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Squadre e Allenatori: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano

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Cantava così Antonello Venditti in “Amici mai“, un brano del 1991. Ed è con questa frase che potremmo riassumere i casi, e sono tantissimi, di allenatori che sono tornati sulla panchina di una squadra dopo averla già allenata in passato. È di poche ora fa l’ufficialità del ritorno di Claudio Ranieri sulla panchina giallorossa dove sfiorò l’impresa di scippare lo scudetto all‘Inter di Mourinho nella primavera del 2010. Sempre più insistenti sono, inoltre, le voci riguardo ad un possibile Mourinho-bis sulla panchina del Real Madrid, entrato in una crisi senza fine culminata nella eliminazione dagli ottavi della Champions League per mano dell’Ajax. E allora abbiamo deciso di raccontare i 10 casi più importanti di allenatori tornati sulla stessa panchina a distanza di anni.

NILS LIEDHOLM

Il Barone, così come veniva chiamato durante la sua leggendaria esperienza da calciatore del Milan, oltre ad essere stato uno dei più grandi calciatori del suo tempo, è stato senza dubbi uno degli allenatori più innovativi e moderni che il mondo del calcio abbia mai potuto ammirare. Dal 1973 al 1989 Nils Liedholm è allenatore per tre volte della Roma e di due del Milan. E non sempre i suoi ritorni saranno delle minestre riscaldate. Nel colorito autunno romano del ’73, lo svedese accetta di intraprendere la prima delle sue quattro esperienze in giallorosso, dove però i successi non sono moltissimi. Liedholm conosce e lancia grandi giocatori: Conti, Rocca e inventa Agostino Di Bartolomei come centrocampista costruttore di gioco, una mossa che è l’espressione della forza dell’allenatore svedese. Sono gli anni della cosiddetta “Rometta“, che inducono Liedholm ad accettare la proposta del Milan, reduce da una disastrosa stagione vissuta in zona retrocessione. La prima stagione serve per ricostruire l’ambiente e per rilanciare uno spento Gianni Rivera. La seconda è la stagione dello scudetto, vinto ai danni del miracoloso Perugia di Castagner.

Nel frattempo i dissapori con il presidente Colombo si fanno sempre più aspri, motivo per cui Liedholm ritorna sulle rive del Tevere. La “Rometta” degli anni prima è, infatti, diventata uno squadrone con l’arrivo del brasiliano Falcao, giocatore universale che in cinque anni di Roma trascina i giallorossi del presidente Viola quasi in capo al mondo. Sono gli anni più vincenti della storia della Lupa, sotto la guida del Barone arriveranno 3 Coppe Italia, lo splendido scudetto del 1982/83 e una finale di Coppa dei Campioni persa solo ai rigori contro il Liverpool.

Gli anni successivi vedranno Liedholm tornare nuovamente a Milano, sostituito velocemente da Capello agli inizi della vincente gestione Berlusconi, e a Roma per ben due volte, senza però lasciare più il segno come fecce a metà anni ’80, quando introdusse il concetto di “difendersi con la palla“, precursore del Tiki-Taka spagnolo di metà anni 2000, integrò gli elementi fondamentali del “calcio totale” olandese, senza disdegnare i principi difensivi sul quale aveva costruito le proprie fortune da calciatore del Milan. Un rivoluzionario che anche in panchina è diventato leggenda.

FABIO CAPELLO

Nel 1991 Fabio Capello viene nominato nuovo allenatore del Milan targato Berlusconi, deciso a sostituire Arrigo Sacchi chiamato come nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. L’ex giocatore della Roma viene accolto negativamente dalla stampa, data la sua grande inesperienza. Tuttavia il tecnico friulano inaugura uno dei cicli più vincenti della recente storia rossonera. Tra il 1991 e il 1996 i rossoneri, guidati dal tecnico di San Canzian d’Isonzo, conquistano ben quattro scudetti, di cui tre consecutivi (1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96) e una Champions League vinta nel 1993-94. Capello rilancia il Diavolo, dunque, anche a livello europeo, vero chiodo fisso dell’epopea Berlusconi. Nell’estate del ’96 Capello viene nominato nuovo tecnico del Real Madrid dal neo presidente Lorenzo Sanz, che vede nell’allenatore friulano la figura giusta per rilanciare i Blancos che avevano chiuso al quinto posto il campionato precedente. La stagione 1996-97 vede un continuo testa a testa tra il Real Madrid di Raul, Suker, Seedorf e Mijatovic e il Barcellona di Robson e Ronaldo. Con due punti di vantaggio il Real di Capello ritorna Campione di Spagna, ma le controversie dirigenziali inducono l’allenatore a far ritorno in Italia.

