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Serie A, tutti gli spareggi decisivi nella storia del torneo

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Dove vedere Lazio-Bologna

Nel corso della sua lunga storia, il calcio italiano ha cambiato molte volte metodi e stili riguardo alla compilazione delle classifiche. In alcuni casi si è dovuto ricorrere a spareggi di ogni tipo e valevoli per qualsiasi obiettivo, tra due o più squadre.
Ecco il racconto di tutti questi incontri, partendo dall’introduzione del girone unico in Serie A, avvenuta nella stagione 1929/30.

1931/32: SPAREGGIO SALVEZZA

Nel campionato, iniziato il 13 settembre 1931, il calendario prevede 18 squadre, con due retrocessioni.
Per decretare la squadra che, assieme al Modena, fanalino di coda, sarebbe retrocessa, è necessario un incontro supplementare tra Bari e Brescia, appaiate a 25 punti.
La partita si disputa al Littoriale di Bologna, il 16 giugno 1932. Dopo meno di un quarto d’ora, i biancoblù passano in vantaggio con Frisoni, gettando nello sconforto i numerosi tifosi pugliesi, giunti fino in Emilia.
Negli ultimi minuti la squadra guidata da Arpad Weisz ribalta la situazione, vincendo 2-1. Il mattatore è Dario Gay, centrocampista col vizio del gol, che segna una grandiosa doppietta. Dopo il gol del pareggio, siglato su calcio di rigore, a cinque minuti dalla fine, riceve in area, salta tre avversari e realizza il gol della salvezza biancorossa.

1942/43: IL PRIMO TRIELLO

La fine della stagione prebellica è molto particolare. Nel campionato a 16 squadre il Liguria arriva ultimo, sopravanzato da ben tre formazioni a pari merito: Triestina, Bari e Venezia.
La seconda retrocessa sarebbe, dunque, uscita da una formula decisamente astrusa: dopo un triangolare, le due squadre con meno punti si sarebbero sfidate in una gara secca per decretare il verdetto.
Nel triangolare la Triestina, guidata da Aldo Ballarin (futuro componente del Grande Torino) fa la voce grossa e batte prima i lagunari con un secco 2-0 e, successivamente, i galletti attraverso un 3-2 al cardiopalma.
La partita finale vede sfidarsi Bari e Venezia, ancora una volta al Littoriale. Purtroppo per i baresi questa volta Bologna è indigesta; i veneti dominano e vincono 3-0; il man of the match è uno strepitoso Francesco Pernigo, attaccante nativo di Verona che detiene un particolare record: è, infatti, il miglior marcatore in Serie A sia del Venezia che del Modena, statistica decisamente lusinghiera per lui.

1951/52: DECISIONI CERVELLOTICHE

Nel primo campionato con tre retrocessioni (su 20 squadre partecipanti), il presidente federale Ottorino Barassi effettua uno dei “famosi intrighi all’italiana”.
Dopo la disfatta azzurra ai Mondiali 1950, Barassi decide di aumentare le retrocessioni da due a tre, a fronte di una sola ascesa dalla B, riportando così la massima serie a 18 componenti. I piani del presidente, originariamente valevoli dalla stagione 1951/52, vengono stravolti dalla retrocessione di due club storici come Genoa e Roma. In pieno stile italiano, Barassi corre ai ripari e decide di introdurre una nuova “appendice straordinaria”: la quartultima di Serie A giocherà uno spareggio con la seconda di Serie B. Praticamente le due nobili retrocesse si ritrovano entrambe il tavolo apparecchiato per una pronta risalita.
Il caso vuole che Triestina e Lucchese, rispettivamente diciassettesima e diciottesima in A, finiscono entrambe con 32 punti, rendendo necessario un ulteriore spareggio.
Questa volta si giocano due partite, entrambe epiche. All’andata, a Milano, le due squadre confezionano un pirotecnico 3-3, che lascia tutto aperto in vista del ritorno di Bergamo.
La Triestina, nella seconda partita, segna e stoicamente mantiene il punteggio invariato fino alla fine, con buona pace dei toscani.
I friulani, dunque, si ritrovano quartultimi, pronti a disputare la partita della vita con la seconda classificata in Serie B. Nel campionato cadetto, come da pronostico, la Roma arriva prima, tornando prontamente nella massima serie. Diverso il destino del Genoa, che incappa in una stagione decisamente infelice, terminando al quinto posto e perdendo una grande occasione: allo spareggio va il Brescia.
Nella partita decisiva, le rondinelle giocano a testa alta, come in tutta la stagione, ma la Triestina, ancora una volta, si dimostra squadra quadrata e pragmatica, vincendo 1-0 e restando in Serie A.

