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Serie A, i capocannonieri del decennio

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Gli anni Dieci, come sono stati ribattezzati, volgono al termine. È stato un decennio tra i più rivoluzionari di sempre per il nostro campionato e il nostro calcio: è stato proprio nel 2010 che l’Inter ha vinto il famigerato “Triplete“, la prima e ad oggi l’unica squadra italiana ad esserci riuscita; ma sono stati anche anni molto bui, complice un calo evidente del livello del calcio italiano, come testimoniato dalle eliminazioni ai gironi nei Mondiali del 2010 e del 2014 e, purtroppo, nella nefasta serata di quel novembre 2017, quando per la prima volta dopo sessant’anni l’Italia ha mancato l’appuntamento con la qualificazione ad un Campionato del Mondo. Qualcosa, per fortuna, è cambiato e il risorgimento della nostra Nazionale è sotto gli occhi di tutti. Ed è altrettanto evidente che anche la Serie A stia tornando velocemente tra i migliori campionati del mondo. Di prove ce ne sono tante, come la volontà di numerosi bomber e attaccanti di fama mondiale di confrontarsi con il nostro torneo. Ecco, dunque, che per salutare al meglio il decennio che sta volgendo al tramonto Numero Diez ha deciso di celebrare tutti i capocannonieri degli ultimi campionati di Serie A.

ANTONIO DI NATALE, 29 gol, 2009-10; 28 gol, 2010-11

Se c’è un giocatore al quale non si può non voler bene, quello è sicuramente Antonio Di Natale, per tutti Totò. Nato nel 1977 a Napoli, sognando Maradona, Totò in realtà in quel di Napoli non giocherà mai. La sua vita, le sue gesta, i suoi gol, il suo nome rimarrà indelebilmente legato ai colori bianconeri dell’Udinese. Gli stessi colori, quelli bianconeri della Juventus, che il 25 agosto 2010 Di Natale rifiutò perché, ormai, Udine era la sua casa e i friulani la sua famiglia. Nella stagione 2009-10 Di Natale è protagonista di una stagione pazzesca culminata con la vittoria del titolo di capocannoniere: 29 gol in Serie A e un posto assicurato sull’aereo diretto in Sudafrica con la Nazionale di Lippi. Il viaggio mondiale sarà tutt’altro che esaltante eppure Di Natale è tra i pochi a salvarsi.

(Fonte: profilo Twitter Udinese Calcio)

La stagione 2010-11, tuttavia, è un’altra storia. Soprattutto perché al suo fianco, in attacco, ha trova un certo Alexis Sanchez: i due trascinano l’Udinese al quarto posto in campionato e al preliminare di Champions League. Rimarrà nella storia l’incredibile 0-7 inflitto al Palermo in campionato: Di Natale fa tripletta, il cileno cala un poker. A fine stagione Di Natale si laurea nuovamente capocannoniere con i suoi 28 gol, davanti a Cavani (26) e all’interista Eto’o (21). A vincere lo scudetto fu il Milan di Ibrahimovic, quell’anno più in versione assistman che goleador ( 14 reti) ma la squadra all’epoca guidata da Guidolin e capitanata da Antonio Di Natale, l’oro di Udine, fu senza dubbio la sorpresa più piacevole e interessante dei primi anni Dieci. Una realtà, quella friulana, che ebbe la forza di confermarsi per un altro paio di stagioni così come lo stesso Di Natale. In totale, con l’Udinese, l’attaccante campano realizzerà 227 reti in 449 presenze: una bandiera e un simbolo del calcio italiano al quale un po’ tutti ci siamo affezionati.

ZLATAN IBRAHIMOVIC, 28 gol, 2011-12

Il Milan 2011-12 è la squadra tecnicamente più forte del campionato, eppure sul suo cammino troverà l’incredibile Juventus di Antonio Conte, in grado di scippare il titolo di Campione d’Italia proprio ai rossoneri. Se l’anno prima si era limitato a segnare “solo” 14 gol, la stagione 2011-12 per l’attaccante svedese è la più prolifica di sempre fino a quel momento: 28 gol in campionato che gli valgono la vittoria della classifica marcatori, davanti a Milito (24), Cavani e Di Natale (23). Un titolo, quello di capocannoniere, che Ibra vince per la seconda volta: per la prima volta nella storia della Serie A un calciatore ci riesce con due squadre diverse, peraltro della stessa città.

