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Serie A al via: i dieci motivi per non perdersi la stagione 2022-23

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le formazioni-tipo Serie A 22/23

La Serie A, nonostante negli ultimi anni abbia ceduto il ruolo di primo violino ad altre leghe, rimane uno dei tornei più suggestivi del panorama calcistico mondiale. Se è vero infatti che la storia recente ha visto la massima serie italiana pagare la propria “arretratezza” in termini di potere d’attrazione, è innegabile che essa presenti delle caratteristiche più uniche che rare. Il nostro campionato è infatti immerso in un’atmosfera pulsante che ogni anno, prima del suo inizio, satura l’ambiente calcistico di vibrazioni ad alta intensità, di adrenalina.

Le rivalità, le tifoserie e i weekend di calcio giocato: sta per tornare tutto ciò che amiamo di questo sport. Ecco allora 10 motivi che rendono la Serie A 2022/2023 imperdibile.

1- È UNA SERIE A MAI VISTA

Quella che si appresta a cominciare oggi, con l’anticipo delle 18.30 di Milan-Udinese, è una Serie A mai vista. I mondiali in Qatar, al via il 20 Novembre, si estenderanno fino al periodo natalizio e rappresentano una vera e propria anomalia nel sistema calcistico italiano. I sintomi di tale dinamismo? Partenza anticipata, partite ravvicinate nel periodo precedente al torneo e tante, tantissime incognite legate agli eventuali infortuni della competizione.

In un certo modo la mastodontica presenza del mondiale invernale ha già orientato la Serie A, andando ad influenzare le trattative della sessione di calciomercato corrente (come quella di Wijnaldum alla Roma) e costringendo i dirigenti delle società di tutto il calcio europeo a stravolgere i propri programmi per adattarli ad uno sparo di inizio gara anticipato.

2- I NUOVI VOLTI

A caricare di tensione l’incipit del campionato non può che essere, come ogni anno, la smania caratteristica del tifoso italiano di vedere all’opera i propri nuovi pupilli. A Roma, dove la piazza (già rovente per natura) è stata accesa da una campagna acquisti memorabile, i tifosi stanno contando i minuti che li separano dall’esordio stagionale. Stesso vale per la Juventus, per l’Inter e per il Milan: i bianconeri fremono per vedere Di Maria e Bremer all’opera, i nerazzurri rispolverano la maglia di Big Rom e i milanisti sperano di vedere un De Ketelaere brillante.

Anche i napoletani, nonostante le contestazioni legate ad un mercato controverso, non vedono l’ora di conoscere Kvaratskhelia, il georgiano di cui tanto si è parlato in queso precampionato.

3- IMPOSSIBILE FARE PRONOSTICI

A rendere appassionante un torneo, tra le altre cose, è senza dubbio la competitività che questo mette in mostra. Campionati come la Bundesliga o la Ligue 1, agli occhi di uno spettatore non tifoso, possono risultare scontati, privi di grandi emozioni. Se la Serie A, in un passato non molto remoto, si era pericolosamente avvicinato per caratteristiche alle suddette leghe, gli ultimi due anni hanno scrollato con vigore l’etichetta di “torneo scontato” che l’egemonia juventina aveva attirato su di sé.

La vittoria ad anni alterni delle milanesi ha dato linfa nuova ad una lega che, oggi più che mai, risulta imprevedibile. Tralasciando un’Inter ormai costante da diversi anni, fare un pronostico sulle prime 6 posizioni diventa una missione impossibile, o quasi. Lo stesso campione in carica, il Milan, non svetta sulle altre nelle quotazioni per la vittoria finale e non è infattibile che una formazione che sulla carta è da quinto o sesto posto non centri la zona Champions. O viceversa.

Sarà back to back rossonero? L’Inter riprenderà il controllo o sarà la Juve a redimersi? E occhio alla lotta per l’Europa che conta, il cui risultato non è mai stato così difficile da preconizzare. Solo il campo farà chiarezza.

