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La storia dell’altra squadra di Marsiglia: lo Stade Helvétique

Point d’argent, point de Suisse. In soldoni: niente soldi, niente svizzeri. Sebbene il proverbio sembra essere nato in Francia (si dice che i mercenari svizzeri avessero da lamentarsi su Giulio Raimondo Mazzarino, cardinale successore di Richelieu sotto il regno di Luigi XVI), il discorso tornava utile quando si trattava di commerciare.

Relativamente non lontano dall’allora terra degli Elvezi, i Focesi, popolo di origine greco-turca con una spiccata attitudine esplorativa ed uno stomaco di ferro, fondarono il porto di Massalia, nel sud della Francia. L’insediamento – che oltre 2000 anni dopo si trasformerà nell’odierna Marsiglia – si distinse principalmente per due ragioni: l’essere il più grande porto del Mediterraneo nella rotta Africa/Medio Oriente – Europa del Nord e nel voler mantenere un’orgogliosa autonomia decisionale ed amministrativa rispetto alle potenze politiche che animarono il gigantesco Risiko dell’Europa medievale.

In sostanza, il commercio fiorente fu un’attrattiva apprezzata oltremodo in Svizzera a tal punto che in molti vi si trasferirono.

ASSALTO ALL’OM

Ad inizio ‘900, quando i primi mister cominciavano a trasferirsi nell’Europa Continentale, dando ufficiosamente via alla grande stagione del calcio mitteleuropeo, gli svizzeri a Marsiglia rappresentavano la seconda comunità straniera dietro agli Italiani. Come racconta Alain Pécheral, decano dei giornalisti sportivi focesi:

“All’epoca c’erano molti ricchi industriali a Marsiglia. Portarono i migliori giocatori svizzeri e fornirono loro un lavoro, reale o fittizio che fosse. E dato che il calcio era ancora molto dilettante, era abbastanza per diventare una delle migliori squadre in Francia.”

I membri delle comunità immigrate concentravano la loro vita associativa all’interno dei circoli, vero e proprio calderone di future compagini sportive. Da quello elvetico-marsigliese, nel 1907, un gruppo di jeunes vi si staccò e dette vita allo Stade Helvétique, un club sportivo per “pratiquer la gymnastique, le football, la natation et la course à pied” (come da estratto del primo statuto). Vestiti di intriganti polo a maniche lunghe e a strisce giallonere, un 11 composto quasi per intero da giocatori germanofoni fece  ammattire lo storico Olympique di Marsiglia, fino a quel momento dominatore incontrastato del campionato regionale, lo Championnat du Littoral. Nel giro di nemmeno 7 anni lo Stade Helvétique riuscì a mettere in fila un’incredibile serie di vittorie.

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Fonte: profilo Twitter @lestrelin

QUESTIONE DI FAMIGLIA

Essendo la propaggine diretta di una comunità racchiusa in una città, per entrare nell’Helvétique bisognava rispettare due condizioni: essere svizzero e “sponsorizzato” da due membri appartenenti. In questo periodo di “autarchia calcistica”, arrivò la vittoria del primo campionato di Francia(1909), con una formazione composta da ben 10 svizzeri. Faceva eccezione il centroattacco inglese Widdington, per il quale lo statuto venne modificato, permettendo un quinto di partecipazione non-svizzera e non votante alle assemblee. Per il resto, la “piramide” si popolò dei 4 fratelli Scheibenstock (Andreas, René, Charley e Henri), i quali rappresentarono la spina dorsale dei successi a venire. Highlander della formazione Henri Hattenschwyler, totem di centrocampo onnipresente nelle 7 stagioni giocate dal club e unico testimone diretto di tutti i trofei alzati dagli elvetici, al quale si aggiunse il fratello Albert nel 1911. Prima della chiusura delle attività, si unirono allo SH anche giocatori francesi come Louis Mouren, autore di un rocambolesco cambio di casacca dai rivali dell’OM ed ala destra titolare nella squadra campione nel 1913.

Il miglior giocatore ad aver mai giocato in polo giallonera è stato probabilmente Marcel Vanco. Eclettico diciottenne francese capace di ricoprire tutti i ruoli della fascia destra, Vanco affrontò nel giro di due anni le gioie dell’ultimo titolo nazionale della breve storia dell’Stade Helvétique e gli orrori della Prima Guerra Mondiale, dove fu in prima linea durante la cruenta battaglia di Verdun. Tornato poi a Parigi, terminò gli studi di veterinaria e riprese la sua carriera da giocatore con il Cercle Athlétique de Paris – guadagnando 8 presenze con la nazionale transalpina – prima di chiudere con il calcio con la maglia del RC Roubaix.

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Fonte: profilo Twitter @yanmae

NON CERTO LA SQUADRA DEI FRANCESI

Lo Stade Helvétique fu, oltre la prima squadra di Marsiglia a vincere un trofeo nazionale, formalmente anche la prima compagine di Francia a vincere un campionato senza schierare un francese in campo. Curiosità che, se all’inizio poteva destare perplessità, divenne un gigantesco problema nel più grande disegno di propaganda anti-tedesca martellato nell’Esagono. Se già alcuni giornali non erano stati certo gentili con i gialloneri (si parlò di aver dato il titolo di campioni di Francia “ad una squadra straniera“), altri si soffermarono sulle loro origini “svizzere germanofone”. Per la finale di campionato del 1913 contro l’FC Rouennais (a maggioranza inglese) si parlò persino di “stranieri che affrontano stranieri“. Il caso volle che quella finale di campionato venisse decisa da Louis Mouren, un francese.

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Fonte: profilo Twitter ufficiale @FCRouen

IDENTITÀ

Nonostante la Svizzera si fosse dichiarata neutrale, la Grande Guerra cessò inevitabilmente le attività del club, che chiuse definitivamente i battenti nel 1916. Nel lento ritorno alla normalità, molti ex-SH – tra cui tre dei fratelli Scheibenstock, Vanco ed il portiere McQueen – confluirono nell’OM, che fece incetta di titoli negli anni ’20 spalancandosi la strada per il professionismo. Lo Stade, invece, venne rifondato in seguito, agli albori degli anni ’30. Una nuova società che esponeva orgogliosamente sulla propria maglia la bandiera rossocrociata.

Essendo il vecchio stadio, lo stade des Patronages, ormai occupato, le partite in casa venivado divise tra i due vecchi impianti di Montfuron e l’Huaveaune. Arrivati al massimo della sopportazione, i soci organizzarono una gigantesca raccolta fondi per costruire uno stadio tutto loro. L’area individuata giaceva sopra le ormai dismesse fabbriche automobilistiche della Turcat-Méry, tra il distretto di Saint-Giniez e il quartiere di Sainte-Marguerite. Uno di loro, raccolta la somma necessaria dopo mesi di intenso lavoro, fuggì con il denaro. La Crisi del 29′ diede la mazzata definitiva alle ambizioni di professionismo dei rossocrociati. Le nuove durissime leggi su immigrazione e lavoro costrinsero molti elvetici ad abbandonare Marsiglia, chiudendo per sempre la posta sulle velleità di gloria della squadra più forte di Francia prima del 1914.

Quando venne inaugurato nel 1938 il Vélodrome, esattamente nell’area dove sarebbe dovuto sorgere il loro stadio, lo Stade Helvétique aveva già preso posto negli archivi del calcio francese.

 

(Fonte immagine del profilo: www.iffhs.de)

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