L’undicesimo posto della stagione precedente portano Silvio Berlusconi a richiamare Fabio Capello alla guida tecnica della squadra.

“La mia avventura al Real Madrid finì con una telefonata di Berlusconi che mi chiese di tornare ad allenare il Milan. A lui dovevo tutto e non potevo dirgli di no”

La stagione si rivela, però, fallimentare. Il Milan conclude al decimo posto rimanendo ancora una volta fuori dalle coppe, fallendo anche la vittoria della Coppa Italia a causa della sconfitta subita in finale dalla Lazio. Diversi anni dopo questa esperienza, e soprattutto dopo aver vinto titoli su titoli con Roma e Juventus, Fabio Capello il 5 Luglio 2006 viene designato nuovo allenatore del Real Madrid, a circa 10 anni dall’ultima e unica stagione in terra spagnola. Ancora una volta l’avventura spagnola del tecnico bisiaco si rivela vincente: i Galacticos di Ronaldo, Beckham, Raul e Antonio Cassano vincono la Liga proprio all’ultima giornata, riportando il titolo nella capitale.

MARCELLO LIPPI

Dopo le positive esperienze alla guida di Atalanta e Napoli, Marcello Lippi nel 1994 viene chiamato alla prima grande prova: riportare il tricolore a Torino, sponda bianconera. La Juventus insegue uno scudetto che manca da nove anni e la nuova dirigenza composta dalla celebre Triade Moggi-Giraudo-Bettega, affida l’arduo compito al tecnico di Viareggio. Così come per Capello, anche Lippi viene accolto con un certo scetticismo, tuttavia i risultati della sua prima esperienza bianconera sono a dir poco storici: tre scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale, inaugurando uno dei periodi più floridi della storia della Vecchia Signora. Lippi riesce a dar vita ad un gioco moderno e cinico, sfruttando al meglio le qualità dei grandi giocatori a disposizione: da Baggio a Ravanelli passando per Vialli e un giovanissimo Del Piero.

Nell’estate del 2001, diversi anni dopo la fatale sconfitta di Parma che nel ’98 gli costò la panchina, Marcello Lippi ritorna a sedersi sulla panchina bianconera. In 3 anni il tecnico viareggino riesce a conquistare due scudetti, il primo nel famoso “5 Maggio” scippandolo all’Inter di Cuper e Ronaldo, e una finale di Champions League, persa ai rigori contro il Milan di Ancelotti. Saranno gli anni che mostreranno al mondo il grande acume tattico dell’allenatore toscano, capace di far rendere al meglio grandi campioni come Buffon e Thuram, ma anche Pavel Nedved, acquistato dalla Lazio e trasformato da mezz’ala a trequartista, Zambrotta, affermatosi come uno dei migliori terzini del mondo e Camoranesi, il vero jolly della sua seconda esperienza bianconera. In un totale di otto stagioni, Lippi conta 405 partite e ben 13 trofei, prima che riesca nell’estate del 2006 a realizzare il sogno di milioni di italiani.

FATIH TERIM

Fatih Terim è stato addirittura in quattro occasioni diverse allenatore del Galatasaray: un connubio tanto tribolante quanto intenso. Il suo primo quadriennio alla guida del Gala si apre nel 1996 con la vittoria del campionato turco per quattro stagioni consecutive, due Coppe nazionali e soprattutto la Coppa UEFA 1999-2000, che lo lancia nel grande calcio. Dopo le deludenti esperienze in Italia sulle panchine di Fiorentina e Milan, l’Imperatore torna in Turchia. La seconda esperienza sulla panchina della squadra di Istanbul è tuttavia deludente e nell’estate del 2005 viene nominato nuovo C.T. nella Nazionale turca.

Ma non sarà l’ultima volta, anzi. Prima nel 2011 e poi nel 2017 Fatih Terim viene nuovamente chiamato ad allenare il Galatasaray, squadra con la quale ha raggiunto il record di 13 trofei nazionali: sette volte Campione di Turchia,l’ultima proprio nella passata stagione, 4 Supercoppe e 2 Coppe nazionali, risultando l’allenatore più vincente della storia del club.

