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Sotto le luci della Lanterna

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La città è infuocata come non mai nel suo giorno più importante. Sportivamente parlando, naturalmente, ma non è certo poco per chi vive di calcio come con queste squadre. Il Luigi Ferraris diventa il punto di ritrovo di oltre 30mila tifosi e dei loro sogni calcistici, in una bolgia iniziata ore prima dal fischio di Calvarese. Le strade si affollano, quindi lo stadio si riempie; per i genovesi, del resto, nulla è più significativo del Derby.

E’ la partita dove la carta e tutto ciò che comporta perde di valore. Il pronostico perde il suo significato, fine a se stesso, nel match dove la forza di 22 uomini trascina il tifo e le speranze di due popoli unici, inconfondibili. E’ Sampdoria-Genoa, il Derby della Lanterna, una delle stracittadine più sentite al mondo. Una partita figlia del calcio nella sua essenza più vera e spettacolare.

Le ambizioni di diventare grandi dei blucerchiati, nel segno di un sogno europeo lontano ma non troppo (il sesto posto è a 4 punti di distanza dopotutto) affossano le speranze di riscatto del Grifone, complicando non di poco il discorso salvezza dei rossoblù. E’ la Doria a trionfare per 2 a 0 sui rivali, nel segno di Defrel e del sempre più infinito Quagliarella.

L’ANALISI TATTICA: IL PRIMO TEMPO…

Il momento delle due squadre non è fra i più esaltanti. Il Genoa, nonostante la straordinaria vittoria ai danni di una Juventus già proiettata da tempo al titolo, ha raccolto 11 punti nel giro di 10 partite. La Samp, dall’altra parte, ha perso 5 delle ultime 9 partite, nel segno di un andamento che, match dopo match, vede l’Europa allontanarsi. Il Derby rappresenta l’occasione perfetta per rilanciarsi in questo rush finale di stagione.

La raziocinio doriana che va a braccetto con la fantasia calcistica contro la ricerca rossoblù della concretezza rossoblù nell’imbastire e organizzare le due fasi. Sono due squadre costruite per obbiettivi diametralmente opposti, dopotutto. Ma non oggi.

Le formazioni di partenza delle due squadre. Per la Sampdoira la coppia Defrel-Quagliarella guida la qualità del gioco e della manovra blucerchiata, mentre dall’altra parte Veloso è il perno di centrocampo a imbastire l’azione del Grifone, con Pandev e Kouamè a farsi trovare pronti davanti.

Giampaolo conferma il 4-3-1-2 di stampo tipicamente blucerchiato, una filosofia in campo “made in Doria” inconfondibile tra le formazioni del nostro campionato. La qualità dei titolarissimi si contrappone al 3-5-2 prandelliano per così dire. Il mister conferma gli 11 che tanto bene hanno fatto contro gli Azzurri al San Paolo la scorsa settimana.

Nel teatro di un Marassi sold out più infuocato che mai la partita ha inizio; lo spettacolo si sposta dagli spalti al campo. E’ una bolgia in toto il Derby fin dalle sue prime battute. La prima occasione è del Genoa, con Kouamé, che con un sinistro a giro verso il secondo palo fa subito intendere la caratura del match: qualità e intensità allo stato puro. Il pallone si perde di poco a lato, Audero ringrazia.

Kouamè (evidenziato in rosso) dopo una brillante percussione palla al piede si accentra e calcia verso il palo sinistro. La sua conclusione a giro esce di poco a lato.

Dopo una manciata di secondi risponde immediatamente la Sampdoria, con Linetty. La tensione è palpabile fin dalle prime battute, dove entrambe le squadre si mostrano determinate e rispondono presenti all’importanza del match.

Immediata la risposta dei blucerchiati: Praet (evidenziato in azzurro) con un lancio in area di rigore serve alla perfezione il movimento di Linetty…

…il centrocampista doriano (evidenziato in rosso) si smarca di tacco dalla pressione di Pereira e di sinistro conclude a lato.

