Quando Tony Montana fa il suo ingresso in scena in Scarface, capolavoro di Brian De Palma, il cui protagonista è interpretato dal leggendario Al Pacino, una cosa è chiara sin dal primo momento: quel ragazzo, così arrogante e sicuro di sé, è un vincente. Parte dal basso, si fa un nome, taglia qualche testa, per usare un eufemismo, e scala le gerarchie sociali di un mondo, quello disegnato nel noto film, in cui la criminalità è perfettamente inserita nella società, coperta dalla politica e dalle istituzioni. Montana nasce, vive e muore da vincente. Ma perché stiamo parlando di Scarface? Per introdurre un personaggio altrettanto ambizioso, a tratti arrogante, ma perché consapevole dei suoi mezzi, dominante e, soprattutto, vincente. Stiamo parlando di Sergio Ramos, il difensore più conosciuto del movimento calcistico moderno, che oggi compie 34 anni, che da tempo domina la scena, combatte e vince con il “suoReal Madrid. Sì, abbiamo detto il suo, ma in questo caso non vogliamo fermarci al semplice fatto che faccia parte di quella squadra, e che ne sia il capitano, ma vogliamo provare ad allargare il concetto. Sergio Ramos incarna alla perfezione i canoni dei Blancos, è il ritratto perfetto di un’intera squadra, di una mentalità che sembra costruita su quella dello spagnolo, e viceversa. Il difensore è una sorta di manifesto dell’essere Real Madrid. Come Filippo Tommaso Marinetti, scrittore italiano che scrisse il Manifesto del Futurismo nel 1909, anche Sergio Ramos sarebbe perfettamente in grado di scrivere il manifesto delle Merengues: tra mentalità, capacità e una dose di sana arroganza, con l’obiettivo di essere vincenti, sempre.

1. VIVERE PER VINCERE

Non ci sono dubbi su quale sarebbe il primo punto di questo ipotetico manifesto: vincere, inteso come imperativo categorico, non come una speranza. Sergio Ramos e il Real Madrid sono nati per conquistare tutto, per salire sul trono e guardare tutti dall’alto in basso. Lo dimostrano i fatti: 13 Champions League vinte dai Blancos, e una miriade di altri trofei che non stiamo qui ad elencarvi. Chiaramente, a queste vittorie il difensore spagnolo ha partecipato, ma non si è limitato a questo. Le finali sono il suo territorio di caccia, quando sente il profumo della porta in una partita decisiva, lui c’è: segna e fa vincere la squadra. Ricordiamo il colpo di testa al 93′ nel 2014 contro l’Atletico Madrid, una rete che ha permesso al Real di agguantare il pareggio per 1-1 all’ultimo respiro, per poi dilagare nei supplementari e sollevare la Coppa dalle grandi orecchie al cielo. Oppure, nel 2o16, ancora contro i Colchoneros, sigla di sinistro la rete del vantaggio dei Blancos, mettendo la gara in discesa, in un San Siro che ha potuto assistere ad un partita, poi vinta ai rigori dagli uomini di Zidane, che ha ancora una volta sancito, qualora ce ne fosse bisogno, il dominio Real in Europa.

Cross di Modrić da calcio d’angolo al 93′, Sergio Ramos di testa nell’angolino basso. Derby di Madrid, versione Champions, ai supplementari.

Non sono solo i madrileni, però, a far di Sergio Ramos un vincente nato. C’è anche, infatti, la sua Nazionale, la Spagna, con la quale è diventato il giocatore più vincente di sempre nella storia di queste selezioni. Con la vittoria, agevole, contro le Fær Øer, il difensore ha raggiunto quota 122 vittorie con la maglia delle Furie Rosse, festeggiando il record, destinato ad aumentare, anche con un gol.

