I campi di tutta Europa si apprestano ad ospitare la quarta giornata di UEFA Europa League. La competizione sta entrando nel vivo e già gli addetti ai lavori possono individuare le squadre più interessanti da seguire. Molti considerano ancora la vecchia Coppa UEFA soltanto un torneo minore e degno di poca considerazione, eppure i valori messi finiscono spesso per sorprendere in positivo. La UEL è diventata infatti un palcoscenico di tutto rispetto per club non esattamente di prima fascia. Olympique Marsiglia, Eintracht Francoforte, Slavia Praga, FC Copenhagen sono soltanto alcuni nomi di squadre che hanno proseguito il loro cammino nella competizione contro le aspettative. Le cosiddette outsider hanno fatto dell’Europa League il loro regno. Pur senza poche incognite, la stagione 2020/21  sembra decollata e pronta a mostrare al mondo il suo spettacolo. In vetrina tanti volti, diverse big e un paio di possibili sorprese da tenere d’occhio.

GRANADA CF: UNA NEOPROMOSSA IN EUROPA

Nessuno nel 2018 avrebbe detto che i Nazarìes  in due anni avrebbero calcato i campi europei. O meglio, se qualcuno lo avesse fatto, lo avrebbero reputato pazzo. Non c’è da stupirsi in fondo. Il Granada nella stagione 2018/19 milita ne La Liga 2, la serie B spagnola, e viene da un’annata piuttosto deludente. Passa qualche mese e i biancorossi si aggrappano alle prime posizioni senza lasciarle più. Arriva la promozione nella massima serie e la stagione seguente i Rojiblancos stupiscono tutti chiudendo al settimo posto e conquistando la storica qualificazione in Europa League. Senza troppe difficoltà superano anche le qualificazioni, battendo per 3 a 1 gli svedesi del Malmoe. Il sorteggio per gli spagnoli è abbastanza favorevole: il gruppo E si completa con PSV Eindhoven, Paok Salonicco e Omonia Nicosia. Si aprono le danze e in Olanda rifilano un 2 a 1 ai padroni di casa, mentre si fermano sullo 0-0 con i greci del Paok. Fin qui tengono saldo il primo posto nel girone e confermano il loro stato di forma.

Tra i rocciosi Monti Betici è cresciuto un Granada di carattere, unito per la causa comune. Del resto, basta notare l’esultanza della panchina biancorossa ad ogni goal per vedere quanto sia coeso il gruppo. Una compagine ostica da affrontare che fa di una discreta compattezza difensiva la sua forza. La scorsa stagione hanno raggiunto quota 12 clean sheet in campionato e quest’anno il pacchetto arretrato continua a mostrare solidità. Se in fase di non possesso si racchiudono a strenua protezione della porta, quando recuperano palla si affidano a frequenti verticalizzazioni e ripartenze fulminee. Il goal di Roberto Soldado, leader dell’attacco rojiblancos, contro l’Alaves ne è la lampante dimostrazione. Resta da vedere a questo punto se quello nato in Andalusia è solo un fuoco di paglia o se il progetto degli spagnoli avrà un seguito.

Il goal di Roberto Soldado dall' 1 a 0 contro l'Alaves

Sembra Fifa 21, invece è il gol di Roberto Soldado contro l’Alaves.

AZ ALKMAAR: RITORNO AI FASTI PASSATI?

È ancora presto, anzi prestissimo, per poter fare paragoni con l’AZ del primo decennio del nuovo millennio. Quando si parla di Europa però la mente dei tifosi olandesi però indugia inevitabilmente sulle notti del 2005, quando i Cheese Farmers raggiunsero la semifinale appunto dell’allora Coppa UEFA. L’attuale stagione sembra partita con il piede giusto, soprattutto nelle notti europee. Lo sgambetto ai danni del Napoli di Gattuso ha fatto sicuramente scalpore e ha consegnato tre punti fondamentali in ottica di passaggio del turno. Gli olandesi, usciti sconfitti soltanto con il Real Sociedad, possono sperare in un passo falso degli spagnoli o dei partenopei e ambire alla fase successiva. La situazione in patria invece non è idilliaca, con cinque pareggi consecutivi su sette gare disputate. Numeri completamente in contro tendenza con quelli della scorsa stagione: 56 punti in 25 partite e secondo posto dietro all’Ajax. L’AZ ha visto la sua cavalcata interrotta dalla pandemia e ogni sogno per il titolo svanire in fumo.

