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I Nostri Approfondimenti

Serie A Back To The Future: Giornata 1

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Ancelotti

Con l’inizio della nuova stagione di Serie A, nuove storie di calcio stanno per essere scritte, in modo da poter essere raccontate in futuro. Per questo motivo parte oggi questa nuova rubrica targata Numero Diez, con la quale ci tufferemo nel passato del nostro campionato. Per ogni partita in programma, infatti, andremo a ricordare un precedente storico, per mantenere vivi i ricordi calcistici di più generazioni.

MILAN-UDINESE 3-1 16/01/2005

Nel freddo gennaio del 2005, nei cinema italiani il pubblico rimane scioccato dall’inquietante thriller di James Wan, “Saw”, che darà vita ad una saga splatter dalle alterne fortune.
Domenica 16, nel teatro di un San Siro decisamente polare, il Milan ospita l’Udinese nell’ultima di andata.
I rossoneri possono contare su una delle rose più complete degli ultimi anni, grazie agli arrivi di Jaap Stam in difesa e, soprattutto, del Valdanito Crespo in avanti. L’argentino, assieme a Shevchenko è pronto a mettere a ferro e fuoco le difese italiane ed europee.
Dall’altra parte, invece, i friulani di Luciano Spalletti si sono rinforzati con il giovane portiere Samir Handanovic e l’attaccante dell’Empoli, Antonio Di Natale, due pedine che scriveranno la storia dell’Udinese.
Al giro di boa entrambe le squadre sono salde nei primi posti della classifica, con i bianconeri mina vagante del torneo. Anche nell’invernale pomeriggio milanese i ragazzi di Spalletti vendono cara la pelle, e passano in vantaggio.
Dopo appena 9 minuti Iaquinta lavora un buon pallone sulla fascia e poi lo scarica al limite, dove arriva Di Natale. Il folletto bianconero controlla col sinistro, si gira in un attimo, e lascia partire un destro bellissimo, che si infila lasciando pietrificato Dida.
Dopo l’avvio sprint dell’Udinese, però, sale in cattedra Kakà, che ispira, poco dopo la mezz’ora, il pareggio di Shevchenko.
Il resto del primo tempo è un monologo rossonero, ma il pallone non sembra voler entrare. Nella ripresa, invece, il Milan raccoglie subito i frutti della sua pressione.
Seedorf crossa sul primo palo, dove  Jankulovski è libero e ben appostato per liberare. Il difensore bianconero, però, colpisce malissimo e infila De Sanctis, per il 2-1 Milan.
Dopo un secondo tempo che ripercorre le trame del primo, il Milan chiude la partita nel recupero, con Kakà che non sbaglia davanti al portiere friulano.
Al termine della stagione il Milan chiuderà secondo, con la beffa clamorosa nella finale di Champions ad Istanbul, mentre l’Udinese arriverà quarta, qualificandosi per la massima competizione europea.

SAMPDORIA-ATALANTA 3-1 20/02/1994

20 febbraio 1994, i Soundgarden pubblicano il loro singolo “Spoonman”, dedicato ad un artista di strada che era solito utilizzare un set di cucchiai per le sue esibizioni e i cinema italiani sono pronti per iniziare a proiettare uno dei film più belli della storia, “Schindler’s List”. La storia dell’imprenditore tedesco Oskar Schindler, che riuscì a salvare più di 1000 ebrei dalla Shoah, interpretato nel film da un grande Liam Neeson, a tratti sovrastato dall’interpretazione da brividi di Ralph Fiennes, nei panni dell’ufficiale nazista Amon Göth.
Tutto questo mentre, in una freddissima Genova, reduce da una settimana ricca di pioggia torrenziali, la Sampdoria quarta in classifica ospita un’Atalanta relegata all’ultima piazza del tabellone, che cerca punti per una salvezza quasi impossibile.
I blucerchiati partono subito forte e dopo poco più di mezz’ora di gioco sono avanti di due reti, grazie alla magnifica doppietta di Ruud Gullit, prima con un gran diagonale di sinistro su lancio di Lombardo, poi con un potentissimo destro dopo un dialogo dal tasso tecnico elevatissimo con Mancini. Nella ripresa i blucerchiati chiudono i giochi con Attilio Lombardo, servito ancora splendidamente dal capitano. Nel finale arriva il gol della bandiera atalantino, con Valentini che sfrutta un rimbalzo maligno del pallone sul pessimo terreno di Marassi per battere Pagliuca.

