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Credere in Clarence Seedorf

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Seedorf

Senza demordere, Seedorf continua ad allenare. Dopo l’inizio sommariamente convincente con il Milan (in Serie A 11 vittorie, 2 sconfitte, 3 pareggi) ha proseguito il suo percorso da allenatore accettando una sfida non proprio formativa. La sua esperienza cinese con lo Shenzhen è stata piuttosto fallimentare, perchè se da un lato la categoria era difficile da capire (la serie B cinese) e la lingua anche per lui rimase un tabù, Seedorf non è riuscito a promuovere un gruppo nutrito di stranieri e oggettivamente migliore delle altre sei squadre che gli sono arrivate avanti in classifica.

Tuttavia, circa un mese fa, la chiamata del Deportivo La Coruna ha destato in Seedorf un senso d’orgoglio, una scossa che gli ha provocato una notevole scarica d’adrenalina convincendosi che il suo lavoro, nonostante un settimo e un ottavo posto, avesse comunque qualcosa di importante da offrire. Il Deportivo La Coruna è uno dei club più noti in Spagna, con uno stadio rinomato (el Riazor) e un buon numero di apparizioni europee alle spalle. A proposito, c’era anche Seedorf in quel clamoroso Milan-Deportivo La Coruna.

https://www.youtube.com/watch?v=nLxavokhgtI

INIZIO E INTRECCIO

L’ex allenatore del Milan è arrivato al Deportivo La Coruna in un momento in cui il club non stava vivendo una fase sorridente della sua stagione. Quattro vittorie in 22 incontri e due esoneri per la squadra galiziana: prima l’allenatore di inizio campionato Pepe Mel, esonerato in ottobre per far spazio a Cristobal Parralo, licenziato i primi di febbraio. La sfida che avrebbe atteso l’allenatore olandese si incastrava tra il risollevare l’immagine sportiva del club con un buon gioco e un miglioramento delle prestazioni, e soprattutto, portare la squadra del Riazor a una posizione di classifica di alcune posizioni superiori al diciottesimo posto in cui l’ha trovata. Il soffio ansioso della retrocessione era un motivo troppo ronzante nelle orecchie dei dirigenti galiziani, che con una buona rosa non sono riusciti a trovare una guida tecnica che ne incanalasse la qualità.

Tuttavia, finora, tanto le prestazioni che i risultati sono tardati ad arrivare in casa Deportivo, visto che Seedorf ha ottenuto sulla panchina dei bianco azzurri un pareggio (ieri contro l’Espanyol) e due sconfitte (in casa contro il Betis 0-1 e in trasferta contro l’Alaves sempre 1-0): un punto in tre partite, due gol subiti e 0 segnati. Il primo punto della gestione Seeordf è arrivato contro un Espanyol un po’ alle corde, che ha subito per parecchio tempo le scorribande dei padroni di casa ma che ha saputo tenere alzato il muro davanti la porta di Diego Lopez. Proprio l’ex portiere del Milan, arrivato a San Siro qualche mese dopo l’esonero dell’olandese, ha parato un rigore a Lucas Perez negando i primi tre punti alla squadra galiziana, considerata, nonostante le difficoltà, una delle migliori accreditate per rimanere in Liga. La partita di ieri del Riazor ha dimostrato che la squadra di Seedorf ha le carte in regola per giocarsi la redenzione nella massima serie, e non solo per una questione di singoli (il bomber Florian Andone, l’esterno Lusa Perez, il difensore Schar) ma anche per un credito di gioco. Contro l’Espanyol il Deportivo ha creato molte più occasioni degli avversari, colpendo un palo con Cartabia, sciupando un buon contropiede con Andone e soprattutto sbagliando un rigore con Lucas Perez, ex Arsenal.

Nella Liga, con le maglie di Cordoba e Deportivo La Coruna, Andone ha segnato 40 gol

Un gioco semplice ma intenso, una ricerca della verticalità senza troppi fronzoli affidandosi, nel 4-2-3-1, a un buona buona qualità dei registi e alla fisicità in avanti di Andone. Un sistema che in Spagna giudicano piacevolmente offensivo, che ha visto schierae contro il Betis addirittura 6 giocatori avanzati: Bakkali, Krhon-Deli, Valverde, Perez, Adrian e Andone. Evidentemente, se ancora non sono arrivati dei gol ci sarà pur sempre della sfortuna, ma probabilmente qualcuno pista i piedi all’altro.

 

Sulley Muntari è stato recentemente ingaggiato dal Deportivo: il centrocampista ghanese è stato un giocatore di Seedorf ai tempi del Milan

Ovviamente ci sono delle pecche nel gioco dell’olandese, o meglio, delle imprecisioni che andrebbero riviste per migliorare il buon potenziale di una squadra adesso in difficoltà; la fase difensiva ha parecchi problemi negli inserimenti degli esterni e soprattutto di concentrazione, visto che il primo gol subito dalla gestione Seedorf, quello del Beits, sarebbe stato facilmente evitabile. In più, la squadra dell’olandese ha preso 2 pali in tre partite, certificando che negli 0 gol segnati da febbraio a oggi c’è anche un po’ di sfortuna.

PERCHE’ SEEDORF

Già quando si era seduto sulla panchina di San Siro Seedorf sembrava nascondesse nel suo elegante cappotto un potenziale interessante. Il suo esordio vincente contro il Verona di Mandorlini fu il preludio per una metà di stagione convincente e a tratti avvincente nonostante l’esclusione finale del Milan dalle coppe europee. Tra falsità, conflitti nello spogliatoio e problemi societari, i sei mesi di Seedorf al Milan hanno coinciso con l’inizio del ciclo drammatico che ha vissuto il Milan fino ad oggi: un triennio senza competizioni europee. Eppure, Seedorf è sempre stato noto con il nome di mister Champions League, e non avevano tutti i torti. L’olandese ne ha vinta una con l’Ajax, due con il Milan e una con il Real Madrid, mancando la conquista di un trofeo sia nazionale che continentale solo con le esperienze all’Inter e alla Sampdoria. Ma Seedorf, nonostante i risultati inconcludenti con Milan e Shenzhen, è un allenatore dai tratti promettenti e interessanti. Da fattori linguistici – parla sei lingue: italiano, inglese, spagnolo, suirinamese olandese, portoghese – alle esperienze da calciatore – 19 trofei vinti di cui otto internazionali- più la rispettabilità e la fiducia legati alla figura di Clarence Seedorf, un nome, una garanzia. La stessa che ha la sua biografia in ambito umanitario, dato che l’ex centrocampista è un ambasciatore UEFA per lo sviluppo e il cambiamento oltre un imprenditore attivo nel sociale. Insomma, si potrebbe dire che se Seedorf ha ancora qualcosa da migliorare sotto il profilo della gestione tecnico-tattica, dal punto di vista manageriale e iconico è uno dei migliori esempi di sport. Cosa sarebbe successo se Seedorf si fosse seduto al posto di Zidane sulla panchina del Real Madrid ?

 

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Flash News

Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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