1953/54 E 1960/61: NUOVI INCROCI

In queste due stagioni gli spareggi salvezza tornano ad essere “normali”, ma con tre le squadre a pari punti si ripetono i “trielli” tanto in voga all’epoca (chissà se Sergio Leone ha preso spunto da queste appendici per la scena cult de “Il Buono, il Brutto, il Cattivo”?).
Nel 1954 Udinese, SPAL e Palermo arrivano a quota 26 punti, davanti al Legnano. I friulani con una vittoria e un pareggio si tirano fuori senza troppi patemi. La partita decisiva si gioca a Roma, tra i ferraresi e i siciliani. Sono gli spallini a spuntarla, al termine di un 2-1 tirato e crudele nei confronti di un Palermo decisamente sfortunato.
Nel 1961, invece, per fare compagnia a Napoli e Lazio in lizza ci sono Bari, Lecco e, ancora una volta, Udinese. Il triangolare si risolve subito per i lombardi di Sergio Clerici e Julio Cesar Abbadie (come hanno fatto a rischiare la B con certi nomi non si sa), che segnano 7 reti in due partite, battendo 4-2 i pugliesi e impattando 3-3 con i friulani.
Nel mezzo, lo 0-0 tra Bari e Udinese condanna i galletti, veri e propri amanti degli spareggi salvezza.

1963/64: LO SPAREGGIO PIÙ FAMOSO

La stagione 1963/64 resta una delle più avvincenti di sempre nella storia del calcio italiano. A fine stagione per ben due verdetti, diametralmente opposti, c’è bisogno dello spareggio.
Il 7 giugno 1964 a San Siro, Modena e Sampdoria si giocano la salvezza, in una partita molto delicata. Dopo più di un’ora di randellate e tanta paura di sbagliare, Paolo Barison porta avanti i blucerchiati con un gran diagonale di sinistro. A chiudere i giochi ci pensa Giancarlo Salvi con un destro imparabile che regala la salvezza ai genovesi.
Nello stesso giorno, all’Olimpico di Roma, va in scena il primo, e finora unico, spareggio Scudetto della Serie A a girone unico: Bologna-Inter.
Quattro giorni prima il presidentissimo dei rossoblù, Renato Dall’Ara era morto, colpito da infarto mentre si trovava assieme al suo omologo nerazzurro Angelo Moratti nella sede della Lega Calcio.
I rossoblù sfoderano una prestazione orgogliosa per rendere omaggio all’artefice dei successi emiliani di quegli anni. Dopo 75 minuti di equilibrio, come si conviene tra due formazioni di tale livello, i bolognesi passano con una punizione di Romano Fogli, sporcata da Facchetti in barriera. I nerazzurri si gettano in avanti alla ricerca del pareggio, ma nel finale Harald Nielsen, fenomenale attaccante danese dell’epoca, chiude i giochi, regalando il settimo titolo nazionale al Bologna.

1986/87: LA TRAVERSA DI BRIEGEL

Dopo il clamoroso epilogo del 1964, gli spareggi latitano per ben 23 anni, fino al 23 maggio 1987.
Il Milan, reduce da una stagione decisamente inferiore alle attese, e la giovane Sampdoria di Boskov, si giocano l’ultima posizione utile per qualificarsi alla Coppa UEFA.
La partita, giocata al Comunale di Torino, è agonica e nonostante un caldo torrido le due squadre danno vita ad un match molto equilibrato con occasioni da entrambe le parti. La più clamorosa capita al blucerchiato Briegel nel primo tempo, ma il suo colpo di testa si stampa sulla traversa.
La partita non si sblocca e si va dunque ai supplementari. Al minuto 102, il solito, inesauribile, Mauro Tassotti si invola sulla fascia e crossa in area, dove appostato perfettamente c’è Daniele “Provvidenza” Massaro, che batte Bistazzoni e regala la prima qualificazione europea al presidente rossonero Berlusconi.