La compagine che ha messo in difficoltà il Napoli agisce principalmente sulla fasce: l’ampiezza è il loro credo di gioco. L’apporto dei terzini alla manovra è fondamentale. Le corsie laterali diventano quindi un crocevia di palloni di cui gli esterni bassi sono custodi gelosi. Dal fondo partono inevitabilmente un numero considerevole di cross e il gioco largo permette l’inserimento del trequartista e di uno dei due centrocampisti del 4-2-3-1. Il goal realizzato contro il Napoli è un mix della filosofia tattica degli olandesi: palla larga, scambio rapido tra terzino ed esterno alto e cross arretrato in area. All’appuntamento con il pallone c’è il diez dei biancorossi, elemento imprescindibile nello scacchiere del mister: Dani de Wit.

Classe ’98, trequartista scuola Ajax con il vizio del goal, è lui il giocatore in grado di alzare l’asticella. Sicuramente l’interprete perfetto per sfruttare gli spazi lasciati dall’ampiezza dei compagni. Il gioco ampio però è un arma a doppio taglio: l’AZ è succube delle infilate avversarie e soprattutto nei tagli dietro alla difesa. Mertens e Oshimen nella sfida di UEL hanno avuto diverse occasioni e le disattenzioni difensive degli olandesi stavano per mandare in goal di testa prima il nigeriano e poi Petagna. Difficile azzardare un pronostico della stagione, ma sicuramente i cheese farmers hanno del buono potenziale su cui lavorare.

RANGERS FC: NEL SEGNO DI STEVY GERRARD

Impossibile non iniziare dalla partenza disarmante dei Gers in campionato: 12 vittorie e due pareggi fin qui, con l’incredibile media di 2,7 punti a partita. I ragazzi di Gerrard hanno riportato l’Old Firm, il derby scozzese per eccellenza, dalla loro parte dopo ben dieci anni a secco. Un traguardo che da quelle parti vale quasi come un trofeo, ma il bello (forse) deve ancora venire. La scorsa stagione si è conclusa al secondo posto, dietro, neanche a dirlo, al Celtic pluricampione. Il cammino in Europa invece è stato interrotto ai sedicesimi dal Leverkusen di Kai Havertz. Il girone D di UEL quest’anno ha messo davanti al Rangers il Benfica, terzo il Liga Nos. Qualificazione agilissima ai gironi e pratica archiviata subito con Standard Liegi e Lech Poznan, mentre con i portoghesi gli scozzesi hanno sprecato il vantaggio iniziale di 3 a 1 (risultato finale 3 a 3). Il passaggio del turno con un’altra vittoria dovrebbe essere dunque soltanto una formalità.

La storia dei Teddy Bears però non è tutta rose e fiori. Nel 2012 vengono condannati allo storico fallimento, cancellando quella che in oltremanica è sempre stata un’istituzione. I ragazzi di Glasgow ripartono dalla quarta serie scozzese. La dura risalita è quanto più rapida possibile: nel 2015/16 la Scottish Premiership e il mondo del calcio riabbracciano i 54 volte campioni di Scozia. Il vento di novità si percepisce nel 2018 con l’arrivo sulla panchina di Steven Gerrard, uno che di calcio e amore per il calcio ne sa qualcosa. È un percorso di crescita esponenziale. Dalle ceneri che profumano di storia e tradizione è rinata una compagine in grado di mettere in difficoltà gli acerrimi nemici del Celtic.

Quello della scorsa stagione è un secondo posto che non sa di sconfitta, ma soltanto di tappa per un cammino ben più ambizioso. L’ex numero otto del Liverpool ha importato in Scozia un calcio nuovo e organizzato. Non che prima non esistesse, ma nessuno probabilmente era stato in grado di esprimerlo come lo sta facendo il Rangers di Gerrard. Pochi nomi altisonanti, tanto lavoro di squadra. Un calcio dinamico, una manovra rapida che ha come marchio di fabbrica l’uno-due e lo scambio veloce. L’ampiezza degli esterni lascia spazio agli inserimenti dei braccetti di centrocampo (Aribo su tutti): dinamismo letale in fase offensiva. L’ultima partita contro l’Hamilton Academical FC è terminata addirittura 8 a 0 per i Gers. Il potenziale sotto porta è formidabile: sono 37 le reti messe a segno in campionato fin qui e soltanto 3 quelle subite. Forse la Scozia è una realtà troppo piccola per i Teddy Bears, sarà interessante vedere cosa faranno vedere in Europa.

Fonte immagine in evidenza: calcioefinanza.it