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Calcio e dintorni

La “Sindrome di Lennon” – la faccia scura della medaglia

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Non è tutto oro quello che luccica. Difficile a credersi, soprattutto per i pochi privilegiati che incarnano il sogno di qualunque bambino. “Voglio fare il calciatore” raccontano i muri delle aule. E chissà quanti “calciatori” hanno conosciuto nella loro vita le maestre di qualsiasi scuola. Successo, notorietà e macchine lussuose la rappresentazione più materiale di un orizzonte agognato ma irraggiungibile per molti.  L’obbiettivo di una vita o quanto meno il sogno dell’io fanciullino per tanti, cercato e forse raggiunto un po’ per merito e un po’ per fortuna. Un’aspirazione che però sempre più frequentemente sta svelando la sua faccia nascosta, quella quasi sconosciuta finora e altrettanto scura e tetra. Aaron Lennon, suo malgrado, ha riaperto una ferita che nel mondo del calcio c’è sempre stata, piano piano rimarginata ma mai cicatrizzata del tutto. Calciatori e atleti, potenti magnati che però il successo in questi casi non aiuta. Tutt’altro.

IL FATTO

Un episodio che non è certo passato inosservato e indifferente. Il titolo rimbalzava su tutta la stampa inglese e non. Domenica 30 aprile Aaron Lennon, calciatore dell’Everton, viene fermato dalla polizia di Salford sul ciglio di un’autostrada in palese stato confusionale. Le trattative degli agenti per portarlo con sé sono lunghe ma la forza persuasiva delle autorità ha la meglio sulle convinte resistenze del campione inglese. Il responso di indagini ed esami del giorno dopo è inequivocabile. Ad obbedienza di una legge inglese sulla salute mentale è necessario il ricovero e i tempi non sono ancora stati stabiliti o comunicati.

LA CHIAVE DI VOLTA

Aaron Lennon non è stato però un fulmine a ciel sereno. La malattia mentale aveva già fatto le sue “vittime”. La sua radice stava germogliando già da tempo. Era questione di attesa, sarebbe successo di nuovo con qualcun’altro. Aaron Lennon è stato lo scivolone su quel ginocchio già troppe volte sbucciato, la caduta che ha riaperto la ferita che si stava rimarginando. Un sistema più volte colpito ma sul qualche si tornava a giocare, facendo finta di niente e tentando di coprirlo con inutili cerotti nonostante le raccomandazioni dei più vicini. Perché c’era qualcuno che quella ferita la temeva sapendo si sarebbe prima o poi riaperta. Dal 2012, infatti era anche stato istituito un reparto della Professional’s Footballer Association (PFA) che si occupasse di questa faccia nascosta del calcio per aiutare gli atleti in qualsiasi caso e in qualsiasi momento si presentasse questa problematica. La risposta tentata alla volontà di sconfiggere un male ancora peggiore, la paura di parlarne e raccontarlo. Paura da sconfiggere come “gridato” anche da Michael Bennett, il capo dello speciale reparto della PFA.

Così come hanno fatto Rio Ferdinand e lo stesso principe Harry, dovrebbero farlo in tanti. Parlare della propria esperienza serve a invogliare chi ha bisogno di aiuto a fare lo stesso. I problemi psichici non sono come un infortunio: quello lo vedi, lo senti e lo curi. In questo caso è diverso, sono problematiche che possono arrivare da un momento all’altro e sono difficili da interpretare, per questo è fondamentale sfogarsi e parlarne.

La consapevolezza della fragilità della mente umana aveva invaso anche questo mondo e solo nell’ultimo anno aveva testimoniato la sua potenza con un dato sconvolgente. 160 calciatori, fra ex e ancora in attività si erano appellati al reparto della PFA. Successo e ricchezza non rendono gli uomini immuni. La mente umana è fragile e spesso proprio questi magnati del successo, forse per la paura di perderlo o forse perché già “arrivati” a (soli) 30 anni, ne sono i meno consapevoli ma forse fra più colpiti. Chi parla di vertigini per la scalata e l’arrivo improvviso e chi invece ha paura di salire e di non farcela a rimanere lassù. Tutte ipotesi da esterni e non professionisti sull’argomento le nostre. Possibilità e tentativi, probabilmente vani, ma la volontà di capire cosa cela il mondo auspicato e raccontato dai sogni dei bambini.

