutti dalla sua parte.

8) IVAN ZAMORANO

Quella di Ivan Zamorano è una questione che divide. La prima teoria è filo-madridista, e sostiene che in quattro anni in “blanco” il cileno ha comunque segnato 77 gol e vinto una Liga, una Copa del Rey e una supercoppa spagnola. Dall’altra parte della barricata ci sono quelli che “eh ma i titoli veri sono quelli internazionali”: va in effetti detto che il Real, negli anni in cui Zamorano era in rosa, non è andato oltre i quarti di Champions. All’Inter, sebbene abbia segnato meno, ha vinto una Coppa Uefa due anni dopo l’approdo in nerazzurro. Che dite, il Real ci ha rimesso oppure no?

7) JOSÈ MARIA CALLEJON

Callejon è un altro dei “figli blancos”: cresciuto nel Real Madrid, ceduto all’Espanyol, poi riacquistato e infine ri-venduto. E dire che, dopo l’esperienza catalana, l’attaccante non aveva fatto male: al netto dei 20 gol in 70 presenze (bottino comunque rispettabile considerata la concorrenza), José si era guadagnato tanti elogi, in primis quello dell’altro José, il più importante: Mourinho. Con l’arrivo di Ancelotti però, viene messo sul mercato ed è il Napoli ad acquistarlo per 10 milioni. In azzurro lo spagnolo totalizzerà 32 reti in 111 presenze (in 2 anni), migliorando nettamente la sua media realizzativa madridista. Chissà che uno così avrebbe fatto comodo a Carletto , specie per dare vigore nel finale di Real-Juve…

6) ALVARO MORATA

Alvaro Morata è un buon giocatore e il Real Madrid lo sa: 10 reti in 37 presenze non sono niente male, spezie se davanti a te ci sono Ronaldo, Benzema, Bale e Di Maria. Morata ha una sola scelta: fare le valigie e mettersi alla prova da un’altra parte. La destinazione è la Juventus, che acquista l’attaccante per 20 milioni. E a Torino Morata non fa bene, ma benissimo: 27 presenze e 8 gol pesantissimi, 2 dei quali buttano fuori gli ex compagni del Real in semifinale di Champions. Ma i blancos stavolta hanno fatto tesoro degli errori: con 30 milioni possono riprendersi Alvarito già l’anno prossimo. Sempre che non segni loro un’altra, fatale doppietta in coppa…

5) ESTEBAN CAMBIASSO

Esteban Cambiasso e il Real Madrid poteva essere una storia d’amore perfetta. I blancos notano infatti il giovane nell’Argentinos Juniors e lo portano subito in Spagna. Prima qualche giornata con il Castilla, poi i prestiti “a fare le ossa” di nuovo in Argentina, con Indipendiente e River Plate. Poi, finalmente, l’atteso ritorno al Real, questa volta per vestire la casacca principale. A Madrid il figliol prodigo torna, ma non gioca quasi mai: appena 41 presenze in 2 anni. Nell’estate 2004 verrà lasciato partire a zero euro e sarà l’Inter a convincerlo. Ciò che ha vinto in nerazzurro è noto, ma è giusto metterlo per iscritto: cinque campionati, quattro coppe Italia, quattro supercoppe italiane, una Champions League e una coppa del mondo per club. Mica male, eh Real?

4) WALTER SAMUEL

Un altro di quelli che non ha bisogno di alcuna presentazione. C’è una carriera di mezzo che parla assolutamente da sola. E il palmares, per quanto eloquente, non è altro che un mero ‘condimento’ per sottolineare che giocatore è stato Walter Samuel.

Walter Samuel è reduce da 4 anni splendidi alla Roma, con cui ha conquistato uno scudetto e una Supercoppa italiana. Approda al Real Madrid nel 2004, in occasione della stagione forse peggiore degli ultimi anni: 2° posto in campionato, fuori agli ottavi sia di Champions che di Copa del Rey e con Florentino Perez che fa fuori tre allenatori in un anno (Camacho, Garcia Remón e Luxemburgo). A fine anno viene ceduto all’Inter per 16 milioni, con una minusvalenza di 9 milioni rispetto all’acquisto.