Dei 28 gol messi a segno in campionato 10 ne realizza su rigore ma le perle sono tante: la doppietta di testa all’Olimpico contro la Roma, la tripletta al Palermo o ancora la grande partita giocata nel derby di ritorno alla penultima giornata, finito 4-2 per l’Inter (sconfitta che ha di fatto regalato il titolo alla Juventus) ma condita da due gol di Ibrahimovic. Il cuore dello svedese, del resto, è sempre stato molto legato al Milan, la società che probabilmente più di tutti lo ha reso il giocatore totale che, a quasi 39 anni, è ancora oggi. Il suo contratto con i L.A. Galaxy è appena scaduto e il nome di Ibrahimovic è fortemente tornato in orbita Milan: il disastroso inizio di campionato ha spinto la società a muovere i primi passi per il ritorno di Ibra in rossonero. L’uomo giusto per risollevare le sorti di una nobile decaduta.

EDINSON CAVANI, 29 gol, 2012-13

Edinson Cavani per tanti anni in Itali ha dato la sensazione di essere uno degli attaccanti più completi che la Serie A abbia mai conosciuto. In tre stagioni il Matador andrà sempre oltre i 30 gol tra campionato e coppe, riuscendo nell’impresa di vincere nella stagione 2012-13 la classifica marcatori con 29 gol. L’unico a riuscirci con la maglia del Napoli? Diego Armando Maradona. Il Matador segna in tutti i modi possibili: di testa, in spaccata, di rapina, da fuori area, su punizione. Il più bello, probabilmente, è quello realizzato all’Atalanta alla 29^ giornata: su sponda di Pandev l’uruguaiano controlla e si gira di sinistro, ad una velocità impressionante, e poi di destro scarica in porta. Un capolavoro.

La rete del momentaneo 2-1 realizzata da Cavani all’Atalanta.

Di capolavori Cavani ne ha messi a segno tantissimi anche con la maglia del PSG: nell’estate del 2013, infatti, il Napoli vende in Francia il suo bomber per 64 milioni di euro. Ed Edinson non perde il vizio del gol neanche oltralpe: in sette anni ha segnato ben 196 reti, diventando il miglior marcatore della storia dei parigini. L’annata appena iniziata, a dir la verità, ha visto Cavani perdere il posto da titolare,  discapito di un altro ex bomber della Serie A, Mauro Icardi, che come il Matador ha vinto la classifica cannonieri. Ed è per questo che è difficile, al momento, ipotizzare che anche il prossimo anno l’uruguaiano – insieme a Suarez l’unico ad aver segnato in tre differenti edizioni del Mondiale con l’Uruguay – possa vestire ancora i colori del Paris. Il ritorno in Italia non è utopia anche se pare che abbia già trovato un accordo con l’Atletico Madrid.

CIRO IMMOBILE, 22 gol, 2013-14

La stagione 2013-14 vede l’esplosione, del tutto inaspettata, di un attaccante che poi segnerà la storia del futuri campionati di Serie A. Stiamo ovviamente parlando di Ciro Immobile, oggi bomber della Lazio ma che cinque anni fa fu capocannoniere del campionato con la maglia del Torino. A 22 anni, l’attaccante di Torre Annunziata vince la classifica marcatori, mettendo alle sue spalle dei veterani quali Toni, Tevez e Palacio. È la stagione che lancia Immobile tra i centravanti più interessanti della sua generazione, e i suoi 22 gol sono fondamentali per trascinare il Torino di Ventura a disputare, ad 19 anni di distanza dall’ultima volta, nuovamente una competizione europea. La coppia gol Immobile-Cerci, però, saluta già l’estate successiva e per entrambi non andrà benissimo. Cerci non riuscirà più a ripetere le convincenti prestazioni in granata, né all’Atletico Madrid né al Milan; mentre Immobile farà fatica sia al Borussia Dortmund, che lo acquista dal Torino per 20 milioni, che a Siviglia. Menzione d’onore la merita la rete realizzata all’Olimpico di Roma il 25 marzo 2014 in un Roma-Torino finito 2-1: lancio lungo da centrocampo, Immobile si muove sul lato corto sinistro dell’area di rigore e al momento giusto, coordinandosi alla perfezione, impatta di sinistro al volo. Un gol bellissimo, per usare un eufemismo.

