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I Nostri Approfondimenti

Serie A Back To The Future: Giornata 2

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le formazioni-tipo Serie A 22/23

Domani sera parte la seconda giornata della Serie A 2022/23 e, contestualmente, anche la seconda puntata della nostra rubrica Back To The Future.

TORINO-LAZIO 3-2 10/02/1993

La stagione 1992/93 per Lazio e Torino riporta alla mente traguardi diversi tra loro, ma ugualmente positivi.
Se i laziali chiudono al quinto posto in campionato, trascinati dai 26 gol del capocannoniere Beppe Signori, i granata conquistano il loro ultimo trofeo, la Coppa Italia.
Proprio nella seconda competizione nazionale si è giocata la partita che abbiamo scelto come precedente, il ritorno dei quarti di finale, datato 10 febbraio 1993.
Dopo il 2-2 dell’Olimpico, con Scifo autore dell’importantissimo gol del pareggio all’88’, la partita del Delle Alpi si preannuncia spettacolare, e così sarà.
Dopo una prima frazione di studio, nel recupero una sfortunata deviazione di Luzardi apre le marcature in favore del Torino, che inizia a crederci.
Al 62’ una percussione di Sordo mette Casagrande a due passi dalla porta vuota, con il brasiliano implacabile a fare 2-0. Al 76’ è lo stesso Sordo con una bella azione personale a chiudere i giochi.
Nel finale la Lazio, non pervenuta fino ad ora, ha un doppio sussulto e segna con Signori e Winter, rendendo più avvincenti i minuti finali.
Il Toro, però, stringe i denti e si guadagna la semifinale, dove affronterà la Juventus in un acceso doppio Derby, ma questa è un’altra storia.

UDINESE-SALERNITANA 0-1 20/04/2022

Questa rimarrà a lungo la partita più recente dell’intera rubrica, visto che sono passati appena quattro mesi dalla sua disputa.
Il 21 dicembre 2021 la Salernitana, fanalino di coda in Serie A, ha in calendario la trasferta di Udine, contro i bianconeri di Cioffi.
Nei giorni antecedenti alla partenza per il Friuli, però, i campani hanno riscontrato numerosi casi di positività al COVID tra i membri della squadra, motivo che porta al rinvio del match.
Dopo numerose ipotesi sulla data del recupero, si sceglie il 20 aprile 2022, quando il mondo è completamente capovolto.
L’Udinese cerca gli ultimi punti per la salvezza matematica, ma non rischia praticamente nulla, mentre la Salernitana è reduce dalla vittoria di Marassi contro la Sampdoria, che ha rilanciato le speranze salvezza.
La partita è, decisamente, brutta, le occasioni sono poche, ma l’Udinese sembra intenzionata a portarsi a casa i tre punti.
Nel finale, i friulani usufruiscono di un corner, ma la battuta è pessima e la Salernitana riparte in contropiede. Il pallone arriva a Simone Verdi, colpo del mercato invernale, che batte Silvestri e regala tre punti di platino ai campani, sempre più lanciati verso una clamorosa ed insperata salvezza.

INTER-SPEZIA 1-0 23/08/1989

Nell’estate del 1989 uno dei brani più ascoltati è “Poison” di Alice Cooper, il Principe delle Tenebre, uno dei più apprezzati artisti hard rock dell’epoca.
Nel torrido mese di agosto, San Siro è nel pieno del restyling in vista dei Mondiali del 1990, che lo renderanno ancor più imponente.
L’impraticabilità dello stadio milanese è un problema per l’Inter, che il 23 agosto esordisce in Coppa Italia (si, al tempo anche le big entravano subito in Coppa), contro lo Spezia di Carpanesi, militante il Serie C1.
La partita si svolge al Brianteo di Monza e per i nerazzurri è tutt’altro che una passeggiata.
Lo Spezia, nonostante le due categorie di differenza, imbriglia i fenomeni di Trapattoni e porta la sfida ad un passo dai supplementari. Solamente ad un passo, però, visto che all’83’ Brehme recupera un ottimo pallone sulla trequarti e crossa al centro, dove il suo connazionale Klinsmann si inventa un gran gol di collo destro, chiudendo la pratica Spezia.
L’Inter inaugura così la stagione post Scudetto dei record, con molto affanno e tante incognite, che porteranno, infatti, ad un anonimo terzo posto finale in Serie A, risultato deludente, viste le premesse.

