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Fenice

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“Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio”

Questa è una delle tante frasi significative del Piccolo Principe, il famosissimo libro scritto da Antoine De Saint-Exupéry. Questa frase rispecchia a pieno anche un altro piccolo principe, in questo caso è argentino, el Principito, Josè Ernesto Sosa.

L’INIZIO

La sua carriera è stata un susseguirsi di cadute e rinascite dettate da nuove opportunità: cresce calcisticamente nell’Estudiantes de la Plata, impressiona a tal punto da sobbarcarsi le aspettative di futuro pilastro del centrocampo argentino. In Argentina nasce quel soprannome, el Principito, derivante dal modo di giocare di Jose, semplicemente elegante, quell’eleganza che lo contraddistingue come piccolo principe, e non lo accomuna ai vari Principi, Francescoli ed il suo sosia Diego Milito. Dall’Estudiantes vola in Germania, alla corte del Bayern Monaco, ci resta una stagione e mezzo, nella prima non demerita affatto, nella seguente invece non trova più spazio e preferisce tornare dove si è stati bene. Si torna a casa a La Plata, anche se ci resta solo 6 mesi.

Sosa nella sua esperienza in Germania

LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

Dalla caduta di Monaco, ad un secondo tentativo di ascesa, l’opportunità si presenta con il Napoli, Mazzarri lo porta all’ombra del Vesuvio, ma come si vedrà poi in futuro, il tecnico toscano ha difficoltà con gli stranieri che non conoscono la Serie A. Sosa non trova il suo posto nel 3-5-2 mazzarriano, gioca da subentrato, colleziona un solo gol e verrà ricordato a Napoli per la sua ostentata lentezza. Il problema della sua eleganza, della tecnica da far invidia a buona parte dei centrocampisti, è la poca rapidità nei movimenti, cosa che l’argentino non è mai riuscito a migliorare nel corso degli anni, ed è probabilmente uno dei motivi per cui non è riuscito a mantenere le promesse argentine.

La sua prima e unica rete con il Napoli

LA RINASCITA

Come una fenice, José prova a rinascere, va in Ucraina, al Metalist, dove trova una sua continuità, conquistandosi il posto fisso e la fascia da capitano, anche se il problema è dietro l’angolo. Nell’estate del 2013 arrivano i problemi della società ucraina, l’esclusione dai preliminari della Champions e il successivo tracollo economico portano tutti i giocatori all’esodo. Sosa è uno di questi, una nuova opportunità è servita, nel Gennaio 2014, dall’Atletico del cholo Simeone, l’argentino lo usa come degno sostituto nella rosa dei colchoneros che poi arriverà ad un passo dalla Champions League. Nella finale di Lisbona gioca anche José, e c’era anche lui in quell’area quando Ramos infranse i sogni di tutto l’Atletico. Questa volta non c’è una caduta, ma anzi il continuo di una risalita, lenta ma quasi costante, el Principito porta la sua eleganza in Turchia, al Besiktas, collezionando 2 ottime stagioni, e vincendo la Süper-lig nella stagione successiva. José si esprime a buon livello, mette a segno 14 reti e 23 assist, dispensa la sua grazia nel campo e si conquista anche il premio di miglior calciatore nel campionato turco.

Eccolo con la casacca dei turchi del Besiktas

IL RITORNO ITALIANO

L’argentino parte ancora, torna in Italia, probabilmente anche per rifarsi dopo l’esperienza partenopea, e poi la chiamata giunge dal Milan, e allora dire di no sembra difficile. La sua fama lo precede, il trasferimento fa scalpore in negativo, la macchia resta e i milanisti si chiedono del perché sia stato fatto questo acquisto. In effetti la prima parte della stagione non va per il meglio, per quanto lui sia duttile, deve comunque adattarsi ad un ruolo quasi mai provato prima, infatti scala di qualche metro più indietro, passando da trequartista a centrocampista centrale o mediano. Pian piano si arriva alla quadratura del cerchio, quella posizione è la soluzione per un giocatore con queste caratteristiche, Jose ha degli ottimi piedi ed una buona visione di gioco, doti adatte per fare il regista, un ruolo che al Milan manca, con Montolivo ai box, successivamente anche al calo di Locatelli, l’unico che può ricoprirlo sembra l’argentino. Sosa, infatti, passa dalle tante panchine, condite da qualche presenza, al posto da titolare fisso. Nel centrocampo di Montella è lui a fare il lavoro sporco, facendo da filtro tra la difesa è il centrocampo, fa legna e in seguito gioco. I suoi limiti li ha sempre avuti, sempre messo in discussione per questi, ma il mondo del calcio è così, un errore vale 10 giocate giuste, però nel Milan attuale l’argentino è il più importante, sarà comunque criticato, ma lui è il Principito, il quale dovrà sempre ricordarsi le parole della volpe di  Antoine De Saint-Exupéry:

“L’essenziale è invisibile agli occhi”.