LECCE-INTER 0-1 20/10/1985

Il 18 ottobre 1985 esce, nelle sale italiane, “Ritorno al Futuro”, primo capitolo della trilogia dedicata ai viaggi nel tempo che ha segnato una generazione di giovani.
Due giorni dopo, al Via del Mare di Lecce va in scena la sfida tra i giallorossi padroni di casa e l’Inter di Ilario Castagner.
Per i salentini la stagione 1985/86 è la prima vissuta in massima serie, nell’euforia generale.
Il Lecce, che non ha ancora subito reti in casa, capitola dopo soli 11 minuti.
Sulla fascia destra Fanna e Baresi dialogano alla grande, con il pallone poi servito verso il centro, dove arriva un ragazzo di vent’anni: Enrico Cucchi.
Il giovane conclude in corsa con il destro, battendo il portiere e segnando il suo primo gol in Serie A.
La storia di Cucchi, che in quel pomeriggio di ottobre sembrava preludere ad un futuro luminoso, si conclude in maniere molto amara. Enrico muore il 4 marzo 1996, ad appena 30 anni, vittima di un melanoma che lo tormentava da più di due anni.
Un finale davvero triste per un uomo che avrebbe meritato di più dalla vita.

MONZA-TORINO 2-3 08/10/2000

Nel settembre del 2000 esce in Italia “Memento”, uno dei migliori film diretti da Christopher Nolan e tra i più apprezzati di inizio millennio.
Nella Serie B 2000/01, invece, il Torino di Gigi Simoni, appena retrocesso, è chiamato ad una pronta risalita.
Al Brianteo di Monza, i granata chiudono il primo tempo in vantaggio, grazie alla rete messa a segno dal brasiliano Pinga.
Nella ripresa, dopo appena cinque minuti, l’esperto Marco Branca impatta per i padroni di casa.
Il resto della partita scorre in maniera tranquilla, fino all’81’.
Il solito Marco Ferrante segna la sua terza rete stagionale, riportando avanti il Toro. I granata, però, si adagiano sugli allori troppo presto, e vengono puniti da Lantignotti due minuti dopo.
Il gol del definitivo 2-3 per i granata lo segna Franco Semioli, prodotto del settore giovanile al primo centro da professionista, che regala 3 punti d’oro al Torino per la corsa alla Serie A.

LAZIO-BOLOGNA 1-2 26/01/1997

Nel primo mese del 1997 negli USA spopola “Un-Break My Heart” di Toni Braxton, che rappresenta il più grande successo per la cantante americana.
All’Olimpico di Roma, il 26 gennaio la Lazio ospita il Bologna per la prima giornata del girone di ritorno.
I biancocelesti, allenati da Zdenek Zeman, stanno vivendo una stagione decisamente altalenante, ma restano comunque una squadra di alto livello.
Il primo tempo della partita è un monologo laziale, con Antonioli che respinge tutto quello che gli capita davanti e i felsinei che si affacciano solo un paio di volte nell’area avversaria.
Al 42’, però, il Bologna passa in vantaggio, dopo un errore di Gottardi, che effettua uno scellerato retropassaggio nel nulla, l’equivalente di un invito a nozze per Kennet Andersson. Lo svedese controlla con il sinistro e poi scarica il pallone in diagonale con il destro, ammutolendo l’Olimpico.
Nonostante lo shock causato dalla rete rossoblu, la Lazio continua a macinare gioco e occasioni, trovando il pareggio in avvio di ripresa. L’australiano Okon serve un pallone al limite dell’area a Casiraghi, che controlla spalle alla porta. L’attaccante si gira e conclude con un sinistro splendido che si infila all’incrocio.
Dopo il pareggio, la sfida riprende con lo stesso copione: Lazio all’attacco forsennato, Bologna letale in contropiede.
Quando arriva l’ora di gioco, infatti, i rossoblu segnano la rete del definitivo 1-2. Un lancio lungo di Paramatti pesca in area Nervo, che controlla, salta il diretto avversario e batte Marchegiani.

