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Squadre e Allenatori: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano

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Squadre e Allenatori: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano

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Cantava così Antonello Venditti in “Amici mai“, un brano del 1991. Ed è con questa frase che potremmo riassumere i casi, e sono tantissimi, di allenatori che sono tornati sulla panchina di una squadra dopo averla già allenata in passato. È di poche ora fa l’ufficialità del ritorno di Claudio Ranieri sulla panchina giallorossa dove sfiorò l’impresa di scippare lo scudetto all‘Inter di Mourinho nella primavera del 2010. Sempre più insistenti sono, inoltre, le voci riguardo ad un possibile Mourinho-bis sulla panchina del Real Madrid, entrato in una crisi senza fine culminata nella eliminazione dagli ottavi della Champions League per mano dell’Ajax. E allora abbiamo deciso di raccontare i 10 casi più importanti di allenatori tornati sulla stessa panchina a distanza di anni.

NILS LIEDHOLM

Il Barone, così come veniva chiamato durante la sua leggendaria esperienza da calciatore del Milan, oltre ad essere stato uno dei più grandi calciatori del suo tempo, è stato senza dubbi uno degli allenatori più innovativi e moderni che il mondo del calcio abbia mai potuto ammirare. Dal 1973 al 1989 Nils Liedholm è allenatore per tre volte della Roma e di due del Milan. E non sempre i suoi ritorni saranno delle minestre riscaldate. Nel colorito autunno romano del ’73, lo svedese accetta di intraprendere la prima delle sue quattro esperienze in giallorosso, dove però i successi non sono moltissimi. Liedholm conosce e lancia grandi giocatori: Conti, Rocca e inventa Agostino Di Bartolomei come centrocampista costruttore di gioco, una mossa che è l’espressione della forza dell’allenatore svedese. Sono gli anni della cosiddetta “Rometta“, che inducono Liedholm ad accettare la proposta del Milan, reduce da una disastrosa stagione vissuta in zona retrocessione. La prima stagione serve per ricostruire l’ambiente e per rilanciare uno spento Gianni Rivera. La seconda è la stagione dello scudetto, vinto ai danni del miracoloso Perugia di Castagner.

Nel frattempo i dissapori con il presidente Colombo si fanno sempre più aspri, motivo per cui Liedholm ritorna sulle rive del Tevere. La “Rometta” degli anni prima è, infatti, diventata uno squadrone con l’arrivo del brasiliano Falcao, giocatore universale che in cinque anni di Roma trascina i giallorossi del presidente Viola quasi in capo al mondo. Sono gli anni più vincenti della storia della Lupa, sotto la guida del Barone arriveranno 3 Coppe Italia, lo splendido scudetto del 1982/83 e una finale di Coppa dei Campioni persa solo ai rigori contro il Liverpool.

Gli anni successivi vedranno Liedholm tornare nuovamente a Milano, sostituito velocemente da Capello agli inizi della vincente gestione Berlusconi, e a Roma per ben due volte, senza però lasciare più il segno come fecce a metà anni ’80, quando introdusse il concetto di “difendersi con la palla“, precursore del Tiki-Taka spagnolo di metà anni 2000, integrò gli elementi fondamentali del “calcio totale” olandese, senza disdegnare i principi difensivi sul quale aveva costruito le proprie fortune da calciatore del Milan. Un rivoluzionario che anche in panchina è diventato leggenda.

FABIO CAPELLO

Nel 1991 Fabio Capello viene nominato nuovo allenatore del Milan targato Berlusconi, deciso a sostituire Arrigo Sacchi chiamato come nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. L’ex giocatore della Roma viene accolto negativamente dalla stampa, data la sua grande inesperienza. Tuttavia il tecnico friulano inaugura uno dei cicli più vincenti della recente storia rossonera. Tra il 1991 e il 1996 i rossoneri, guidati dal tecnico di San Canzian d’Isonzo, conquistano ben quattro scudetti, di cui tre consecutivi (1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96) e una Champions League vinta nel 1993-94. Capello rilancia il Diavolo, dunque, anche a livello europeo, vero chiodo fisso dell’epopea Berlusconi. Nell’estate del ’96 Capello viene nominato nuovo tecnico del Real Madrid dal neo presidente Lorenzo Sanz, che vede nell’allenatore friulano la figura giusta per rilanciare i Blancos che avevano chiuso al quinto posto il campionato precedente. La stagione 1996-97 vede un continuo testa a testa tra il Real Madrid di Raul, Suker, Seedorf e Mijatovic e il Barcellona di Robson e Ronaldo. Con due punti di vantaggio il Real di Capello ritorna Campione di Spagna, ma le controversie dirigenziali inducono l’allenatore a far ritorno in Italia.