SASSUOLO-LECCE 1-1 09/01/2010

Il primo mese del decennio si è aperto da appena 9 giorni, mentre le radio sparano le hit di Lady Gaga e di Kesha, “Bad Romance” e “Tik Tok”.
La Serie B 2009/10 è arrivata al giro di boa e il Lecce, che ha perso solo due partite finora, fa visita al  Sassuolo, allo Stadio Braglia di Modena.
Le due squadre, che viaggiano nelle zone alte della classifica, danno vita aduna buona partita, orchestrata dai neroverdi di Pioli, che riescono a imporre il proprio ritmo al match.
Le reti che decidono il risultato finale arrivano nella ripresa, con il Lecce che passa in vantaggio al 70’ con Djamel Mesbah. L’algerino riceve i pallone da Baclet e chiude con un gran diagonale mancino che batte Pomini.
Cinque minuti dopo, però, arriva il pareggio dei padroni di casa, con Quadrini e Riccio che chiudono un gran triangolo lungo, prima di consegnare il pallone a Noselli che mette dentro da due passi.
A fine stagione il Lecce tornerà in Serie A, chiudendo al primo posto, mentre il Sassuolo terminerà quarto,  estromesso dai playoff per mano del Torino.

EMPOLI-FIORENTINA 1-2 15/10/2006

Nell’ottobre del 2006 i cinema proiettano “The Prestige”, uno dei film più sottovalutati di Christopher Nolan, con Hugh Jackman e Christian Bale mattatori assoluti.
La Serie A, ripartita dopo il Mondiale vinto dagli azzurri di Lippi e lo scandalo Calciopoli, vede una sorpresa clamorosa che nasce in provincia.
L’Empoli di Gigi Cagni, infatti, si rende protagonista di una stagione storica, che culmina con la qualificazione alla Coppa UEFA, traguardo davvero importante per gli azzurri.
Il 15 ottobre, però, la stagione è ancora agli inizi e il calendario mette di fronte all’Empoli la Fiorentina, scottata da Calciopoli e con 15 punti di penalità da scontare.
Dopo meno di mezz’ora l’Empoli passa in vantaggio con Matteini, che sfrutta un bel passaggio di Buscé e buca Frey e realizza il suo primo centro in Serie A.
Gli azzurri mantengono a lungo il vantaggio, ma la Fiorentina ribalta tutto in dieci minuti, tra il 67’ e il 77’.
Il gol del pareggio lo firma Adrian Mutu, di testa su cross di Santana, mentre la rete decisiva porta la firma di Luca Toni, servito alla grande dal romeno.
A fine stagione anche la Fiorentina si qualificherà alla Coppa UEFA, nonostante la pesante penalizzazione.

NAPOLI-MONZA 1-2 30/05/1999

Il maggio del 1999 vede ancora Ricky Martin leader delle classifiche musicali, con la sua irresistibile “Livin’ La Vida Loca”, vero e proprio inno generazionale.
La Serie B 1998/99 sta per andare in archivio, e il calendario mette di fronte il Monza di Pierluigi Frosio e il Napoli di Vincenzo Montefusco. I partenopei, dopo una stagione decisamente deludente, hanno detto addio ai sogni di promozione, mentre i brianzoli sono ancora alla ricerca di punti salvezza.
In un pomeriggio caldo e triste al San Paolo, con poco più di 2500 spettatori, il Monza passa in vantaggio dopo appena cinque minuti, con un delicato tocco sotto di Mario Lemme sul’uscita di Taglialatela.
Dopo un palo di Schwoch, il Napoli pareggia grazie ad un rigore di Turrini, al 23’, ma la prestazione dei partenopei è comunque molto scialba.
Nella ripresa, il gol partita, con Massimo Oddo che fulmina Taglialatela con un siluro su punizione al 50’, regalando tre punti importanti al Monza.