FIORENTINA-CREMONESE 1-1 21/04/1985

Il 21 aprile 1995 le radio di tutto il mondo emettevano le note di “Everybody Wants to Rule the World”, successo stratosferico dei Tears for Fears, che ancora oggi si sente spesso in film e serie tv.
Nel pomeriggio la Fiorentina riceve al Franchi la Cremonese, tornata in Serie A dopo trent’anni e fanalino di coda della graduatoria.
La partita si decide in un paio di minuti, tra il 18’ e il 20’.
Il vantaggio dei viola porta la firma di Socrates, il Dottore brasiliano che avrebbe meritato più fortuna nel nostro paese, autore di uno splendido calcio di punizione che sorprende Borin.
Due minuti dopo la Cremo giostra una pregevole azione, con Chiorri che serve di tacco Nicoletti, autore del sinistro che vale l’1-1 finale.
Quello di Firenze rimane l’unico punto racimolato in trasferta dai grigiorossi durante la stagione, dato fatale per le speranze di salvezza dei lombardi, che tornano in B dopo un solo anno.

SPEZIA-EMPOLI 3-0 20/04/2013

Nell’aprile del 2013, negli USA sta avendo un grande successo l’ultimo film di Baz Luhrmann, “Il Grande Gatsby”, che uscirà in Italia a maggio, con alterne fortune.
Per la 38’ giornata della Serie B 2012/13 lo Spezia, già salvo, ospita un Empoli in cerca di punti per consolidare la zona playoff.
La partita è una mattanza per i toscani, che passano in svantaggio dopo appena 12 minuti.
Una bella discesa sulla destra di Piccini porta al tap-in di Mirko Antenucci.
Lo Spezia raddoppia sul finire del primo tempo, quando Okaka sfrutta un errore del portiere empolese Dossena e mette dentro da due passi.
Nella ripresa gli aquilotti calano il tris, con la firma dell’incostante ma talentuosissimo Di Gennaro , che mette dentro su assist di Mario Rui.

SALERNITANA-ROMA 2-1 24/01/1999

L’ultimo anno del millennio regala da subito sorprese, come “The Blair Witch Project”, film horror realizzato come un documentario reale, che ha sconvolto il mondo, oppure come la vittoria della Salernitana sulla Roma di Zeman.
I campani, tornati in massima serie dopo ben 50 anni, stanno cercando di risalire dopo un girone d’andata molto difficile.
Dopo dieci minuti Marco Rossi pesca con un gran pallone Giampaolo in profondità. L’attaccante viene steso dal portiere austriaco Konsel e l’arbitro concede il rigore, trasformato da Bernardini.
Nonostante i ripetuti attacchi, la Roma non riesce a trovare il pareggio, e si va a riposo sull’1-0.
La ripresa si apre con la Salernitana che punge subito in contropiede; Tosto vede una prateria davanti al solito Giampaolo e lo serve, permettendo al numero 32 di segnare il gol del 2-0.
Ad un quarto d’ora dalla fine la Roma riesce ad accorciare con Di Biagio, che mette dentro di testa su cross di Paulo Sergio.
Nonostante i tre punti conquistati in questa partita, e un girone di ritorno di buon livello, la Salernitana non riesce nel miracolo e retrocede in Serie B.

HELLAS VERONA-NAPOLI 3-1 16/09/1984

Il 1984 riporta alla mente la meravigliosa “Careless Whisper” di George Michael, brano senza tempo che ha fatto innamorare generazioni di ragazzi.
Nel mondo del calcio, invece, il 1984 è l’anno dell’approdo in Italia di Diego Armando Maradona.
Il Pibe de Oro esordisce i l16 settembre al Bentegodi contro l’Hellas di Bagnoli, squadra arcigna e difficile da affrontare.
I veronesi sono pronti a rovinare la festa dell’esordio all’argentino, e partono con il piede sull’acceleratore.
Dopo poco più di mezz’ora i gialloblu sono già avanti di due reti. Il primo gol lo mette a segno Briegel, il tedesco che Bagnoli ha messo a uomo su Maradona, con un gran colpo di testa da corner.
Il raddoppio, al 33’, lo segna invece Galderisi, che mette dentro dopo una respinta corta di Castellini.
Nella ripresa il Napoli accorcia con l’altro argentino, Bertoni, che conclude in rete da posizione molto defilata, sorprendendo Garella.
La partita viene chiusa, ancora su calcio piazzato, da Di Gennaro, che segna di testa su punizione di Marangon.
Quindi prima vittoria e primo gol rinviati per il Pibe, due punti convincenti, invece, per il Verona, che ancora non sa di aver appena messo a terra il primo mattone verso lo Scudetto.