I ritmi di gioco sono da big match in tutto e per tutto. Il Genoa mostra la versione migliore di sè nei minuti iniziali della partita. Ma nel calcio, si sa, segnare è la cosa più importante e il gol si fa attendere per soli 3 minuti. Sviluppi di calcio d’angolo, cross rasoterra di Quagliarella, da dentro l’area piccola Defrel anticipa Biraschi e insacca. Lo stadio esplode, la Samp dopo appena 180 secondi è in vantaggio sui rivali di sempre.

Quagliarella (evidenziato in azzurro), libero dalla marcatura degli avversari, si prepara al cross teso a servire il movimento di Defrel (evidenziato in rosso)…

…l’attaccante doriano (evidenziato in rosso) si libera dalla marcatura di Biraschi e in allungo infila il pallone in rete battendo Radu.

Il gol galvanizza ed esalta il tifo di uno stadio per trequarti blucerchiato. La Sampdoria, del resto, è uno spettacolo in campo: il suo gioco è tanto aggressivo quanto sicuro di sè, figlio di una prestazione di cuore e gamba. I passaggi completati dagli uomini di Giampaolo sono stati 428 (a fronte dei 319 del Grifone), sintomo di una manovra pulita e organizzata. Al minuto 36, poi, Quagliarella fa tremare il Marassi: anticipa in acrobazia l’uscita di Radu e conclude verso la rete. Decisivo il salvataggio sulla linea di Biraschi, che allontana.

Il Genoa, dopo il gol subito, fatica a riorganizzarsi sul piano mentale e tattico. I blucerchiati pressano in tutte le zone del campo, impedendo ai rossoblù lucidità nel palleggio. Le occasioni pericolose arrivano più per errore dei blucerchiati che per meriti rossoblù. Occasioni offensive che, nel primo tempo, sono arrivate dal portoghese in cabina di regia.

La partita di Miguel Veloso è degna di menzione: il centrocampista ha risposto presente in tutti i suoi 90 minuti, con 74 tocchi e due nitide occasioni. La prima al 21‘, la seconda in particolare al minuto 40, con un tiro al volo che trova pronto Audero. Il portiere blucerchiato, nonostante i soli 2 tiri nello specchio subiti, si è fatto trovare pronto e ordinato nelle uscite e nell’organizzare la difesa doriana.

La conclusione di prima intenzione di Veloso (evidenziato in rosso) dal limite dell’area impensierisce Audero, che in tuffo mette in angolo.

Il primo tempo si conclude col vantaggio della Samp. Nonostante i tentativi da parte del centrocampo rossoblù i blucerchiati hanno amministrato agevolmente la prima frazione, imbastendo lezioni di calcio nonostante la difficoltà dell’incontro.

…IL SECONDO TEMPO

La seconda metà di gara ha un solo pensiero per i rossoblù: ribaltare una prestazione fin qui sottotono all’insegna del cuore e delle giocate di qualità. Questo, almeno, è quanto recita il copione sulla carta, che non ha fatto i conti con una superiorità della Sampdoria in ogni sfaccettatura dell’incontro.

Evidente il tocco di mano di Birashi dopo il colpo di testa di Defrel a controllare il pallone.

Dopo appena 6 minuti dal fischio della ripresa arriva il colpo che affonda il morale del Grifone. Tocco di mano di Biraschi in area di rigore, Calvarese indica il dischetto. Il rosso diretto del difensore sintetizza a pieno la prestazione della difesa nel complesso: la retroguardia genoana è intervenuta in appena 7 contrasti nel corso dei 90 minuti, vincendone appena il 43% (la Doria ne ha vinti il 55%). Le respinte difensive, poi, sono state 17, a fronte delle 35 dei rivali.

Quagliarella dagli 11 metri non sbaglia, spiazzando Radu calciando verso il palo opposto rispetto al movimento del portiere.