LE ORIGINI E I BERSAGLI DEL MALE

Fin da piccoli l’ingenuo sogno di fare della più grande passione un lavoro lo si è portato più in là anche sui banchi di scuola. La frattura dell’ingenuità: il calciatore, un mondo facile, l’ascesa al successo, il suo raggiungimento, la vita e la carriera in discesa. Soldi, notorietà, macchine e belle donne diventano i più materialistici e beceri pensieri di quei piccoli sognatori cresciuti e già questi, forse, gli esordi del male. Il sogno, per i più fortunati, realizzato e la difficoltà, forse, una volta dentro di resistergli e camminarci vicino senza farsi schiacciare. Il paradiso del bambino diventa un labirinto buio e senza uscita. Ogni gesto un successo: la maledizione di trasformare tutto ciò che si tocca in oro, la mitologica figura di Re Mida che ritorna estremamente attuale. Ma anche la medaglia ha un suo rovescio. Ed ecco allora Gascoigne e Joey Barton, il meno conosciuto Clarke Carlise – ex difensore del Burnely, tentato suicida – e ora Lennon. I più famosi protagonisti di atteggiamenti, azioni e comportamenti stonati, più o meno discutibili e imitabili, non consoni a un professionista e all’idolo di tanti o solo di qualche bambino. Paul Gascoigne, il portabandiera di questa rappresentanza, forse il più discusso fra i calciatori della storia inglese, quando la sregolatezza sorpassa il genio. Gazza ex Lazio e nazionale inglese ha sempre fatto parlare di sé per i suoi eccessi dentro e fuori dal rettangolo verde. Su di lui la malattia mentale ha avuto campo libero senza grandi ostacoli e lo ha fatto suo nel 2008. Nel 2005 era già stato ricoverato per alcolismo e depressione. Solo 3 anni più tardi, in seguito a disordini creati in un hotel nel nord dell’Inghilterra, avvenne il ricovero presso una clinica psichiatrica proprio per quella stessa legge inglese che si è scagliata su Lennon. Clarke Carlise sa di cosa si parla, forse anche in maniera più pesante. L’ex difensore del Burnley, infatti, in seguito a un periodo di depressione tentò addirittura il suicidio nel 2015 buttandosi sotto un camion fra Leeds e York. Quindi il ricovero.

Sarebbe stata la risposta perfetta per i miei problemi.

E le ammissioni una volta dimesso.

Una volta uscito, non mi sono presentato come Clarke, l’ex calciatore, ma come Clarke, un paziente con disturbo mentale. Questo è stato il primo passo verso il recupero. Il tempo che ho passato in ospedale mi ha aiutato a capire che il mio è stato un gesto veramente sbagliato.

Ma il ricordo più recente di questi disturbi che il mondo del calcio nasconde è la controversa figura di Joseph “Joey” Barton. L’ultimo capitolo della storia dell’ultra discusso centrocampista inglese racconta di una squalifica per 18 mesi per scommesse.

Ho lottato contro la mia dipendenza al gioco e ho fatto avere alla FA un report medico del mio problema.

YOU MAY SAY I’M A DREAMER

Lennon. Facile e intuitiva associazione di cognomi. “Sono un sognatore”. Sicuramente Aaron Lennon era uno di quei piccoli e ingenui sognatori che sui banchi di scuola ripeteva come volesse diventare un calciatore e come quel mondo lo affascinasse. Chi non lo era e non lo è. Gli auguri di guarigione e vittoria sul suo male speriamo arrivino oltremanica e non vogliamo esaltare una faccia, sebbene importante e oscura comunque minore di quel mondo. Un mondo con sfaccettature che non si nascondono perché ormai la ferita è riaperta e sanguina il ginocchio di quel piccolo sognatore che però continuerà a giocare e sui banchi di scuola non smetterà mai di affascinarsi e di ripetere come quel mondo, nonostante tutto, sia il suo sogno.

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L’ultimo Mondiale: Qatar 2022 e l’addio dei giganti

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Müller, che bordata a Haaland!