JUVENTUS-SASSUOLO 1-0 09/03/2015

Nel marzo del 2015 le radio passano ininterrottamente “Uptown Funk” di Mark Ronson e Bruno Mars, una sorta di anticipo dell’estate.
La Juventus, nel pieno dell’epopea dei nove Scudetti consecutivi, riceve allo Stadium il Sassuolo, reduce dalla salvezza nella prima, storica, annata in Serie A.
I neroverdi non hanno paura della Vecchia Signora e tengono bene il campo, sfiorando addirittura il vantaggio in un paio di circostanze.
Quando lo 0-0 sembra ormai scritto, Paul Pogba si inventa una rete pazzesca.
Siamo all’83’, quando il francese controlla un pallone sulla trequarti avversaria con l’esterno destro, per poi scaricare una sassata di collo che si infila all’angolino.
La Juventus si porta così a +11 sulle inseguitrici e mette nel mirino il quarto Scudetto consecutivo.

 

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Calcio Internazionale

Ottavi di finale archiviati: manca sempre meno alla Finalissima

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Inghilterra

Senza troppo clamore, ma con qualche squillo di tromba, il Mondiale in Qatar ha intrapreso, con gli ottavi di finale, la sua fase discendente verso un finale ancora tutto da scrivere ma sicuramente entusiasmante. Nel tragitto, è vero, ci siamo persi per strada alcune Nazionali che, nel tempo, hanno fatto la Storia di questa manifestazione (la Germania, ad esempio), ma il meglio – ne siamo certi – ce lo devono ancora riservare chi è rimasto a giocarsi le proprie chance e ambizioni. E’, come sappiamo e come abbiamo spiegato più e più volte, un Mondiale anomalo perchè inserito, prima volta da quando ha emesso i suoi primi vagiti, nel bel mezzo di una stagione calcistica, alimentando quei dubbi e quelle perplessità che ancor oggi permangono.

Dicevamo che siamo entrati negli ottavi di finale della rassegna, nelle partite da dentro o fuori, negli scontri vis-a-vis dove non si può più sbagliare per non rischiare di giocarsi l’osso del collo tornandosene a casa anzitempo. Al proscenio il solito, pressoché inarrestabile Brasile, un collettivo di gran classe che fa perno sul talento straordinario di Neymar ma soprattutto sulla efficacia pedatoria di un gruppo che non pare aver difetti se non quello di un irrefrenabile narcisismo. E che dire dell’altra sudamericana, l’Argentina del sette volte Pallone d’Oro, Leo Messi? Beh, se tutto va bene, una finale anticipata (peccato non la finalissima, purtroppo!) sarà il loro scontro diretto, una partita tutta da vedere, vivere e godere e alla quale spero tanto di poter assistere anche se – ahimè – soltanto dal divano di casa mia con qualche amico fidato e un buon bicchier di vino da sorseggiare, in mano.

E poi, questo Marocco, fuor di dubbio, la rivelazione della competizione. Decisamente bello, disinvolto e intraprendente nel suo incedere, ma anche fragile per la poca esperienza da esibire. Una menzione a parte la meritano Spagna e Inghilterra. Soprattutto quest’ultima che ai Mondiali (e non solo…) ha sempre fallito ad eccezione di quelli del ’66 proprio in terra d’Albione che i bianchi di Sua Maestà con i quattro leoni sul petto, s’aggiudicarono – in finale con i teutonici crucchi – quando però il Var ancora non esisteva. Altrimenti!!! Vabbè, acqua passata… Insomma, godiamoci quest’ultimo scorcio di manifestazione e – come si dice in questi casi -, vinca il migliore!