Uno dei gol più belli del decennio: Immobile, al volo di sinistro, contro la Roma.

MAURO ICARDI E LUCA TONI, 22 gol, 2014-15

Anche la Serie A 2014-15 è un campionato durante il quale la Juventus, campione in carica, non trova rivali. Il burrascoso addio di Conte, sostituito da Max Allegri, non spezza affatto l’egemonia juventina sul massimo torneo nazionale che, al contrario, sarà protagonista di una fantastica avventura in Champions League, culminata nella sconfitta in finale a Berlino a discapito dell’irresistibile Barcellona del tridente Messi-Suarez-Neymar. Se il campionato, dunque, di soprese ne riserva pochissime, più combattuta sarà la lotta per la classifica cannonieri. A fine stagione a trionfare saranno a quota 22 gol Luca Toni e Mauro Icardi. Record di anzianità per l’allora bomber del Verona, capace alla veneranda di 38 anni, di ripetersi dopo la vittoria del 2006. Agli antipodi, per tipo di gioco e per età ovviamente, Mauro Icardi, l’unica luce nella difficile e complicata stagione nerazzurra. A 22 anni Icardi vince un titolo che sembrava destinato ad un altro argentino, Carlos Tevez, per mesi leader della classifica marcatori. L’ultima giornata è stata decisiva: un gol per Toni e la doppietta di Icardi all’Empoli, reti che nel bene e nel male consegneranno alla storia due dei bomber più letali dell’ultimo decennio.

(fonte: profilo Facebook Mauro Icardi)

GONZALO HIGUAIN, 36 gol, 2015-16

Gonzalo Higuain, a detta di molti, è stato nei suoi anni al Napoli il miglior attaccante del pianeta. Difficile, del resto, dire il contrario se si pensa ai 36 gol messi a segno in Serie nel 2015-16. Il record di reti di Gunnar Nordhal resisteva da più di mezzo secolo: è bastata una notte da Oscar, una notte da Pipita per riscrivere la storia del campionato italiano. Higuain e il suo Napoli vivono una stagione per certi versi frustante: la Juventus pare inarrivabile e nonostante gli 82 punti conquistati in campionato i partenopei devono accontentarsi del secondo posto. C’è, allora, spazio e tempo per rendere memorabile un anno altrimenti simile ai precedenti. Ci pensa Gonzalo Higuain, il figlioccio di Maurizio Sarri, a regalare emozioni vere da Scudetto. Tutto accade la notte del 14 maggio 2016: il Frosinone è ospite del Napoli e di un San Paolo gremito a festa per spingere verso il record l’argentino.

La rete del record di Higuain.

Il Pipita, dopo un primo tempo nervoso e irriconoscibile, si sblocca: 34. Qualche minuto più tardi Hjsaj vola sulla destra e pennella in area un pallone che Higuain deve solo appoggiare in rete.: 35. Il secondo tempo del San Paolo è diventato un rullo di gol, applausi ed emozioni, con un solo protagonista in campo, un conto alla rovescia – stile Capodanno dato che siamo in tema – dal finale già scritto. L’apoteosi arriva a 10′ dalla fine: Mertens serve il suo compagno, che controlla di petto e si sistema la sfera per girarla in porta in semirovesciata: 36. Nordhal è solo un ricordo vecchio 65 anni: chissà se saranno necessari altri 65 anni per vedere compiere un’impresa del genere. Higuain, che nel frattempo ha “tradito” la sua Napoli per andare alla Juventus, ha scritto la storia. E lo vuole fare, numeri alla mano, anche Ciro Immobile: il suo campionato è stato fin qui eccezionale, con 17 gol in 16 presenze l’attaccante biancoceleste viaggia ad una media spaventosa. Forse non ci vorranno altri 65 anni per rivivere una notte da record.

EDIN DZEKO, 29 gol, 2016-17

Edin Dzeko, in dodici mesi, è passato dall’essere il brutto anatroccolo che sbagliava gol a porta vuota al meraviglioso Cigno di Sarajevo che negli anni si è affermato tra i numeri 9 più forti della storia della Roma. Arrivato in giallorosso l’anno prima dal Manchester City, Dzeko sorprende tutti e si trasforma in quel bomber implacabile che nella stagione precedente aveva fatto malissimo. Con 29 reti il bosniaco si laurea capocannoniere della Serie A, davanti a Mertens (28), reinventato numero nove da Sarri al Napoli, e Belotti (26). In totale saranno ben sei i calciatori che andranno oltre le 20 reti in campionato: oltre ai tre già citati ecco anche Higuain (24), Icardi (24) e Immobile (23).