1987/88: LA PRIMA VOLTA DEI RIGORI

Altro giro, altro spareggio, ancora una volta necessario per l’ultimo posto UEFA.
Questa volta lo stadio di Torino è il teatro del Derby della Mole, tra il Torino del bomber austriaco Polster e la Juventus della delusione Ian Rush.
Se Milan-Sampdoria era stato uno 0-0 divertente, il derby è decisamente l’esatto opposto. Partita bloccata fin dalle prime battute e pochissime emozioni. La partita si protrae sul nulla di fatto anche ai supplementari, quindi, per la prima volta agli spareggi, sono necessari i calci di rigore.
Dal dischetto arrivano due errori per i granata, con Comi e Benedetti e uno solo per i bianconeri, con Brio. Il rigore decisivo lo segna proprio Rush, che riscatta parzialmente la deludente stagione e porta la Juventus in Europa.

1988/89: IL TRADIMENTO DI ROBERTO

Terzo spareggio di fila per un posto europeo, ancora una volta con due squadre diverse.
Al Renato Curi di Perugia si affrontano la Fiorentina della coppia d’attacco Baggio-Borgonovo,autori di 29 reti in stagione, e la Roma di Rudi Völler, 10 gol per lui.
La partita viene decisa, dopo soli 11 minuti, da un altro attaccante, uno dei bomber simbolo degli anni ’80, capace di segnare 138 reti con la maglia giallorossa in 10 stagioni, ma che quel giorno veste la maglia viola: Roberto Pruzzo. È veramente strano vedere esultare il numero 9 con la casacca gigliata davanti ai suoi ex compagni, ma il calcio è questo e, a volte, sa essere davvero spietato.

1992/93: IL GOL OLIMPICO

Dopo 29 lunghi anni, torna anche lo spareggio salvezza. Nel solito teatro del Renato Dall’Ara di Bologna si affrontano Udinese e Brescia, friulani di Balbo contro i lombardi di Hagi, due rose con nomi davvero importanti.
La partita si sblocca proprio con un gol dell’argentino dell’Udinese, dopo un bel triangolo con Marco Branca. A metà primo tempo arriva il pareggio delle rondinelle con Domini, che mette dentro dal limite, dopo una ribattuta della difesa.
Nella ripresa arriva l’episodio decisivo della gara. Alessandro Orlando, buon terzino sinistro dei primi anni ’90, si appresta a battere un calcio d’angolo. La palla parte benissimo e prende una traiettoria parabolica, anche per merito del vento bolognese, infilandosi alle spalle di uno spaesato Cusin. Nel finale Dell’Anno sigla il 3-1 definitivo che spedisce in Serie B il Brescia.

1994/95: PRODEZZE IN CODA

L’epilogo della stagione 1994/95 è davvero per cuori forti.
Si inizia all’ultima giornata di campionato, quando il Genoa batte il Torino e attende il risultato di Inter-Padova per conoscere il suo destino. Al 90’ Marco Delvecchio segna il gol del 2-1 per i nerazzurri che si qualificano alla Coppa UEFA, mentre il Padova se la vedrà con i rossoblù per giocarsi la salvezza.
I tifosi del Genoa, rimasti allo stadio ad attendere, esplodono e dagli spogliatoi emerge la figura del capitano, Gianluca Signorini, che corre ad esultare sotto la Nord: i rossoblù sono ancora vivi.
Lo spareggio del Franchi è una partita combattuta da due squadre che non meriterebbero la retrocessione. Al 19’ i patavini passano in vantaggio con una bella girata volante di Goran Vlaović che buca Spagnulo. Nemmeno dieci minuti dopo arriva il pareggio del Genoa: Van’t Schip crossa in area dove, puntuale come sempre, irrompe Tomáš Skuhravý che fa 1-1 con un poderoso colpo di testa.
Dopo questo avvio pirotecnico le due squadre continuano ad attaccare, ma il gol non arriva: si va ai rigori.
Il Padova sbaglia subito il primo penalty con Fontana, mentre per i rossoblù sbaglia Marcolin. Nel sesto turno segna Kreek per i biancorossi, mentre Galante sbaglia, condannando il Genoa ad una crudele retrocessione.