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Calcio Internazionale

Da Del Piero fino a Ronaldo: i campioni che hanno chiuso la carriera in campionati minori

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Ronaldo

Cristiano Ronaldo, secondo alcune fonti, sarebbe vicino all’accordo record con l’Al-Nassr, squadra del campionato saudita. Secondo l’insider di mercato Fabrizio Romano l’accordo proposto al portoghese, concentrato ancora a pieno a quello che sarà il suo ultimo Mondiale, sarebbe di 200 milioni all’anno fino al 2025. Cifre spaventose, che andrebbero a superare anche i numeri del contratto stilato da Mbappè questa estate per rimanere al Paris Saint-Germain. Se così dovesse essere, Ronaldo andrebbe a chiudere la sua gloriosa carriera lontano dagli importanti palcoscenici che per tanti anni ha dominato, superando record su record. Inoltre, non andrebbe a chiudere la sua carriera in uno dei club iconici o che lo hanno lanciato nel panorama europeo e mondiale come lo Sporting Lisbona, squadra da dove tutto è iniziato. Come però è stato ribadito tempo fa anche dall’allenatore Ruben Amorim, la società portoghese non avrebbe la possibilità economica alla portata:

“Risponderò come sempre, non è la prima volta che mi fate questa domanda: Ronaldo è un giocatore del Manchester United. Tutti allo Sporting sognano il ritorno di Cristiano ma noi non abbiamo i soldi per pagargli lo stipendio. Penso che sia felice a Manchester ma non sta giocando, questo è il problema”.

Ruben Amorim, prima della gara di Champions League di ottobre contro il Tottenham

Ma chi sono gli altri campioni che per diversi motivi hanno deciso di trascorrere gli ultimi anni della carriera lontano dai riflettori?

THIERRY HENRY

Il francese, che ha segnato la storia della Premier League con l’Arsenal nei primi anni 2000 sfiorando anche l’impresa di conquistare una Champions League nel 2006 (poi conquistata in seguito proprio con la vincente di quell’anno, il Barcellona) è stato uno dei primi vicino agli anni del 2010 ad andare oltre oceano per concludere la sua carriera fantastica, dove gli è solo mancato il Pallone d’Oro. Henry infatti si è accordato con i New York Red Bulls prima per due anni (2009 e 2010), tornando addirittura in prestito all’Arsenal segnando anche un gol nelle ultime 4 partite con i Gunners, per poi come da contratto concludere dal 2012 al 2014 la sua carriera diventando il terzo marcatore nella storia del club (52 reti).

ALESSANDRO DEL PIERO

Il capitano e leggenda della Juventus Alessandro Del Piero, dopo 19 anni in cui ha conquistato tutto con la maglia bianconera, conquistando anche la Coppa del Mondo con l’Italia, per alcuni contrasti con la società non rinnova il contratto che lo legava alla Juventus oltre la stagione 2011/2012. Nonostante il gesto, pur di restare con la Juventus, di firmare un contratto in bianco, con Andrea Agnelli e Beppa Marotta non favorevoli ad una sua permanenza, la società non ha voluto fare sconti decidendo di mettere definitivamente fuori il numero 10. Per questo, Del Piero non ha comunque appeso gli scarpini al chiodo, accordandosi con il club australiano del Sydney Fc per due stagioni, per poi concludere in India con il Delhi Dynamos, oggi Odisha Football Club, nel 2015.

DANIELE DE ROSSI

Daniele De Rossi è stato uno dei giocatori più rappresentativi della Roma, dove ha praticamente condiviso tutti gli anni della carriera insieme al compagno di club e Nazionale, Francesco Totti, prendendo il suo posto come capitano dei giallorossi nel momento del bisogno. A differenza del numero 10 però, la sua carriera non è finita con la squadra capitolina.

“Un addio sarebbe stato comunque difficile anche se avessi deciso io in primis. Non ho rancore verso la società, ma qualche piccola diversità di vedute c’è stata. Io avrei continuato, ma devo accettare le loro scelte. Ora non ho direzioni particolari per il futuro, ma io mi sento ancora calciatore e ho ancora voglia di giocare a calcio.”

Per questo, De Rossi prima di diventare l’allenatore che conosciamo oggi sulla panchina della Spal, ha concluso la sua carriera in uno dei club più iconici del Sud America e dell’Argentina come il Boca Juniors.