ATALANTA-MILAN 1-2 14/12/1997

È la settimana di uscita di uno dei film italiani più apprezzati di sempre, “La Vita è Bella”, di e con Roberto Benigni, un film struggente e meraviglioso.
La Serie A 1997/98, quella che porterà ai Mondiali francesi, vede un Milan in emergenza raggiungere Bergamo, dove l’aspetta l’Atalanta di Mondonico.
Dopo appena due minuti di gioco i rossoneri sono già avanti, con una rete decisamente rocambolesca.
Su un corner, Pinato esce male e il pallone viene rimesso in mezzo, dove Kluivert, di testa, colpisce la traversa. Il pallone, però, torna in campo e sbatte contro il corpo di Cristiano Lucarelli, che mette nella propria porta lo 0-1.
Poco dopo il quarto d’ora, però, i bergamaschi impattano con una grande azione. Lucarelli protegge il pallone al limite dell’area e scarica su Caccia. Il numero 11 mette un bel pallone sul secondo palo, dove sbuca Sgrò, che conclude al volo battendo Taibi. Il resto del primo tempo è un assedio dell’Atalanta, che però non riesce a segnare.
Come spesso accade, il Milan trova il vantaggio nel momento migliore dei nerazzurri, al 58’, quando Kluivert segna di testa, dopo uno splendido cross di Maldini.
Questi tre punti non serviranno a molto per i rossoneri, che chiuderanno solamente decimi, mentre l’Atalanta continuerà nella propria sciagurata stagione, retrocedendo proprio nell’ultimo turno.

BOLOGNA-HELLAS VERONA 1-0 19/11/1989

Parlando del 1989 non si poteva non citare il film che da il titolo a questa rubrica, visto che proprio nell’autunno di quest’anno esce “Ritorno al Futuro-Parte II”, dove ritroviamo Marty McFly e Doc Brown.
Il 19 novembre il Bologna di Gigi Maifredi riceve il Verona di Osvaldo Bagnoli, ormai lontana parente della squadra Campione d’Italia nel 1985.
La partita è molto bloccata, Bagnoli riesce a limitare la fantasia dello stile di gioco del collega rossoblu.
Nell’intervallo Maifredi si gioca la carta Marronaro, che lo ripaga immediatamente con il gol partita.
L’attaccante sfrutta un rimpallo e si fionda sul pallone,  per poi concludere con un potente mancino sul primo palo, che beffa Peruzzi.
Con questi due punti il Bologna continua la sua corsa verso l’Europa, che conquisterà grazie all’ottavo posto finale. Il Verona, invece, concluderà i suoi fantastici anni 80’ nel peggiore dei modi, con la retrocessione, che segna la chiusura definitiva della favola gialloblu.

ROMA-CREMONESE 3-0 11/02/1996

Nella stagione 1995/96, la Roma è allenata dal cuore giallorosso di Carlo Mazzone, una sorta di sogno per il tecnico che vorrebbe regalare gioie ai tifosi.
Come spesso accade, però, essere profeti in patria non è per nulla facile, e la Roma, nonostante alcuni picchi di ottimo calcio, si rende protagonista di una stagione altalenante, chiusa comunque con la qualificazione alla Coppa UEFA.
L’11 febbraio, per la quarta di ritorno, all’Olimpico arriva la Cremonese, invischiata nella lotta per non retrocedere.
La prestazione dei padroni di casa è sontuosa e dopo poco più di mezz’ora chiude i giochi.
Al 25’ Di Biagio calcia una punizione da circa trenta metri. La conclusione è rasoterra, ma centrale e Turci è già pronto per bloccarla, ma compie un gravissimo errore. Il pallone, infatti, passa tra le gambe dell’estremo difensore grigiorosso, già accartocciato per la presa, e finisce in rete.
Al 33’ Delvecchio fugge sulla fascia e mette al centro un pallone ottimo, che Balbo spinge in rete da due passi.
La Cremonese di Simoni, in poche parole, non esiste e la Roma amministra il risultato fino alla fine.
All’89’ Cappioli sigla il definitivo 3-0 con un bell’inserimento sul secondo palo.

SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0 12/09/1982

Esaurita la sbornia Mondiale, con l’Italia vittoriosa nella kermesse spagnola, ci si rituffa nella nostra amata Serie A.
I Campioni d’Italia della Juventus, infarciti di fenomeni, esordiscono al Ferraris, contro la neopromossa Sampdoria di Renzo Ulivieri, tornata in massima serie dopo cinque lunghi anni.
Tra le file dei blucerchiati c’è anche Liam Brady, arrivato proprio dalla Juventus e padrone assoluto del centrocampo durante la partita.
I bianconeri, invece, schierano subito i due nuovi stranieri, Zbigniew Boniek e Michel Platini, che vengono però ingabbiati dalla difesa doriana.
Al 67’ il gol partita, che è tutto da raccontare. Il capitano doriano, Mauro Ferroni, ruba palla a metà campo a Furino, e si invola verso la porta di Zoff, battendolo con un preciso diagonale di destro.
Un gol splendido e fondamentale per la Sampdoria, ma soprattutto un gol significativo per Ferroni, unico superstite dell’ultima partita della Samp in Serie A, proprio una sfida contro la Juventus che aveva sancito la retrocessione nel 1977.
La Juventus si rialzerà dopo questo tonfo inatteso, ma terminerà al secondo posto, dietro alla Roma, mentre la Sampdoria, dopo un avvio strepitoso, chiuderà con un dignitoso settimo posto, a soli quattro punti dalla zona europea.

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Chi è Devyne Rensch, il talento di cui deve preoccuparsi il Napoli

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CHI É DEVYNE RENSCH – Alla Cruijff Arena di Amsterdam gli azzurri, reduci dai successi contro Liverpool e i Rangers, affrontano l’Ajax di Alfred Schreuder. I lanceri, dopo la sconfitta contro i Reds si giocano, contro la prima della classe, una partita all’apparenza decisiva.

Gli olandesi, da sempre fucina di grandi talenti, schierano una formazione composta sia da veterani, tra cui l’estremo difensore Pasveer e il capitano Dusan Tadić sia da prospetti quali Timber, Edson Álvarez, Kudus, Bergwijn e Brobbey. Altrettanto interessante è il nome di Devyne Rensch. Terzino destro classe 2003 che, nonostante prediliga giocare a piede invertito, non disprezza usare il piede debole. Come Wijndal, suo alter ego sulla corsia opposta, non è dotato di grande prestanza fisica, ma compensa per grinta, velocità e agilità. Giocatore duttile, in quanto capace, all’occorrenza, di ricoprire alla perfezione il ruolo di centrale di difesa.

LA CARRIERA

Nel 2016, dopo l’esperienza al VV Unicum, entra a fare parte del settore giovanile dell’Ajax con cui, al termine della stagione 2019/2020, dopo avere vinto il trofeo Abdelhak Nouri, viene nominato miglior giocatore della squadra. Il 28 novembre 2020, sotto la guida di mister ten Hag, oggi sulla panchina del Manchester United, esordisce in una partita di campionato contro l’Emmen. Il 21 marzo 2021 segna la sua prima rete in Eredivisie contro l’ADO Den Haag, diventando il quarto giocatore più giovane del secondo millennio, dopo Ryan Gravenberch, Ryan Babel e Justin Kluivert, ad avere realizzato, nella medesima partita, una rete e un assist con la maglia dei lanceri. In Eredivisie il terzino, in 37 partite disputate, ha accumulato un bottino di ben 4 marcature e 3 assistenze.

Nel 2019, con la selezione under-17 degli Oranje prende parte da titolare alla coppa del mondo e trionfa negli Europei di categoria. Il 13 agosto 2021, viene convocato, alla tenera età di 18 anni, per la prima volta in nazionale maggiore. Il terzino fa il suo esordio ufficiale, in occasione della vittoria per 6-1 contro la Turchia, il 7 settembre dello stesso anno.

Malgrado l’ottimo inizio di stagione per Mario Rui, l’olandese è un cliente molto scomodo e, quando è in velocità palla al piede, difficile da arginare. Devyne Rensch ha ampi margini di miglioramento, ma ad appena 19 anni, è già una certezza.

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Il Pipita si ritira: il racconto di una carriera speciale

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Higuain

Se qualche mese fa, precisamente ad aprile, era stato il padre a parlare per lui dicendo che, Gonzalo, avrebbe abbandonato il calcio giocato per poi sentire qualche dopo le smentite proprio di Higuain in persona, era difficile pensare che a distanza di qualche mese avremmo potuto vedere lo stesso ex 9 di Napoli, Juventus e Milan fra le tante, in lacrime davanti ai giornalisti, annunciando l’addio al calcio giocato. Questa volta senza passi indietro o fake news. Tutto vero.