4- LA JUVE CON IL SANGUE AGLI OCCHI

E’ proprio verso i bianconeri, allora, che molti puntano il dito alla domanda su una papabile contendente al tricolore. E non può che essere così. La Juve è per natura una squadra vincente, dalla quale ci si aspettano grandi cose. Gli ultimi due anni, dove la Vecchia Signora ha faticato e sgomitato per rientrare nei primi 4 posti, cozzano con l’immagine della società data dalla trionfale era Conte. In generale, cozzano con tutto lo spessore storico che una squadra come quella torinese si porta dietro.

A tutto ciò si aggiunge inoltre un mercato faraonico, dove la dirigenza della Continassa è stata capace di aggiungere ad una rosa già competitiva diversi pezzi da 90. Gli ultimi acquisti nel carrello juventino? Vlahovic, Di Maria, Pogba, Bremer e Kostic. Serve dire altro? Sarà una Juve con il sangue agli occhi.

5- LOTTA SALVEZZA

Così come per la bagarre al vertice, anche la lotta salvezza quest’anno rischia di essere una delle più avvincenti di sempre. Il roster delle squadre di questa nuova stagione vede molte compagini “inesperte”, o comunque alle prime armi in Serie A. Dalle neo promosse Cremonese, Foggia e Monza alle possibili mine vaganti Empoli, Salernitana, Spezia e Sampdoria:ci aspetta un girone di ritorno infuocato.

6- IL RITORNO DELLA LU-LA

Ogni appassionato di calcio, tifoso dell’Inter o meno, non può che attendere con trepidazione il ritorno della coppia Lukaku-Lautaro. Il dinamismo, la tecnica e l’intesa che questo binomio trasuda, oltre ad aver trascinato alla vittoria la propria squadra, ha incantato gli spettatori italiani per una stagione intera. Il colosso belga e il toro argentino, di nuovo insieme con un obiettivo regicida: spodestare il Diavolo e tornare a dipingere di nerazzurro la città di Milano.

7- I FAB FOUR DELLA ROMA

Una delle squadre più in “hype” del momento è sicuramente la rinnovata Roma di Mourinho. I veri fautori di questo stravolgimento sono senza dubbio i Friedkin, capaci di azzeccare ogni singola mossa (fino ad ora) e a riportare, oltre che entusiasmo alla piazza, nomi di livello a Trigoria. Dal marketing, al mercato fino alla vittoria della Conference: la cura americana sta gettando le basi per qualcosa di importante. 

La Lupa, nella primo impegno casalingo della stagione, ha messo in mostra le proprie armi, i “Faboulous Four”: Zaniolo, Pellegrini, Dybala ed Abraham. Un quartetto offensivo, utilizzabile in un 4-2-3-1, che tra i pacchetti d’attacco è davvero secondo a pochi in Europa. Se poi a supportarli ci sono giocatori come Wijnaldum e Matic (o Cristante), i giallorossi rischiano di diventare la vera scheggia impazzita del torneo. E noi, in quanto spettatori, non possiamo che esserne felici.

8- IL RITORNO DEL CONDOR

La coppia Galliani – Berlusconi rappresenterà sempre, per una generazione di appassionati di calcio, un ricordo nostalgico, amarcord. Il Monza, però, è una dimensione che con la sfera del passato ha poco a che fare, anzi. Il progetto portato avanti per la squadra brianzola, infatti, è forse il più promettente tra quelli delle neo promosse. Il Condor, che dimostra di avere ancora qualche asso nella manica, è il fautore di un mercato importante, ragionato e razionale ma comunque capace di mandare in fibrillazione la propria tifoseria.

Il binomio dirigenziale che ha fatto la fortuna calcistica di un Milan storico è tornato a farsi vedere nel calcio che conta, e lo ha fatto con il chiaro obiettivo di costruire qualcosa di importante.