A Milano, l’argentino diventerà il pilastro della difesa nerazzurra, vincendo cinque campionati (uno a tavolino dopo Calciopoli), quattro supercoppe italiane, tre coppe Italia, una Champions League e una coppa del mondo per club.

3) WESLEY SNEIJDER

Anche per Sneijder vale la regola che militare nel Real Madrid tra il 2005 e il 2010 non è un gioco da ragazzi. Specie se vieni acquistato dall’Ajax per 27 milioni e metti a referto solo 52 presenze e 11 gol. Poco importa se comunque si vince il campionato e la stagione dopo si arriva secondi: fatali, al solito, sono le eliminazioni agli ottavi di Champions League. Come per il connazionale Robben, viene ceduto nel 2009 per 12 milioni in meno di quanto era stato speso per comprarlo. All’Inter di Mourinho gli viene messa sulle spalle la maglia numero 10 senza aver mai toccato l’erba di San Siro e la scelta si rivela azzeccata: al primo anno in nerazzurro si porta a casa il triplete (campionato, Coppa Italia e Champions League). Resterà a Milano fino al gennaio 2013.

2) AJREN ROBBEN

Dopo tre anni positivi al Chelsea, Arjen Robben viene acquistato dal Real Madrid per la cifra di 36,55 milioni di euro, diventando così il quinto giocatore più costoso della storia del club sino ad allora (dietro a Zidane, Figo, Beckham e Ronaldo). Nei due anni in cui l’olandese è a Madrid, il Real vince una Liga e arriva secondo dietro i rivali del Barcellona, ma Robben non va oltre le 11 reti. Viene quindi “lasciato” al Bayern Monaco per 25 milioni, perdendone quasi 12. In Baviera, Robben non solo segnerà 73 reti in 127 partite, ma contribuirà a conquistare quattro campionati, tre coppe di Germania, due supercoppe di Germania, una Champions League e una Supercoppa europea.

1) SAMUEL ETO’O

Eto’o del Real? Eh già, è un dettaglio che non tutti conoscono. Mentre milita nella camerunense UCB Douala, sono i blancos a notare il giovane attaccante. Nel 1996, a 15 anni, entra nelle giovanili del Madrid, ma con scarsi risultati: gioca un po’ con la squadra B, viene girato in prestito al Leganés e poi all’Espanyol. Infine, nel 2000, viene ceduto al Maiorca. Qui segna 54 reti in 133 partite, diventando il miglior cannoniere nella storia del club nella Liga. Poi, le avventure a Barcellona e Inter, con cui farà incetta di titoli personali e di squadra. Qualche esempio? Tre Champions League, quattro scudetti e quattro volte (record) giocatore africano dell’anno.

(Fonte immagine di copertina: Profilo Twitter ufficiale di Reguilon)

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Thauvin torna protagonista e si confessa: “Andai a giocare in Messico perché soffrivo di depressione”

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Thauvin

Un gol e un assist nelle ultime due partite per Florian Thauvin, indubbiamente uno degli uomini di maggior classe e talento a disposizione di Cioffi. La missione salvezza, in questa stagione, non sembra scontata come in altre annate per l’Udinese, che dovrà affidarsi anche (e non poco) al sinistro del francese, campione del mondo nel 2018. Neanche il più grande trionfo immaginabile nella carriera di un calciatore può però colmare i demoni interiori di una persona, come ammesso da Thauvin nel corso di un’intervista a Canal+.

DEPRESSIONE – Tre mesi prima di lasciare l’Olympique Marsiglia andai da una persona specializzata su consiglio di alcuni amici, che mi ascoltò e mi fece scoppiare a piangere. In quel momento capii di non stare bene. Ero nella fase iniziale ma già accertata di depressione. Per quello poi decisi di andare in Messico, per stare più tranquillo e avere meno pressioni nel giocare da parte di tifosi e media”.

