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Sheriff e Transnistria: la storia del paese che non esiste

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Sheriff e Transnistria: la storia del paese che non esiste

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Sheriff

Il minuto 89 della partita tra Real Madrid e Sheriff Tiraspol è passato alla storia. Sì, perché il bellissimo gol di Sebastien Thill ha segnato probabilmente uno dei momenti più bassi della storia dei blancos, battuti in casa da dei giocatori poco più che mestieranti, e decisamente il più alto nella storia del piccolo club est-europeo. La vittoria in Champions League di una squadra semi-sconosciuta, per giunta in un tempio sacro come il Bernabeu, ha fatto sognare milioni di appassionati. In moltissimi hanno parlato di favola, abusando della metafora biblica di Davide che batte Golia, altri hanno identificato, nella vittoria degli sceriffi, il motivo per il quale la Superlega non debba esistere nemmeno come idea. In realtà, però, più che quella del club di calcio, la storia davvero interessante è quella del paese da cui proviene: la Transnistria, lo stato che non esiste.

LA TRANSNISTRIA

Ma facciamo chiarezza: come è possibile che un paese non esista? È possibile quando ad uno stato non viene riconosciuta la sua indipendenza. Di fatto, sebbene la Transnistria si sia dichiarata indipendente nel 1990, la piccola fascia di territorio che occupa il paese è internazionalmente riconosciuta ancora oggi come parte della Moldavia. Eppure la Transnistria è uno stato a tutti gli effetti: ha una sua moneta, i suoi documenti, le sue targhe delle auto, la sua capitale (Tiraspol, la città dello Sheriff), il suo governo ed i suoi politici. Ma, nonostante questo e sebbene il paese conti più di mezzo milione di abitanti, la Transnistria continua a non esistere su alcuna cartina geografica.

LE ORIGINI

Ovviamente lo stato ha anche una sua bandiera: una linea verde che attraversa orizzontalmente il centro di uno sfondo rosso con tanto di falce e martello – per eccellenza i simboli del comunismo – in alto a sinistra e in bella vista. Ecco, proprio quest’ultimo punto è utile a farci capire quanto la Transnistria, più che un moderno stato indipendente, sia l’ultimo lembo di quella che fu l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Ma facciamo un po’ di storia. Come abbiamo già anticipato, nel 1990 la Transnistria, fiutando il periodo di crisi dell’URSS che stava andando verso il suo tramonto e temendo di finire sotto il controllo della Romania, si dichiara indipendente sotto il nome di repubblica di Pridniestrov.

BLOCCATI NEL 1992

L’indipendenza, però, è cosa difficile da ottenere nei giorni nostri, figuriamoci negli anni della guerra fredda e del comunismo. La Moldavia dunque, rivendicando il territorio transnistriano come sua proprietà, si oppose e iniziò una guerra con il neonato paeseIl conflitto si concluse nel 1992 con un accordo di pace anche grazie all’intervento della Russia che tuttavia non risolse la questione dell’indipendenza. Le pagine del calendario, in Transnistria, sembrano essersi fermate ad allora. Osservando qualche immagine del paese su internet o dalle cartoline, ci accorgeremo come queste siano molto simili a quelle che studiamo o abbiamo studiato sulle pagine dei libri di scuola.

Nel paese, ad esempio, sono tutt’ora presenti statue di Lenin, il sanguinario capo dei Bolscevichi e colui che diede l’avvio alla rivoluzione russa degli anni ’30. Le automobili erano molto rare fino ad appena un quindicennio fa ed i mezzi pubblici ad oggi sono pochissimi. Addirittura, nelle zone di periferia, non è scontato avere l’acqua calda direttamente in casa.

UN PAESE PERICOLOSO

Ma come fa uno stato che non esiste, dove il tasso di povertà è altissimo e con esportazioni ed importazioni ai minimi storici a mantenersi economicamente? La Transnistria, e qui apriamo una delle pagine più tristi del paese, è controllata da esponenti della mafia russa ed ex membri del KGB, la polizia segreta sovietica che da metà a fine 1900 martirizzò migliaia di oppositori al regime. L’autoproclamata repubblica è diventata con gli anni l’oasi felice di contrabbandieri, trafficanti e terroristi. Il paese, insomma, è ancora vivo grazie a losche organizzazioni criminali.

