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Si “salvi” chi può

Si “salvi” chi può

L’interrogativo principale che si aggirava sull’incontro SPALCrotone consisteva nel comprendere chi delle due, per gioco e mentalità, fosse la squadra più preparata o attrezzata a lottare per la salvezza. La risposta, dopo un bagnato pomeriggio ferrarese, è ancora ignota, perché in maniera piuttosto equa e con lampi di gioco intermittenti, sia gli spallini che i crotonesi hanno messo in mostra quali siano tutte le loro qualità ed i loro difetti. Da una parte un buon possesso palla ed una difesa a tre compatta, contro un gran centrocampo di spinta ed un attacco che può adattarsi all’avversario in maniera camaleontica.

SENSAZIONI E RIASSUNTO

 

Abbiamo giocato un buon calcio, peccato l’esser calati nella seconda parte di partita, vuol dire che non siamo maturi e questa pausa potrà aiutarci a riflettere” ha affermato Semplici nel post gara, mentre dall’altra parte Davide Nicola è piuttosto soddisfatto: “Sono contento di questo punto, non era facile venire a prenderselo. I miei hanno giocato un’ottima partita, Stoian la migliore, ma possiamo ancora migliorare ed abbiamo tanta fame“. Le due dichiarazioni, di due maestri agli antipodi come Semplici e Nicola, sono lo specchio delle due compagini nonché il biglietto da visita col quale, fino ad ora, si sono fatte vedere in Serie A. Da una parte una solidità e qualità organizzata, che si trasforma in un possesso palla prolungato quando gli interpreti sono in forma. Ieri la SPAL, perlomeno per la prima mezz’ora, è stata brava a tenere pallino del gioco ed a crearsi varie occasioni da gol, grazie ad un attacco formato da interpreti di pura esperienza. La prima è arrivata su una sponda di Borriello per Antenucci ( uno dei migliori in campo) fino ad arrivare alla rete del vantaggio, che riassume l’essenza di questa squadra: Schiattarella porta palla e lancia in avanti, Antenucci appoggia su Mora approfittando della finta di Paloschi, il capitano mette in mezzo per il tiro cross di Antenucci che diventa un assist per l’ex atalantino.

Azioni di questa limpidezza, a causa anche della pioggia, non se ne vedono tante ma gli spallini continuano il loro incessante possesso palla che porta poi le due ali, tecniche e di gran corsa, nella fattispecie Costa e Lazzari, a mettersi sempre in evidenza. Semplici lo ha evidenziato a fine partita: i cross dal fondo sono stati più di venti. Ampiezza e controllo del gioco, visto che anche i difensori, poco impegnati nel primo tempo, partecipano alla manovra. Soprattutto Salamon, con le sue progressioni verticali verso la porta.

Succede però che la strigliata di Nicola negli spogliatoi serva da lezione ai suoi ragazzi, che tornano in campo con uno spirito totalmente diverso. Simy fa il suo e dimostra perché l’allenatore di Luserna lo abbia preferito sia a Budimir che a Trotta: tanto lavoro fisico unito ad un’ottima qualità con la palla, soprattutto su Vicari, che ha permesso ai suoi di tener palla e di provare a ripartire quando la luce Stoian si è accesa nel secondo tempo.

Il romeno, non è un segreto, ha colpi e progressioni da gran giocatore ed in un paio di occasioni, le migliori dei calabresi, lo ha dimostrato. Prima se ne va tutto solo verso la porta scaricando proprio a Simy, che di destro calcia alto, e poi gli regala un assist al bacio con cui il nigeriano realizza, con un piatto a giro sul secondo palo e di pregevole fattura, il gol dell’1-1.

Il pressing rossoblù continua, ma il centrocampo resta il vero punto interrogativo: Mandragora, per età, è poco costante nonostante una buona capacità d’interdizione nel bloccare le linee di passaggio altrui e nel ripartire, mentre Barberis fatica a dare la marcia in più. Morale della favola, le fasce subiscono la dinamicità spallina ma il centrocampo non riesce a fare da spalla. Non è un caso che le tre sostituzioni del Crotone siano costituite da tre giocatori di fascia che vengono sostituiti (Rohden, che ha fatto il suo, Sampirisi, un po’ in difficoltà su Costa, e Stoian). La difesa è solida e non affonda, nonostante un Ceccherini non sempre perfetto ed un Ajeti alle volte caotico ma cruciale.  L’altro terzino, Martella, l’unico “superstite” non sostituito dei 4 giocatori di fascia del 4-4-2, subisce costantemente da Lazzari e da un cross sulla sua fascia nasce quasi il raddoppio di Paloschi sul finale: miracoloso Cordaz, una sicurezza ormai a queste latitudini. Resta invece interdetta la valutazione su Nalini: ha provato a dare il suo ma senza mai incidere realmente sulla partita, dove ha sofferto anche la forza fisica dei difensori ferraresi.

E QUINDI, SI SALVI CHI PUO’

Riprendendo per l’appunto il titolo, si salvi chi può, nel senso che si salverà la squadra che probabilmente saprà diventare “più matura”, citando Semplici, da qui alla fine della stagione. La SPAL forse nell’uccidere le partite o nel concretizzare le azioni, anche sul finale, per non buttare un lavoro continuativo di ormai due anni. Mentre il Crotone, e qui dovrà essere bravo Nicola, dovrà riuscire a limitare le sue disattenzioni restando sul pezzo durante tutto l’arco della partita, perché le qualità ci sono e dopo un anno thriller ma di assestamento questi ragazzi sembrano avere ora la consapevolezza del livello d’attenzione psicologica delle partite di Serie A. Poi chissà, anche le nuove leve proveranno a dire la loro e risulteranno la chiave di volta per salvarsi: Konate e Bonazzoli da una parte,  Aristoteles Romero e Cabrera dall’altra.

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