Il Mondiale di Qatar 2022 è ormai entrato nella sua fase decisiva, tra tonfi clamorosi e liete sorprese.
Mentre l’attenzione è rivolta alle ultime partite del torneo, si pensa già alla prossima kermesse, quella del 2026 che si svolgerà tra USA, Messico e Canada.
Il prossimo Mondiale, però, segnerà uno spartiacque nella Storia del calcio: sarà infatti il primo senza i due fenomeni che hanno cannibalizzato gli ultimi 20 anni dello sport più amato al Mondo.
Qatar 2022 sarà l’ultima recita di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo sul palcoscenico più importante, la vera e propria fine di un’epoca per tutti gli appassionati.
Ma i due campioni non sono gli unici che non vedremo più in un Mondiale, per ragioni anagrafiche; Qatar 2022, infatti, rappresenta il canto del cigno  per molti nomi che sono stati parte integrante del mondo del calcio per anni e, soprattutto per alcuni di loro, non vederli più in campo porterà sentimenti contrastanti.

VECCHIE VOLPI DEL GOL

Iniziamo questo viaggio quasi mistico dall’Uruguay, una delle sorprese negative dei gironi, che ha lanciato alcuni talenti, ormai sulla cresta dell’onda, come Federico Valverde e Darwin Nunez, ma, allo stesso tempo, saluta alcuni pilastri che hanno fatto la storia della Celeste.
Con la vittoria, inutile, per 2-0 contro il Ghana, infatti, hanno salutato Fernando Muslera e Diego Godin, due monumenti difensivi uruguagi e, soprattutto, una delle coppie gol più temute di sempre: Edinson Cavani e Luis Suarez. L’ultimo ballo al Mondiale per loro meritava di essere certamente diverso, ma nulla potrà mai cancellare quanto fatto negli anni da questi quattro calciatori.

RIFONDAZIONE LENTA

Parlando di delusioni non si può rimanere indifferenti alla clamorosa debacle della Germania. I tedeschi, già usciti ai giorni in Russia, non riescono ad uscire dalle sabbie mobili degli ultimi tempi, e nonostante alcuni talenti interessanti (Musiala e Havertz su tutti) falliscono nuovamente l’appuntamento con il Mondiale.
Come se non bastasse, la partita contro il Costa Rica segna l’ultima nella competizione iridata per Thomas Muller, autentico mattatore del calco tedesco degli anni 2000 che chiude con 19 gettoni al Mondiale, conditi da 10 reti. Le stesse presenze le ha racimolate Manuel Neuer, altro pilastro dei tedeschi Campioni del Mondo nel 2014. Due addii che lasceranno sicuramente un grosso buco in una Germania che, però, dovrà essere brava a voltare rapidamente pagina, in vista dell’Europeo casalingo del 2024.

DAL CENTRO AMERICA TANTI SALUTI

La Germania, come detto, ha salutato il Mondiale con un’inutile vittoria contro la Costa Rica. I tedeschi hanno segnato 4 gol ai Ticos, che schieravano tra i pali il totem Keylor Navas. Il portiere del PSG, 11 presenze al Mondiale, in realtà non ha ancora dichiarato l’addio ufficiale alla Nazionale, ma la possibilità di vederlo ancora in porta nel 2026, a 40 anni suonati è molto bassa.
Rimanendo nel Centro America, più precisamente in Messico, salutiamo un protagonista assoluto degli ultimi Mondiali, Guillermo Ochoa, che anche in Qatar non ha deluso le aspettative. Il portiere messicano, che durante la competizione iridata si trasforma in un muro invalicabile, ha respinto un rigore a Lewandowski e ha dimostrato ancora una volta le sue capacità. Nel 2026 avrà 41 anni, chissà se ci sorprenderà ancora una volta e si farà trovare in campo nel Mondiale casalingo…