1996/97: IL COBRA E IL TORO

A metà anni ’90 in Serie A tutti guardano con curiosità al cosiddetto Piacenza “degli italiani”, che schierava solo calciatori autoctoni.
Al termine dell’annata 1996/97 gli emiliani si giocano la salvezza nello spareggio contro il Cagliari.
Al San Paolo di Napoli dopo sette minuti Pasquale Luiso fa 1-0 per i biancorossi, raccogliendo una respinta di Sterchele su diagonale di Di Francesco. La squadra di Mutti raddoppia a fine primo tempo grazie ad una punizione di Piovani, deviata da Berretta. Nella ripresa i rossoblù di Mazzone cercano in tutti i modi di riaprire i giochi, riuscendoci al 65’ con il Cobra Tovalieri, che riceve in area da Cozza e batte Taibi. Nel finale, con il Cagliari sbilanciatissimo alla ricerca del pareggio, ancora il Toro di Sora Luiso firma il 3-1 decisivo e condanna i rossoblù alla Serie B.

1998/99: SPAREGGI UEFA

Due spareggi in questa lunga e splendida stagione, entrambi per un posto nelle coppe europee.
Juventus, Udinese e Roma arrivano appaiate a 54 punti. I giallorossi si qualificano in UEFA grazie alla classifica avulsa, mentre le due formazioni bianconere si giocano l’ultimo posto disponibile tramite uno spareggio.
Nella doppia sfida, i friulani riescono a strappare un ottimo 0-0 in casa, per poi trovare con Poggi la rete della qualificazione, pareggiando 1-1 a Torino (gol di Inzaghi per la Juventus) qualificandosi per la Coppa UEFA.
Diversa la situazione per l’altra appendice stagionale, con Inter e Bologna, semifinaliste sconfitte di Coppa Italia che si giocano un posto europeo, grazie al miglior piazzamento delle due finaliste.
Nella doppia sfida emerge il Bologna di Mazzone, che vince entrambe le partite per 2-1 e conquista la gloria.

1999/00: IL DIVIN CODINO

Ancora una volta l’Inter deve allungare la sua stagione, visto l’arrivo al quarto posto in coabitazione con il Parma. Per la prima volta si gioca per entrare in Champions League.
La partita, giocata al Bentegodi di Verona il 23 maggio 2000, vede un solo protagonista: Roberto Baggio.
Il fenomeno di Caldogno sfodera una prestazione sontuosa, aprendo le marcature con una punizione magistrale da posizione defilata. Nella ripresa Stanic porta i ducali al pareggio, prima dello scoppiettante finale. Zamorano sponda fuori area per Baggio che lascia partire un esterno sinistro splendido. Negli ultimi minuti c’è tempo ancora per la parata clamorosa di Buffon su Recoba (dai che la conoscete tutti) e per il 3-1 di Zamorano che chiude i giochi.

2000/01 E 2002/03: IL CALCIO DA, IL CALCIO TOGLIE

Due annate diverse, due epiloghi diversi, la stessa protagonista: la Reggina si affaccia per la prima volta in Serie A nel 1999 e inizia a raccogliere consensi.
Nel corso della sua seconda stagione in massima serie, i calabresi si giocano la salvezza nello spareggio contro l’Hellas Verona. Al Bentegodi decide un colpo di testa di Martin Laursen in favore dei gialloblù.
Il ritorno al Granillo è la descrizione perfetta della sfortuna degli amaranto in quella stagione.
La Reggina sfodera un primo tempo formidabile, sospinta dal sempre caldo pubblico calabrese, chiudendo in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Zanchetta e Cozza.
All’86’ l’episodio decisivo: Camoranesi scucchiaia in area per Cossato, che salta Taibi e mette dentro il gol del 2-1 che significa salvezza per l’Hellas.
Due anni dopo di nuovo i calabresi, appena risaliti, si giocano la salvezza contro l’Atalanta.
Questa volta il fattore Granillo non viene sfruttato a dovere e la partita d’andata termina 0-0
A Bergamo apre le marcature Cesare Natali, in mischia da corner, ma già alla mezz’ora Ciccio Cozza pareggia dopo un’azione ad alto coefficiente di difficoltà.
Il minuto decisivo è ancora l’86’, ma questa volta è la Reggina a gioire: Aimo Diana fugge sulla fascia e serve Bonazzoli che trafigge Taibi e regala la salvezza ai suoi tifosi.

