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Si muove la cima del Draft: i Celtics tradano la prima scelta

Si muove la cima del Draft: i Celtics tradano la prima scelta

Mancano poche ore al 22 giugno ed in cima alla ladder dell’imminente Draft sono cambiati i nomi accanto alle scelte. Danny Ainge scioglie i nodi sui dubbi che aleggiavano sulla prima scelta via Nets (strascico dello scambio andato in porto con Paul Pierce e Kevin Garnett) scambiando per la terza del corrente Draft ed una tra la Lakers 2018 protetta 2-5 (o una Sacramento 2019 nel caso la prima non ricadesse nel range di protezione) accumulate da Philadelphia. La prima scelta designata, Markelle Fultz, perciò vestirà la canotta dei Sixers completando in un certo qual modo la “legacy” lasciata da Sam Hinkie ed il suo percorso di tanking a tutti i costi che ha fruttato alla franchigia della Liberty Bell Embiid e Simmons tra gli altri per un quintetto già abbastanza definito. Se quindi le previsioni verranno rispettate, Fultz, Simmons e Embiid saranno affiancati da Dario Saric e probabilmente Nik Stauskas: un quintetto con ottime mani, due portatoti di palla, un signor giocatore sia dal post che a fronte canestro e due tiratori con un’eccellente tecnica da sgrezzare però in altri aspetti tattici. Aspettando poi di aggiustare la panchina (con Okafor sempre in partenza), i Sixers possono contare su uno starting five già molto interessante al quale aggiungere un paio di veterani e, già dall’anno prossimo, un free-agent di livello puntando direttamente ad una deep-run in postseason e forse qualcosa di più.

È tutta da verificare però un’ipotesi del genere: i guai fisici di Simmons (che sembrano comunque brillantemente superati) ed Embiid potrebbero compromettere sul nascere la dinastia che la squadra di Philadelphia sta scientemente costruendo. Se per i Sixers la trade sembra essere una vittoria su tutta la linea, per i Celtics la situazione sembra essere più complicata dovendo sottostare alla poker face di Danny Ainge. Andiamo con ordine: questo trade-down apre moltissimi risvolti a livello manageriale, aumentando ancora di più le infinite vie che i Celtics possono seguire quest’anno. Da un primo punto di vista, prettamente economico, la terza scelta permette di risparmiare un paio di milioncini a salary cap da poter investire in free-agency senza rinunciare a troppe pedine già all’interno del roster arrivando comunque a quello che sembra essere l’obiettivo di Ainge in questo Draft: Josh Jackson, un’ala in uscita da Kansas con il quale stanno programmando un workout a strettissimo giro. Atletico, ottimo difensore ma un tiro ancora da perfezionare, un prospetto su cui lavorare ma che col tempo potrebbe diventare con Jaylen Brown tra la coppia di ali più forti dell’NBA. Ma, un “ma” gigantesco, alla due ci sono i Lakers. Pescare alla 3 potrebbe essere un problema perchè anche i Lakers sembrano essere intrigati dall’aggiungere ad uno starting five giovane un giocatore pressochè complementare con Brandon Ingram. Il piano di riserva di Ainge potrebbe essere Jayson Tatum oppure, contro tutti i pronostici, addirittura Lonzo Ball (che al momento si trova nella stessa situazione di Jackson in quanto a workout).

A questo ventaglio di possibilità si aggiunge quella sui free-agent di quest’anno, dei quali Gordon Hayward e Blake Griffin potrebbero atterrare al TD Garden. Del primo si parla già da molto tempo in quanto porterebbe una dimensione offensiva mancante nel reparto lunghi di proprietà della franchigia di Boston ed inoltre l’ottimo rapporto con Stevens, maturato durante gli anni trascorsi dai due alla Butler University, potrebbe essere un ottimo boost per questa trattativa (ma c’è comunque da battere la concorrenza dei Miami Heat) a meno che Ainge non abbia in mente Griffin come il big deal dell’estate. Blake avrebbe caratteristiche diverse da Hayward ed uno dei due escluderebbe l’arrivo dell’altro anzi, l’arrivo di Hayward (a maggior ragione se arrivasse un’ala piccola dal Draft) andrebbe a riempire la depth chart nello spot da 3 con Crowder quindi possibile partente in caso di uno scenario di questo tipo (fermo restando che Jaylen Brown non venga messo in qualche trade come “pezzo sacrificale” per arrivare a qualche big). Inoltre, si vocifera di un grosso scambio per Anthony Davis con le stesse modalità di quello che 10 anni fa portò Garnett in verde. Ci sono però altre possibilità: Paul George (ormai dato per partente da Indiana, con i Cavaliers in agguato ed i Lakers in attesa della prossima free-agency) e Jimmy Butler, del quale si è parlato moltissimo prima dell’ultima deadline.

Possiamo perciò trarre conclusioni abbastanza definitive per Philadelphia che ormai si ritrova un roster pronto per tornare ad accumulare vittorie in vista di un viaggio in postseason mentre per Boston le strade da prendere si moltiplicano a dismisura andando a comporre un puzzle chiaro solo nella mente di Danny Ainge. Chissà se tutti i pezzi andranno al loro posto, c’è da chiedersi.

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