Quel ragazzo partito dall’Argentina, dal Monumental fino a sbarcare in Europa al Bernabeu da giovanissimo, per poi far emozionare per quasi 10 anni i tifosi napoletani, con cui ha sancito il nuovo record di gol segnati in una sola stagione in Serie A con 36 gol, quelli juventini tra gol in semifinale di Champions League e gol decisivi nello scudetto del 2017/2018 in un San Siro diventato un vero campo di battaglie, fino ad avventurarsi fra Milan, Chelsea e una nuova sfida con la Vecchia Signora che lo lascerà solamente un anno dopo per vederlo sbarcare forse troppo giovane in MLS, direzione Inter Miami con il compagno di squadra Matuidi. Forse per le troppe pressioni e per trovare quella calma che probabilmente non hai mai trovato:

“Sono molto felice perché ho ottenuto ciò che volevo,  uscire da quella bolla di pressione. La stampa parlava sempre di me, delle critiche dei tifosi, qui invece il calcio non è una priorità, ci sono altri sport che sopportano quelle pressioni. Le persone per strada non ti giudicano perché hai sbagliato o segnato un gol. E lo stesso accade con la stampa. Quindi vivo con più tranquillità ed è quello che stavo cercando. Né i media né i tifosi ti giudicano.”

Gonzalo Higuain, intervista al “La Nacion” sul suo passaggio all’Inter Miami

LE LACRIME

Gonzalo Higuain non è riuscito nemmeno a trattenere le lacrime durante la conferenza stampa tenutasi proprio per la sua decisione. Una scelta quasi annunciata dopo le voci anche successive alla sua smentite nello scorso aprile.

Il Pipita ha vinto ogni volta che ha preso una decisione importante. Con il Real Madrid è stato campione di Spagna, abbandonando il Real ha saputo trovare la sua vera dimensione in Italia con il Napoli vincendo due trofei come la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, con la Juventus ha vinto tutto quello che c’era da vincere in campo nazionale, sfiorando la Champions League nel 2017. Ha saputo poi rifarsi con il Chelsea quando nella breve parentesi inglese con Sarri ha vinto l’Europa League nel 2018/2019.

Le delusioni rimarranno quella con la maglia dell’Argentina. Ben tre finali perse, di cui una quella del Mondiale brasiliani, dove contro la Germania fallì una grossa occasione per portarsi in avanti nel risultato.

IL FIUTO DEL GOL E LA TECNICA

Higuain ha fatto registrare importanti numeri soprattutto con tre squadre nella sua carriera. Al Real Madrid, nonostante la concorrenza dei vari Ronaldo, Benzema, Di Maria e tanti altri campioni di quegli anni nell’attacco dei Blancos, ha saputo trovare il suo spazio, siglando ben 121 gol in tutte le competizioni. Poi, forse nella sua versione più dominante dal punto di vista mentale e fisico, al Napoli ha realizzato 91 gol in sole tre stagioni, una compensata dal famoso record dei 36 gol, che ora condivide con Ciro Immobile, dove ha letteralmente trascinato la squadra di Sarri.

“Sarò sempre grato al Napoli per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme. il mio terzo anno lì è stato quello migliore della mia carriera. Ringrazio i miei compagni e lo staff, è stato veramente bello. Ho vissuto momenti incancellabili.”

Contro tutto e tutti, ha fatto la mossa che nessuno si aspettava. Passare al grande club rivale fino a quel momento per i partenopei: la Juventus.

Nonostante le tante critiche, in tre stagione ha segnato 66 gol, con une media quindi inferiore alla precedente avventura con gli azzurri ma ovviamente da prendere in conto la stagione 2019/2020 dove ha trovato meno spazio e con un ruolo non più così centrale come negli anni prima.

“Ringrazio la Juventus, uno dei club più grandi d’Europa, è stato un gran momento. Lì ho incontrato grandi compagni e mi sono sentito un privilegiato ad essere lì.”