9- LA CORSA DEI CAPOCANNONIERI

Un altro, grande, motivo per non perdersi la stagione 22/23 è la classifica marcatori.  La figura del bomber infatti, per natura, attira su di sé l’attenzione generale, anche a costo di sottrarla ai propri compagni. Assetato di sangue, spesso capriccioso, egoista: il capocannoniere è quello che la butta dentro, l’idolo dei tifosi. In una Serie A dove negli ultimi anni è stato Re Ciro Immobile a prendersi la corona, diversi pretendenti ambiscono al trono. Da Vlahovic a Lukaku, passando per Lautaro, Abraham e Osimhen: chi sarà il capocannoniere 22/23?

10- LA PASSIONE

Ciò che rende speciale il campionato nostrano è la passione incondizionata che i supporters dimostrano nei confronti della propria squadra del cuore. Che sia una contendente al titolo o la più mediocre delle formazioni, il tifoso la domenica è lì, e non c’è altro posto dove vorrebbe stare. La verità è che in Italia il campionato di calcio è molto più che un torneo, è una cultura. È saltare sul divano al gol della propria squadra, urlare a squarciagola il nome di un giocatore in curva o commentare la partita al barbiere il giorno dopo. È lo sfottò, la rabbia e la delusione. È passione, e ci appartiene.

Oggi, ore 18.30: si ricomincia.

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L’Ungheria sogna la qualificazione

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Ungheria

Dopo la vittoria per 1-0 contro la Germania, alla Puskas Arena di Budapest, contro l’italia, l’Ungheria di Marco Rossi sogna la qualificazione.

La vetta della classifica

Nella quinta giornata del Gruppo 3 di Nations League, mentre l’Italia trionfa per 1-0 contro l’Inghilterra, sicura del quarto posto nel girone e retrocessa nella Lega B, i magiari battono 1-0 la Germania e, a una sola partita dal termine, l’Ungheria sogna la qualificazione per i playoff di giugno.

Una squadra spregiudicata

La squadra di Marco Rossi si è assicurata, con merito, la possibilità di accedere alla fase conclusiva della competizione. L’Ungheria, la quale al momento del sorteggio è sembrata la vittima sacrificale delle più blasonate Italia, Inghilterra e Germania, si è rivelata la sorpresa del girone. Dopo avere conquistato 10 punti nelle prime cinque partite gli ungheresi sono in testa alla classifica, a + 2 sugli azzurri e, all’ultima sfida, nella Puskas Arena di Budapest, hanno a disposizione due risultati su tre. Il commissario tecnico si dice pronto ad affrontare il suo personalissimo derby:

“Ci saranno tantissime emozioni, poi la speranza è quella di giocare una grande partita.”

La gara: primo tempo 

Alla Red Bull Arena di Lipsia va in scena l’incontro tra i padroni di casa della Germania e la selezione ungherese. La squadra di Flick, nel 2022 non ha mai perso, ma non ha convinto, con due vittorie contro Italia e Israele e quattro pareggi. I magiari , viceversa, reduci dell’1-1 dell’andata, dopo la straripante vittoria per 4-0 contro la nazionale dei Tre Leoni, non hanno più nulla da perdere. Al sedicesimo minuto angolo per l’Ungheria cross sul primo palo dove arriva in anticipo Adam Szalai, veterano della squadra, il quale ha annunciato il ritiro al termine della competizione, che di tacco sorprende il portiere. L’assist non poteva che essere della stella Dominik Szoboszlai che gioca nella squadra della città nel cui stadio va in scena questa partita. Al ventiquattresimo minuto calcio di punizione, battuta veloce, Orban mette in mezzo per Schäfer che conclude addosso a Ter Stegen.

La gara: secondo tempo

Al cinquantesimo minuto Leroy Sanè, lanciato da Gündoğan, sul primo palo impegna il portiere Gulácsi. Nove minuti più tardi Kimmich ci prova dalla distanza e il pallone, nonostante l’illusione del goal, termina sul fondo. Al settantunesimo minuto Kleinheisler la passa per il neoentrato Adam che impegna il portiere che fa suo il pallone in tuffo. Al settantaseiesimo cross da sinistra per Havertz che viene anticipato dall’uscita con i pugni di  Gulácsi. A cinque minuti dal termine, lanciato in velocità, Kleinheisler ha la palla del 2-0, ma viene ipnotizzato dall’estremo difensore blaugrana, il quale evita il raddoppio. Triplice fischio, dopo avere ottenuto un altro clamoroso successo nel girone di ferro, l’Ungheria sogna la qualificazione.