2. POTERE E SPIRITO ELITARIO

La storia del calcio è piena di squadre che, per un certo arco di tempo, hanno esercitato un potere tale sugli avversari, da costringere, inconsciamente, gli sfidanti ad alzare bandiera bianca prima che la partita sia iniziata. Dal Milan degli Olandesi e del calcio di Sacchi, al Barcellona di Guardiola, tornando indietro al Bayern Monaco di Beckenbauer e Gerd Müller, e all’Ajax di Cruyff. Squadre che, attraverso i loro campioni e il loro gioco, mettevano paura soltanto leggendo i nomi sul referto di gara. Tra queste, indubbiamente, va inserito il Real Madrid, ma trovare un singolo momento storico in cui i Blancos siano stati migliori di versioni precedenti o successive di loro stessi, non è così semplice. Essere Real significa esercitare potere, derivante da uno spirito elitario innato che, sin dalla nascita del club, è stato trasferito di generazione in generazione a chi ha indossato questa maglia. Il simbolo di questo potere è proprio Sergio Ramos, ma non solo per le sue capacità in campo che non hanno più bisogno, ormai, di essere raccontate. Il potere dello spagnolo deriva da una personalità, da un altrettanto spirito elitario, che lo accompagnano sin da bambino. Su Youtube, infatti, è possibile trovare un video di quando un piccolo Sergio aveva 12 anni, e già a quei tempi, intervistato da una televisione locale, dichiarava, con una fierezza già sviluppata in tenera età, che l’ambizione della squadra è quella di vincere. Il potere dello spagnolo, però, non si ferma soltanto agli avversari, ma, da vero capitano, si estende anche ai suoi compagni e all’intero ambiente. Una presenza totale, uno spirito elitario, come dicevamo, che gli permette anche di uscire dai ranghi dell’essere calciatore chiedendo a suo tempo, ad esempio, l’esonero di Mourinho, dopo il rapporto tormentato tra i due, estesosi anche al resto della squadra, un po’ come se fossero i suoi fedeli, grazie all’influenza che lo spagnolo gode sul resto dei compagni. Un numero uno, in una squadra fatta per vincenti: potere e spirito elitario, i due mantra di chi vuole vestire la maglia dei Blancos come una seconda pelle, non come una semplice divisa di gioco.

Fonte immagine: profilo Instagram @sergioramos.

3. SANA ARROGANZA

Quando si è consapevoli della propria forza, e la si esterna con gesti plateali, con le esultanze, con le parole e, soprattutto, con le prestazioni, il giudizio degli “altri” arriva molto presto. Si viene definiti arroganti e, di norma, si cerca in tutti i modi di dimostrare che non si tratta di arroganza, ma di consapevolezza. Tuttavia, la norma non appartiene né a Sergio Ramos né al Real Madrid. Lo spagnolo è così tanto un simbolo del madridismo, da aver trasformato quell’arroganza in una versione “sana”. Il difensore cavalca l’avversione che i tifosi delle altre squadre hanno verso di lui: è sempre il più beccato dalle tifoserie, compresa quella della sua ex squadra, il Siviglia, di cui è anche tifoso di vecchia data. Sergio Ramos provoca i supporters avversari, come fa il Torero con il toro nella Corrida, una pratica a cui il calciatore è molto affezionato. Indimenticabile quando negli ottavi di finale di Coppa del Re, proprio contro il Siviglia, decise di tirare il calcio di rigore sul punteggio di 2-2, segnandolo, con un cucchiaio, per poi andare sotto la curva dei suoi ex tifosi che lo stava insultando da inizio gara, girarsi e indicare il suo nome sul retro della camiseta del Real.

Un episodio che racchiude tutto il concetto di sana arroganza di cui Sergio Ramos si fa vate, ma che rappresenta l’intero mondo Real sin dalla sua nascita. Odiata da molti, vincente nei fatti, ma sempre pronta a far impazzire gli avversari non solo attraverso il gioco, ma anche con gli atteggiamenti.

4. ENERGIA E CATTIVERIA, MA SOLO DEL CAPITANO

Rosso e giallo, cosa rappresentano questi colori? La passione, il sangue, l’energia, ma anche i colori della bandiera spagnola. Sergio Ramos è particolarmente affezionato a questi colori, sia in senso positivo che negativo. Ovviamente, si tratta dei colori della sua Nazionale, ma anche dei colori che il difensore vede spesso alzati davanti a lui dall’arbitro. Lo spagnolo, infatti, detiene il record, non così invidiabile, dei cartellini collezionati nella storia del club, ma non solo. Questo “primato”, infatti, lo detiene anche nella Liga, così come nella storia della Champions League e della sua Nazionale. Una statistica surreale, ma che ci dice davvero tanto sul comportamento in campo di Ramos. Tuttavia, il difensore non è il classico giocatore senza fronzoli, anzi, vanta una tecnica che difficilmente si trova in giocatori del suo ruolo. Riassumendo, quindi, Sergio Ramos si inserisce sia in quella schiera di giocatori duri, che non sopportano il tentativo di dribbling di troppo, ma anche in quella di difensori tecnici e moderni, capaci di gestire alla perfezione il primo possesso. Un tutt’uno che, da un lato, quello tecnico, rappresenta l’idea di calcio del Real Madrid, offensivo, veloce, efficace e bello da vedere, ma che dall’altro, quello più rude, parrebbe cozzare con la filosofia dei Blancos. In realtà, però, ogni squadra ha bisogno di un suo capitano che sappia scegliere il momento in cui intervenire, e che abbia capacità che gli altri non hanno, o che non arrivino al suo livello. Ecco, quindi, perché anche sotto quest’aspetto Sergio Ramos è l’esempio del cuore pulsante di Madrid: tecnico ed efficace. Cosa chiedere di meglio alla propria guida? Nulla, Ramos è il Real Madrid, e viceversa.

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @sergioramos)