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Serie A, i meravigliosi turni di Pasqua anni ’90: le partite più belle

Serie A, i meravigliosi turni di Pasqua anni ’90: le partite più belle

Se gli inglesi hanno il Boxing Day, la celebre giornata di Premier del 26 dicembre, la Serie A ha il meraviglioso turno del sabato di Pasqua.
Soprattutto negli ultimi anni, la giornata di campionato in questione rappresenta una sorta di tuffo nel passato, con tutte le partite che si giocano lo stesso giorno (purtroppo in questa stagione non sarà così).
Negli anni ’90, quando la Serie A era all’apice della popolarità, il turno pasquale ha regalato spesso partite indimenticabili. In questo articolo vedremo 6 tra i più bei match giocati in questa giornata.

ZEMANLANDIA

 

Serie A

Zeman Foggia Serie A

“Well it’s hard to be strong when there’s no one to dream on. Faith, you know you’re gonna live through the rain, Lord, you’ve got to keep the faith.”
Nell’ottobre 1992, i Bon Jovi tornano sulla cresta dell’onda con il loro quinto album, “Keep The Faith”, una scossa per la carriera del gruppo.
Mantenere la fede, senza spiragli di luce non deve essere stato facile per i tifosi del Foggia, nel lungo periodo lontano dalla Serie A. Dal 1983, anno della retrocessione in C1, i rossoneri faticano a risalire e restano nell’Inferno della terza divisione per 6 lunghi anni.
Nell’estate del 1989, il presidente Casillo, affida la squadra, appena tornata in cadetteria, ad un giovane boemo Zdeněk Zeman: è l’inizio di Zemanlandia.
Dopo un anno di ambientamento, il tecnico di Praga centra la promozione in Serie A e il Foggia inizia a stupire tutti. Guidato in attacco da un tridente atomico, formato da Signori, Baiano e Rambaudi, la matricola pugliese conquista un meritato nono posto, dispensando gol a grappoli.
Uno dei maggiori picchi della follia offensiva dei rossoneri arriva alla vigilia della Pasqua 1992, il 18 aprile.
In uno Zaccheria gremito, nonostante le raffiche di vento, i ragazzi di Zeman affrontano l’Hellas Verona di Stojkovic e Liedholm.
La sliding door della partita è al minuto 23, quando Raducioiu, imbeccato alla grande dall’eterno Fanna, potrebbe portare avanti i gialloblu, ma trova un super Mancini a sbarrargli la strada. Due minuti dopo i padroni di casa passano in vantaggio con una delle azioni simbolo del calcio zemaniano. Signori, in posizione centrale vede il taglio perfetto di Roberto Rambaudi e lo mette davanti al portiere ospite: 1-0.
Il Foggia continua ad attaccare e, nel finale di primo tempo Barone crossa sul secondo palo, dove sbuca ancora Rambaudi che di testa fa doppietta.
Nella ripresa, nonostante il Verona provi a rientrare in partita, i rossoneri banchettano nell’area avversaria. Al 65’ arriva il 3-0, con Baiano che mette dentro un pallone vagante in area.
A cinque minuti dalla fine, su un’azione di contropiede, Kolyvanov viene atterrato dal portiere gialloblu Gregori; dal dischetto ancora Baiano fa poker, nonostante un goffo scivolone.
Il piccolo attaccante napoletano si porta a casa il pallone nel recupero, con un colpo di testa su cross di Grandini.
Il 5-0 finale rappresenta alla perfezione l’impatto del Foggia di Zeman sulla Serie A, una ventata di puro rock nel campionato più bello del mondo.