LA FINE DELLE GENERAZIONI D’ORO

Qatar 2022 segna anche la fine di due grandi epopee, quella polacca e quella belga, che hanno raccolto certamente poco in relazione alla qualità dei loro uomini in campo.
Partiamo dai Diavoli Rossi, usciti mestamente al girone dopo tre partite decisamente scialbe e con un evidente logorio degli uomini più talentuosi.
La squadra che ha portato il Belgio addirittura al primo posto nel Ranking FIFA è ormai ai titoli di coda; i vari Vertonghen, Alderweireld, Witsel, Mertens, Hazard e De Bruyne saranno ormai ultratrentenni nel 2026 e, con ogni probabilità non si vedranno in America. Discorso diverso per Romelu Lukaku, che a 33 anni potrebbe regalarsi un ultimo ballo e per Thibaut Courtois, che in porta potrebbe ancora giocarsi le sue carte.
Spostandoci verso est arriviamo in Polonia, dove la Nazionale biancorossa non ha mai saputo sfruttare al meglio quella macchina da gol di nome Robert Lewandowski. Il bomber del Barcellona ha segnato i suoi primi due gol al Mondiale proprio in Qatar e saluterà a breve la Nazionale (o forse lo vedremo ancora all’Europeo?), assieme ad altri pilastri come Kamil Glik e Grzegorz Krychowiak, apparsi già in fase involuta al Mondiale.

LA FINE DEL SOGNO

Dopo la brillante cavalcata ad Euro 2020, dalla Danimarca ci sia aspettava certamente un salto di qualità, anche in virtù del recupero di Eriksen dopo il tremendo incidente occorsogli all’esordio del torneo.
La realtà, invece, ha riportato tutti con i piedi per terra, danesi fuori al girone con 1 solo gol segnato e tre prestazioni decisamente negative.
Oltre alla triste e prematura fine del torneo, gli scandinavi dovranno salutare alcuni nomi che hanno contribuito alla crescita della Nazionale negli ultimi anni. Dal figlio d’arte Kasper Schmeichel a Simon Kjaer, fino ad arrivare a lui, Christian Eriksen, l’uomo di punta. Sicuramente già il fatto di aver potuto veder giocare Eriksen in un Mondiale, a poco più di un anno dall’arresto cardiaco, è una notizia splendida, così come la sua piena riabilitazione; resta però il rimpianto di non aver potuto apprezzare fino in fondo il talento smisurato di un ragazzo che, fortunatamente, ha vinto la battaglia più importante.

I SOLITI CROATI

La Croazia, finalista a Russia 2018, si è presentata in Qatar fortemente ridimensionata, dopo alcuni addii importanti. Le prestazioni dei balcanici non sono state sicuramente all’altezza di quelle dell’exploit russo, ma, mentre scrivo, la Croazia deve ancora giocare i quarti di finale contro il Brasile, per scrivere un’altra pagina di storia calcistica.
Ad ogni modo, comunque andrà a finire il match contro i verdeoro, la Croazia dovrà salutare alcuni nomi molto importanti, a cominciare dal Pallone d’Oro 2018, Luka Modric.
Il metronomo del Real Madrid, dopo una carriera ricca di soddisfazioni è pronto a salutare la sua Nazionale, così come Perisic, Brozovic, Lovren e Vida, prefissando così un nuovo ricambio generazionale in casa croata già i vista dei prossimi Europei.

I GRANDI VECCHI

Uno è già uscito, gli altri due, invece, si sfideranno nei quarti, in una partita che promette emozioni forti.
Partiamo da Sergio Busquets, che è appena uscito dal Mondiale con la sua Spagna, sbagliando anche un rigore nella lotteria contro il Marocco.
Il mediano del Barcellona, uomo imprescindibile per anni nello scacchiere tattico dei blaugrana e della Roja, lascerà assieme a Dani Carvajal, Jordi Alba e Cesar Azpilicueta. La Spagna, però, è già lanciata verso il futuro, e i vari Gavi, Perdi, Ferran Torres e Balde già pronti per spiccare il volo verso nuovi traguardi.
I due che, invece, si devono ancora sfidare sono Harry Kane e Karim Benzema.
Partiamo dal Pallone d’Oro in carica, perché, in realtà, questo Mondiale non l’ha ancora visto protagonista per colpa di un infortunio alla vigilia dell’esordio. La speranza di Deschamps è di poterlo recuperare al più presto, anche se nel frattempo Olivier Giroud (un altro che saluterà a fine torneo) non lo sta facendo rimpiangere. Oltre a loro, la Francia saluterà quasi certamente anche Hugo Lloris, l’uomo che ha sollevato la Coppa del Mondo in Russia.
Passando all’Inghilterra, invece, Harry Kane, capocannoniere dell’ultimo Mondiale, potrebbe ancora essere protagonista nel 2026, quando avrà 33 anni, vista anche la maturità che ha raggiunto e il cambiamento del suo stile di gioco. Tutto, però, lascia pensare che l’attaccante del Tottenham possa decidere di salutare la Nazionale per dedicarsi esclusivamente al suo club.
Anche per l’Inghilterra, il ricambio generazionale è già iniziato, con i vari 
Bellingham, Foden, Mount e Saka già sulle copertine.