2003/04: UN ALTRO INEDITO

Nella stagione 2003/04 arriva l’ultima (per ora) innovazione in termini di spareggi: la quartultima di A, in questo caso il Perugia, contro la sesta di B, la Fiorentina appena tornata dall’Inferno. Il nome di questo spareggio è “qualificazione interdivisionale” e, per fortuna, rimarrà l’unico esempio.
Le due partite vedono i viola segnare con Enrico Fantini, sia nell’1-0 esterno che nell’1-1 in casa, che riporta i viola nella massima serie dopo il periodo buio del fallimento.

2004/05: L’ULTIMO ATTO

L’ultimo spareggio nella storia della Serie A vede affrontarsi Bologna e Parma in un derby emiliano-romagnolo decisamente ad alta tensione emotiva.
il 14 giugno 2005, al Tardini i rossoblù vincono grazie ad una rete di Igli Tare, mettendo una seria ipoteca sulla salvezza, visto il ritorno casalingo.
Quattro giorni dopo, al Dall’Ara arriva il risultato che nessuno si aspettava. Il Parma mette in campo tutto e ribalta la situazione con Cardone in mischia su angolo e Gilardino già nel primo tempo.
Il risultato non cambia più e i rossoblù retrocedono mestamente tra i fischi del pubblico.

Questa dunque è la storia degli spareggi in Serie A, almeno fino ad ora. Dal Littoriale del 1931 al Dall’Ara del 2005, ossia lo stesso stadio con due nomi diversi, la chiusura del cerchio non poteva che essere questa, in attesa di nuovi capitoli ricchi di emozioni e gloria.

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Che fine ha fatto Jeremy Menez? Dal passato agrodolce al riscatto in Serie B

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Milan

CHE FINE HA FATTO JEREMY MENEZ? DAL PASSATO AGRODOLCE AL RISCATTO IN SERIE B – La rubrica settimanale del “Che fine ha fatto?” di Numero Diez porta alla luce la carriera di un altro giocatore straordinario che ha smesso fin troppo presto di incantare. Infatti, questa è la volta di Jeremy Menez, ex attaccante di Roma, PSG e Milan che potrebbe aver ritrovato serenità all’età di 35 anni.

Colui che in Italia ha avuto, appunto, l’opportunità di indossare due delle maglie più prestigiose del paese (così come in Francia) e che è riuscito a farsi apprezzare anche da tifosi rivali. D’altronde, nessun amante del calcio sarebbe potuto restare a guardare in maniera indifferente difronte a tante giocate di pura bellezza ed intelligenza rara. Questo e tanto altro è stato Menez, ma che fine avrà fatto dopo aver raggiunto l’élite?

LA NASCITA DELLA STELLA TRANSALPINA

La carriera di Jeremy Menez decolla nel 2003, quando – dopo aver convinto a pieni voti l’allenatore – debutta nella prima squadra del Sochaux a sedici anni. Così diventa di conseguenza il giocatore più giovane della Ligue 1 ad aver firmato un contratto professionistico, regalando scorci di bel calcio ai più esperti. Dopo appena due stagioni, infatti, nella quali mette a referto 55 presenze e 7 gol, diversi club francesi sono pronti a rinunciare a tutto pur di assicurarsi le sue prestazioni.

Ma la vera svolta arriva nel gennaio del 2005, in occasione della sfida contro il Bordeaux. Nel giro di sette minuti, infatti, Menez mette a segno tre reti e si aggiudica l’etichetta di giocatore più giovane ad aver segnato una tripletta nel massimo campionato transalpino. Un evento che fece maggior chiarezza sulle sorti della sua carriera e che spinse il Monaco a tesserarlo nel 2006. Con la casacca biancorossa si registrano 14 marcature in 57 apparizioni prima dell’approdo in Italia.