Higuain durante la conferenza d’addio

L’ex numero 9, oltre che avere un grande senso del go, è stato negli ultimi 10 anni anche uno fra i più grandi attaccanti a livello tecnico in grado di offrire spazi e assist per i compagni. Sicuramente, lo ha dimostrato molto di più ai tempi del Real Madrid, dove circondato da grandi giocatori ha saputo mettere a segno ben 56 assist.

ICONICO

Il nome di Gonzalo Higuain rimarrà in un modo o nell’altro nella storia del calcio, o almeno di qualche classifica in Italia. Infatti è quarto nella classifica speciale per i calciatori argentini nel nostro campionato, alle spalle di grandi come Batistuta, Crespo e Sivori. Al momento quello più vicino all’attivo ed il suo vecchio e amico compagno di squadra Paulo Dybala, con cui ha condiviso il campo giocato per tre anni alla Juventus e ovviamente anche in Nazionale.

I suoi momenti iconici? Possiamo trovarne due. Uno è il momento in cui si gira per effettuare una sorta di rovesciata contro il Frosinone, siglando una tripletta che lo porterà nell’olimpo del nostro campionato.

L’altro momento è una delle partite più incredibili degli ultimi anni, dove è risultato decisivo nella vittoria dello scudetto 2017/2018 nel rush finale contro proprio la sua ex squadra, il Napoli. Dopo una partita sofferta, infatti, i bianconeri ribaltano il risultato da 2-1 a 3-2 dal 87′ al 89′, proprio con il gol del numero 9 su assist di Dybala, alla 35 giornata contro l’Inter.

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Haaland sta distruggendo ogni record a suon di gol

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Haaland gol

Qualcuno fermi Erling Braut Haaland! Il fenomeno norvegese è già diventato il nemico pubblico numero uno di tutte le difese della Premier League e d’Europa. Con i suoi tre gol contro il Manchester United, Haaland ha già raggiunto quota 14 gol in campionato in sole 8 partite. Aggiungendo le reti in Champions League il totale ammonta a ben 17 gol in 11 presenze con la maglia dei citizens.

In barba a chi diceva che gli sarebbe servito il classico periodo di ambientamento, Haaland ha invece continuato a fare l’unica cosa per il quale sembra essere stato progettato: insaccare palloni alle spalle dei portieri. Il tutto non risentendo minimamente del cambio di contesto dopo il passaggio dal campionato tedesco  a quello inglese. Adesso Haaland, che ha già stracciato molti record nella sua finora breve carriera, ne fa vacillare altri che reggono ormai da decenni.

LE SUE TRIPLETTE SONO ORMAI UNA CONSUETUDINE

Sono già 3 i suoi hat tricks in Premier League in sole 8 partite. Nel campionato inglese è il più veloce della storia ad aver realizzato la sua terza tripletta. Al secondo posto si classifica Michael Owen, che ha realizzato la terza tripletta dopo 48 partite, e terzo Ruud van Nistelrooy con tre hat tricks dopo 59 gare.

Gol che hanno permesso ad Haaland di raggiungere dei mostri sacri del calcio. Il norvegese si è aggiunto a un club esclusivissimo di giocatori che hanno segnato tre triplette in Premier. Club formato da Cristiano Ronaldo, Didier Drogba, Heung-Min Son, Jamie Vardy, Ole Gunnar Solskjær e Romelu Lukaku.

Ha inoltre pareggiato un altro record grazie ai suoi gol. Ha raggiunto quota 10 reti in Premier con sole 6 partite giocate. Record condiviso con Mick Quinn e superando Mark Viduka e Diego Costa, che hanno raggiunto la doppia cifra in 9 presenze.

Allargando il discorso al di fuori dei confini inglesi, Haaland resta comunque l’uomo dei record per quanto riguarda le triplette. In carriera, contando dunque anche le sue precedenti esperienze in Norvegia, Austria, Germania e in nazionale, Haaland ha già fatto registrare ben 15 triplette. Alla sua età, 22 anni e 73 giorni, nessun giocatore nella storia ha numeri minimamente paragonabili ai suoi. A seguire in questa classifica troviamo Ronaldo Luis Nazario da Lima con 11 triplette alla stessa età del norvegese, terzo l’altro fenomeno del presente e del futuro Kylian Mbappé a quota 8.