SHERIFFISMO

Girando nel paese che non c’è vi accorgerete come l’immagine di una stella gialla e blu sia presente pressoché ovunque. Questi non è altro che il simbolo della Sheriff, che non è solo il club di calcio, ma anche la holding più importante del paese. In Transnistria, infatti, la società controlla più o meno ogni cosa: la Sheriff ha una catena di supermercati, una di panetterie ed una di pompe di benzina. Possiede un canale televisivo, una casa editrice, un gestore di telefonia mobile, un concessionario di Mercedes, una fabbrica di birra ed un’agenzia pubblicitaria. La holding è molto attiva anche nell’ambito dell’edilizia, con un’impresa immobiliare che si occupa prevalentemente della modernizzazione del paese. È stato stimato che nel 2009 la Sheriff gestisse un giro d’affari quasi 50 volte superiore al PIL nazionale. Un vero e proprio colosso, insomma.

PAPERON DE PAPERONI IN TRANSNISTRIA

L’attività più nota della società a livello europeo – comunque – si chiama Sheriff Tiraspol, proprio il club che ha scritto la storia martedì scorso battendo il Madrid. Gli Sceriffi  nel nuovo millennio hanno letteralmente cannibalizzato il campionato moldavo, vincendo 19 degli ultimi 21 tornei nazionali disputati. La holding Sheriff è riuscita a metter su una squadra ingiocabile a livello nazionale, rendendola la più preziosa del piccolo paese est-europeo. Con un valore della rosa stimato a circa 12 milioni, infatti, il club è circa quattro volte più prezioso rispetto al secondo club in questa classifica, il FC Sfîntul Gheorghe Suruceni.

NON ESATTAMENTE UNA FAVOLA

I successi dello Sheriff, però, non sembrerebbero essere tutti frutto del duro lavoro e ottenuti all’insegna dell’equità. Ad esempio Octavian Ticu, ex ministro dello sport moldavo, intervistato dal Guardian ha recentemente rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Lo Sheriff ha praticamente ucciso il calcio in Moldavia. Ha utilizzato il calcio come arma dei loro affari, poi sono diventati sempre più forti, e non è una concorrenza leale. Ogni club moldavo paga qui le tasse, ma lo Sheriff non ha mai pagato un solo Leu (la moneta moldava ndr). Sono moldavi di nome, ma non c’è nessun legame effettivo. La Transnistria è diventata una specie di paradiso per il contrabbando.

Stando a queste parole, dunque, lo Sheriff avrebbe raggiunto i suoi numerosi successi seguendo tutt’altri principi rispetto a quelli di lealtà ed equità che stanno alla base dello sport. E proprio la consapevolezza di questo, che apparentemente sembrerebbe un dato di fatto, è utile a farci capire quanto in realtà gli Sceriffi non siano una risposta alla Superlega. A dirla tutta, i transnistriani parrebbero più la perfetta incarnazione di molti dei giganteschi difetti che l’idea originale del patron Florentino Perez aveva. Il calcio moldavo, attualmente, è quanto di meno meritocratico possa esistere ed è bene tenerlo a mente prima di parlare di favola.

UNA STORIA TUTTA DA SCRIVERE

Se è vero che i trascorsi del club sono piuttosto tenebrosi, è altrettanto vero che lo Sheriff sta conquistando gli addetti al lavoro sul campo. Nessuno si aspettava un exploit di tali dimensioni, immaginarsi uno Sheriff nella fase a gironi era di per se già molto difficile, figuratevi vederlo a punteggio pieno dopo due giornate. Non sappiamo se i transnistriani riusciranno a raggiungere gli ottavi di finale, ma una cosa è certa: non sarà una favola, ma lo Sheriff sta scrivendo una bella storia, la storia di un paese che deve ancora nascere.

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Contatto tra Zhang e Sala per San Siro: l’Inter attende garanzie

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Inter

Nella giornata di oggi c’è stata una telefonata tra Steven Zhang, presidente dell’Inter, e Giuseppe Sala, sindaco di Milano, per trattare il tema San Siro. In questo contatto, Zhang ha confermato l’idea proposta dal sindaco di Milano e l’AD Alessandro Antonello che optano per la ristrutturazione dello stadio, ma vuole chiarezza. Infatti l’Inter, stando a quanto riporta ANSA, attende dal sindaco meneghino delle garanzie rispetto al piano, proposto da WeBuild, di ristrutturazione della Scala del calcio. In particolare chiede chiarezza riguardo al costo e alle condizioni necessarie, come per esempio l’entità del restauro, se soft o seria, oppure la possibilità di giocare al Meazza anche durante il rifacimento. Inoltre, i nerazzurri vogliono sapere di chi sarà la proprietà dello stadio dopo il restauro, dal momento che non si sa ancora se sarà dell’Inter o del Milan.

Proprio per queste incertezze i nerazzurri stanno portando avanti il progetto di costruire un nuovo stadio a Rozzano, più precisamente nell’area Cabassi. Infatti, qualora questo progetto andasse a buon fine, certamente lo stadio sarebbe di proprietà dell’Inter e, durante la costruzione, potrebbe giocare a San Siro senza complicazioni o restrizioni in termini di pubblico. Tuttavia, molto probabilmente, l’opzione di costruire un nuovo stadio da zero sarebbe più dispendiosa in termini monetari e, per questo, l’Inter Zhang non avrebbero abbandonato l’idea di rimanere a San Siro.