L’undicesimo posto della stagione precedente portano Silvio Berlusconi a richiamare Fabio Capello alla guida tecnica della squadra.

“La mia avventura al Real Madrid finì con una telefonata di Berlusconi che mi chiese di tornare ad allenare il Milan. A lui dovevo tutto e non potevo dirgli di no”

La stagione si rivela, però, fallimentare. Il Milan conclude al decimo posto rimanendo ancora una volta fuori dalle coppe, fallendo anche la vittoria della Coppa Italia a causa della sconfitta subita in finale dalla Lazio. Diversi anni dopo questa esperienza, e soprattutto dopo aver vinto titoli su titoli con Roma e Juventus, Fabio Capello il 5 Luglio 2006 viene designato nuovo allenatore del Real Madrid, a circa 10 anni dall’ultima e unica stagione in terra spagnola. Ancora una volta l’avventura spagnola del tecnico bisiaco si rivela vincente: i Galacticos di Ronaldo, Beckham, Raul e Antonio Cassano vincono la Liga proprio all’ultima giornata, riportando il titolo nella capitale.

MARCELLO LIPPI

Dopo le positive esperienze alla guida di Atalanta e Napoli, Marcello Lippi nel 1994 viene chiamato alla prima grande prova: riportare il tricolore a Torino, sponda bianconera. La Juventus insegue uno scudetto che manca da nove anni e la nuova dirigenza composta dalla celebre Triade Moggi-Giraudo-Bettega, affida l’arduo compito al tecnico di Viareggio. Così come per Capello, anche Lippi viene accolto con un certo scetticismo, tuttavia i risultati della sua prima esperienza bianconera sono a dir poco storici: tre scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale, inaugurando uno dei periodi più floridi della storia della Vecchia Signora. Lippi riesce a dar vita ad un gioco moderno e cinico, sfruttando al meglio le qualità dei grandi giocatori a disposizione: da Baggio a Ravanelli passando per Vialli e un giovanissimo Del Piero.

Nell’estate del 2001, diversi anni dopo la fatale sconfitta di Parma che nel ’98 gli costò la panchina, Marcello Lippi ritorna a sedersi sulla panchina bianconera. In 3 anni il tecnico viareggino riesce a conquistare due scudetti, il primo nel famoso “5 Maggio” scippandolo all’Inter di Cuper e Ronaldo, e una finale di Champions League, persa ai rigori contro il Milan di Ancelotti. Saranno gli anni che mostreranno al mondo il grande acume tattico dell’allenatore toscano, capace di far rendere al meglio grandi campioni come Buffon e Thuram, ma anche Pavel Nedved, acquistato dalla Lazio e trasformato da mezz’ala a trequartista, Zambrotta, affermatosi come uno dei migliori terzini del mondo e Camoranesi, il vero jolly della sua seconda esperienza bianconera. In un totale di otto stagioni, Lippi conta 405 partite e ben 13 trofei, prima che riesca nell’estate del 2006 a realizzare il sogno di milioni di italiani.

FATIH TERIM

Fatih Terim è stato addirittura in quattro occasioni diverse allenatore del Galatasaray: un connubio tanto tribolante quanto intenso. Il suo primo quadriennio alla guida del Gala si apre nel 1996 con la vittoria del campionato turco per quattro stagioni consecutive, due Coppe nazionali e soprattutto la Coppa UEFA 1999-2000, che lo lancia nel grande calcio. Dopo le deludenti esperienze in Italia sulle panchine di Fiorentina e Milan, l’Imperatore torna in Turchia. La seconda esperienza sulla panchina della squadra di Istanbul è tuttavia deludente e nell’estate del 2005 viene nominato nuovo C.T. nella Nazionale turca.