GLI ALTRI 

Oltre a quelli citati in precedenza, il Mondiale in Qatar è stato il primo e l’ultimo per Gareth Bale, che chiude con un gol segnato all’esordio contro gli USA; per Yann Sommer, il carnefice dell’Italia nelle qualificazioni, che chiude una carriera internazionale sicuramente positiva con la sua Svizzera e per gli argentini Nicolas Otamendi, German Pezzella e Angel Di Maria.
Menzione speciale per Elji Kawashima, portiere del Giappone, che non è sceso in campo in Qatar, ma è rimasto nel cuore di tutti gli appassionati per le sue prestazioni nei precedenti tornei.

O’NEY

L’articolo si è aperto con Messi e Ronaldo, perciò è doveroso chiudere con il terzo calciatore più emblematico degli ultimi anni, Neymar.
O Ney, che è ormai ad un solo gol di distanza da Pelè nella classifica di marcatori con la maglia verdeoro, è molto vicino a concludere la sua esperienza internazionale, stando alle voci degli ultimi mesi.
Sicuramente chiudere con la vittoria della Coppa del Mondo sarebbe molto suggestivo, ma nulla può assicurare che davvero il torneo in Qatar sarà l’ultimo di Neymar con il Brasile.
Discorso diverso, invece, per Casemiro e Thiago Silva, che, con ogni probabilità, saluteranno molto presto.

Insomma, con la conclusione di Qatar 2022 un’intera generazione di calciatori lascerà il calcio internazionale, segnando un vero e proprio confine tra i primi anni del nuovo millennio e i prossimi, dove vedremo all’opera tanti nuovi campioni, che già stanno facendo vedere le proprie capacità.

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Arriva il fuorigioco semiautomatico in Italia: tutte le novità e i cambiamenti

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Fuorigioco semiautomatico

FUORIGIOCO SEMIAUTOMATICO – È ufficiale: dal 4 gennaio 2023 la Serie A adotterà la nuova tecnologia del fuorigioco semiautomatico per limitare ai minimi termini gli errori riguardanti il fuorigioco. Testata per la prima volta per il Mondiale per Club e poi la Supercoppa Europea, la “Limb-tracking technology” è stata utilizzata e vista dai più durante il Mondiale di Qatar 2022.

COSA CAMBIA?

La FIFA doterà gli stadi di una tecnologia in grado di riportare al computer la posizione in campo di giocatori e palla, secondo per secondo. Come spiegò il direttore dello sviluppo tecnologico FIFA Johannes Holzmuller: “Questa tecnologia prevede l’installazione di 10/12 telecamere sotto il tetto di ogni stadio, che seguiranno la palla e calciatori, rilevando in essi 29 punti del corpo 50 volte al secondo”. Ciò permetterà di ricostruire in computer grafica, quasi in tempo reale, la partita stessa”.

Con un comunicato del 1 luglio 2022 la FIFA ha aggiunto: “Il pallone offrirà un ulteriore elemento vitale per il rilevamento del fuorigioco poichè un sensore di misura inerziale (IMU) sarà piazzato al centro della palla. Questo sensore manda dati alla stanza di operazione video 500 volte al secondo, permettendo un rilevamento molto preciso del punto in cui è stato calciato”.

LE DECISIONI ARBITRALI

Sul fuorigioco semiautomatico si è espresso anche Pierluigi Collina, presidente della commissione arbitri: “La decisione sul fuorigioco viene presa dopo aver analizzato la posizione dei calciatori ma anche il loro coinvolgimento”. La tecnologia traccia la linea ma la valutazione di un’interferenza con il gioco o con un avversario resta all’arbitro“. La centralità del ruolo dell’arbitro non sarà dunque messa in discussione.