FRANK LAMPARD

Leggenda del Chelsea, Frank Lampard ha vissuto una carriera gloriosa diventando bandiera e capitano dei Blues, raggiungendo il sogno di alzare la Champions League nel 2012 dopo svariati campionati inglesi. Il marcatori all-time del club londinese a fine stagione 2013/2014 annuncia che quella passata sarebbe stata la sua ultima stagione al Chelsea. Inizialmente, il New York City, annunciano di aver ingaggiato il calciatore, ma a sorpresa per 6 mesi non avrebbe giocato nella Grande Mela, ma addirittura in un club di Premier, contende diretto del Chelsea: il Manchester City. Dopo il caso mediatico, si scopre che Lampard è a tutti gli effetti un giocatore dei Citizens vincolato comunque dal dover finire a fine stagione nel club statunitense. Piccola curiosità, il suo primo gol con la maglia del Man City è stato proprio contro i Blues.

Come da accordi, gioca sino al febbraio del 2017 dove annuncia il ritiro.

ANDREA PIRLO

Restando in tema New York City, ma parlando in casa, un campione del nostro calcio che è sbarcato fra i primi in America è stato Andrea Pirlo. Dopo la carriera fantastica fra Milan e Juventus dove ha ottenuto qualsiasi successo e quella con l’Italia dove ha conquistato il Mondiale del 2006, Pirlo decide di dire basta con il calcio ad alti livelli. La sua ultima partita con la Juventus prima del passaggio al New York City sarà la finale di Champions League contro il Barcellona, persa per 3-1. Celebre sarà la foto che lo vede rincuorato da Paul Pogba, con gli occhi gonfi dalle lacrime e con il volto che sa benissimo che quella sarebbe stata la sua ultima parte in bianconero.

Al New York City trova altri due campioni, il già citato Lampard e David Villa.

STEVEN GERRARD

Una delle ultime bandiere del nostro calcio, Steven Gerrard, ha trascorso tutta la sua carriera ad alti livelli con la maglia del Liverpool. Una storia durata dal 1987, anno in cui entra nella giovanili fino a quella dell’addio, annunciato nel 2015. Per Gerrard, ci sarà la gloria di alzare al cielo nel 2005 nella finale della clamorosa rimonta dei Reds contro il Milan di Ancelotti, la Champions League. Il rimpianto più grande invece, quello di non aver conquistato la tanto ambita Premier League, titolo che poi il Liverpool riuscirà a conquistare nel 2020 dopo ben 30 anni. Incredibile sarò lo scivolone contro il Chelsea in una delle sfide cruciali per il titolo a fine campionato, uno dei motivi per cui quel Liverpool di Brendan Rodgers non vincerà la Premier del 2013/2014 poi vinta per la seconda volta dal Manchester City.

Steven Gerrard si accorda per la sua ultima stagione de professionista con il Los Angeles Galaxy, club degli USA con la tradizione di ospitare grandi campioni.

DIDIER DROGBA

Altro campione della Premier League ed un’icona del Chelsea dagli anni 2004 in poi, Didier Drogba, segnando 164 gol e conquistando 14 titoli fra la Champions League del 2012, dove ha trascinato il Chelsea alla vittoria contro il Bayern sia nei 120 giocato sia ai rigori (il suo decisivo).

Drogba prima sceglie la Cina, grande meta di tanti calciatori per via degli alti stipendi, poi sbarca in Turchia al Galatasaray per poi tornare un’ultima volta ai Blues nel 2014/2015.

Annunciando di lasciare il club a fine stagione, firma prima col il Montreal Impact, squadra canadese della MLS. Dopo un anno e mezzo, per motivi anche imprenditoriali, passa al Phoenix Rising dove concluderà la sua carriera.

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Flash News

Esonero Blessin, le cause e i possibili sostituti

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ESONERO BLESSIN – Alla fine la decisione tanto attesa dai tifosi è arrivata: il board di 777 Partners ha sollevato dall’incarico di allenatore del Genoa Alexander Blessin. La panchina del Grifone sarà temporaneamente occupata da Alberto Gilardino, fino a questo momento protagonista di un ottimo campionato Primavera 2 alla guida dei Grifoncini primi in classifica. L’ex attaccante rossoblù sarà al timone della prima squadra sicuramente per la partita di giovedì contro il Sudtirol.

ESONERO BLESSIN: LE CAUSE

L’esonero di Blessin arriva dopo 5 partite senza vittoria: 2 pareggi, contro Brescia e Como, e 3 sconfitte contro Reggina, Perugia e Cittadella. Fatale al tecnico tedesco è stata l’ultima, la prima disfatta in casa della stagione. Un ruolino di marcia assolutamente insoddisfacente per una squadra presentata all’inizio come la ‘corazzata’ di questa Serie B e – visto lo stato di forma – non all’altezza di tenere fede al motto più volte citato dalla dirigenza: “Only one year“, solo un anno in cadetteria per poi tornare in Serie A.