Ma non sarà l’ultima volta, anzi. Prima nel 2011 e poi nel 2017 Fatih Terim viene nuovamente chiamato ad allenare il Galatasaray, squadra con la quale ha raggiunto il record di 13 trofei nazionali: sette volte Campione di Turchia,l’ultima proprio nella passata stagione, 4 Supercoppe e 2 Coppe nazionali, risultando l’allenatore più vincente della storia del club.

ZDENEK ZEMAN

Nel 1989 Zdenek Zeman viene nominato nuovo allenatore del Foggia, neopromosso in Serie B. Il Foggia di Zeman è il Foggia dei miracoli, capace di vincere il torneo cadetto e di rischiare l’ingresso in Europa nelle stagioni successive in Serie A. Il calcio praticato dal tecnico boemo è riconosciuto in tutto il mondo: il 4-3-3 è molto più di un modulo ma è una vera e propria religione. Sono gli anni del trio delle meraviglie Baiano-Signori-Rambaudi. gli anni più luminosi che la città di Foggia possa mai ricordare. Nel 2010 il vecchio presidente Pasquale Casillo riporta Zeman in Puglia, con il Foggia che raggiunge i play-off, trascinata delle reti di Lorenzo Insigne (lanciato a Foggia ed esploso a Pescara) e Marco Sau, capocannoniere del campionato. La squadra rossonera non riesce nell’impresa, motivo per cui il boemo decide di sollevarsi dall’incarico.

Nel 1997-98 Zeman è il nuovo allenatore della Roma. Una scelta sorprendente, data la sua recente esperienza laziale. L’allenatore ceco riesce a risollevare le sorti di una squadra sull’orlo del baratro raggiungendo un quarto e un quinto posto, mettendo in mostra tutte le qualità del suo gioco offensivo di cui godranno in particolare Totti, divenuto capitano, e Marco Delvecchio. Nell’estate del 2012 Zeman torna sulla panchina giallorossa ma ancora una volta sono numerose le difficoltà incontrate dalla squadra. Alla grande capacità realizzativa dei vari Osvaldo, Totti e Lamela fa da contraltare un reparto difensivo che, nonostante la presenza di futuri campioni come Alessandro Florenzi e Marquinhos, fatica in ogni occasione. La sconfitta per 2-4 subita in casa dal Cagliari è decisiva e il giorno seguente, nel febbraio del 2013, con la Roma all’ottavo posto viene esonerato e sostituito dal vice Andreazzoli.

ROBERTO MANCINI

Roberto Mancini è stato un fenomeno in campo e un grandissimo allenatore in panchina. Dal 2004 al 2008 è stato allenatore dell’Inter, anni durante i quali i nerazzurri tonano a vincere il tricolore, approfittando degli strascichi dello scandalo Calciopoli scoppiato nell’estate del 2006. Proprio con il tecnico jesino l’Inter apre un ciclo di vittorie che culminerà nella vittoria del Triplete nel 2010.

Nel 2015, durante la sosta invernale, Mancini viene richiamato sulla panchina nerazzurra. Il suo secondo esordio è un derby finito 1-1, ma la stagione sarà avara di successi: un ottavo posto, eliminazione agli ottavi di Europa League e fuori anche dalla Coppa Italia. La stagione successiva le cose sembrano andare nettamente meglio: gli arrivi di giocatori di ottimo livello come Miranda, Jovetic e Perisic aiutano i nerazzurri a rimanere in testa alla classifica per la prima parte di stagione. Ma una crisi di risultati iniziata nei primi mesi del nuovo anno lancia segnali preoccupanti che inducono la dirigenza a valutare la sua posizione. A poche settimane dall’inizio della nuova stagione ecco quindi l’esonero del tecnico jesino, che lascia la panchina della Beneamata senza aver arricchito il proprio palmares.

LUCIANO SPALLETTI

Anche Luciano Spalletti non può sottrarsi a questa speciale classifica. Nel 2005 il tecnico di Certaldo, dopo aver guidato l’Udinese a raggiungere l’Europa, diventa il nuovo allenatore della Roma. I suoi primi 4 anni sulla panchina giallorosa sono comunque ricchi di soddisfazioni: due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, un cammino sufficiente in nonostante lo storico 7-1 subito dal Manchester United, e uno scudetto sfiorato nel maggio 2008 quando per circa 50 minuti la Roma è stata virtualmente Campione d’Italia.