C’è spazio per l’Italia

Il frutto del successo non è dato al caso, ma da un percorso di crescita che ha inizio nel 2018, anno a partire da cui Marco Rossi, reduce dalle esperienze all’Honved e Dunajska Streda, è commissario tecnico della nazionale. Il mister, al termine dell’ennesimo successo contro la Germania ha dichiarato:

“Sono italiano e fiero di esserlo, ma in Ungheria ho trovato una seconda patria.”

Nell’ultima edizione della Nations League ha guidato i suoi, nel Gruppo 3 della Lega B con Russia, Serbia e Turchia, al primo posto nel girone. L’Ungheria, dopo avere sconfitto in pieno recupero l’Islanda, ottiene per la seconda volta consecutiva, la qualificazione ai Campionati Europei. A Euro 2020 la selezione ungherese è rimasta esclusa dagli ottavi di finale, ma ha raggiunto un onorevole quarto posto a due punti di distanza da Francia, Germania e Portogallo. Nell’odierna edizione della Nations League solo gli azzurri hanno battuto gli ungheresi, che venivano dal pareggio casalingo per 1-1 contro la Germania. I magiari, nonostante la sconfitta per 2-1 rimediata a Cesena, non si sono persi d’animo e hanno vinto due volte contro gli inglesi e hanno raccolto altri tre punti contro la nazionale elvetica. Un’impresa frutto del sacrificio, alla guida della squadra, di Marco Rossi e il suo staff tecnico. L’Ungheria si presenta al match da grande protagonista, con otto reti all’attivo, il migliore attacco e solo tre goal subiti, la migliore difesa.

La chiave del successo

La tattica preferita è il catenaccio all’italiana ossia la capacità della squadra di cambiare pelle, passando dal 3-5-2 al 5-3-2 in fase di non possesso. L’Ungheria può fare affidamento su uno tra i portieri più affidabili di Europa, Péter Gulácsi. La linea difensiva si compone del capitano Willi Orban, il centrale del Fenerbahce Attila Szalai e Ádám Lang. A completare la spina dorsale della squadra un altro prodotto dell’RB Lipsia, il quale rappresenta la stella della selezione ungherese, ossia il numero 10 Dominick Szoboszlai. Come mezzala destra il centrocampista ex Bologna Ádám Nagy, al cui fianco Attila Fiola e Milos Kerkez, prodotto dell’AZ Alkmaar. In attacco il bomber Adam Szalai, centravanti trentaquattrenne del Basilea. Un mix di giovani promesse, aspiranti campioni e veterani senza età. Intanto Marco Rossi si gode l’affetto dei suoi tifosi in quella che lui afferma essere una seconda patria, ma se in futuro bussasse una big di Serie A?

“Allenare una Nazionale non è come allenare un club. Se dovesse arrivare un’offerta importante, la valuterei serenamente. Sono contento però dove sono, qui mi sento amato e sono in una situazione di comfort.”

Un gruppo che, sebbene non sia partito con i favori del pronostico, ha saputo fare innamorare migliaia di tifosi ed addetti ai lavori. L’Ungheria sogna la qualificazione  per ambire ai vertici del calcio europeo.

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Annate da sogno

La storia di Marco Negri, bomber sfortunato

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Nel corso della storia del calcio sono stati molti i giocatori che hanno furoreggiato per un breve periodo di tempo, per poi sparire nell’anonimato. Le ragioni di queste “Meteore” sono molteplici, quali discontinuità, fragilità mentale o fisica, ma ci sono casi particolari in cui è la sorte la principale artefice di queste situazioni.
Uno dei calciatori più emblematici di questa categoria è Marco Negri, protagonista a metà anni ’90 di uno dei più grandi exploit del periodo, terminato in maniera davvero beffarda.

