Un anniversario storico, trenta lunghissimi anni dallo storico mondiale di Italia ’90, quello delle “Notti Magiche” cantate da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. Tra i protagonisti di quella squadra imbottita di campioni c’era l’attaccante  che dalla panchina, entrava e cambiava volto alle partite. Intervistato dal quotidiano Libero, Totò Schillaci ha aperto il proprio cuore, svelando i pensieri e le emozioni che lo travolsero durante quell’indimenticabile mondiale.

SCOMMESSA E RISCHIO

Schillaci ci sperava ma in cuor su temeva di non prender parte a quella grande festa. Invece l’allora c.t. Vicini lo sorprese e lo chiamò a Coverciano:

“Non me lo sognavo nemmeno di giocare un Mondiale così strepitoso. Ci avevo sperato tanto durante l’anno con la Juve, ma Vicini mi aveva scelto solo all’ultimo. Entrai a Coverciano in punta di piedi, sono sempre stato molto timido. Cercai di mettermi in mostra e così conquistai un posto in panchina”.

Per un attaccante come Schillaci però, la panchina non poteva accoglierlo a lungo perché il campo e la palla lo chiamavano a gran voce:

“La partita con l’Austria non si sbloccava, avevamo preso due pali e Andrea Carnevale aveva avuto tante occasioni. Speravo che i miei compagni non segnassero per poter entrare. Gufata? No,è umano aver voglia di rubare il posto ai compagni. In panchina c’erano Serena, Baggio, Mancini,ma Vicini scelse me prendendosi un rischio: ‘Vai e fai gol’. Dopo solo quattro minuti segnai tra due difensori su un cross di Gianluca Vialli. Era destino”.

Quotidiane dinamiche del mondo del pallone raccontate con schiettezza e sincerità da un uomo semplice del mondo del pallone, arrivato dalla provincia e affermatosi tra le grandi star del calcio che in Italia, tra gli anni ’80 e ’90, facevano sognare piccoli e grandi.

Fonte immagine copertina: profilo IG @azzurri