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Serie A Back To The Future: Giornata 9

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Lazio

Nona giornata di Serie A, che presenta sfide d’alto lignaggio come MilanJuventus e FiorentinaLazio, in un weekend dai sapori fortemente anni ’90.
Ecco le partite scelte per la nuova puntata di Back To The Future, per fare un tuffo nel passato del nostro calcio.

SASSUOLO-INTER 0-7 22/09/2013

Nel settembre 2013, mentre Katy Perry spopola nelle radio con la sua hit “Roar”, il Sassuolo vive uno dei pomeriggi più difficili della sua prima esperienza in Serie A.
Il pubblico delle grandi occasioni si presenta al Mapei Stadium domenica 22 settembre, per la prima, storica, sfida tra i neroverdi e l’Inter.
La partita è un massacro per gli uomini di Eusebio Di Francesco, ancora imballati e inesperti, contro un’Inter che azzanna la preda da subito, nono mostrando un briciolo di pietà.
Dopo 7 minuti un lancio di Murillo coglie scoperta la difesa dei padroni di casa e Nagatomo appoggia in mezzo per Palacio, che fa 1-0.
Già nella prima mezz’ora i nerazzurri chiudono la pratica, grazie al primo centro di Taider con i nerazzurri, che sfrutta una respinta di Pomini e insacca, e ad un autogol di Pucino, che mette nella sua porta per anticipare lo stesso centrocampista algerino.
Nella ripresa segna subito Ricky Alvarez, in tap in dopo la respinta di Pomini su conclusione di Palacio, poi il Principe Milito mette dentro il 5-0 dopo un’invenzione di Ricky Maravilla.
Nell’ultimo quarto d’ora, con il Sassuolo ormai derelitto, Cambiasso trova una rete splendida da fuori e Milito firma la sua personale doppietta su assist di Guarin.

MILAN-JUVENTUS 0-1 25/04/1990

Mentre il mondo del calcio si prepara alla kermesse di Italia ’90, le classifiche musicali vedono trionfare Madonna, con il singolo “Vogue”, e la controversa Sinead O’Connor, con la celebre “Nothing Compares 2 You”.
Gli occhi degli appassionati calcistici italiani, il 25 aprile, si aprono per la prima volta su un San Siro rinnovato dal 3’ anello per il Mondiale. L’occasione del debutto del nuovo assetto della Scala del Calcio è decisamente importante: la finale di ritorno di Coppa Italia, tra Milan e Juventus.
Dopo il grigio 0-0 di Torino, la sfida assume il significato di una finale secca e le emozioni ne risentono.
Dopo un quarto d’ora Marocchi, con il terzo occhio, vede l’inserimento di Roberto Galia in area, che segna il gol del vantaggio.
La partita è molto contratta, il Milan è affaticato dai numerosi impegni e la Juventus riesce a chiudersi alla grande dopo il vantaggio.
I rossoneri hanno una sola grande occasione nella ripresa, quando Colombo pesca in area Borgonovo, che chiama Tacconi ad una grande risposta.
Il match finisce 1-0 per i bianconeri, che si aggiudicano l’ottava Coppa Italia della propria storia, in un tripudio di tifosi festanti.

BOLOGNA-SAMPDORIA 2-2 30/11/1997

Nei cinema americani è, da poco, uscita la terza fatica di Quentin Tarantino, “Jackie Brown”, tratto dal romanzo “Punch al Rum”, di Elmore Leonard.
In una Serie A iniziata da appena 9 giornate, Bologna e Sampdoria non hanno ancora ben capito cosa vogliono fare da grandi, iniziando la stagione tra alti e bassi.
La sfida del Renato Dall’Ara è decisamente divertente e movimentata, e si apre dopo un quarto d’ora, grazie ad un calcio di rigore di Roberto Baggio (8 gol in 10 partite, media clamorosa del Divin Codino).
Nel recupero del primo tempo i felsinei raddoppiano con Paramatti, lesto a mettere lo zampino dopo la deviazione aerea di Andersson.
La Sampdoria, non pervenuta nel primo tempo, rientra dagli spogliatoi con il sangue agli occhi e trova il gol che riapre tutto al 56’, grazie ad uno splendido inserimento di Pierre Laigle, che trafigge Sterchele.
Ad un quarto d’ora dalla fine, poi, arriva il primo centro in blucerchiato di Jurgen Klinsmann, che sfrutta un cross perfetto di Laigle e mette dentro da due passi.