In più, Blessin in questa stagione è apparso più volte perplesso, quasi arrendevole alle prime difficoltà incontrate: più volte ci sono stati cambi non azzeccati o esperimenti di formazione senza successo. La squadra, poi, ha trasmesso questo atteggiamento sul campo con un gioco tutto fuorchè propositivo e con poche idee offensive, per non parlare di una difesa spesso distratta.

Insomma, per quanto il ds Spors abbia fatto di tutto per convincere la società della bontà del progetto Blessin, un avvicendamento in panchina sembrava inevitabile.

ESONERO BLESSIN: I POSSIBILI SOSTITUTI

Nel mentre, è già caccia ad un nuovo allenatore del Grifone, che potrebbe essere uno tra Bjelica, Semplici e – a sorpresa – l’ex Sampdoria Ranieri. Il primo, ex Spezia, è un profilo gradito alla proprietà. Il secondo pare essere il favorito del direttivo tecnico ed è un candidato più esperto, oltre che essere un profondo conoscitore della categoria. Infine, la suggestione Ranieri: sicuramente lascerebbe la tifoseria interdetta, ma la qualità del tecnico di Testaccio non può essere messa in discussione.

ESONERO BLESSIN: IL COMUNICATO

Pochi minuti fa è arrivato anche il comunicato ufficiale della società; lo riportiamo di seguito:

Il Genoa comunica che il tecnico Alexander Blessin è stato sollevato dall’incarico. Il Club ringrazia l’allenatore per il lavoro svolto in questi mesi e gli augura il meglio per il suo futuro professionale. La guida tecnica della Prima Squadra sarà affidata ad interim a mister Alberto Gilardino“.

 

 

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Calciomercato

Cosa serve alla… Fiorentina: i nomi per il mercato di Gennaio

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Fiorentina

Quello disputato dalla Fiorentina è stato un primo segmento di stagione molto altalenante. La formazione di Italiano non è stata capace di dare continuità ai propri risultati e al termine delle prime 15 giornate occupa un deludente decimo posto in classifica. La Viola, capace di superare agevolmente il proprio girone di Conference League, ha riscontrato difficoltà specialmente in fase realizzativa: a fronte delle 20 marcature subite sono solo 18 le reti messe a segno dai toscani in questo incipit di campionato. 

 L’affanno del Giglio nel concretizzare le proprie occasioni cozza con la natura della formazione, la quale forse propone il calcio più offensivo del campionato. Il tratto di Italiano è infatti impresso profondamente sulla squadra, la quale si esprime con fantasia e crea molto, ma raccoglie poco. 

Il tortuoso cammino della Fiorentina in campionato ha visto i toscani alternare grandi prestazioni a sconfitte deludenti (vedi Lazio e Inter). La Viola, mai vittoriosa contro le big e troppo spesso confusionaria, può utilizzare l’anomala pausa per ritrovare concentrazione e lucidità. La sosta dovuta allo svolgimento dei mondiali in Qatar diventa infatti un’occasione per ritrovare lucidità e concentrazione, per poter ripartire al meglio e aggiustare la rotta. Con due mesi di lavoro alle spalle e il mercato di riparazione alle porte il Giglio può cambiare faccia e, chi sa, mettere nel mirino l’Europa che conta

Vediamo allora i nomi di quei giocatori che, secondo la nostra redazione, potrebbero essere utili alla Fiorentina. Budget permettendo, ovviamente. 

CRAGNO

Il primo nome che proponiamo è quello di Alessio Cragno. Il portiere classe ‘94, divenuto un volto noto della Serie A con la maglia del Cagliari, non ha trovato spazio al Monza, dove un sorprendente Di Gregorio ha conquistato la titolarità. Il giocatore nativo di Fiesole, approdato al club brianzolo in seguito alla retrocessione dei sardi, non sembra accettare il ruolo di secondo guanto della squadra e gradirebbe cambiare aria. Un eventuale arrivo di Cragno a Firenze potrebbe rappresentare un cosiddetto affare win-win: il giocatore tornerebbe nella propria città natale e si giocherebbe il posto da titolare con Terracciano, mentre la Fiorentina potrebbe colmare il vuoto lasciato da un Gollini sempre più in rottura con la società. 