A ROMA I PRIMI LAMPI DI GENIO

In occasione del calciomercato estivo del 2008 Jeremy Menez viene acquistato a titolo definitivo dalla Roma per una cifra vicina agli 11 milioni di euro. Nella capitale inizia a seguire ed emulare le gesta di Francesco Totti, che da lì a pochi giorni avrebbe rivisto nel francese la sua spalla destra. Con la maglia giallorossa, infatti, trascorre forse il periodo più felice della sua carriera e nel quale riesce ad esaltarsi a livello sportivo.

Sono tanti i ricordi piacevoli collegati a Menez che riaffiorano nella testa dei tifosi romanisti, ma anche qualcuno meno lieto torna sempre a galla. Se da una parte riusciva a mandare in palla più difensori avversari alla volta, infatti, dall’altra restava uno dei calciatori in grado di mandare tutto all’aria per via dei suoi comportamenti poco ragionati. Ma ciò non mise in cattiva luce il suo talento, il quale dopo tre stagioni in Serie A venne riportato in Francia.

PARIS SAINT-GERMAIN PRIMA, MILAN POI

Nel 2011 il Paris Saint-Germain intraprende il percorso di crescita che nel corso degli anni ha portato il club a concludere operazioni faraoniche e decide di comprenderci anche Jeremy Menez. Nella sua terza esperienza in patria l’attaccante ripropone quanto di buono fatto vedere alla Roma, vincendo due Ligue 1, una Supercoppa francese e una Coppa di Lega francese. In seguito a 79 presenze e 14 gol, oltre all’esser diventato il punto fermo dei parigini, decide di cambiare nuovamente aria e ritornare in Italia.

È il Milan, infatti, la squadra intenzionata a puntare su Menez, quel giocatore che nella Roma e nel PSG aveva fatto bene e che all’ombra di San Siro avrebbe cominciato a spegnersi. Dopo un primo periodo di gloria, segnato dai 16 gol nella prima stagione, l’ex Monaco imbocca la strada della debacle dalla quale non riuscirà ad uscirne. Complice anche un’operazione che lo ha tenuto lontano dal campo per nove mesi, il giocatore saluta (nuovamente) il campionato italiano per approdare altrove.

GIRANDOLA DI TRASFERIMENTI, MA POTREBBE AVER RITROVATO LA PACE

Terminata l’esperienza con i rossoneri, dunque, la carriera di Menez si trova inspiegabilmente in salita. Dal 2016 al 2020 non riesce a ritrovare la condizione psicofisica adatta alle situazioni e finisce per cambiare quattro squadre in altrettante stagioni. Bordeaux, Antalyaspor, Club America e Paris Fc credono in lui proponendogli un contratto che puntualmente viene stroncato prima della fine concordata. Così, appena due anni fa, si accorda con la Reggina per un suo ritorno nel paese che potrebbe essere considerato come la sua seconda casa. I calabresi hanno appena raggiunto la promozione in Serie B e quale opportunità migliore se non quella di riprendere dal campionato cadetto italiano?

Con la maglia amaranto si inserisce bene e ad oggi non ha ancora abbandonato il progetto attualmente in mano a Filippo Inzaghi. Nell’arco di due stagioni e mezzo, infatti, Menez ha giocato 49 partite e segnato 12 reti. L’ultima arrivata proprio in occasione dell’ultima partita contro il Brescia, grazie alla quale la sua Reggina è riuscita a mantenere la seconda posizione in classifica. Dopo quindici giornate l’impressione è che la formazione di Super Pippo possa davvero battersi per un posto nel massimo campionato e chissà che a regalarglielo non sia proprio Jeremy Menez, colui che in Serie A è riuscito a farsi un nome e che vuole fare lo stesso con il club calabrese.

 

 

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Dove vedere Ternana-Cagliari in tv e streaming

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Dove vedere Ternana-Cagliari

Dove vedere Ternana-Cagliari – La Ternana ospiterà mercoledì 7 dicembre allo Stadio Libero Liberati, ore 18:30, il match valido per la sedicesima giornata di Serie B contro il Cagliari.