GLI INIZI

Marco nasce a Milano il 27 ottobre 1970, ma trascorre l’infanzia in provincia di Gorizia.
A 13 anni entra a far parte delle giovanili dell’Udinese, club con il quale esordisce in Serie B l’11 settembre 1988.
Nella prima parte della sua carriera Negri fatica a trovare la via del gol, ma le sue prestazioni lasciano intravedere la possibilità di un futuro buon giocatore.
Nel 1991 passa alla Ternana, in Serie C1, dove segna le sue prime reti da professionista. Il primo centro arriva nello stesso stadio dove aveva esordito con l’Udinese, il Granillo di Reggio Calabria dove firma il gol decisivo di una vittoria fondamentale per il ritorno delle fere in Serie B.

UN SIMBOLO D’AMICIZIA

La stagione positiva di Negri gli frutta una chiamata dal Cosenza per la Serie B 1992/93. La cadetteria, nonostante qualche sprazzo di bel calcio e 4 reti all’attivo, rappresenta ancora uno scoglio troppo duro per l’attaccante milanese, che a fine stagione torna in C1, per militare in una nobile decaduta: il Bologna.
L’annata emiliana per Negri rappresenta la prima vera occasione per spiccare il volo.
Bologna, nonostante la categoria decisamente inusuale, resta molto vicina alla squadra durante tutto il campionato, che si chiude con la tremenda caduta in semifinale Playoff, per mano della Spal corsara al Dall’Ara.
Nonostante l’obiettivo sfumato, per Negri la stagione è più che positiva, con 8 centri, tutti decisivi, e la nascita di un’amicizia con Giuseppe Campione, ventenne attaccante di scuola rossoblu.
Campione, dopo l’esordio in massima serie a 16 anni da compiere, è un l’anima della squadra e riesce a legare immediatamente con Negri.
Nell’estate del 1994 il Bologna cede Campione in prestito proprio alla Spal, dove fa in tempo a giocare due partite, prima del tragico epilogo della sua vita, avvenuto il 14 settembre 1994 in un incidente stradale.
Da quel tragico giorno di fine estate, Marco Negri ha indossato un polsino bianco fatto di cerotti, in memoria del suo amico Giuseppe.

UN’IRADIDDIO

La stagione trascorsa al Bologna instaura nella mente di Negri la coscienza delle sue capacità, e l’attaccante milanese inizia a segnare a raffica.
Nella stagione 1994/95 Marco torna a Cosenza, nuovamente in Serie B, ma il risultato è decisamente diverso.
In 34 partite Negri segna la bellezza di 19 gol, che contribuiscono in maniera decisiva alla salvezza dei rossoblu, partiti con una penalizzazione di 9 punti per irregolarità amministrative.
Dopo un’annata del genere, inevitabilmente, anche le big delle Serie B iniziano ad adocchiare l’attaccante del Cosenza.
A spuntarla, al termine di un’estate rovente, è il Perugia di Luciano Gaucci, che supera anche le avances dell’Atalanta, squadra di Serie A.
Gli umbri sono una delle formazioni che, senza scaramanzie, parte con l’obbligo di tornare in massima serie, anche grazie alle solite spese pazze del presidente.
L’annata 1995/96 è splendida per Negri, che si conferma bomber implacabile con 18 centri e riporta i grifoni in Serie A.

