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Storia del catenaccio

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Il rusticano duello tra calcio propositivo e reattivo è nato assieme al concetto di tattica. Da una parte l’idea di “imporre” il controllo sulla partita, dall’altra il negarlo. Pallone e spazio quindi, sono due strumenti estremamente “liquidi”, concessi in contemporanea ai 22 giocatori eppure utilizzabili nei più disparati modi possibili. In un secolo e mezzo malcontato, le più grandi menti calcistiche hanno tentato di risolvere la questione tirando la corda una volta di qua, una volta di là, senza trovare mai la quadra definitiva. Quando la volontà di avere la partita in mano vince sul resto, gli avversari trovano risposte sulla sponda opposta.

L’estremo capo della sponda opposta, croce e delizia italiana in territorio nazionale ed europeo, lo dobbiamo all’invenzione di un allenatore austriaco, Karl Rappan. Ex centrocampista-attaccante (non esistendo nel 2-3-5 il concetto di “trequartista”), fu un po’ l’uomo che mise la Svizzera sulla mappa del calcio mondiale. Non dispondendo di talenti offensivi come se ne potevano trovare a piene mani nell’Austria da cui proveniva, adottò un approccio più pragmatico e “meno dipendente dai singoli talenti dei giocatori”. Partendo dal 2-3-5, arretrò i due cenrali di centrocampo tra la linea difensiva ed il portiere. I due difensori già esistenti giocavano molto più stretti al centro e si alternavano nell’accorciare verso il portatore avversario o nel coprire lo spazio dietro a seconda del lato di provenienza dell’attaccante.

L’uomo che occupava lo slot tra difesa e porta aveva il solo compito di coprire e liberare ciò che passasse dalle sue parti, libero da compiti di marcatura. Questa è contemporaneamente la genesi del catenaccio e del ruolo del veroullier (derivante da verrou, letteralmente il catenaccio) del nostro libero. Abbassando poi la linea d’ingaggio del pressing ed accorciando la lunghezza della squadra il gioco è presto compiuto. Non è per niente scontato che un uomo proveniente dall’ancora fiorente mondo tutto viennese delle coffee house, riuscisse a mettere da parte quel calcio estremamente artistico, romantico e bohemién per inventare la bestia nera degli esteti del pallone. Dopo aver vinto il campionato austriaco con il Rapid Vienna nel 1930, si trasferì a Ginevra (dove già gestì il famoso Cafè de la Bourse tempo addietro) da giocatore-allenatore del Servette. Non essendo, al di là del Piemonte, ancora nato un vero e proprio professionismo, Rappan cercò il modo di chiudere gli spazi quando tutto il mondo intorno alla Confederazione Elvetica cercava di aprirlo. L’idea di adottare un blocco estremamente basso sul campo servì a fronteggiare un problema non indifferente in un calcio estremamente “codificato” come lo era a quel tempo. Considerando un consteto in cui la marcatura a uomo non aveva ancora alternative, giocare contro il WM significava lasciare le 3 punte a prendere i 3 difensori avversari, due centrocampisti centrali si occupavano dei mediani, i nuovi “terzini” delle ali. Si creò un problema prettamente numerico: un mediano ed un centrale dovevano prendere in consegna le due mezzepunte e la punta avversaria con il veroullier per costituzione fuori dal conteggio. Contro il 2-3-5, ormai raramente utilizzato ma non abbastanza poco da non considerarlo nella questione, 3 attaccanti e due centrocampisti centrali erano semplicemente troppi.

La Svizzera di Rappan, sebbene vista come una specie di unicorno calcistico, riuscì a fare scalpi importanti (tra cui la GermaniaAustria post Anschluss e nientemeno che l’Inghilterra, seppur in amichevole) prima di venir eliminata dalla Coppa del Mondo del ’38 dall’Ungheria.