Il Cagliari si presenta al match con un filotto di cinque pareggi consecutivi. Gli uomini di mister Liverani non vedono i tre punti da 7 giornate mentre la Ternana non segna in casa da due match e arriva da due sconfitte consecutive. I precedenti più recenti, in Serie B, tra le due compagini risalgono al 2015 e al 2016 e sorridono ai rossoblu. Il Cagliari infatti conta una vittoria e un pareggio contro la Ternana nelle ultime sfide.

Il Cagliari è riuscito a strappare un pareggio per 1-1 nella gara casalinga contro l’altalenante Parma quarto in classifica con un gol di Pavoletti dieci minuti dopo la ripresa della seconda frazione di gioco. La Ternana, nell’ultimo incontro di Serie B ha  perso contro un vivace Venezia per 2-1 constatando un periodo negativo di forma anche dopo la sconfitta contro il Pisa per 3-1 della gara precedente. Settimo posto per la Ternana e dodicesimo per il Cagliari separate, solamente, da quattro punti.

Con la prima di Andreazzoli al Liberati, arrivando dalla sconfitta esterna, si prospetterà una partita avvincente e piena di emozioni. Il tecnico ha accettato la proposta della Ternana nonostante fosse richiesto da varie squadre, anche in Serie A.

LE PROBABILI FORMAZIONI

TERNANA (4-3-1-2): Iannarilli; Diakité, Sorensen, Mantovani, Corrado; Coulibaly, Di Tacchio, Cassata; Falletti; Partipilo, Pettinari.

CAGLIARI (4-3-1-2): Radunovic; Di Pardo, Capradossi, Obert, Barreca; Nandez, Viola, Makoumbou; Kourfalidis; Lapadula, Pavoletti.

DOVE VEDERE TERNANA-CAGLIARI

La partita di mercoledì verrà trasmessa su Sky Sport canale 251, Sky Sport Calcio e Sky Sport Uno e sulla relativa piattaforma streaming di Sky Go. Il match sarà visibile anche su Dazn Italia e Helbiz in diretta su Prime Video e infine su Onefootball in pay per view.

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Pronostico Brasile-Corea del Sud, statistiche e consigli per la partita

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PRONOSTICO BRASILE-COREA DEL SUD – Si sta sempre più delineando il quadro dei quarti di finale dei Mondiali. Domani, presso lo Stadio 974 di Doha, andrà in scena Brasile-Corea del Sud, sesto ottavo di finale della competizione. Il fischio d’inizio della gara è previsto per le 20 ora italiana. Analizziamo nel dettaglio statistiche e il pronostico di Brasile-Corea del Sud, una sfida che, almeno sulla carta, sembrerebbe tutta dalla parte della Seleção.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Il Brasile è reduce da due vittorie e una sconfitta ed ha conquistato il primato nel girone G, davanti a Svizzera, Camerun e Serbia. I verdeoro, nonostante la sconfitta contro il Camerun, hanno dominato il girone e contro la Corea non vorranno invertire la rotta. D’altronde sono da molti considerati i possibili vincitori della ventiduesima edizione della Coppa del Mondo.

Di fronte a Casemiro e compagni ci sarà la Corea del Sud, che ha agguantato la qualificazione agli ottavi di finale all’ultima giornata, grazie alla vittoria sul Portogallo di Cristiano Ronaldo. Per la formazione asiatica non sarà semplice superare il Brasile, ma questi Mondiali hanno dimostrato che anche le nazionali più piccole possono rivelarsi particolarmente ostiche.

I PRECEDENTI

Brasile e Corea del Sud si sono scontrati sette volte nel corso della loro storia. Il confuto totale è tutto a tinte verdeoro: sono sei, infatti, le vittorie del Brasile. La Corea, invece, ha vinto solo un match, nel 1999.

L’ultimo precedente risale allo scorso 2 Giugno, amichevole giocatasi al Seoul World Cup Stadium. Il match terminò con un schiacciante 5-1 in favore della Seleção. Per il Brasile andarono in rete Richarlison, Neymar (doppietta), Coutinho e Gabriel Jesus. Il gol della bandiera dei coreani, invece, fu firmato da Ui-jo Hwang.