LA MASSIMA SERIE

Eh già… la Serie A, il sogno di tutti i ragazzi che iniziano a giocare a calcio, diventa finalmente realtà anche per Marco Negri, che a 26 anni si sente maturato a sufficienza per il grande salto.
La partita d’esordio si gioca in casa, in quel Renato Curi che trascina i propri beniamini verso la vittoria.
L’8 settembre è la data segnata col circoletto rosso in casa Negri, che scenderà in campo per la prima volta in Serie A, sfidando la Sampdoria.
L’avversario è tutt’altro che morbido, i blucerchiati, seppur verso la fine dei loro anni magici, schierano campioni del calibro di Mancini, Veron, Karembeu, Mihajlovic e un giovane Vincenzo Montella, anche lui al primo ballo in massima serie.
Il Perugia, però, è squadra tosta e riesce nell’impresa di battere la Samp per 1-0. La rete decisiva la segna proprio lui, Marco Negri, che riparte da dove aveva lasciato.
La stagione dei grifoni, purtroppo, risulta decisamente travagliata, con un arrivo a quota 37, a pari punti con Piacenza e Cagliari, che significa retrocessione.
Negri, dal canto suo, non può che essere soddisfatto del suo battesimo nel grande calcio, con 15 gol segnati che lo piazzano in cima alla lista dei desideri di molti club; a spuntarla è una squadra decisamente particolare.

THE MOODY ITALIAN

In Scozia il dualismo tra Celtic e Rangers è uno dei più famosi del calcio. Nel periodo storico di fine anni ’90 i biancoblu cercano un attaccante dal gol facile per rimpiazzare l’ormai logoro Ally McCoist.
La prospettiva di giocare addirittura in Champions League fa immediatamente accettare Marco, che fa le valigie e parte per Glasgow.
I Rangers dispongono di una rosa decisamente ben fornita, con i guizzi di Brian Laudrup, la sostanza degli italiani Gattuso e Porrini, la compattezza dello svedese Thern e il folle genio di Paul “Gazza” Gascoigne.
Con questi presupposti, l’avventura scozzese di Negri potrebbe sembrare quasi una vacanza, invece il centravanti milanese parte titolare già da inizio stagione ed inizia a brillare.
L’avvio do Scottish Premiership di Negri è da infarto: 23 gol (si, 23) in appena 10 partite, con il picco di 5 alla seconda giornata contro il malcapitato Dundee United, un inizio da strapparsi i capelli.
Un exploit del genere, nell’anno dei Mondiali di Francia ’98, mettono addirittura Negri nella lista dei possibili convocati per il torneo iridato.
A fine stagione la classifica marcatori reciterà 32 reti, primo posto solitario rispettivamente  a +14 e a +12 dagli inseguitori, gli svedesi Olofsson e Larsson, emblema di una stagione più irripetibile che rara.
Nonostante le cifre, però, le statistiche riportano qualcosa di decisamente strano.
Negri, dopo l’avvio clamoroso con 30 gol nel girone d’andata, ne segna solamente due al ritorno, un calo molto vistoso e preoccupante, ma che nessuno immagina derivi da un avvenimento incredibile.

“L’INFORTUNIO” PIÙ ASSURDO DI SEMPRE

Il mercoledì, per i calciatori che militano in Scozia, è giorno di riposo, il giorno in cui dedicarsi agli hobby con i compagni di squadra e non pensare al calcio.
Marco Negri e Sergio Porrini si cimentano nel loro secondo sport preferito: lo squash, che iniziava a diventare famoso proprio verso fine millennio.
Durante uno scambio, Negri si ritrova vicino al muro, proprio mentre Porrini colpisce la pallina, che finisce direttamente nell’occhio dell’attaccante.
Il colpo è tremendo, l’occhio di Negri si infossa nella cavità orbitale e ciò causa il distacco della retina al calciatore.
In quel momento, la carriera ad alti livelli di Marco Negri finisce improvvisamente, proprio mentre il ventisettenne si trova nel suo punto più alto, dove cadere fa più male.
Al rientro dopo la riabilitazione, per Marco inizia un calvario tremendo, fatto di ernie, fratture da stress, infezioni a ferite superficiali, tutti problemi che complicarono esponenzialmente il prosieguo della carriera dell’attaccante.
Dopo una breve parentesi a Vicenza e l’addio definitivo ai Rangers, Negri passa per Bologna, Cagliari e Livorno (con gli amaranto sembra anche ritrovare la vena realizzativa, ma è un episodio isolato), prima di chiudere la carriera nel 2005 a Perugia,  nel luogo dove aveva spiccato il grande salto che lo ha portato ad un passo dal Mondiale di Francia ’98.

