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Affiatamento serbo

Un 1-0 pulito e preciso, costruito su una fisicità collettiva e una forza tecnica di pochi. Il percorso nel Mondiale russo della Serbia sembra essere iniziato nel migliore dei modi, una vittoria che porta cemento sulle certezze già costruite durante l’avventura delle qualificazioni. Nel proprio girone, quello D, per i serbi ben ventuno punti e venti gol realizzati: massimo risultato (primo posto) col minimo sforzo. La Serbia è una Nazionale storicamente molto forte e preparata, finalmente presente alla fase finale di una Coppa del Mondo dopo la clamorosa esclusione dall’edizione brasiliana di quattro anni fa. Un collettivo fitto di nomi importanti e – come al solito – di tanti talenti pronti a sbocciare e a esplodere grazie a competizioni simili. La solidità con cui la squadra balcanica ha approcciato alla prima uscita ufficiale in questo torneo ha reso noto a tutti il suo potenziale organizzativo e fisico, con un’età media equilibrata (26,6 anni), il solito mix di sana esperienza e vivace giovinezza.

PILASTRI

Il capitano Alexsander Kolarov è sicuramente il padre emotivo e leader motivazionale di tutta la banda serba. Da un anno in Italia con la maglia della Roma, il terzino sinistro è già andato in gol proprio come match winner contro la Costa Rica e a 32 anni si palesa ancora come utile e decisivo anche negli appuntamenti più focali della stagione. Con ogni maglia.

Sempre a Roma ma nella sponda biancoceleste gioca Sergej Milinkovic-Savic, forse dopo Kolarov l’altro leader – stavolta tecnico – della Nazionale della Serbia. Per il classe ’95 ex Vojvodina è soltanto a quato 5 presenze in Nazionale maggiore, ma il contributo tecnico nelle gambe e nel cervello del trequartista della Lazio è assolutamente totalitario. Di tutti gli ottimi giocatori della squadra di Krstajic Milinkovic-Savic è sicuramente quello più ispirato e sull’onda del momento, richiestissimo sul mercato e ufficialmente pericolo numero uno della Selezione balcanica.

In difesa, oltre a Kolarov un gran punto di riferimento è l’ex Chelsea Branislav Ivanovic, che seppur mai tecnicamente puro ha comunque esperienza da vendere; fisico e possenza per il giocatore dello Zenit di San Pietroburgo, che da due stagioni oramai convive con il freddo del campionato russo.

A centrocampo, sicuramente, l’esperienza di Neijmana Matic del Manchester United è un punto di riferimento fondamentale per l’undici serbo, elemento imprescindibile e simbolo di quantità fisica e intelligenza tattica. Il suo lavoro di interdizione è da sempre su valori inestimabili, fin dai tempi del Chelsea. Inoltre, pare secondario ma non lo è il talento del Southampton Dusan Tadic, esterno destro dal gran mancino fino a poche stagioni fa sulla bocca di tutti i cronisti internazionali. Con 54 presenze e tredici reti, il prolifico esterno dei Saints può sembrare spesso inconcludente e ripetitivo, ma al contrario, è un giocatore perennemente ispirato e capace di creare la superiorità sulla laterale. Uno simile a Adem Ljajic, anch’esso presente in Russia, ma fra quelli in perpetua fase di dimostrazione e sotto la lente d’ingrandimento. Tra l’altro: l’esterno del Torino, dai tempi di Mihajlovic come CT, non canta l’inno nazionale …

POSSIBILITA’

In un girone con Brasile, Svizzera e Costa Rica, la Serbia non è sicuramente ben messa, anche se la prima vittoria contro i centroamericani di Keylor Navas è stata una mattonella bella pesante nella strada che porta alla qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Tuttavia, con il risultato del Brasile con la Svizzera la certezza per gli uomini di Krstajic è che il match decisivo per il futuro della Serbia sarà quello di venerdì 22 tra i balcanici e gli elvetici di Petkovic, la vera pretendente e inizialmente favorita per l’approdo agli ottavi insieme al Brasile. Tuttavia, la forza della Serbia sta proprio nella folta presenza di importanti veterani all’interno dello spogliatoio, che in campo sanno come gestire una situazione difficile e che confidano – allo stesso tempo, e non è scontato – nelle capacità dei tanti giovani presenti in rosa. Che non sono soltanto Milinkovic Savic o Milenkovic della Fiorentina ma pure Mitrovic del Newcastle (promosso in Premier League durante il prestito al Fulham), la punta Jovic dell’Eintracht Francoforte, il centrocampista Marko Grujic del Liverpool o il trequartista Mijat Gacinovic, sempre dei tedeschi dell’Eintracht.

Il bomber classe 1994 Alexsandar Mitrovic.

Di fatto, la Serbia ha buone chance di arrivare almeno alla fase a eliminazione diretta grazie a un gruppo affiatato e a un undici elastico e volubile; l’allenatore Krstajic dalle qualificazioni in poi ha iniziato a focalizzarsi sul 4-2-3-1 che domenica ha battuto la Costa Rica. L’obbiettivo serbo è sicuramente quello di arrivare alla fase a eliminazione diretta: quello che verrà dopo, con un po’ di fortuna, può essere molto prezioso. Per i singoli (Milinkovic-Savic, Tadic, Milenkovic) ma non solo.

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