UN PASSO INDIETRO – “Atleticamente mi sentivo al meglio, ma dal punto di vista mentale ero a pezzi. Quando questa persona mi ha fatto rendere conto della mia situazione, ho deciso che era meglio fare un passo indietro per la mia serenità. Per questo poi scelsi di andare a giocare al Tigres, in Messico”.

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Furia De Laurentiis dopo Napoli-Inter: telefonate alla Federcalcio per protestare

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De Laurentiis

Il Napoli, dopo un inizio di campionato altalenante e l’esonero di Garcia, ci si aspettava un cambio di rotta imminente. Occasione sfumata nel match di ieri giocato al Maradona contro l’Inter, perdendo per 3-0. Tuttavia secondo quanto riportato da Il Mattino, De Laurentiis sembrerebbe essersi infuriato al punto da chiamare la Federcalcio e l’AIA per protestare, riguardo la direzione gara con i nerazzurri. La scelta di non far presentare Mazzarri ai microfoni, prediligendo silenzio totale, sarebbe stata proprio la sua, dopo aver accerchiato il direttore di gara nel tunnel per cercare di ottenere delle spiegazioni, invano.

Gli episodi che avrebbero scatenato l’ira del patron partenopeo sarebbero due. Il primo per un mancato rigore concesso per un presunto fallo di Acerbi su Osimhen. Il secondo a causa della decisione di non annullare il primo gol di Calhanoglu per un fallo in precedenza di Lautaro su Lobotka.

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Politano e Darmian carichi nel prepartita: le parole

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All'Inter riesce una particolare impresa

Intervistati ai microfoni di DAZN nel prepartita di Napoli-Inter, Matteo Politano e Matteo Darmian hanno parlato delle loro sensazioni sul big match di giornata, molto importante per rispondere sul campo alle vittorie di Juventus e Milan.

POLITANO – “Conosciamo bene l’Inter e Dimarco, sappiamo che giocatore è ma siamo forti anche noi. Dovremo stare attenti. L’Inter ha una difesa fortissima, dovremo fare in modo di creare quante più occasioni possibili”.

DARMIAN – “Per arginare Kvara servirà lavoro di squadra, il Napoli ha tanti giocatori forti e dovremo stare attenti. La vittoria della Juve non ci mette pressione, dobbiamo scendere in campo come abbiamo sempre fatto”.

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Lecce-Bologna, le formazioni ufficiali: Zirkzee parte dalla panchina

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Lecce-Bologna

Il lunch match della 14ª giornata di Serie A mette di fronte due delle migliori formazioni del Belpaese. Guidate da due allenatori all’avanguardia e con molti spunti su cui lavorare, anche per il medio futuro. Lecce-Bologna sarà questa, ma anche molto altro. Il Lecce non vince dal 22 settembre, ma le ultime gare non sono state completamente da gettare. Indubbiamente, però, i salentini vogliono ritrovare i tre punti e vogliono farlo con la spinta del bollente pubblico di casa.

Ci proveranno contro una avversario sicuramente non facilissimo: il Bologna è, probabilmente, la rivoluzione di questa stagione ed il momentaneo sesto posto in classifica lo testimonia. Thiago Motta non potrà contare su De Silvestri in difesa, vittima di un infortunio. Mancherà anche Orsolini, ancora alle prese con l’infortunio che lo ha colpito circa una settimana fa.

D’Aversa e Thiago Motta hanno scelto i loro uomini per questo Lecce-Bologna, in scena del Via del Mare con calcio d’inizio previsto per le ore 12:30.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

LECCE (4-3-3): Falcone; Gendrey, Pongracic, Baschirotto, Dorgu; Gonzalez, Ramadani, Oudin; Strefezza, Krstovic, Banda. All. D’Aversa.

BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; Posch, Lukumi, Calafiori, Kristiansen; Aebischer, Fabbian; Ndoye, Ferguson, Saelemaekers; Van Hooijdonk. All. Thiago Motta.

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