SENZA RITIRO E CON UN RUOLO INEDITO

Quest’anno non ha vissuto la stagione più fortunata del mondo: tante traverse, ottime parate dagli avversari e poco aiuto dai compagni. Un giocatore del genere ha bisogno di gente che corra davanti a lui e che possa esser servita nella maniera più veloce possibile. 

Inoltre dobbiamo aggiungere che quest’anno ha giocato un ruolo totalmente diverso, giocare davanti alla difesa non è da tutti e per Jose è la prima volta in carriera. Molte volte si trova in difficoltà in questo ruolo poichè il calcio nostrano è sempre più legato alla tattica e al movimento collettivo, cosa che “El Principito” soffre ogni tanto.

Il giocatore quest’anno, per via della turbolente trattativa fra Besiktas e Milan, non ha svolto il ritiro in maniera perfetta, anzi a dirla tutta l’ha quasi saltato completamente. Montella dovrà tener conto di questa considerazione e dare una seconda chance al suo numero 23. Anche perché il giocatore si trova molto bene in Italia e difficilmente vorrà lasciare una piazza come Milano nel caso in cui iniziasse anche a far esplodere al meglio le sue qualità.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=1ANI7tfHMoM

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Flash News

L’agente di Igor sul futuro: “A Firenze è felice ma non si può mai sapere”

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Fiorentina Igor

Igor, difensore brasiliano fedelissimo di Vincenzo Italiano, sta entrando nel periodo della sua maturità calcistica. Nella giornata odierna, Marcelo Mascagni, agente del difensore della Fiorentina, ha parlato a Spaceviola. Di seguito le parole dell’intervista.

Sullo stato emotivo del giocatore: “Igor è molto felice a Firenze. Rispetto alla SPAL, quella della Fiorentina è una maglia più pesante. Lui si sente a casa.”

Su un possibile interessamento della Juventus: “Sono onesto, non c’è niente. Nessuno della Juventus ha parlato con noi. Lo leggo in giro, ma non c’è niente di vero. Lui è felice a Firenze, ma nel calcio non si può mai sapere”.

Sul sogno della nazionale brasiliana: “È sempre un sogno. Per lui l’idea è quella di trovare spazio per essere nel gruppo del Brasile“.

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Calcio Internazionale

Il Messico saluta i Mondiali dopo i gironi: non accadeva dal 1978

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Messico

Negli ultimi decenni si era diffusa la convinzione che la Nazionale del Messico fosse perseguitata dalla cosiddetta “maldiciòn del quinto partido“, ossia “la maledizione della quinta partita”, che, ai Mondiali, coincide con i quarti di finale, e che il Tricolor non raggiunge dal lontano 1986.

Dopo la mancata qualificazione a Italia ’90, dunque, ebbe inizio per il Messico una lunga serie di eliminazioni agli ottavi di finale, protrattesi per ben 7 edizioni del torneo: la serie è partita da Usa ’94 ed è terminata a Russia 2018. La vittoria di stasera contro l’Arabia Saudita, la prima per la squadra del Tata MartinoQatar 2022, non ha tuttavia evitato la precoce eliminazione ai gironi di Ochoa e compagni. Nonostante avessero gli stessi punti della Polonia, i messicani non hanno potuto prolungare la propria avventura in Qatar in virtù della differenza reti inferiore a quella dei biancorosssi.

Se consideriamo che ai Mondiali del 1982 il Messico non si è qualificato, l’ultima eliminazione in cui gli Aztecas non hanno superato i gironi di un Mondiale risaliva a più di quarant’anni or sono: parliamo dei Mondiali del 1978 in Argentina.

 

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Calcio Internazionale

Argentina, Messi: “L’errore dal dischetto ci ha sbloccato”

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Argentina, Messi parla al termine della partita contro la Polonia

Un’altra grande vittoria per l’Argentina e per il suo totem Leo Messi, la cui prestazione è stata però macchiata dal calcio di rigore, neutralizzatogli da Szczesny. Questo episodio ha fortificato, però, i ragazzi dell’albiceleste, i quali hanno incanalato la partita nella maniera migliore. Queste sono le sue parole: “Paradossalmente dopo il rigore sbagliato abbiamo acquisito ancora più forza, siamo stati bravi a sbloccare la partita e a incanalarla nella direzione che volevamo. Ora pensiamo all’Australia, con cui sarà senza dubbio durissima, anche se l’importante era fare quest’altro passo.

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Flash News

Preoccupano le condizioni di Di Maria: indurimento del quadricipite per lui

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Preoccupano le condizioni fisiche di Angel Di Maria.

El Fideo è uscito anzitempo dal terreno di gioco per problema al quadricipite. Il ct della Selección, Scaloni ha espresso a fine partita tutta la sua preoccupazione per quanto accaduto: “Il giocatore non è uscito per scelta tecnica bensì per un indurimento del quadricipite, le sue condizioni sono da valutare“.

È in dubbio, dunque, la presenza di Di Maria per i prossimi impegni dell’Argentina, che spera di poter prolungare il proprio percorso mondiale oltre gli ottavi di finale contro l’Australia.

 

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