TORREIRA

Nelle ultime giornate di campionato la Viola ha faticato, e Italiano se ne è accorto. Il tecnico ex Spezia ha infatti avvertito la necessità di un cambiamento e ha optato per un 4-2-3-1 che potesse garantire maggiore copertura nella zona centrale del rettangolo da gioco. Il cambio di modulo ha scombussolato gli ordini dell’organico, il quale ora forse non soddisfa più le esigenze dettate dal campo. Ad agire al fianco di un Amrabat impeccabile nel ruolo di mediano è stato infatti Rolando Mandragora, centrocampista di sostanza che però fatica a fungere da cerniera tra i reparti. 

Per sostituire il calciatore italiano abbiamo pensato ad un ritorno di fiamma. Il nome è quello di Lucas Torreira, vecchia conoscenza del Franchi ora tra le fila del Galatasaray. Il classe ‘96 è un mediano puro e, se affiancato al collega marocchino, potrebbe rivelarsi utile alla causa della squadra di Rocco Commisso (il quale non lo riscattò nel corso dell’ultima sessione di calciomercato). Il calciatore non sembra essersi integrato nel club turco e, a detta del suo stesso agente, starebbe già trattando con due club per un ritorno in Serie A. Che tra questi ci sia anche la Fiorentina?

MALINOVSKYI

Un’altra esigenza di mercato dettata dal passaggio al nuovo modulo è rappresentata dalla figura del trequartista. Il centrocampista che agisce al centro del tridente a supporto della punta ha un compito fondamentale in questa disposizione e Bonaventura, nonostante i buoni spunti proposti, non sembra essere l’uomo adatto. In quella posizione agisce anche Barak, il quale (nonostante l’ultima sontuosa prestazione offerta in campionato) non ha la certezza di essere riscattato dal prestito. 

La Viola a riguardo è già attiva sul mercato e avrebbe preso contatti con l’entourage di Sabiri della Sampdoria e Pereyra dell’Udinese. Entrambi i giocatori stanno facendo bene e, con ogni probabilità, si dimostrerebbero ottime pedine nello scacchiere di Italiano. Nel proporre il nome del fantasista tuttavia abbiamo deciso di optare per un nome più importante, tanto ipotetico quanto intrigante. 

Sogniamo di vedere Ruslan Malinovsky con il giglio sul petto. L’ucraino, a causa di alcuni dissapori sorti nei confronti di Gasperini, ha visto poche volte il campo in questa stagione ed ha pronte le valigie. L’allenatore dell’Atalanta ha confermato tutta la fierezza del proprio carattere e ha dimostrato ancora una volta di non avere problemi nel privarsi, per motivi esterni al campo, di un giocatore chiave della rosa (come successo con Papu Gomez).

L’attaccante sarebbe, a nostro avviso, il profilo perfetto per la trequarti viola. Inserito in un ipotetico tridente completato da Nico Gonzalez e Ikonè (o Kouamè) il giocatore, che a Firenze acquisterebbe una posizione di assoluta centralità, sarebbe messo in condizione di rendere al meglio. I costi dell’operazione sono alti e al momento non sembra esserci alcun contatto tra le due dirigenze, ma sognare non costa nulla. 

ARNAUTOVIC

Il vero problema della Fiorentina in questo incipit di stagione è stato il rendimento del centravanti. L’acquisto di Jovic, il quale dopo la rete all’esordio in Serie A si è clamorosamente appassito, non ha sortito gli effetti desiderati e neanche le ultime buone prestazioni sembrano aver convinto la dirigenza viola. Quest’ultima non sarebbe soddisfatta neanche di Cabral, il quale è arrivato con le migliori premesse ma non ha saputo incidere. 

Per l’attacco della Fiorentina servirebbe un giocatore come Arnautovic. L’attaccante del Bologna rappresenta un profilo esperto, il quale potrebbe finalmente colmare una posizione che al Franchi è vacante ormai da troppo tempo. L’austriaco è un giocatore maturo, su cui si può fare affidamento. Lo sa anche il Bologna che ha già rifiutato un’offerta della Viola e continua a fare muro attorno al numero 9. Ma nei giorni di mercato si sa, tutto può succedere. 

 

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