Andato via dopo quattro intensi anni nel settembre 2009, ritornerà nel gennaio 2016 pronto a sostituire Rudi Garcia. L’impatto con l’ambiente che lo aveva esaltato circa dieci anni prima è positivo e in poco meno di due anni l’allenatore toscano conquista prima un terzo e poi uno spettacolare secondo posto, con annesso record di punti (87) e di reti segnate (90), superando grandi tecnici della storia giallorossa come Nils Liedholm e Fabio Capello.

TONY PULIS

Forse meno mediatico rispetto agli altri allenatori sopracitati, ma Tony Pulis in Inghilterra è un vero e proprio guru del calcio. Acceso sostenitore del catenaccio, il tecnico nato a Newport nel 1958 è uno dei pochi allenatori a non esser mai retrocesso pur allenando squadra di bassa classifica.

Il nome di Tony Pulis è indissolubilmente legato allo Stoke City, allenato dal 2002 al 2005, riuscendo ad arrivare in Championship, e dal 2006 al 2013, diventando l’idolo dei tifosi  dopo la promozione ottenuta nel 2008. I cinque anni passati sulla panchina dei The Potters sono anni indimenticabili, con i biancorossi, che senza dei giocatori di grande qualità e con un budget economico ridimensionato, sono una delle squadre più rognose dell’intera Premier League. Il miglior risultato è l’undicesimo posto raggiunto nel 2010, poi migliorato circa due anni fa quando è riuscito a portare il West Bromwich al decimo posto. Oggi l’allenatore inglese siede sulla panchina del Middlesbrough coltivando il sogno di realizzare un’impresa come accaduto dalle parti di Stoke-on-Trent.

JUPP HEYNCKES

Jupp Heynckes, dopo una grande carriera da attaccante del Borussia M’gladbach, si dedica alle panchine. La sua prima esperienza in una big è datata 1987. Il Bayern Monaco lo nomina nuovo allenatore e sotto la sapiente guida del tecnico tedesco i bavaresi vincono il campionato per due anni di fila, salvo poi essere esonerato nel 1991 dopo un inizio di campionato costellato da grandi sconfitte. Dopo aver allenato squadre come Real Madrid e Benfica, Heynckes ritorna in Baviera nel 2011. Alla fine della stagione il Bayern si vede sconfitto in ogni competizione: finale di Coppa nazionale persa ai danni del Borussia Dortmund, secondo in campionato sempre alle spalle dei gialloneri e una clamorosa sconfitta ai rigori nella finale di Champions League giocata proprio all’Allianz Arena.

L’anno successivo, grazie all’arrivo di ottimi giocatori e all’esplosione definitiva di talenti come David Alaba e Toni Kroos, il Bayern di Heynckess vince tutto conquistando campionato, coppa e Champions League, vinta battendo in una finale tutta tedesca i rivali del Borussia Dortmund, diventando il quarto allenatore nella storia a vincere due volte tale trofeo alla guida di due squadre diverse. Heynckes ritornerà sulla panchina bavarese anche per una terza volta. Dopo l’esonero di Carlo Ancelotti viene, infatti, chiamato a traghettare la squadra fino al termine della stagione. Il Bayern trionfa nuovamente in Bundesliga ma viene eliminata in semifinale di Champions dal Real Madrid e perde la finale di DFB Pokal con l’Eintracht Francoforte di Nico Kovac, futuro allenatore dei bavaresi.

JOSÈ MOURINHO

L’ultimo nome che chiude questa particolare classifica non poteva che essere Josè Mourinho, il Vate di Setúbal. Universalmente riconosciuto come uno dei migliori allenatori di sempre, Mourinho è stato protagonista di un ritorno al Chelsea a distanza di anni. I primi 3 anni sulla panchina dei Blues si rivelano un grande successo per il portoghese, che riporta il titolo a Stamford Bridge dopo 50 anni di astinenza. Il Chelsea riuscirà ad imporsi due volte di fila in Inghilterra, superando sempre quota 90 punti, mentre più sfortunato sarà il cammino europeo dove in ben due occasioni uscirà in semifinale sempre sconfitto dal Liverpool. Durante la sua prima esperienza londinese lo Special One conquista anche la Coppa di Lega e la FA Cup, aprendo uno dei cicli più vincenti della storia della società.