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Calcio Internazionale

Dove vedere Ungheria-Italia in tv e in streaming

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Dove vedere Ungheria-Italia

DOVE VEDERE UNGHERIA-ITALIA IN TV E IN STREAMING –  Accantonata la bella vittoria di ieri sera contro l’Inghilterra, l’Italia ora deve pensare alla sfida con l’Ungheria se vuole il primo posto del girone. La vittoria nella terra magiara consentirebbe agli azzurri di partecipare alle Final Four di Nations League che si svolgeranno a giugno 2023. All’inizio di questa competizione, difficilmente ci si sarebbe immaginati vedere Italia e Ungheria combattere per il primo posto del girone, poiché comunque Inghilterra e Germania hanno rose di un certo livello. Fra l’altro Italia e Ungheria sono anche le due nazionali di questo girone che non parteciperanno ai prossimi mondiali. Quindi per entrambe, questo è l’unico obiettivo di un certo livello potenzialmente raggiungibile.

Sia azzurri che magiari vengono da due vittorie, entrambe per 1-0. La squadra di Mancini ha sconfitto a San Siro l’Inghilterra di Southgate, grazie al gol nella ripresa di Giacomo Raspadori, che sta vivendo un ottimo settembre. L’Ungheria invece ha fatto qualcosa di ancora più difficile, ovvero vincere in trasferta in Germania, precisamente alla Red Bull Arena di Lipsia. Decisivo il gol di Adam Szalai, 34enne del Basilea che ha giocato quasi tutta la sua carriera proprio in terra teutonica.

L’incontro di andata tra Italia e Ungheria si è svolto lo scorso 7 giugno al Manuzzi di Cesena, dove a vincere furono proprio gli azzurri per 2-1. Andarono in rete Nicolò Barella e Lorenzo Pellegrini, mentre il gol dei magiari fu un’autorete di Gianluca Mancini. Purtroppo per l’Italia però questa volta non potrà esserci il capitano della Roma, che ha dovuto lasciare il ritiro della nazionale qualche giorno fa a causa di un affaticamento al flessore.

DOVE VEDERE UNGHERIA-ITALIA IN TV E IN STREAMING

Ungheria-Italia si giocherà alla Puskas Arena di Budapest lunedì 26 settembre alle ore 21.00. La partita sarà trasmessa in diretta ed in esclusiva su Rai 1. Sarà possibile assistere al match anche in streaming, sulla piattaforma Rai Play.

PROBABILI FORMAZIONI

UNGHERIA (3-4-2-1): Gulacsi; Lang, Orban, Szalai; Fiola, Schafer, Nagy, Kerkez; Gazdag, Szoboszlai; Szalai.

ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Bastoni, Dimarco; Barella, Jorginho, Cristante; Gnonto, Scamacca, Raspadori.

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Bundesliga

Il più giovane esordiente nei top 5 campionati europei

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chi è d'andrea

IL PIÙ GIOVANE ESORDIENTE NEI TOP 5 CAMPIONATI EUROPEI – Siamo solo ad ottobre ma le principali competizioni europee (Premier League, Serie A, Ligue 1, La Liga e Bundesliga) hanno già visto debuttare molti giovani prospetti. A volte un esordio prematuro può essere una scelta societaria volta a gonfiare il prezzo del cartellino di un giocatore, in altri casi è semplicemente il segno evidente che il ragazzo, nonostante l’età, sia pronto a dire la sua nel calcio che conta. Che siano astri nascenti o semplici fuochi di paglia solo il tempo potrà dirlo: ciò che è certo, tuttavia, è che il percorso dei seguenti giocatori all’interno del gioco più bello del mondo è solo all’inizio.

Scopriamo allora insieme ogni più giovane esordiente nei campionati europei.