ZDENEK ZEMAN

Nel 1989 Zdenek Zeman viene nominato nuovo allenatore del Foggia, neopromosso in Serie B. Il Foggia di Zeman è il Foggia dei miracoli, capace di vincere il torneo cadetto e di rischiare l’ingresso in Europa nelle stagioni successive in Serie A. Il calcio praticato dal tecnico boemo è riconosciuto in tutto il mondo: il 4-3-3 è molto più di un modulo ma è una vera e propria religione. Sono gli anni del trio delle meraviglie Baiano-Signori-Rambaudi. gli anni più luminosi che la città di Foggia possa mai ricordare. Nel 2010 il vecchio presidente Pasquale Casillo riporta Zeman in Puglia, con il Foggia che raggiunge i play-off, trascinata delle reti di Lorenzo Insigne (lanciato a Foggia ed esploso a Pescara) e Marco Sau, capocannoniere del campionato. La squadra rossonera non riesce nell’impresa, motivo per cui il boemo decide di sollevarsi dall’incarico.

Nel 1997-98 Zeman è il nuovo allenatore della Roma. Una scelta sorprendente, data la sua recente esperienza laziale. L’allenatore ceco riesce a risollevare le sorti di una squadra sull’orlo del baratro raggiungendo un quarto e un quinto posto, mettendo in mostra tutte le qualità del suo gioco offensivo di cui godranno in particolare Totti, divenuto capitano, e Marco Delvecchio. Nell’estate del 2012 Zeman torna sulla panchina giallorossa ma ancora una volta sono numerose le difficoltà incontrate dalla squadra. Alla grande capacità realizzativa dei vari Osvaldo, Totti e Lamela fa da contraltare un reparto difensivo che, nonostante la presenza di futuri campioni come Alessandro Florenzi e Marquinhos, fatica in ogni occasione. La sconfitta per 2-4 subita in casa dal Cagliari è decisiva e il giorno seguente, nel febbraio del 2013, con la Roma all’ottavo posto viene esonerato e sostituito dal vice Andreazzoli.

ROBERTO MANCINI

Roberto Mancini è stato un fenomeno in campo e un grandissimo allenatore in panchina. Dal 2004 al 2008 è stato allenatore dell’Inter, anni durante i quali i nerazzurri tonano a vincere il tricolore, approfittando degli strascichi dello scandalo Calciopoli scoppiato nell’estate del 2006. Proprio con il tecnico jesino l’Inter apre un ciclo di vittorie che culminerà nella vittoria del Triplete nel 2010.

Nel 2015, durante la sosta invernale, Mancini viene richiamato sulla panchina nerazzurra. Il suo secondo esordio è un derby finito 1-1, ma la stagione sarà avara di successi: un ottavo posto, eliminazione agli ottavi di Europa League e fuori anche dalla Coppa Italia. La stagione successiva le cose sembrano andare nettamente meglio: gli arrivi di giocatori di ottimo livello come Miranda, Jovetic e Perisic aiutano i nerazzurri a rimanere in testa alla classifica per la prima parte di stagione. Ma una crisi di risultati iniziata nei primi mesi del nuovo anno lancia segnali preoccupanti che inducono la dirigenza a valutare la sua posizione. A poche settimane dall’inizio della nuova stagione ecco quindi l’esonero del tecnico jesino, che lascia la panchina della Beneamata senza aver arricchito il proprio palmares.

LUCIANO SPALLETTI

Anche Luciano Spalletti non può sottrarsi a questa speciale classifica. Nel 2005 il tecnico di Certaldo, dopo aver guidato l’Udinese a raggiungere l’Europa, diventa il nuovo allenatore della Roma. I suoi primi 4 anni sulla panchina giallorosa sono comunque ricchi di soddisfazioni: due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, un cammino sufficiente in nonostante lo storico 7-1 subito dal Manchester United, e uno scudetto sfiorato nel maggio 2008 quando per circa 50 minuti la Roma è stata virtualmente Campione d’Italia.

Andato via dopo quattro intensi anni nel settembre 2009, ritornerà nel gennaio 2016 pronto a sostituire Rudi Garcia. L’impatto con l’ambiente che lo aveva esaltato circa dieci anni prima è positivo e in poco meno di due anni l’allenatore toscano conquista prima un terzo e poi uno spettacolare secondo posto, con annesso record di punti (87) e di reti segnate (90), superando grandi tecnici della storia giallorossa come Nils Liedholm e Fabio Capello.

TONY PULIS

Forse meno mediatico rispetto agli altri allenatori sopracitati, ma Tony Pulis in Inghilterra è un vero e proprio guru del calcio. Acceso sostenitore del catenaccio, il tecnico nato a Newport nel 1958 è uno dei pochi allenatori a non esser mai retrocesso pur allenando squadra di bassa classifica.