Fonte: profilo ufficiale Twitter @EdDzeko

In Italia il suo rendimento è stato spesso positivo, soprattutto per via delle sue enormi qualità tecniche che gli hanno permesso di diventare il regista offensivo dei capitolini. Con la maglia della Roma, ad oggi, ha realizzato 97 reti totali in 201 presenze. E ne arriveranno delle altre.

MAURO ICARDI E CIRO IMMOBILE, 29 gol, 2017-18

Inter e Lazio si sono giocate, nel corso della Serie A 2017-18, l’accesso diretto alla Champions League. Alla fine, nell’emozionante Lazio-Inter dell’ultima giornata, degno del miglior thriller di Tarantino, a spuntarla sono stati i nerazzurri di Spalletti, al ritorno in Europa dopo anni di buio. È stato, tuttavia, anche l’anno del tira e molla al vertice della classifica marcatori. Al termine del campionato sono stati proprio Immobile e Icardi, leader tecnici delle rispettive squadre, ad essere incoronati capocannonieri con 29 gol a testa. Ancora una volta, perché entrambi vi erano riusciti in passato: Immobile con la maglia del Toro nel 2014, l’argentino nel 2015 ex aequo con Toni. Due attaccanti letali come pochi se ne sono visti in Italia e non è un caso che si parli di due centravanti da oltre 100 gol in Italia, tra i più prolifici dell’intero decennio.

(Fonte immagine: profilo Instagram Immobile)

Se del bomber della Lazio abbiamo già parlato, qualche va parola va spesa anche per l’ex capitano dell’Inter, per anni trascinatore della squadra meneghina. Con i nerazzurri Maurito ha collezionato 124 gol totali in 219 gettoni, troppo facilmente – forse – dimenticati a causa di un atteggiamento fuori dal rettangolo di gioco piuttosto ambiguo, opinabile, a tratti contraddittorio e poi scontratosi con le volontà della nuova società di dare all’Inter un’immagine diversa, migliore. La sua avventura al Paris Saint-Germain, iniziata tra lo scetticismo generale di chi pensava inspiegabilmente che la sua carriera fosse già giunta alla conclusione a 26 anni, sta facendo ricredere tutti: il killer instinct è quello degli anni migliori e Mauro Icardi sta continuando a fare quello che lo ha reso noto al pubblico mondiale, ovvero segnare.

Mauro Icardi premiato miglior giocatore dell’anno nel 2018 al Gran Galà del Calcio AIC.
(Fonte: profilo Facebook Mauro Icardi)

FABIO QUAGLIARELLA, 26 gol, 2018-19

Eterno. Questo è l’aggettivo più giusto per descrivere un uomo, prima che un attaccante, che la Serie A ha amato e continuerà a farlo fino a quando non deciderà di appendere i tacchetti al chiodo. Perché la sensazione è che nonostante l’età di Fabio Quagliarella non ci stancheremo mai, soprattutto perché il campionato italiano si priverà, inevitabilmente, di uno degli attaccanti più forti dell’ultimo decennio.

(Fonte: profilo Twitter Lega Serie A)

La stagione 2018-19 ha visto l’attaccante campano trionfare nella classifica cannonieri con 26 gol, davanti a Zapata, ex compagno alla Samp. Lo ha fatto dando la dimostrazione di essere eterno per davvero, come quando nel settembre dello scorso anno ha punito una delle sue tane ex squadre, il Napoli, con un favoloso gol al volo di tacco, poi premiato come il gol più bello dell’anno. Tra la 10^ e la 21^ giornata ha segnato per 11 partite consecutive, un risultato storico precedentemente raggiunto in un singolo campionato dal solo Gabriel Batistuta nel 1994-95. Fabio Quagliarella è il simbolo più rappresentativo di longevità e passione che oggi abbiamo in Italia. Nonché l’ultimo capocannoniere di Serie A del decennio.

Fonte immagine copertina: sito ufficiale Corriere.it

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Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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