TORINO-EMPOLI 1-0 03/12/2006

Nella Serie A post Calciopoli, l’Empoli si candida come una delle principali rivelazioni dell’anno, mentre il Torino spreca una grande opportunità per brillare e si salva per un solo punto, con più di un patema.
Lo scontro diretto di inizio dicembre, però, rappresenta uno dei rari momenti felici di un Toro derelitto, che sfodera una prestazione gagliarda e porta a casa 3 punti che, col senno di poi, saranno fondamentali nella lotta salvezza.
I granata, nel giorno del centenario del club, segnano il gol partita all’88’, grazie a Comotto, che si inventa un sinistro terrificante da fuori, che si insacca all’incrocio, lasciando inebetito Balli.

UDINESE-ATALANTA 3-0 10/03/1996

A meno di due mesi dal 49’ Festival di Cannes, dove verrà proiettato per la prima volta “Fargo” dei fratelli Coen, Udinese e Atalanta cercano punti per allontanarsi definitivamente dalla zona retrocessione.
La partita, come era facilmente prevedibile, è molto bloccata, con entrambe le squadre attente a non commettere errori che possono risultare fatali.
Lo 0-0 si trascina fino al 70’, quando Paganin ferma fallosamente Stroppa sulla fascia sinistra. Il numero 10 friulano batte velocemente la punizione in mezzo e pesca Poggi, che beffa la difesa orobica e porta avanti i suoi.
Il colpo subito è una vera e propria mazzata per l’Atalanta, che capitola altre due volte in meno di un minuto. All’80’ un lancio in profondità viene calcolato male da Pinato, che esce dalla sua area ma incespica sul pallone, liberando la porta a Oliver Bierhoff, poi Matrecano pesca in area ancora Poggi, che chiude i giochi.

MONZA-SPEZIA 1-1 06/01/2002

Nella prima settimana del 2002 in vetta alle classifiche musicali americane ci sono i Nickleback con “How You Remind Me”, il loro brano più conosciuto.
Nella prima giornata di ritorno della Serie C1, il Monza, derelitto in fondo alla classifica, ospita uno Spezia lanciatissimo verso il ritorno in B.
I bianconeri trovano il meritato vantaggio nel recupero del primo tempo, grazie ad un calcio di rigore di Giovanni Pisano, al tredicesimo centro in stagione.
Il Monza, che vive un momento molto delicato, riesce a tirare fuori l’orgoglio e pareggia al 77’ grazie a Pelatti, subentrato nella ripresa.
Il punto servirà a poco ad entrambe, visto che i brianzoli non lasceranno mai l’ultimo posto in classifica, mentre lo Spezia chiuderà al secondo posto, tre punti dietro al Livorno e verrà estromesso ai playoff dalla Triestina.

SALERNITANA-HELLAS VERONA 1-2 06/01/2005

In un clima ancora Natalizio, la Serie B va in scena con la diciannovesima giornata, che mette di fronte all’Arechi Salernitana e Hellas Verona.
Il match sembra mettersi subito bene per i padroni di casa, che passano in vantaggio con il giovane Palladino al 7’.
L’1-0, però, dura meno di un minuto, quanto basta a Vincenzo Italiano per trovare un gran gol da lontano ed impattare il risultato.
Il resto della partita è un continuo capovolgimento di fronte, ma alla fine a spuntarla è l’Hellas, grazie alla rete di Valon Behrami al 66’.
La Salernitana chiuderà il campionato a metà classifica, mentre il Verona mancherà i playoff per un solo punto, in una Serie B scossa da numerosi eventi giudiziari che sconvolgono la graduatoria.

