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Stefano Borghi: Leao e Duarte in arrivo al Milan

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In questo momento, la società italiana più attiva sul mercato è il Milan, che sta cercando di accelerare il più possibile per dare a Marco Giampaolo, tecnico le cui visioni calcistiche sono state messe da Maldini e Boban assolutamente al centro del progetto di ricostruzione, quegli elementi che gli permettano di preparare per tempo un Milan nuovo, un Milan fatto a sua immagine, un Milan che offrirà cose molto diverse da quelle che abbiamo visto l’anno scorso.

In particolare, in questi giorni i movimenti principali si concentrano sull’attacco, con l’uscita di Cutrone ormai pressoché definita verso il Wolverhampton (per una ventina di milioni, a mio giudizio una cifra congrua e soddisfacente, anche perché rappresenta una plusvalenza totale e permette di costruire un giro assai più ampio attraverso la rete di Jorge Mendes), e l’arrivo di Rafael Leao, uno degli attaccanti under venti più prmettenti che ci siano in Europa. Il tutto attendendo anche l’uscita di André Silva e l’approdo di Angel Correa, per un restyling che si inquadra nelle possibilità di mercato dei rossoneri e dà l’impressione di migliorare i livelli del reparto. Ma c’è anche una difesa da implementare, da qui la scelta di portare in Italia il classe ’96 Leo Duarte dal Flamengo, anche se in questo caso la sensazione è che si tratti più che altro di una scelta di ripiego. E, soprattutto, che non possa essere l’ultima soluzione. 

RAFAEL LEAO: POTENZIALE E STILE

Rafael Leao ha un profilo veramente intrigante. E’ un ventenne che già l’anno scorso si è svezzato a Lille segnando otto reti in ventiquattro presenze nel massimo campionato francese. Si tratta di un centravanti longilineo dalle leve feline, destro di piede e potente in progressione, che si apre volentieri verso gli esterni ma va anche in profondità e ha grandi capacità nell’usare la palla. Sia tecnicamente che atleticamente offre riscontri impressionanti. Un ottimo prospetto di giocatore, che ha anche la capacità di esaltare i compagni di reparto. Oltretutto, ha ancora ampi margini che lo possono addirittura portare a diventare un top player.

C’è da dire che fin qui lo abbiamo sempre visto fare la punta centrale in un tridente, mai con caratteristiche statiche però con dinamiche molto diverse da quelle che troverà in un sistema di gioco con due punte, dove il “numero 9” vero e proprio è Piatek. Per giocare a due, deve crescere sotto diversi aspetti: negli smarcamenti laterali se gioca da attaccante d’accompagnamento, nel gioco aereo e nell’attacco alla porta se viene chiamato a fare la prima punta. Cose che ha già nel proprio bagaglio, ma che deve necessariamente implementare per essere davvero un giocatore di grande efficacia in questo tipo di calcio.

Altra cosa da testare: il livello di maturità caratteriale, quello che – per intenderci – continua ad essere il grande freno di André Silva. A volte si può quasi avvertire l’impressione che sia un giocatore “indolente”, e questo è da verificare perché per un giovane che arriva in una situazione del genere, con questi parametri e con queste aspettative, il fuoco sacro deve essere irrinunciabile. Ma non è il caso di accendere grosse preoccupazioni in questo senso, perché nelle partite pesanti ha sempre risposto bene sul piano dell’atteggiamento. Però deve avere continuità, altrimenti farà fatica.

Fonte immagine profilo Instagram del calciatore

LEO DUARTE: UN GIOCATORE DA MIGLIORARE

In difesa, il Milan aveva come obiettivo un centrale possibilmente veloce e reattivo, che giocasse principalmente sul centro destra e che avesse in primis combattività mentre solo in seconda battuta si è considerato il livello tecnico: profilo che corrisponde a quello di Leo Duarte. Che però è con ogni probabilità una soluzione di ripiego e non una prima scelta, ragion per cui – analizzando il reparto – viene da pensare che sia necessario un altro movimento in entrata, magari prendendo un elemento di esperienza.

Il Milan aveva sondato profili ben più significativi, a partire da Demiral (per il quale la Juve non si è mossa dalla richiesta di quaranta milioni), scendendo attraverso altre figure giovani e rampanti come quella ad esempio di Lyanco del Torino (tassato trenta milioni dal presidente Cairo), passando per obiettivi sempre troppo costosi fra Spagna e Germania per poi arrivare a una soluzione probabilmente meno illustre ma indubbiamente meno costosa, visto che l’esborso si aggira attorno ai dieci milioni di euro, milione più milione meno.

Duarte è un centrale che ha dei valori e che sicuramente sta crescendo, quindi fa intravedere margini. Infatti, il suo ormai ex allenatore al Flamengo Jorge Jesus – uno che in Portogallo ha costruito squadre e giocatori di primo livello fra cui proprio Rafael Leao con cui ha lavorato allo Sporting –  stava dando l’impressione di volerci puntare molto. Però attualmente Leo Duarte non può ancora essere definito un profilo completo, perché fatica ad avere continuità e commette qualche sbavatura piuttosto grossolana. A ciò si può aggiungere che è vero che atleticamente è veloce, ma muscolarmente non è un corazziere e mentalmente ha ancora qualche criticità nel fronteggiare i momenti di grande pressione. E non è un bambino, visto che parliamo di un calciatore di ventitré anni, anche se per un centrale questa è ancora una fase di grande maturazione.

Per lui potrebbe però valere il fattore Giampaolo, tecnico che nelle ultime stagioni ha letteralmente trasformato alcune figure in questo ruolo che gli sono state messe fra le mani come materiale di presunta qualità ma completamente da sgrezzare, e che si sono trasformate in gradi affari per tutti: il primo è Milan Skriniar, che ebbe problemi giganteschi nei suoi primi passaggi italiani e oggi è uno dei più importanti centrali d’Europa, il secondo è Joachim Andersen, protagonista splendido dell’ultima stagione doriana e venduto quest’estate al Lione per una cifra che potrà arrivare, a seconda dei bonus, fino a trenta milioni di euro.

Ad oggi quindi la difesa del Milan rimane imperniata primariamente (per non dire esclusivamente) sulla coppia Musacchio-Romagnoli, con Duarte come alternativa, con Caldara che si spera di poter ritrovare ma che sicuramente non si vedrà prima dell’autunno inoltrato, e infine con il giovane Gabbia, sul quale Giampaolo ha puntato il mirino e che dà sensazioni interessanti per quanto riguarda l’applicazione, ma che ha anche una struttura che lo inquadra ancora come piuttosto lento e un po’ legnoso, il che – volendo giocare con una difesa spesso alta e aggressiva – non è propriamente l’ideale. Quindi, serve ancora qualcosa.

Per il momento, il giudizio sui piani d’attacco mi pare positivo, perché se fai uscire Silva e Cutrone bilanciandoli con Leao e Correa hai alzato il livello. Quello sui movimenti in difesa, invece, rimane inevitabilmente sospeso in attesa di capire se ci saranno altre incorporazioni, perché così, probabilmente, non basta. 

Fonte immagine di copertina: stemma dell’AC Milan

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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