PRONOSTICO BRASILE-COREA DEL SUD

Il Brasile, almeno sulla carta, è nettamente favorito per l’accesso ai quarti di finale. La vittoria della Seleção è infatti quotata a 1.32. Per il segno 2, invece, la quota è pari a 10.92. La possibilità che i 90 minuti regolamentari terminino in pareggio è quotata a 5.39. Finora la formazione allenata da Tite non ha mai segnato più di due goal a partita e la difesa verdeoro è tra le migliori della competizione: per questo motivo, la somma di reti del match potrebbe non superare quota 2.5.

Secondo il nostro pronostico, ad accedere ai quarti di finale sarà il Brasile, per questo il segno che consigliamo è 1. Da non sottovalutare, dunque, anche la possibilità di inserire UNDER 2.5.

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Calcio Internazionale

Chi è Alejo Veliz, l’attaccante nel mirino di Lecce e Sassuolo

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CHI É ALEJO VELIZ, L’ATTACCANTE NEL MIRINO DI LECCE E SASSUOLO – Salito alla ribalta per la doppietta al River Plate nell’ultima partita di Gallardo, Alejo Véliz è diventato un idolo del Rosario Central allenato da Carlitos Tevez e si è dimostrato come uno degli attaccanti più interessanti del campionato argentino.

CHI É ALEJO VELIZ – L’INFANZIA E I PRIMI PASSI NEL CALCIO

Nato il 19 settembre 2003 da un’umile famiglia di Gödeken, 190 chilometri a ovest di Rosario e più di 400 da Buenos Aires, fin da piccolo Alejo ha avuto due passioni, il calcio e il malambo, una danza folkloristica maschile: il padre Sergio lo ha portato a giocare nella scuola calcio di Gödeken quando aveva tre anni, ma tre anni dopo la famiglia si è trasferita a Bernardo de Irigoyen, città natale della madre Andrea a 97 chilometri a nord di Rosario, in cui ha continuato a giocare nell’Unión Deportiva y Cultural. Qui ha continuato ad allenarsi in entrambe le discipline, sviluppando una non indifferente agilità che gli è rimasta utile nel calcio.

CHI É ALEJO VELIZ – L’APPRODO AL ROSARIO CENTRAL

Il 2019 è l’anno in cui Véliz ha iniziato a farsi notare, dopo aver vinto il titolo di capocannoniere nella Liga Galvense con 26 gol che ha portato all’interessamento del Colón, che l’ha ingaggiato per un periodo di prova (dove non c’era la pensione e i suoi nonni lo accompagnavano agli allenamenti) e poi al Rosario Central. A Rosario supera i due test preliminari, ma la pandemia gli impedisce di debuttare e mette in dubbio addirittura la sua voglia di continuare a giocare: Alejo però persevera nel suo obiettivo e nel 2021 debutta con la maglia dell’Academia Rosarina, per poi essere promosso nella Reserva in cui ha debuttato in Copa Sudamericana contro i venezuelani del Deportivo Táchira.

CHI É ALEJO VELIZ – L’ARRIVO IN PRIMA SQUADRA E LE VOCI DI MERCATO

Il 2022 è stato invece l’anno della sua consacrazione: fin dall’inizio del campionato Véliz ha giocato per 90 minuti nel Rosario Central nell’ala protettiva di Carlos Tevez, trovando il primo gol contro i Newell’s il 21 luglio. In seguito sono arrivati altri cinque gol e un assist, che l’hanno reso uno dei giocatori seguiti dall’Under 20 della Nazionale argentina e hanno fatto sì che molti club europei abbiano messo gli occhi su di lui, fra cui Lecce, Sassuolo, Bologna e Salernitana.

CHI É ALEJO VELIZ – UNA PUNTA VECCHIO STILE

Véliz si presenta come un attaccante da area di rigore, non eccessivamente tecnico ma molto abile a tenere su la squadra con i suoi 187 centimetri di altezza. In Europa potrebbe diventare molto interessante, se saprà unire la sua forza con il miglioramento nella lettura della profondità e nella visione di gioco.

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