CREMONESE-NAPOLI 2-0 05/09/1993

Mentre nelle radio spopolano gli Ace Of Base, con “All That She Wants”, la Cremonese ospita il Napoli nella seconda giornata di Serie A.
Entrambe le squadre sono reduci da una sconfitta all’esordio, 1-0 per i grigiorossi contro la Juventus e 1-2 per gli azzurri contro la Sampdoria.
Nella Cremonese esplode, improvvisamente, Andrea Tentoni, che piega per due volte la difesa napoletana.
Al 38’ un rapido contropiede vede Maspero lanciare Dezotti sulla fascia; l’argentino mette dentro un pallone basso che Tentoni scaraventa in rete sul primo palo.
Al 78’, con il Napoli completamente riversato in avanti alla ricerca del pareggio, ancora Maspero pesca Tentoni in profondità, per il 2-0 definitivo, che lancia il ventiquattrenne di Rimini che firma le sue prime due reti in Serie A.

ROMA-LECCE 2-3 20/04/1986

Mentre nelle sale cinematografiche esce un cult assoluto come “Crocodile Dundee”, con un irresistibile Paul Hogan, e Prince scala le classifiche con la sua “Kiss”, la Serie A si prepara per uno dei pomeriggi più clamorosi di sempre.
A due giornate dalla fine Roma e Juventus sono appaiate in testa alla classifica e tutto fa pensare ad uno spareggio per decretare la vincitrice dello Scudetto, ma il destino ha deciso diversamente.
In un Olimpico strapieno, la Roma riceve un Lecce già retrocesso e parte subito all’attacco per chiudere in fretta la pratica.
Dopo 7 minuti Ciccio Graziani mette dentro di testa un cross di Giannini ed il più sembra fatto.
Il gol, però, ha un effetto soporifero per i giallorossi di casa, che iniziano a scricchiolare in fase difensiva.
Dopo una gran parata di Tancredi su Miceli, il Lecce pareggia con Alberto Di Chiara, ragazzo cresciuto nelle giovanili della Roma.
Nel finale di primo tempo, poi, avviene l’episodio cardine della partita, con Pasculli che si beve mezza difesa giallorossa e viene steso in area da Tancredi. Dal dischetto l’altro argentino, Barbas, non sbaglia.
Il momento buio della Roma si protrae anche ad inizio ripresa, quando, al 53’, ancora Barbas firma il 3-1 dopo aver dribblato Tancredi.
L’Olimpico è ammutolito e un super Negretti nega ai padroni di casa di rientrare in partita, fino all’82’, quando Bruno Conti pesca in area Tovalieri, che colpisce di testa il pallone, corretto in rete da Pruzzo.
Il risultato, però, non cambia più e la Roma deve dire addio al sogno Scudetto nel modo più atroce.

FIORENTINA-LAZIO 3-3 15/04/2000

All’alba del nuovo Millennio, la Serie A si presenta in uno dei suoi periodi di massimo splendore.
Due delle squadre che più si sono distinte nell’ultimo campionato del ‘900 sono la Fiorentina di Trapattoni e la Lazio di Eriksson.
La partita, in un pomeriggio torrido, è spettacolare. A passare per prima è la Fiorentina, con Batistuta che spedisce in rete, di testa, un cross di Pierini al 25’, ma il vantaggio dura poco.
La Lazio, che aveva iniziato meglio dei padroni di casa, si ricompatta e prima pareggia con  Nedved, poi con Boksic, che mette dentro su una punizione di Mihajlovic.
I viola, dopo il 2-1 subito, si risvegliano improvvisamente e trovano il pareggio ad inizio ripresa, con Mijatovic che pesca Chiesa tutto solo sul secondo palo.
La ripresa prosegue sulla falsa riga del primo tempo, fino al gran finale, che è tutto da raccontare.
All’84’, Sinisa Mihajlovic ha il pallone dei tre punti sul dischetto, ma si fa ipnotizzare da Toldo, che compie un grande intervento.
Cinque minuti dopo c’è subito la possibilità di rifarsi per il serbo, che stavolta non fallisce dagli 11 metri e fa 3-2.
Proprio quando sembra che i tre punti siano già in viaggio verso Roma riappare lui, il Re Leone, l’uomo che aveva aperto le marcature. Al 92’ Batigol pennella una punizione magnifica alle spalle di Ballotta, facendo esplodere definitivamente il Franchi.
La Lazio mastica amaro, ma si rifarà con gli interessi un mese più tardi, grazie al nubifragio di Perugia che consegnerà ai biancocelesti il secondo Scudetto della loro storia.

 

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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I cinque migliori colpi dell’era Agnelli

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Juventus

Circa alle 21:10 della giornata di ieri si è chiusa un’era. Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della della società bianconera all’interno della sua gestione.