Il nome di Tony Pulis è indissolubilmente legato allo Stoke City, allenato dal 2002 al 2005, riuscendo ad arrivare in Championship, e dal 2006 al 2013, diventando l’idolo dei tifosi  dopo la promozione ottenuta nel 2008. I cinque anni passati sulla panchina dei The Potters sono anni indimenticabili, con i biancorossi, che senza dei giocatori di grande qualità e con un budget economico ridimensionato, sono una delle squadre più rognose dell’intera Premier League. Il miglior risultato è l’undicesimo posto raggiunto nel 2010, poi migliorato circa due anni fa quando è riuscito a portare il West Bromwich al decimo posto. Oggi l’allenatore inglese siede sulla panchina del Middlesbrough coltivando il sogno di realizzare un’impresa come accaduto dalle parti di Stoke-on-Trent.

JUPP HEYNCKES

Jupp Heynckes, dopo una grande carriera da attaccante del Borussia M’gladbach, si dedica alle panchine. La sua prima esperienza in una big è datata 1987. Il Bayern Monaco lo nomina nuovo allenatore e sotto la sapiente guida del tecnico tedesco i bavaresi vincono il campionato per due anni di fila, salvo poi essere esonerato nel 1991 dopo un inizio di campionato costellato da grandi sconfitte. Dopo aver allenato squadre come Real Madrid e Benfica, Heynckes ritorna in Baviera nel 2011. Alla fine della stagione il Bayern si vede sconfitto in ogni competizione: finale di Coppa nazionale persa ai danni del Borussia Dortmund, secondo in campionato sempre alle spalle dei gialloneri e una clamorosa sconfitta ai rigori nella finale di Champions League giocata proprio all’Allianz Arena.

L’anno successivo, grazie all’arrivo di ottimi giocatori e all’esplosione definitiva di talenti come David Alaba e Toni Kroos, il Bayern di Heynckess vince tutto conquistando campionato, coppa e Champions League, vinta battendo in una finale tutta tedesca i rivali del Borussia Dortmund, diventando il quarto allenatore nella storia a vincere due volte tale trofeo alla guida di due squadre diverse. Heynckes ritornerà sulla panchina bavarese anche per una terza volta. Dopo l’esonero di Carlo Ancelotti viene, infatti, chiamato a traghettare la squadra fino al termine della stagione. Il Bayern trionfa nuovamente in Bundesliga ma viene eliminata in semifinale di Champions dal Real Madrid e perde la finale di DFB Pokal con l’Eintracht Francoforte di Nico Kovac, futuro allenatore dei bavaresi.

JOSÈ MOURINHO

L’ultimo nome che chiude questa particolare classifica non poteva che essere Josè Mourinho, il Vate di Setúbal. Universalmente riconosciuto come uno dei migliori allenatori di sempre, Mourinho è stato protagonista di un ritorno al Chelsea a distanza di anni. I primi 3 anni sulla panchina dei Blues si rivelano un grande successo per il portoghese, che riporta il titolo a Stamford Bridge dopo 50 anni di astinenza. Il Chelsea riuscirà ad imporsi due volte di fila in Inghilterra, superando sempre quota 90 punti, mentre più sfortunato sarà il cammino europeo dove in ben due occasioni uscirà in semifinale sempre sconfitto dal Liverpool. Durante la sua prima esperienza londinese lo Special One conquista anche la Coppa di Lega e la FA Cup, aprendo uno dei cicli più vincenti della storia della società.

Nel giugno 2013 il Chelsea annuncia di aver riportato il portoghese a Londra. Il primo anno del Mourinho-bis si conclude senza successi, con un terzo posto in Premier League dopo un’agguerrita lotta con Liverpool e i campioni del Manchester City, l’eliminazione dalle coppe nazionali e dalla Champions League, sconfitto in semifinale dall‘Atletico Madrid di Simeone. Il secondo anno, trascinato dai gol di Eden Hazard, il Chelsea vince Coppa di Lega e ritorna a mettere le mani sulla Premier League, vinta per la terza volta in carriera. Tuttavia le difficoltà incontrate nel mantenere unito lo spogliatoio saranno una delle tante cause dell’inizio disastroso della stagione successiva, con Mourinho che verrà esonerato dopo la decisiva sconfitta subita dal Leicester di Ranieri, lasciando i Blues al sedicesimo posto dopo sedici giornate.

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Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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