NESSUNO COME LUI ALLA SUA ETÀ

Forse vi ricorderete la prima occasione in cui Haaland si mise in luce. Durante il Mondiale under 20 del 2019 contro l’Honduras, partita in cui mise a segno ben 9 reti. Da lì ci siamo tutti accorti che un meteorite stava per impattare sul calcio mondiale. Il problema è che non potevamo sapere che il suo impatto sarebbe stato così devastante.

A 22 anni e 73 giorni Haaland ha già al suo attivo ben 173 gol in carriera in 215 partite giocate. Con una media gol di 0,8 reti a partita. Alla sua età soltanto Ronaldo il fenomeno aveva più marcature e una media gol migliore, con 183 gol in 208 partite (e una media gol di 0,89 reti a partita). A seguire Neymar e Mbappé con rispettivamente 171 e 157 realizzazioni in 297 e 208 presenze.

In questa classifica stravince contro i mostri sacri del gol come Messi, Cristiano Ronaldo e Lewandowski, che a 22 anni e 73 giorni non avevano ancora raggiunto i 100 gol in carriera.

HAALAND PUÒ VINCERE IL PALLONE D’ORO IL PROSSIMO ANNO?

È strano come la posizione del loto, la classica esultanza di Haaland dopo ogni gol, simbolo di calma e armonia, sia in controtendenza col suo essere brutale sotto porta. Come se la sua pace interiore derivasse proprio dal gettare nel caos le difese avversarie.

Il figlio di Alf-Inge è inoltre il più giovane di sempre ad aver segnato 25 gol in Champions League. Traguardo raggiunto dopo 22 anni 1 mese e 16 giorni, dopo sole 20 presenze. Ancora una volta è primatista assoluto in questa speciale classifica. A seguire, il solito Mbappé, che ha raggiunto il traguardo a 22 anni 2 mesi e 18 giorni (e dopo 42 partite). Facendo meglio anche di Messi, Raul e Benzema, che hanno impiegato più di 40 partite per mettere a segno il venticinquesimo gol.

Proprio dalla Champions League dipenderà anche quello che ormai sembra essere un obiettivo concreto per il norvegese. Vincere il Pallone d’oro. Se quello del 2022 sembra già essere nelle mani di Karim Benzema, quello del 2023, anno senza competizioni nazionali, sembra essere legato più che mai al prossimo vincitore della Champions.

Non è un segreto per nessuno che l’acquisto di Haaland da parte del Manchester City, sia stato concepito proprio per raggiungere la coppa dalle grandi orecchie. Se Haaland dovesse continuare con questo ritmo e il City dovesse laurearsi campione d’Europa, senza dubbio sarebbe lui il principale indiziato per la conquista del premio di France Football.

Haaland arriverebbe dunque a conquistarlo per la prima volta l’anno prossimo, a 23 anni. La stessa età di chi, in questo decennio, ha monopolizzato il premio, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Chissà se in futuro, Haaland non riuscirà pure a battere, ovviamente a suon di gol, il record di 7 palloni d’oro dell’argentino. Quel che è certo è che sarà lui uno dei protagonisti assoluti del prossimo decennio del calcio mondiale.

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I Nostri Approfondimenti

Che fine ha fatto Dani Osvaldo? L’attaccante della Roma dalla tecnica raffinata

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Roma

CHE FINE HA FATTO DANI OSVALDO? L’ATTACCANTE DELLA ROMA DALLA TECNICA RAFFINATA – Nel corso degli annali il mondo del calcio ha avuto l’onore di poter ammirare giocatori davvero eccelsi. Alcuni si sono distinti per il carisma e la leadership dimostrati sul terreno di gioco, altri semplicemente per l’innato senso del gol e altri ancora verranno ricordati per il talento e la classe cristallina con cui hanno portato a spasso difese intere.

Quest’ultimi, infatti, sono da sempre i più acclamati dalle tifoserie ma anche i primi a finire sul banco degli imputati dopo alcuni sprazzi di leziosità. Tuttavia, il classico numero 10 è colui che è chiamato a guidare i suoi grazie, appunto, all’immensa qualità in suo possesso. La nostra amata Serie A ha abbracciato molti di questi campioni, i quali spesso sono andati a male dopo un avvio promettente. E uno di questi è senza dubbio Pablo Daniel Osvaldo, l’attaccante argentino con il passaporto italiano che diede l’impressione di poter impreziosire il campionato.