L’INTRODUZIONE IN SERIE A

Il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini ha parlato a Rai Italia sulla possibile introduzione. Queste le sue dichiarazioni: Siamo pronti dal 4 gennaio, questo è quello che puntiamo a fare in Italia“.

 

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Torres, le parole di Greco alla vigilia del match con il Gubbio

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TORRES GUBBIO GRECO

TORRES GUBBIO GRECO – Dopo la vittoria contro la Carrararese, la Torres torna al Vanni Sanna per ritrovare quella vittoria in casa che manca dal 5 novembre, 2-1 contro il Montevarchi. Il tecnico rossoblù Alfonso Greco, alla vigilia della gara, ha chiesto di dare continuità dopo il successo in Toscana.

Queste le dichiarazioni complete, ai microfoni di Centotrentuno:

SUL MATCH DI CARRARA

Avevamo bisogno di una vittoria del genere, ottenuta sapendo soffrire. Abbiamo dimostrato coraggio ma anche cattiveria nel sfruttare le occasioni create. Aspetto che invece non avevamo avuto in altre occasioni recenti. Credo sia stato un bel segnale, dato con lo spirito che serve per questa categoria. Questa è la strada giusta per noi. Ora serve la corretta mentalità per continuare a fare punti pesanti andando a giocare con uno spirito da battaglia contro chiunque. Dobbiamo dare continuità

LA PARTITA CON IL GUBBIO

“Sarà l’ennesima prova complessa e piena di insidie per noi. Loro sono in fiducia e sono una squadra con tante qualità, soprattutto nel reparto avanzato. Arrivano da una serie di vittorie anche contro squadre dirette avversarie per la zona playoff e non vorranno fermarsi a Sassari. Noi però abbiamo preparato la sfida come sempre con la voglia di giocarcela contro qualunque avversario, e vogliamo fare bene davanti al nostro pubblico. Sarà una partita intensa”

SULLA DISPONIBILITÀ DI RUOCCO

No, ancora è troppo presto. Abbiamo deciso di non rischiare. Non lo porterò nemmeno in panchina perché altrimenti potrebbe esserci la tentazione di schierarlo a gara in corso ma sarebbe pericoloso per il suo completo recupero. Il piano è quello di aggregarlo al gruppo a partire dalla prossima settimana per poi convocarlo in vista della trasferta contro la Fermana del 17 dicembre”

SULLA SITUAZIONE DEGLI ALTRI GIOCATORI

Heinz si trascina da tempo dei fastidi muscolari e decideremo solo all’ultimo se aggregarlo almeno in panchina oppure no. Lombardo ancora è indisponibile così come i lungodegenti Sanat e Scotto. Rientra invece dalla squalifica Dametto”

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Continua il caso D’Onofrio: rischia anche Trentalange!

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Behrami

Un mese fa, più precisamente il 10 novembre 2022, è stato arrestato Rosario D’Onofrio. L’ex procuratore capo dell’Aia (Associazione italiana arbitri) è stato uno dei 42 arrestati per traffico internazionale di droga. Subito dopo l’arresto, avvenuto dopo l’indagine della Dda di Milano e la Guardia di Finanza, D’Onofrio si è dimesso dalla propria carica nell’Aia. 

TRENTALANGE RISCHIA

D’Onofrio entrò all’interno dell’Aia sotto la guida Nicchi ed è stato nominato procuratore capo sotto la guida TrentalangeProprio quest’ultimo, dopo l’indagine condotta dalla FIGCrischia il deferimento. A riportarlo è ANSA che scrive: Il capo della Procura della Federcalcio, Giuseppe Chinè ha notificato l’atto di chiusura indagini sulla vicenda del procuratore Aia Rosario d’Onofrio, arrestato con accuse di narcotraffico. Nel corso delle indagini sono emersi “comportamenti disciplinarmente rilevanti” del presidente dell’Aia Alfredo Trentalange che rischia ora il deferimento. Il n.1 della Figc Gabriele Gravina ha appena convocato per il 19 dicembre un consiglio federale con al punto 4 dell’ordine del giorno “situazione Aia: provvedimenti conseguenti”.

 

 

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