Nel giugno 2013 il Chelsea annuncia di aver riportato il portoghese a Londra. Il primo anno del Mourinho-bis si conclude senza successi, con un terzo posto in Premier League dopo un’agguerrita lotta con Liverpool e i campioni del Manchester City, l’eliminazione dalle coppe nazionali e dalla Champions League, sconfitto in semifinale dall‘Atletico Madrid di Simeone. Il secondo anno, trascinato dai gol di Eden Hazard, il Chelsea vince Coppa di Lega e ritorna a mettere le mani sulla Premier League, vinta per la terza volta in carriera. Tuttavia le difficoltà incontrate nel mantenere unito lo spogliatoio saranno una delle tante cause dell’inizio disastroso della stagione successiva, con Mourinho che verrà esonerato dopo la decisiva sconfitta subita dal Leicester di Ranieri, lasciando i Blues al sedicesimo posto dopo sedici giornate.

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Fiorentina, quanta imprecisione: tre rigori consecutivi sbagliati

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Nico Gonzalez

Un dato che farà discutere, quello dei rigori della Fiorentina. Nel 2024 i viola ne hanno già falliti 4 tra campionato e Supercoppa. Sono 3 gli errori consecutivi dal dischetto per la Fiorentina che anche stasera contro la Lazio non è riuscita ad andare in rete dagli 11 metri. Nico Gonzalez, dopo aver sbagliato il rigore contro l’Inter, ha fallito nell’intento anche stasera. Oggi è stato il palo a fermare l’argentino. È un dato piuttosto triste quello dei rigori della Fiorentina. Sono ben 3 i rigoristi differenti negli ultimi 4 sbagliti nel 2024.

FIORENTINA E RIGORI NON VANNO D’ACCORDO: IL DATO

Al 6 di gennaio è arrivato l’errore di Bonaventura che fallì un rigore contro la Fiorentina. Partita poi persa per 1-0. In Supercoppa è stato pesantissimo l’errore di Ikone che sul 1-0 per il Napoli fallì dal dischetto a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Il Napoli avrebbe poi vinto la partita per 3-0 accedendo alla finale della competizione, poi persa contro l’Inter. Il terzo errore è proprio contro i nerazzurri. Dagli 11 metri ci va Nico Gonzalez che con un rigore molto debole consegna la vittoria all’Inter. Sempre Nico Gonzalez ha sbagliato di nuovo anche stasera nel posticipo del lunedì sera contro la Lazio. Fortunatamente per lui, i viola sono riusciti a portare a casa i tre punti facendo pesare meno questo rigore sbagliato.

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Calcio Internazionale

La FIFA pensa a un nuovo progetto pilota per le amichevoli internazionali: i dettagli

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Gianni Infantino, presidente FIFA

La FIFA ha promosso un nuovo progetto riguardante le amichevoli internazionali che partirà a marzo. Il progetto pilota prenderà il nome di FIFA Series e prevede gare tra quattro nazionali di confederazioni diverse che saranno ospitate in unico Paese.

L’obiettivo è quello di far incontrare nazionali diverse tra loro per costruzione. Questa proposta rappresenterà delle opportunità a livello commerciale, economico e di immagine per le nazioni partecipanti.

La fase di prova vedrà la partecipazione di Algeria (CAF), Andorra (UEFA), Bolivia (CONMEBOL), Sudafrica (CAF), Azerbaigian (UEFA), Bulgaria (UEFA), Mongolia (AFC), Tanzania, (CAF), Arabia Saudita (AFC), Capo Verde (CAF), Cambogia (AFC), Guinea Equatoriale (CAF), Guyana (Concacaf), Bermuda (Concacaf), Brunei Darussalam (AFC), Guinea (CAF), Vanuatu (OFC), Sri LankaBhutan (AFC), Repubblica Centrafricana (CAF), Papua Nuova Guinea (OFC).

In concomitanza con il lancio del progetto sono arrivate le parole del Presidente della FIFA Gianni Infantino, entusiasta di intraprendere questo nuovo percorso.