Agnelli ha saputo riportare in alto una delle squadre più gloriose del Mondo facendo registrare uno dei periodi più vincenti della storia del club. Tanti sono stati gli acquisti importanti effettuati dall’ormai ex presidente, di seguito potrete trovare i cinque più importanti.

PAULO DYBALA

Dopo tre ottime stagioni disputate con la casacca del Palermo, Andrea Agnelli decise nell’estate 2015 di investire 32 milioni di euro più otto di bonus per l’allora giovanissimo Paulo Dybala. La Joya era stato acquistato per sostituire il partente Tevez, un’eredità non facile ma che è comunque riuscito a rispettare. 293 presenze condite da 115 gol e 48 assist, questo l’impressionante tabellino di Paulo Dybala con la maglia bianconera.

GONZALO HIGUAIN

Il secondo colpo più oneroso della gestione Andrea Agnelli. Quello di Gonzalo Higuain è stato uno degli acquisti più iconici della storia del calcio italiano. Nell’estate 2016, dopo una stagione conclusa con 36 reti in campionato per l’attaccante argentino, il presidente della Juventus pagò la clausola di 94 milioni di euro presente nel contratto che legava il Pipita al Napoli. Uno screzio ai nemici partenopei che spalancò le porte per la vittoria dello Scudetto. 149 presenze condite da 66 gol ed 11 assist nella sua esperienza con la Vecchia Signora.

CRISTIANO RONALDO

Il colpo del secolo. Nell’estate 2018 Andrea Agnelli concluse l’acquisto di Cristiano Ronaldo, l’uomo chiamato per la conquista della Champions League. Nonostante la conquista della coppa dalle grandi orecchie non sia mai arrivata, la leggenda portoghese ha giocato un triennio con la maglia bianconera a livelli stellari. 101 ed 11 assist in 134 presenze con la maglia bianconera per CR7.

CARLOS TEVEZ

Un colpo passato in sordina che si è invece rivelato come uno dei più incisivi della storia dell’ultimo decennio del club. Nell’estate 2013 Andrea Agnelli acquistò Carlos Tevez, fuori dai progetti del Manchester City, per 10 milioni di euro. L’acquisto della Fuerta Apache venne visto dalla tifoseria con molto scetticismo anche poiché il calciatore decise di ereditare la maglia numero 10 lasciata incustodita da Alessandro del Piero. Grinta, gol e qualità: questi sono i vocaboli per descrivere l’avventura biennale di Tevez con la maglia della Juve. Pesa ancora come un macigno la sconfitta di Berlino nella finale di Champions del 2015 contro il Barcellona.

PAUL POGBA

L’intuizione più geniale della gestione Andrea Agnelli. Prelevato a parametro 0 dal Manchester United nell’estate del 2012 è stato successivamente venduto per 105 milioni nella sessione di calciomercato estiva alla stessa squadra inglese! La Juventus ha cullato la crescita di una stella del calcio Mondiale che è diventato il più grande beniamino della tifoseria. I gol al volo contro il Napoli sono ancora impressi nella memoria dei supporter bianconeri, la loro speranza è che possa ripetersi in questa sua seconda esperienza con la maglia della Vecchia Signora.