Per vie traverse anche l’Italia conobbe il “catenaccio”. Nato anche qui come risposta al talento, il leggendario Gipo Viani fu il primo a proporlo costantemente da coach della Salernitana. Spostando un mediano al centro della difesa ed il terzino destro da libero, il risultato non fu dissimile da quello studiato da Rappan in Svizzera. Sebbene fosse frequente vedere giocatori di nazionalità svizzera in Italia, esistono ancora consistenti punti interrogativi su quanto Viani abbia seguito l’esempio di Rappan piuttosto che su quanto sia arrivato alla stessa idea nello stesso momento. Forse l’idea è nata durante una passeggiata al mare guardando i pescatori con la “doppia rete” (dove la sua personalissima doppia rete diventò il libero) oppure durante un torneo estivo quando in un’amichevole  giocò da terzino Piccinini (con il 9, perchè il centravanti Vincenzo Volpe non volle giocare contro lo stopper Dante Volpe, suo fratello) spostanto quindi il terzino destro dietro la difesa. Fatto sta che la Salernitana gioca bene con questo sistema e finisce in Serie A. Su Viani ci sarebbe da spalancare una gigantesca finestra a parte. Accanito nonchè bravo giocatore di poker, vizioso fuori dal campo quanto elegante, potente ed intelligente dentro, nel suo ruolo da centromediano metodista nell’Ambrosiana da Scudetto nel 1930. Si racconta che iniziò ad allenare quando, smessa la carriera da giocatore, finì i soldi e dovette trovare un lavoro. Ottorino Barrassi, allora Presidente della Federazione Italiana, gli suggerì di proporsi come giocatore allenatore. “É come consigliare a un ladro disoccupato di farsi questurino”. Bene. Alla fine accettò la corte del Siracusa, così lontana dalle campagne trevigiane e dalla scintillante Milano. A Siracusa hanno probabilmente meno soldi di lui e, per arrotondare stipendi e tutto il resto, improvvisa mani a poker contro i pescatori. Pare funzionare discretamente. Del resto “senza schei no se zoga e no se magna!”.

Dopo Siracusa, c’è Salerno e la scalata in Serie A dei campani, inopinatamente retrocessi al primo anno ma tanto bastò per rimettere Viani sulla cartina del calcio italiano. Lucca, Palermo (dove si racconta di lui tra imprese calcistiche ed extra di un certo rilievo), Roma in B. Litiga con mezza dirigenza, riporta i giallorossi in A con un ruolino di marcia assurdo e si dimette. Quattro anni a Bologna alla corte del presidentisismo Dall’Ara ed infine il Milan. Con i rossoneri agirà da dietro le quinte lasciando il comando della prima squadra ad un triestino di origine austriaca: Roch. Nel 1925, per le questioni di “italianizzazione” promossa dal PF, divenne Rocco. Gunnar Nordhal finì la sua spettacolare carriera da libero. Portò in squadra gente come Sormani e Schnellinger, vinsero il possibile (tra cui la prima Champions italiana contro il Benfica di un ragazzo venuto da Lourenço Marques e voluto da Bèla Guttmann in persona: Eusébio) e scoprì, prima di lasciare il calcio ed infine la vita, il Gran Capitano del Milan, Gianni Rivera.

Nato come “il diritto del più debole”, in 20 anni ed una guerra il catenaccio entrò di prepotenza nelle sale del grande calcio e portò via il possibile (impossibile non citare l’Inter di Helénio Herrera tra i più marcati e vincenti esempi) fino a spegnersi lentamente soppiantato da idee più moderne. Osteggiato per il suo anti-spettacolo, oltraggiato per la sua rudezza e per un difensivismo troppo marcato, è diventato famoso come il “gioco all’taliana”. Rappan prima e Viani poi hanno regalato l’ancora di salvataggio ad un calcio che si preoccupava ancora di segnare sempre un gol in più e mai di prendere uno in meno rinunciando al controllo del pallone per dedicarsi anima e corpo allo spazio.

