Ti farò vincere la Scarpa d’oro”. Frase sibillina quella di Simone Inzaghi. Frase che non lascia dubbio a quello che sarà ancora il perno centrale della formazione nerazzurra: Romelu Lukaku sarà ancora, allo stesso tempo, regista, attaccante, bomber, primo difensore, incursore e fantasista, della sua Inter.

Simone Inzaghi è arrivato a Milano. Succede a Conte, che, dopo aver riportato lo scudetto in piazza Duomo dopo undici anni, ha abdicato per dissapori tecnici ed economici con la dirigenza,. Con un treno ad alta velocità da Roma, è arrivato colui che, per cinque anni, ha portato la Lazio ad un livello superiore rispetto a quando l’ha presa; e se non fosse stato per questo maledetto Covid, nella bacheca di Formello poteva esserci anche uno scudetto.

Conte e Simone Inzaghi. Due tecnici che applicano lo stesso modulo con vedute e orizzonti diversi. Il 3-5-2 chiuso e applicato del salentino rispetto al 3-5-2 dominante e orizzontale dell’ex bomber laziale: tutti e due funzionali, tutti e due identitari. Vedremo se tutti e due vincenti.

E quella Scarpa d’oro che luccica da un anno a questa parte sopra la mensola di casa Immobile, ancora non riempe quella di casa Lukaku. La voglia di andare ad azzannare quel trofeo, come si è mangiato lo scudetto quest’anno, è presente e persistente nei suo occhi. I gol stanno diventando pane per i suoi denti, le giocate sono migliorate notevolmente rispetto agli anni di Manchester e di Liverpool, la fame è aumentata a dismisura. Tutto ciò grazie ad un uomo che, dal Salento, passando per l’acerrima nemica Bari, vincendo tre scudetti consecutivi con la Juve, ritrovando l’orgoglio azzurro della Nazionale e vincendo al Chelsea, è tornato in Italia, riportando due cose in due anni: uno scudetto atteso dai tempi di Mourinho e una caterva di gol nelle gambe del gigante belga Lukaku.

serie a lukaku inter Juventus

Fonte foto: profilo Instagram @Inter

 

In cinque anni Simone Inzaghi  ha portato la sua ex Lazio ad un livello altissimo. L’ha portata ad un livello in cui può competere per un posto Champions, o addirittura per lottare per il tricolore. Qualcosa che Lotito ha sempre sognato. Dal lontano 2004 quando acquistò la società biancoceleste; ma che ha toccato con mano solo nel momento in cui il Loco Bielsa rifiutò l’ufficio a Formello. Per buona pace del presidentissimo, che dovette rivolgersi all’allora ripiego Inzaghi.

Dal 4-3-3 con Felipe Anderson e Keita sugli esterni, al 3-5-2 con la verticalità di Luis Alberto e Immobile. Tante cose ha cambiato in questi anni: da Radu terzino a braccetto di una terzetto di difesa, da Lulić interno di centrocampo a quinto di sinistra. Tutti cambiamenti fondamentali per arrivare a giocarsi qualcosa di importante con l’élite del nostro calcio e non solo.

Una cosa non ha mai cambiato: da bomber qual è stato, i suoi attaccanti devono fare gol. E tanti anche. O giocando con gli esterni come il primo anno o andando a cercare sempre quello spazio dietro i difensori. Quello spazio che è la seconda casa e un porto sicuro del suo bomber di fiducia: Ciro Immobile. Un attaccante arrivato nella capitale in punta di piedi. Ma che, poi, con quei piedi ha fatto sognare e cantare tutto il popolo biancoceleste, grazie ai suoi 150 gol complessivi fra tutte le competizioni. Inzaghi gli ha apparecchiato la tavola giusta per sedersi a mangiare con i top attaccanti del mondo. La tavola, con servizio annesso, si chiama Luis Alberto.

Fonte foto: profilo Instagram @ciroimmobile17

 

Un centrocampista che è stato il dono dal cielo per l’esplosione definitiva di Immobile. Anche lui arrivato come mezzo sconosciuto, è diventato il faro di tutta la Lazio, colui che porta la barca in porto. Colui che dispensa e insegna calcio a chi lo guarda da vicino in campo. Un maestro con la barba, come ce ne sono stati tanti, che non guarda in faccia a nessuno. Guarda solo la schiena del suo compagno con la maglia numero diciassette per mandarlo in porta.

La mossa decisiva della carriera di Inzaghi e del suo fido scudiero Immobile sta nell’aver inserito un maestro del pallone dietro la punta. La palla deve avercela lui; solo lui vede spazi che gli altri non immaginano. Quegli spazi che Ciro il grande attacca come un leone attacca la sua preda: in cinque anni di Lazio, Immobile non aveva fame di gol, aveva fame di spazio; spazio messo sul piatto e portato in quella famosa tavola dal miglior cameriere spagnolo.

Giugno 2021. Dopo cinque anni Simone Inzaghi cambia città, cambia abitudini, cambia squadra. É giunto il momento di lasciare la sua moglie biancoceleste, e sposare la beneamata. A trovarlo, però, non ci sarà il grande Ciro, ma Big Rom. Il gigante Lukaku. Due giocatori diversi. Uno amante della libertà, l’altro partner del contatto, della pressione, di quel calcio che non c’è più. Uno intelligente ad attaccare, l’altro intelligente a ricevere. Tutti e due, però, con tantissimi gol nel sangue. Sangue che, ormai, è sgorgato da Immobile e che si intravede in Lukaku. Simone Inzaghi gli ha promesso di farglieli rivedere tutti, seduto sotto alla mensola con il trofeo individuale più ambito per un bomber: la Scarpa d’oro.

Fonte foto: fanpage.it

 

Dovrà reinventarsi Simone. Cambiare le abitudini di Lukaku sarà solo deleterio. Qualcuno che giochi alle sue spalle, al suo servizio e che lo imbuchi alle spalle del confine difensivo, non c’è mai stato in questi due anni di nerazzurro. Lukaku è abituato a coprire tutto il fronte d’attacco: la sua spalla è se stesso. In attacco insieme a lui c’è sempre stato l’argentino Lautaro. Due che si dividono il campo in maniera perfetta, due che si intendono come amici di lunga data. Due che, però, hanno sempre giocato in linea e mai uno dietro l’altro. Inzaghi cercherà di metterla in orizzontale quella linea, a costo di sacrificare qualcuno e qualcosa; ma con il vantaggio di provare a portare sul trono dei bomber la sua montagna belga.

Fonte foto in evidenza: Repubblica.it