LE PAROLE DI INFANTINO

Le FIFA Series sono un passo avanti davvero positivo per il calcio delle squadre nazionali a livello globale. Le nostre associazioni affiliate ci hanno espresso da tempo il desiderio di mettersi alla prova contro le loro controparti di tutto il mondo, e ora possono farlo nell’ambito dell’attuale calendario delle partite internazionali maschili. Partite più significative consentiranno un’interazione calcistica molto più preziosa per giocatori, squadre e tifosi, e daranno un contributo concreto allo sviluppo del gioco”.

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Gasperini in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Fischiato un rigorino, conquistato un buon punto”

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Gasperini

Un pareggio che tutto sommato può star bene all’Atalanta quello conquistato a San Siro contro un ottimo Milan. Il tecnico bergamasco Gasperini ha commentato la partita in conferenza stampa. Queste le sue dichiarazioni dopo l’1-1 contro i rossoneri.

PUNTO GUADAGNATO – “Quando esci da queste partite con un punto sei soddisfatto. È stata una partita difficile, e il pareggio premia l’attenzione e la voglia di fare risultato”.

MILAN – “Il Milan è una squadra forte, questa sera abbiamo subito la loro qualità e la loro condizione. Non abbiamo mai mollato, portiamo a casa un punto che muove la classifica”.

SCALVINI – “La spalla è uscita e rientrata, domani lo valuteremo“.

EUROPA – “Non ragioniamo sul lungo, dobbiamo lavorare sul breve periodo. Ci aspettano due settimane difficilissime e dovremo pensare partita per partita. Faccio fatica a fare delle previsioni, essere usciti stasera con un punto deve renderci felici. Per noi è importante l’Europa League come il campionato e la Coppa Italia. Cercheremo di andare fino in fondo in tutte le competizioni”.

DE KETELAERE – “Abbiamo fatto fatica sulle fasce e in attacco, abbiamo cercato di cambiare qualcosina con Lookman ed è andata un po’ meglio. In altre partite riusciremo a far di più, poche volte abbiamo subito come questa sera“.

CALCIO DI RIGORE – “Fa parte di quei ‘rigorini’. Ormai ce ne sono tanti, ci sono dei rigori che non vede nessuno e poi tira fuori il VAR. Un rigore così non lo avevamo da tanto tempo, oggi ce lo prendiamo. Vengo da una generazione per la quale il rigore deve essere una cosa seria, evidentemente alle TV piace un altro calcio. Noi siamo comunque in credito”.

SCAMACCA – “Scamacca ha dato contributi importanti, questa sera sicuramente meno ma da occasioni come queste trai gli spunti per fare meglio nelle partite successive“.

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Pioli ribadisce in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Mai rigore quello di Holm, Leao è questo”

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Pioli

Si è conclusa con il pareggio tra Milan e Atalanta la domenica della 26esima giornata di Serie A, in attesa di Roma-Torino e Fiorentina-Lazio. I rossoneri disputano una buona gara, ma vedono aumentare il gap con Inter e Juventus. Al termine della partita, Stefano Pioli è intervenuto in conferenza stampa. Queste le sue parole raccolte dalla pancia di San Siro.

SENSAZIONI – “Quando la squadra gioca così bene deve vincere e noi purtroppo non ci siamo riusciti. C’è delusione ma anche soddisfazione per come la squadra ha interpretato questa partita. Siamo stati compatti e aggressivi, sporcando tutti i loro palloni e facilitando gli interventi difensivi. È mancata solo la vittoria“.

RIGORE – “Il rigore non c’era, ma fa la differenza. Holm si mette le mani in faccia ma il contatto era più in basso. Per il metro di Orsato questo non era e non sarà mai rigore“.

RIGORI SUBITI – “A volte siamo stati ingenui, attacchiamo tanto ma non prendiamo quasi mai rigori. Forse dobbiamo essere più scaltri”.

RIPARTIRE – “Ripartire è facile. Guarderemo insieme alla squadra la partita, ma è una questione di dettagli. Se ripeteremo prestazioni del genere probabilmente vinceremo diverse partite da qui alla fine del campionato”.

LEAO – “Credo che sia stata una delle prestazioni più belle da quando lo alleno. Ha aggredito, ha puntato continuamente. Questa prestazione per lui deve essere un punto di riferimento. Gliela farò pesare, perché lui ha questo potenziale. Parlerò con lui per capire cosa ha messo di diverso rispetto alle altre volte”.

 

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