A DICIANNOVE ANNI LA PRIMA OCCASIONE, POI L’ARRIVO IN ITALIA

Il primo contratto da professionista Osvaldo lo firma nel 2005 con una squadra di Serie B argentina, l’Huracan. Dopo una breve permanenza nel settore giovanile il giocatore esordisce in prima squadra e colleziona 33 presenze e 11 reti in metà stagione. Mette quindi subito in mostra quelle che sono le sue qualità e finisce per ricevere una chiamata dall’Italia nel 2006. L’Atalanta, infatti, da sempre attenta nel recruiting, decide di ingaggiarlo: da gennaio a giugno, però, mette a referto solo 9 apparizioni e 3 gol.

L’anno successivo, invece, è il Lecce a credere nel potenziale di Dani Osvaldo. Durante l’esperienza in Puglia l’attaccante si iscrive al tabellino dei marcatori otto volte e continua a deliziare gli appassionati di calcio con giocate superlative. Tuttavia, l’avventura con i giallorossi si rivela non delle migliori e la stagione seguente approda alla Fiorentina debuttando in Serie A. Con la maglia del club toscano gioca due anni e viene immediatamente collocato come il nuovo Batistuta. Dopo alcune perle clamorose, infatti, i tifosi della Viola vedono in Osvaldo il nuovo bomber dell’Artemio Franchi. Le cose però non vanno esattamente come previste e l’attaccante viene ceduto al Bologna, squadra nella quale non riesce ad avere un impatto positivo e che vende il suo cartellino dopo neanche una stagione.

IN SPAGNA RITROVA LA FIDUCIA, MA IL RITORNO IN SERIE A È DA DIMENTICARE

L’arrivo ne La Liga beneficia le caratteristiche e il morale di Osvaldo. Infatti, in occasione della finestra di calciomercato invernale del 2010 l’argentino si trasferisce all’Espanyol e ritrova fiducia nei propri mezzi. Con i catalani gioca due grandi stagioni (47 partite e 22 gol) e torna in Italia, dove ad aspettarlo c’è la Roma. Una piazza calorosa come quella giallorossa avrebbe solo aiutato e spronato l’attaccante a fare bene e così è stato. In quel periodo gioca le due migliori stagioni della sua carriera con la maglia della Lupa, dove grazie ad acrobazie e numeri da capogiro resta impresso nei cuori dei tifosi romanisti.

Grazie all’impegno e all’entusiasmo ritrovato nella città eterna, inoltre, Osvaldo ottiene il passaporto italiano per indossare l’azzurro della Nazionale. Ma l’euforia recuperata ben presto svanisce, quando nel giro di tre anni – dopo aver esordito con l’Italia – finisce per girovagare tra mille prestiti. Southampton, Juventus, Inter, Boca Juniors, Porto e Banfield le squadre in cui il giocatore ha tentato di riemergere senza raggiungere risultati.

L’ADDIO AL CALCIO E LA NUOVA CARRIERA

Sarebbe potuto diventare uno dei giocatori più appetibili per le grandi squadre (considerato il feeling con il pallone), ma tutto questo non sarà più possibile. Osvaldo ora ha abbandonato il calcio per dedicarsi alla carriera da cantante, dalla quale sta addirittura traendo delle soddisfazioni. In realtà, però, non ha appeso gli scarpini al chiodo per via della sua seconda passione. Osvaldo avrebbe lasciato per una sopportazione arrivata al limite e per un’idea diversa da quella coltivata oggi negli spogliatoi.

“Mi hanno mandato via per una sigaretta quando sapevano che fumavano tutti. Quella è stata la goccia, ma in realtà nel calcio devi vivere una vita che non è reale. Il calcio oggi è uno schifo, un freddo business e una dittatura del risultato. Nessuno pensa a come stai. Non potere uscire dopo una sconfitta, suonare la chitarra o bere una birra per me era assurdo. Per non tradire il calcio ho preferito lasciarlo”. Queste sono le ultime dichiarazioni di Pablo Daniel Osvaldo nelle vesti di calciatore, una professione ormai lontana dai suoi ideali ma che gli ha permesso di esprimersi al meglio durante gli anni.

In bocca al lupo Dani!

 

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