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Formula 1

Mattia Binotto lascia la Ferrari: le tappe che hanno portato all’addio

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Vanzini

Dopo alcune voci e smentite che arrivavano da Ferrari e addetti ai lavori, l’ufficialità è arrivata: Mattia Binotto non è più il Team Principal della Scuderia Ferrari in F1. L’ingegnere nella casa della Rossa da 28 anni, ha passato tutta la carriera in quel di Maranello. Tecnico, motorista, ha attraversato le diverse fasi che hanno visto il Cavallino Rampante rinascere, conquistare il tetto del mondo affermandosi come Team numero 1 per diversi anni. Fino ad arrivare al 2019, quando ha preso il posto di Maurizio Arrivabene (Team Principal dal 2015 al 2018) cercando attraverso progetti e giovani piloti di conquistare quel Campionato del Mondo che manca dal 2008 per i costruttori, ma soprattutto l’ambito titolo piloti che manca dal 2007 con Kimi Raikkonen. Binotto ci ha provato soprattutto puntando su Charles Leclerc dagli inizi, quando il Predestinato ha conquistato due vittorie al suo primo anno vincendo a Spa e Monza, luogo che lo ha definitivamente lanciato come uno tra sportivi più amati dagli italiani. Ha tagliato poi Sebastian Vettel, quattro volte campione, per puntare tutto sul talento monegasco, affiancato dalla nuova guida spagnola di Carlos Sainz. Il 2021 di transizione, per poi arrivare al tanto aspettato 2022 dopo le difficoltà arrivate con il caso motore del 2019 e del patto segreto tra la scuderia italiana e la Federazione. Quello che doveva essere l’anno del ritorno alle grande vittorie si è trasformato dalla gioia e entusiasmo inziale alla delusione finale, perdendo tutte le speranze soprattutto nella seconda parte fra scarsa affidabilità, errori di strategia e direttive che hanno (forse) penalizzato le potenzialità della F1-75.

DAL SOGNO ALLA DELUSIONE

“Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni”.

Mattia Binotto, ex Team Principal nel suo comunicato ufficiale di addio alla Ferrari

Il 2022 era iniziato con la gara che tutti i tifosi della Scuderia avrebbero sognato: doppietta rossa e zero punti per la concorrente Red Bull. Dopo alcune gare, arrivano sempre più punti importanti e un’altra vittoria per Leclerc con il secondo ritiro di Max Verstappen. Tutto nella direziona giusta. Ecco che però da Barcellona sembra iniziare quella che assomiglia ad una stagione piena di confusione e nervosismo. Nel Gp di Catalunya il numero 16 è costretto al ritiro per motivi elettronici legati alla Power Unit.

A Monaco, dopo una prima fila tutta Ferrari, una strategia sbagliata pone Sainz in seconda posizione e Leclerc, che da una prima posizione rientra due volte ai box per finire in quarta. Per non finire il periodo negativo, nel Gran premio di Baku sempre il monegasco in prima posizione si ferma ancora: rottura del motore della F1-75. Inoltre, anche Sainz si ritira per problemi idraulici.

“Con le tre ultime gare sembra che abbiamo un problema di affidabilità. Non trovo le parole giuste. Fa male. Sono tre gare che siamo competitivi ma non otteniamo il risultato. Facciamo un reset e domani ripartiamo. Non possiamo ignorare questi punti persi. Sono stop importanti, sono altri 25 punti persi e sono tanti. Fa male. Adesso non vedo lati positivi”.

Charles Leclerc

LE DIFFICOLTÀ E L’ADDIO

Inoltre poi troviamo le divergenze interne dopo la gara a Silverstone e l’errore in gara di Leclerc in Francia che da quel momento in poi non è stato più in grado di mantenere il passo incredibile della Red Bull di Verstappen, se non per la vittoria illusoria in Austria (con annesso ritiro di Sainz per ulteriori problemi al motore) che sembrava avvicinare la rossa all’astronave austriaca. Nella seconda parte quindi nessuna vittoria, qualche podio raggiunto comunque sempre con il duro lavoro della Scuderia che ha praticamente mollato lo sviluppo della livrea 2022 per quella del successivo anno.

Poi dopo i rumors arrivati già a all’ultima gara di Abu Dhabi dove Leclerc e Sainz hanno chiuso in seconda e quarta posizione che hanno garantito la posizione di vice-campione del mondo per il monegasco e di vice-campione del mondo per i costruttori per la Scuderia, la Ferrari aveva smentito con un comunicato le voci che vedevano Mattia Binotto fuori dal progetto della casa italiana. Dopo solamente due settimane invece vediamo come lo stesso Binotto si sia fatto da parte, forse per le delusioni di quest’anno o di un ambiente che non vedeva più la sua figura come la migliore per quel ruolo. A fare il punto della situazione ci ha provato il commentatore Carlo Vanzini su Sky Sport 24, dopo l’annuncio della Ferrari:

“Se ne parlava già nella scorsa stagione, poi è stata data fiducia anche per quest’anno. Ripagata ad inizio anno ma poi sono arrivati risultati deludenti. Col senno di poi, era meglio lasciare le cose in Ferrari come nel 2018, dopo la scomparsa di Marchionne c’è stata la rivoluzione. Mattia Binotto direttore tecnico ha preso il posto del Team Principal Maurizio Arrivabene. In realtà guardando i numeri, vediamo come Jean Todt sia rimasto addirittura per 15 anni, in una situazione però disastrosa della Ferrari. L’ultimo mondiale vinto dalla Ferrari nel 2007 con Jean Todt e Kimi Raikkonen.