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Salernitana, Iervolino a sorpresa: “Saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato”

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Salernitana

Ospite della trasmissione Si gonfia la rete su Radio CRC, è intervenuto il presidente della Salernitana Danilo Iervolino. Il patron dei campani, tra le varie domande, riportate da SalernoSport24, ha espresso il proprio parere sul cammino della squadra e sul campionato di Serie A.

Sulla Salernitana

“Non vorrei essere troppo mieloso, ma penso che il nostro campionato sia straordinario, ricordo che quando ero piccolo vi era un grande dislivello mentre oggi anche le squadre meno facoltose si scontrano a viso aperto con le prime della classe. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di ottenere punti anche con le big”.

Sul campionato

“Penso che non si debba perdere la concentrazione e l’impegno, e al riguardo la sosta sicuramente non avrà tale effetto. Le squadre che hanno fatto bene continueranno a fare bene. Noi saremmo contenti come Salernitana, di avviare il progetto della città della Sport a Salerno. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria cittadella dello sport salernitano. Non ci cambierebbe l’entusiasmo, arrivare decimi o dodicesimi, ci importa fare bel gioco e saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato“.

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Gabbiadini verso il ritorno in campo: le ultime

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Gabbiadini

Manolo Gabbiadini, attaccante della Sampdoria, è uno dei grandi attesi ritorni dalla tifoseria blucerchiata. Con una sola rete all’attivo, il 31enne non sembra aver mai recuperato al 100% dopo il grave infortunio al crociato.

Nonostante le assenze rimediate prima della sosta di Qatar 2022, l’attaccante originario di Calcinate in questa prima parte di campionato si è rivelato fondamentale in occasioni importanti. Ricorderete sicuramente il gol che ha siglato contro la Lazio per acciuffare il pareggio importante. In quindici giornate però è un po’ poco ed i dubbi legati al numero 23 si sono fatti sempre più insistenti, intrinsechi all’altalenante condizione fisica.

Il ritiro di questi giorni della compagine blucerchiata sarà fondamentale per capire se l’attaccante potrà essere impiegato con costanza per tutti i novanta minuti. Tra una seduta d’allenamento e l’altra, Gabbiadini punterebbe ad una maglia da titolare in occasione di  Sassuolo-Sampdoria.

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Le partite del giorno – Mercoledì 7 dicembre 2022

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Il calcio, si sa, non si ferma mai: ogni giorno, da ogni angolo del pianeta, giocatori di tutto il mondo sono pronti, con le proprie giocate sul rettangolo verde, a regalare emozioni ai tifosi. Numero Diez vi presenta quindi le principali gare che ci attendono nella giornata di oggi.

ITALIA – SERIE B

Ore 20:30 Ternana-Cagliari (Sky/DAZN)

AMICHEVOLI INTERNAZIONALI

Ore 18:00 Fiorentina-Always Ready (DAZN)

Ore 18:00 Inter-Salisburgo (pagina FB Inter)

Ore 18:45 Antalyaspor-Napoli (Sky)

 

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Spalletti: “Per noi sarà un vantaggio lavorare durante la sosta”

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Napoli

Luciano Spalletti, allenatore del Napoli durante un’intervista rilasciata alla stampa turca dal ritiro di Antalya, ha parlato della sosta che sta coinvolgendo anche il campionato di Serie A: “In momenti come questi, squadre come la nostra hanno l’opportunità di lavorare in modo più dettagliato. Non puoi andare sempre forte per tutto il tempo. La pausa offrirà l’opportunità di lavorare sui dettagli. Siamo molto contenti della forma che abbiamo raggiunto. Sarà un grande vantaggio per una squadra come la nostra poter lavorare e mantenere le nostre prestazioni in questo periodo. Abbiamo iniziato molto bene la stagione. è stato un vantaggio aver iniziato bene, abbiamo in squadra calciatori giovani molto forti. Abbiamo grande qualità ma abbiamo anche dei punti deboli.

Quindi mi congratulo con i miei giocatori per l’ottimo inizio. Faremo del nostro meglio per continuare così“.

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