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Curva Nord dell’Inter coinvolta nell’ultimo album di Kanye West

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La Curva Nord, tifo organizzato dell’Inter, è presente nell’ultimo album rilasciato da Kanye West, noto rapper statunitense, insieme a Ty Dolla $ign. In particolare la “voce” della curva della Beneamata compare all’interno della dodicesima traccia, intitolata “Carnival” dell’album “Vultures 1″, uscito il 9 febbraio.

Come si può osservare nei crediti di “Carnival” su Genius, sito web dedicato alla musica di tutto il mondo, la Curva Nord è citata sotto la voce “choir vocals”. Infatti i tifosi dell’Inter hanno registrato dei veri e propri cori per questa canzone di Kanye West. Il particolare interessante è che per registrare questa “melodia”, la quale accompagna la voce dei cantanti per tutta la canzone, i due rapper hanno invitato degli esponenti della Curva Nord in studio con loro. Inoltre hanno registrato insieme ai tifosi nerazzurri anche un videoclip.

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adidas presenta l’UCL Pro Ball London, il pallone della fase ad eliminazione diretta della Champions League 2023/24

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La Champions League si appresta ad entrare nel vivo con l’inizio della fase ad eliminazione diretta. A tal proposito, adidas ha svelato il pallone da gioco ufficiale che verrà utilizzato durante questa importantissima fase della competizione. Si tratta dell’UCL Pro Ball London, che farà il proprio debutto a partire dalle gare di andata degli ottavi di finale e verrà poi utilizzato fino alla finalissima di Wembley del prossimo 1º giugno.

Il pallone celebra l’anfitrione della finale, la città di Londra, con una grafica vibrante che raffigura due leoni ruggenti che combattono tra le stelle. Il leone è il simbolo della ricca storia e cultura dell’Inghilterra e della sua capitale, ma rappresenta anche il coraggio e la forza dei calciatori oltre che la maestosità del trofeo più ambito del panorama calcistico europeo.

Oltre al nuovo design grafico, il pallone è dotato di una serie di tecnologie adidas a elevate prestazioni, studiate per fornire ai calciatori una precisione millimetrica. Infatti, l’innovativa texture della superficie PRISMA offre ai migliori talenti del calcio europeo una tenuta di palla ancora più precisa. Il rivestimento esterno, invece, garantisce un grip sicuro e il controllo completo, mentre la decorazione termosigillata è sinonimo di prestazioni d’eccellenza.

Proseguendo la partnership con Common Goal, adidas devolverà l’1% delle vendite nette globali di palloni da calcio a iniziative di cambiamento sociale duraturo in comunità svantaggiate, contribuendo con questo sport a creare un futuro migliore e più inclusivo.

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Ibrahimovic a sorpresa a Sanremo, Amadeus lo pungola: “Sei in prima fila, ma non primo in classifica”

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ibrahimovic sanremo

IBRAHIMOVIC SANREMO – Durante la prima serata della 74esima edizione del Festival di Sanremo si attendeva un ospite a sorpresa, che poi si è rivelato essere Zlatan Ibrahimovic, già all’Ariston durante il Festival del 2021.

IBRAHIMOVIC A SANREMO: LO SCAMBIO DI BATTUTE CON AMADEUS

L’ormai ex attaccante svedese, che da metà dicembre ricopre un ruolo nella dirigenza del Milan come “Senior Advisor della proprietà RedBird“, è sbucato direttamente dalla platea e distribuendo “santini” con la sua foto al pubblico presente. Poi è salito sul palco e ha iniziato un divertente siparietto con il conduttore dell’evento, Amadeus: “Che ci fai qui? Quanti anni hai?“, la domanda di Ibra. “61“, la risposta del conduttore del Festival. “Io 42 e ho smesso, perché ho ascoltato il mio corpo… Sono venuto qui per proteggerti, ti ricordi i casini che hai combinato l’anno scorso?“, le replica dello stesso Ibrahimovic.

Il dialogo tra i due continua, con Ibrahimovic che chiede se può andare a occupare il palco d’onore: “Ci si è seduto solo Mattarella“, sottolinea Amadeus. “E quanti gol ha fatto?“, la battuta pronta di Ibra. Poi, a conclusione, la frecciata di Amadeus (noto tifoso dell’Inter, ndr): “Ti ho riservato un posto in prima fila anche se non sei primo in classifica…“, a cui sono seguite le risate del pubblico presente all’interno del teatro.

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