IL MARADONA DEI CARPAZI

Serie A

Hagi Brescia Serie A

“Living on the edge, you can’t help yourself from falling.”
Nell’aprile 1993, gli Aerosmith pubblicano uno dei loro singoli più celebri, “Livin’ On The Edge”, un vero e proprio motto che calza a pennello ad uno dei calciatori più forti degli anni ’90, Gheorghe Hagi.
Il fenomenale romeno, dopo due anni al Real Madrid, passa incredibilmente al Brescia del connazionale Mircea Lucescu. La carriera di Hagi è costellata di conflitti con compagni e allenatori, ma con Lucescu il rapporto è speciale e la scelta del club lombardo è presto spiegata.
Il 10 aprile, un Brescia fortemente a rischio retrocessione fa visita ad una diretta concorrente, la Fiorentina, rimasta invischiata nei bassifondi nonostante una rosa clamorosa.
Dopo 37 minuti uno scatenato Ciccio Baiano (che evidentemente a Pasqua si sente bene) scappa via e serve un pallone che Brian Laudrup deve solo spingere in rete.
Il gol subito nel finale di primo tempo intacca il morale dei bresciani, che ad inizio ripresa subisce anche il raddoppio di Batistuta.
La Fiorentina, dopo il 2-0, si adagia sugli allori e butta via la partita. Batigol viene espulso e il Brescia, in campo con la splendida maglia rossa da trasferta, rimonta.
A venti minuti dalla fine arrivano le due reti bresciane, con gli uomini di Lucescu che in soli due minuti pareggiano.
Al 69’ Hagi si inventa un sinistro da fuori magico, che si infila all’incrocio dei pali. Lo stesso funambolo romeno, al 71’, prova il tiro da lontano, Mareggini non trattiene e a mettere dentro il pallone arriva, come un falco, Florin Raducioiu, presenza fissa delle rubriche di Mai Dire Gol.
Questo pareggio non serve a nessuna delle due compagini, che saluteranno mestamente la Serie A a fine stagione.
Hagi resterà anche in cadetteria, dispensando perle e magie anche in stadi più modesti.

IL DERBY DELLA MADONNINA

“Some might say they don’t believe in heaven, go and tell it to the man who lives in hell.”
“Some Might Say” è il primo singolo degli Oasis a raggiungere il primo posto in classifica nell’aprile ’95; due mesi prima Massimo Moratti è diventato ufficialmente il diciottesimo presidente dell’Inter. I tifosi  ancora non lo sanno, ma sotto la sua gestione il paradiso si tingerà davvero di nerazzurro.
Alla vigilia di Pasqua il calendario di Serie A prevede il primo derby da presidente per Moratti, con l’Inter che non vince la stracittadina, da padrone di casa, da 9 anni.
In un San Siro gremito va in scena una partita molto divertente, ricca di occasioni e di spettacolo.
In primo tempo in cui il Milan meriterebbe il vantaggio, dopo due pali di Eranio e Savicevic e un miracolo di Pagliuca su Panucci, l’Inter passa nel finale.
Su un calcio d’angolo di Jonk, Andrea Seno anticipa Maldini e batte Rossi di testa.
L’avvio di ripresa ricalca l’andamento della prima frazione, ma sulla strada del Milan c’è un Pagliuca fenomenale che dice due volte no a Boban con due interventi fantastici. Ancora una volta, il Milan attacca, l’Inter segna; questa volta è proprio Jonk che chiude un triangolo lungo col connazionale Bergkamp e segna con un tocco delicato.
Il Milan riapre la partita all’85’ con un colpo di testa di Stroppa, ma nel finale i nerazzurri chiudono i giochi con un gol da raccontare. Ruben Sosa sulla fascia crossa sul secondo palo, dove Berti si coordina alla perfezione e esplode un destro al volo clamoroso. Il pallone sbatte contro la traversa e poi sulla schiena di Rossi, prima di entrare, perciò si tratta di autorete del portiere rossonero, una vera beffa per il centrocampista dell’Inter.

FUOCHI D’ARTIFICIO

Batistuta Fiorentina Serie A

“Quit playin’ games with my heart, before you tear us apart.”
I tifosi di Fiorentina e Padova nella vigilia della Pasqua 1996 avranno decisamente pensato alla canzone dei Backstreet Boys, visto l’elevato tasso di emozioni della partita del Franchi.
I patavini, ultimi in classifica da inizio stagione, cercano disperatamente punti salvezza, ma la sfida in terra toscana parte subito in salita.
Dopo quattro minuti un liscio in area di Longhi permette a Baiano (si, sempre lui) di portare avanti i viola. Il primo tempo è letteralmente dominato dai padroni di casa, che vengono fermati solo da alcuni interventi ottimi di Bonaiuti.
Al 40’ Robbiati firma il 2-0 che mette il sigillo sulla partita, o almeno sembra.
Nella ripresa Batistuta, a secco da sei partite, dribbla Rosa e esplode in un urlo liberatorio, portando la Fiorentina sul 3-0. Il Padova, fino ad ora non pervenuto, si sveglia e riapre, clamorosamente la partita.
Nicola Amoruso firma il gol del momentaneo 3-1, ma subito dopo i viola ristabiliscono le distanze con Banchelli.
Al 61’ Goran Vlaovic segna, incredibilmente, due reti in meno di un minuto, portando il risultato sul 4-3 e facendo scendere il gelo sul Franchi.
A chiudere, questa volta definitivamente, i giochi ci pensano i due calciatori più talentuosi  dei padroni di casa. Prima è Rui Costa a deliziare il pubblico con un fantastico pallonetto da fuori area, mentre a dieci minuti dalla fine Batistuta fa doppietta su calcio di rigore. Al 95’ ancora Amoruso segna il gol del definitivo 6-4.
10 gol in 90 minuti, uno spot perla Serie A, un dramma per i fautori del caro catenaccio all’italiana, in due parole: FiorentinaPadova.