Il Bomber (con la B maiuscola) della Samp non sbaglia. Non può sbagliare del resto, in una partita straordinaria, figlia di una stagione sempre più sorprendente e appassionante. Di Quagliarella, del resto, non ci si stanca mai. Nei 90 minuti di ieri ha realizzato positivamente l’85.7% dei passaggi, tirando verso la porta genoana per ben 6 volte (di cui 2 nello specchio). Poca precisione in alcune conclusioni, ma tanto cuore e sacrificio per il capocannoniere della Serie A: per lui il gol numero 22 in campionato. L’ultimo sampdoriano riuscito nell’impresa era stato Vincenzo Montella, con 22 reti nel 1996-97.

Da quel momento è festa doriana al Marassi. I cori a non finire del pubblico blucerchiato creano l’atmosfera perfetta per il trionfo della Samp, che da 3 anni non perde la stracittadina. L’apporto offensivo di Quagliarella e compagni è diametralmente opposto rispetto a quello del Grifone: Kouamé, Pandev e il subentrato Sanabria hanno concluso solamente 1 volta nello specchio, con un tiro del paraguaiano tutt’altro che irresistibile.

Prandelli ci prova in tutti i modi a ribaltarla. Il Genoa si dimostra camaleontico nell’assetto tattico, nel corso del secondo tempo. Alla luce del rosso a Biraschi il tecnico abbassa Pereira in difesa, passa al 4-3-2, ma è assedio Samp in ogni caso. L’ex CT della nazionale prova allora Sanabria al posto di Kouamé, poi aggiunge Favilli per Bessa in un Genoa in campo con un 4-2-1-2, e Pandev alle spalle delle punte. Il controllo del gioco, vuoi per mosse azzeccate, vuoi per la fiducia posta nel doppio vantaggio da parte degli uomini di Giampaolo, passa ai rossoblù sul finale. Ma è troppo tardi ormai.

La Sampdoria si dimostra pragmatica e intelligente nelle varie fasi della partita: cinica e letale quando serve, attenta e abile nel possesso di qualità a controllare il ritmo dell’incontro. Al 93‘ Quagliarella sfiora il colpo del 3 a 0: a tu per tu con Radu cerca di concludere sulla sinistra, ma la risposta dell’estremo difensore è da applausi.

Finisce 2 a 0 per la Samp, il 118esimo Derby della Lanterna è della Doria. E’ festa blucerchiata al triplice fischio dell’arbitro. Il canto della Sud “Ma il cielo è sempre più blu” colora Genova di un’atmosfera unica e inimitabile, mentre dall’altra parte del campo, sotto la Nord, Criscito e compagni si scusano coi tifosi, in una stagione da dimenticare.

IN CONCLUSIONE

Pragmatismo. Un termine eloquente come nessuno per descrivere l’atteggiamento della Samp. Un modus operandi che ha portato al trionfo, l’ennesimo, di una stagione appassionante. A questo termine poi se ne aggiunge un altro, come inevitabile conseguenza di quanto visto: meritocrazia.

I blucerchiati hanno dato prova di un calcio nella sua forma più convincente e appassionante. L’organizzazione al servizio della fantasia del gioco, l’intelligenza tattica nel capire il momento dell’incontro e interpretarlo nel modo migliore. Il sacrificio di 11 elementi verso la vittoria. Tutto questo viene sintetizzato nella Sampdoria di Giampaolo.

Il Genoa, nel rovescio della medaglia del Derby, non riesce a scorgere la luce in fondo a un tunnel di occasioni perse e preoccupazioni che continuano a salire. La fragilità di questa squadra si è vista in particolare nella testa, nell’incapacità di reagire, nella non determinazione mostrata sul terreno di gioco. Fattori che hanno accompagnato il Grifone alla sconfitta.

La zona retrocessione è ora a soli 6 punti di distanza. Le riflessioni devono prendere forma a fine stagione: adesso occorre superare le difficoltà del momento verso l’obbiettivo salvezza.

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La Spagna ha scelto il sostituto di Luis Enrique: il nome

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Dove vedere Spagna-Costa Rica

La Spagna, dopo la cocente eliminazione al Mondiale per mano del Marocco, ha comunicato l’addio di Luis Enrique come CT della Nazionale. Una decisione presa dalla RFEF e che ha determinato la chiusura di un ciclo iniziato nel 2018. La Federazione spagnola ha, però, già deciso il sostituto dell’ex tecnico del Barcellona: sarà Luis de la Fuente il prossimo commissario tecnico della Roja.