IL PIU’ GIOVANE ESORDIENTE IN SERIE A – LUCA D’ANDREA

Il più giovane esordiente del campionato nostrano per la stagione 22/23 è Luca D’Andrea, trequartista o esterno alto del Sassuolo. Il ragazzo, nato il 6 settembre 2004 a Napoli, debutta il 17 settembre nel tridente offensivo schierato da Dionisi contro il Torino. Luca, fantasista mancino con una forte tendenza verso la giocata “a rientrare”, solca per la prima volta un campo di Serie A all’età di 18 anni e 11 giorni.  Il match, nonostante l’assenza tra le fila dei neroverdi di Berardi (sostituito proprio da D’Andrea), vedrà il Sassuolo battere la compagine di Juric per 1-0.

IL PIU’ GIOVANE ESORDIENTE IN PREMIER LEAGUE – ETHAN NWANERI

Esordire nel campionato più visto del mondo non deve essere facile, soprattutto se lo si fa all’età di 15 anni e 5 mesi. È la storia di Ethan Nwaneri, giovane calciatore dell’Arsenal il quale ha giocato nel match di Premier League contro il Brentford vinto dai Gunners per 3-0. Il classe 2007, buttato nella mischia da Arteta, ha impressionato l’allenatore mettendosi in mostra con la rappresentativa dell’Arsenal Under 18. Il tecnico spagnolo ha allora deciso di aggregarlo alla prima squadra e, a causa di una lunga lista di infortuni, di sfruttarlo già nella stagione corrente. A soli 15 anni Ethan, oltre ad essere il più giovane calciatore a disputare un match di Premier, ha già esordito in nazionale inglese: che siano troppe le tappe bruciate? Solo il tempo potrà dirlo.

IL PIU’ GIOVANE ESORDIENTE IN BUNDESLIGA – MATHYS TEL

Il Bayern Monaco è, da sempre, una fabbrica di giovani talenti. La commistione bavarese tra campioni affermati e baby fenomeni è storicamente fonte di successo in casa dei tedeschi, i quali anche nella stagione corrente detengono il record per il giocatore più giovane ad esordire. Il nome è quello di Mathys Tel, punta centrale di nazionalità francese al debutto in Bundesliga nel match vinto dai campioni in carica di Germania per 6-1 contro il Francoforte. Mathys all’età di 17 anni e 3 mesi può già vantare una presenza in uno dei club più titolati al mondo: è senza dubbio un nome da tenere sotto d’occhio.

IL PIU’ GIOVANE ESORDIENTE IN LIGA – JOEL ROCA

Approdiamo in Spagna, dove il più giovane esordiente per la stagione 22/23 della Liga è Joel Roca, ala sinistra del Girona al debutto nel match contro il Celta Vigo perso per 1-0 dal team di Michèl. Joel, nato il 7 giugno 2005, fa il suo debutto all’età di 17 anni e 2 mesi. L’attaccante, destro di piede ma che ama giocare in posizione invertita, può vantare anche un’altra presenza con il Girona e si candida ad essere una pedina rilevante nello scacchiere dell’allenatore. 

IL PIU’ GIOVANE ESORDIENTE IN LIGUE 1 – WARREN ZAÏRE-EMERY

Come nel caso di Mathys Tel l’esordio di Warren Zaïre-Emery può vantare un valore aggiunto: quello di aver preso luogo tra le fila del Paris Saint-Germain. Il mediano francese, a soli 16 anni (è nato l’8 marzo 2006), ha assaporato i primi minuti in Ligue 1 nella partita vinta dai parigini contro il Clermont Foot per 5-0. Il 6 agosto 2022, data della suddetta gara, Warren ha materializzato uno dei suoi sogni debuttando nella massima serie francese con la maglia del club che solo all’età di 8 anni lo ha prelevato e fatto proprio. Il centrocampista è già un pilastro della nazionale giovanile dei Blues e si candida ad essere, insieme ai vari Camavinga e Tchouameni, uno dei protagonisti della prossima generazione di centrocampisti francesi. 

 

 

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