BRASIL

Serie A

Ronaldo Inter Serie A

“And I called your name, like an addicted to cocaine.”
A molti i Liquido non diranno nulla, ma nel 1998 con la loro “Narcotic” fecero impazzire tutti al Festivalbar. La dipendenza citata è la stessa che i tifosi dell’Inter, e del calcio in generale, avevano in quel periodo verso Ronaldo, l’unico vero Fenomeno del calcio di quegli anni.
Nel suo primo anno interista il brasiliano ha dato davvero l’impressione di poter fare quello che voleva, illuminando i pomeriggi della Serie A.
Due settimane prima del famoso scontro con Iuliano nel Derby d’Italia, l’Inter è di scena a Roma contro i giallorossi di Zeman.
Dopo un primo tempo decisamente equilibrato, con occasioni da entrambe le parti e una Roma molto aggressiva, la ripresa si apre con il primo lampo del Fenomeno. Il francese Cauet, sulla trequarti, lo cerca con un morbido filtrante, il brasiliano sprinta, anticipa Konsel e deposita in rete, mostrando la sua consueta velocità supersonica.
Dopo il gol subito la Roma cerca il pareggio, sospinta dal suo pubblico, e lo trova al 63’. Cafù arpiona un pallone con un gioco di prestigio, entra in area e beffa Pagliuca con la punta.
L’ultima fase di gioco è dettata da una stanchezza generale che, però, non sembra toccare Ronaldo. Al 75’, lanciato in velocità , supera ancora il portiere austriaco e sigla il definitivo 1-2.
Un pomeriggio a forti tinte verdeoro quello della Pasqua 1998, con l’Inter che sembrava ormai lanciatissima verso lo Scudetto.

LO ZAR VOLA ANCORA

“My friends say I should act my age, what’s my age again?”
Chissà se Pietro Vierchowod rispondeva così a quelli che gli chiedevano l’età nel 1999. A 40 anni suonati, quello che rimane uno dei migliori stopper di sempre del calcio italiano, sa ancora fare male e lo dimostra a Piacenza.
I biancorossi ricevono l’Udinese, ormai assidua frequentatrice delle zone europee, cercando gli ultimi punti necessari alla salvezza.
La partita del Garilli inizia in maniera tremenda per i padroni di casa, che dopo dieci minuti sono già sotto di due reti. A 5’ Jorgensen fulmina Marcon su punizione, mentre all’8’ un velo di Sosa permette a Bachini di raddoppiare.
Il doppio colpo farebbe vacillare chiunque, ma il Piacenza è squadra che incassa bene e sfrutta al meglio le occasioni. Al 13’ Piovani riapre la partita, di testa, su cross di Stroppa. Nel finale di primo tempo l’Udinese segna il gol dell’1-3 con Pierini dopo un errore difensivo dei lombardi. Al 44’ Simone Inzaghi si guadagna e realizza il rigore che riapre tutto.
La ripresa è un monologo biancorosso, aperto al 62’ dal gol dello Zar. Su una punizione di Stroppa, Vierchowod impatta di testa e batte Turci, regalandosi un gol pesantissimo a due giorni dal compleanno numero 40.
Dopo due ottime parate di Marcon, il Piacenza potrebbe portarsi avanti con un altro rigore, ma questa volta Turci ipnotizza Inzaghi e blocca la sfera.
Il gol del definitivo 4-3 arriva aventi minuti dalla fine, ancora sugli sviluppi di un calcio piazzato. A segnare è Cristallini, che regala una buona fetta di salvezza e una serena Pasqua ai tifosi biancorossi.
Il Piacenza conquisterà la permanenza in Serie A all’ultimo respiro, pareggiando per 1-1 lo scontro diretto con la Salernitana. Non c’è bisogno che vi dica chi ha segnato il gol decisivo, sappiate solo che lo chiamavano Zar.

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