All’allenatore dell’Under 21 è dunque affidato il compito di riprendere il progetto di crescita, iniziato sotto la guida di Luis Enrique. Un compito arduo, che comporta il peso di una responsabilità non indifferente che il tecnico di Haro sente di poter portarsi sulle spalle. Da oggi è iniziata ufficialmente l’epoca de la Fuente.

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Inter, Dzeko è sicuro: l’ha detto sul suo futuro!

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DOVE VEDERE INTER-BOLOGNA

In una recente intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport, Edin Dzeko ha parlato di vari temi tra cui la lotta scudetto e il proprio futuro all’Inter. In particolar modo, l’attaccante bosniaco ha evidenziato l’andamento in campionato del Napoli, considerandolo un avversario temibile nella corsa al titolo.

Mentalità

Bisogna dare tutto, conta la squadra. Qualsiasi cosa faccia un giocatore vale sempre meno di una vittoria della squadra. Io do sempre tutto me stesso. Non son un giocatore che sa solo fare gol e che pensa solo al gol, penso al bene della squadra. Sono la persona più contenta quando vinciamo“.

Napoli

Napoli rappresenta tre punti, come ogni partita. Napoli o Empoli non cambia, ma un’eventuale vittoria ci darebbe una grande fiducia. Sono una squadra forte, sinceramente non mi aspettavo andassero così bene vincendo 13 partite su 15. Spero rallentino“.

Futuro

Sto bene all’Inter, penso ad allenarmi. A tutto il resto pensano gli altri. Cosa farò dopo il ritiro? Non mi preoccupa niente, non ci sto pensando e sinceramente non voglio pensarci. Sento ancora di poter dare tanto al calcio“.

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Luis Enrique lascia la nazionale spagnola: il comunicato

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Luis Enrique

Luis Enrique lascia la panchina della nazionale spagnola. È questa la notizia che giunge in mattinata quando, attraverso un comunicato ufficiale, il presidente Luis Rubiales e il direttore sportivo José Francisco Molina hanno rivelato la decisione all’allenatore. Una presa di posizione arrivata dai piani alti, dalla RFEF (Reale Federazione Spagnola di Calcio), ossia l’organismo cui afferisce l’organizzazione, il governo e lo sviluppo del calcio in Spagna, che sarebbe intenzionata a far partire un nuovo progetto per la squadra di calcio spagnola. Un solo obiettivo: proseguire il processo di crescita.

A modo suo, attraverso dirette Twitch, dichiarazioni in cui ha lasciato intendere la volontà di esprimere la sua idea di calcio come gioco spettacolare, l’ex tecnico del Barcellona termina il suo incarico da CT iniziato nel 2018 e culminato con l’eliminazione della Roja ai calci di rigore contro il Marocco.

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Hakimi a sorpresa: “Se potessi, tornerei all’Inter”

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Marocco

Da probabile vittima di un girone di ferro alla clamorosa vittoria negli ottavi di finale contro la Spagna, il Marocco di Achraf Hakimi si sta dimostrando una vera mina vagante del Mondiale. Ed è proprio il calciatore del Paris Saint-Germain uno degli uomini copertina del passaggio del turno, grazie anche al rigore decisivo contro la Roja.

L’esterno marocchino, inoltre, al termine dell’incontro, si è reso protagonista di un filmato postato sui social in cui avrebbe urlato:

Forza Inter per sempre”.

Parole d’amore verso il suo trascorso in nerazzurro e che non sono passate di certo inosservate. Il Corriere dello Sport svela un ulteriore retroscena, secondo cui Hakimi avrebbe confidato ad alcuni suoi ex compagni interisti, tra cui Lautaro Martinez, il suo desiderio di ritornare a Milano:

“Se potessi non avrei alcun dubbio, tornerei all’Inter.

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