In 15 anni abbiamo visto 4 Team Principal diversi: Domenicali (nel 2008 ultimo titolo costruttori), Mattiacci per pochi gran premi, Arrivabene e Binotto. In media di questi, Arrivabene è quello che ha ottenuto più vittorie e Binotto rimaneva nel suo ruolo di direttore tecnico. Forse è andato a occupare un ruolo più grande per quello che aveva vissuto in Ferrari. O per fare una critica, forse ha gestito il ruolo sentendosi troppo grande. In una delle prime chiacchierate gli chiesi in maniera informale chi poteva ricoprire il ruolo del nuovo direttore tecnico. Rispose che non ci sarebbe stato e che avrebbe gestito tutto da solo. Mi lasciò perplesso.”

Ora per John Elkann spetta un altro compito difficile dopo il delicato momento alla Juventus. Ci sarà comunque più tempo per decidere vista la scadenza di Binotto al 31 dicembre 2022.

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Genoa, da Andreazzoli a Bjelica fino al possibile ribaltone: il punto

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Sono ore di grande tensione in casa Genoa dopo la brutta sconfitta di Perugia. Alexander Blessin sembrava ormai destinato a lasciare la panchina rossoblù, dopo aver attaccato la squadra nel post partita definendola di “dilettanti“. Il già preallertato Andreazzoli stava preparando i bagagli, mentre la società si confrontava in un conclave che non sembra ancora aver portato alla fumata bianca tanto attesa dalla tifoseria, che nel frattempo sembra spazientirsi di fronte al silenzio da parte dei vertici dirigenziali. Ma proviamo a ricostruire la situazione.

ANDREAZZOLI-BJELICA: IL BALLOTTAGGIO

Il candidato numero uno alla successione di Blessin era Aurelio Andreazzoli, già contattato dopo il pareggio casalingo con il Como con accordo verbale trovato. L’ex Empoli aspettava – ed aspetta – solo il via libera per tornare al Genoa.

Il problema, è che 777 Partners avrebbe dei ripensamenti in merito, e nelle ultime ore avrebbe cercato un profilo più vicino ai suoi standard prefissati: una figura non italiana, con esperienza ma non troppo avanti con l’età (caratteristiche dello stesso Blessin, peraltro). Il nome più consono trovato dal board americano, sarebbe quindi quello di Nenad Bjelica, croato, ex allenatore dello Spezia in Serie B.

La società, tra Genova e Miami, nella notte avrebbe confrontato i due nomi sul tavolo, propendendo per la seconda ipotesi. Ma nella mattinata di oggi, la Gazzetta dello Sport ha riportato una terza possibilità, che a questo punto avrebbe del clamoroso.

SPORS SPARIGLIA LE CARTE

Non è un mistero – infatti – che il Direttore Sportivo del Genoa, Johannes Spors, sia il sostenitore numero uno di Blessin: fu lui a proporlo al Genoa come post Shevchenko. Ci si aspettava addirittura, in caso di esonero del tedesco, che il ds rassegnasse le sue dimissioni, lasciato solo come unico strenuo difensore dell’attuale allenatore. Invece, secondo la Rosea, il peso specifico in società di Spors sarebbe tale da far vacillare 777, che starebbe pensando alla conferma del tecnico a sorpresa. Le prossime ore saranno comunque decisive e ci si attende un comunicato dalla società.

LA SITUAZIONE A PEGLI

Nel frattempo, a Villa Rostan, la situazione ha del surreale. Nella giornata di ieri Blessin ha diretto regolarmente la seduta di scarico post-partita già programmata. Oggi è prevista una giornata di riposo che potrebbe essere cruciale.

È notizia di pochi minuti fa, invece, la conferma della sfiducia al tecnico da parte della tifoseria: al Centro Signorini è comparso uno striscione con una scritta che non lascia spazio a molte interpretazioni: “Blessin, Game Over“.

 

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