Strootman è come una lavatrice: quando gli arriva una palla sporca te la ridà sempre pulita.

Parola di Rudi Garcia. Sarà contento mister Semplici, che accoglierà a Cagliari l’olandese la prossima stagione e lo avrà tra le fila rossoblu. Dopo la parentesi a Genova, Strootman ricomincia di nuovo dall’Italia, e più precisamente dalla Sardegna. Chissà che le spiagge sarde non lo riportino ai livelli di un tempo, quelli di cui Roma e Garcia si erano innamorati. In fondo, per definire un giocatore una “lavatrice” (oltre che fantasia) ci vuole una fiducia incommensurata nei suoi confronti. Rudi ce l’aveva. Tutti ce l’avevano, perché in quel momento Strootman stava dimostrando di essere molto più di un ragazzino di 23 anni appena arrivato dall’Olanda: era uno dei deus ex machina della compagine giallorossa.

IN PUNTA DI PIEDI

In effetti quando nell’estate del 2013 Kevin sbarca a Roma nessuno si aspetta grandi cose da lui. È un oggetto misterioso, ancora tutto da scoprire. Cambio di paese, campionato con ritmi e dinamiche differenti, l’ostacolo della lingua: tutto lascia pensare che l’impatto di Strootman nella capitale non sarà così immediato. Il passare del tempo ci ha dimostrato esattamente il contrario: dopo le prime 16 gare è titolare con 4 goal e 6 assist. Mica male il “ragazzino”. Non è un caso dunque che dopo sei mesi Garcia arrivi a definirlo una “lavatrice”. Le parole del tecnico tra l’altro non arrivano in un momento qualsiasi, ma in un post gara particolarmente felice per i giallorossi. È il 6 Febbraio del 2014 e la Roma si è appena imposta in Coppa Italia per 3 a 2 sul Napoli. Per i capitolini il tabellone marcatori parla chiaro: Gervinho, Strootman, Gervinho.

Kevin quel giorno segna il suo primo goal in Coppa Italia. E che goal. Sradicato un pallone all’avversario sulla trequarti (come solo lui sa fare), si dirige verso la porta e da trenta metri lascia partire un siluro che si insacca all’incrocio dei pali. Sotto il diluvio, Roma si accorge di avere un gioiello in casa. Tanto bello quanto fragile, come tutti i gioielli. Perché in fondo il destino ama prendersi gioco di noi mortali. Un mese dopo infatti, proprio contro il Napoli, il ginocchio di Strootman fa crack. La diagnosi non potrebbe essere peggiore: rottura del legamento crociato. Stagione finita e interrotta sul più bello.

CADUTA, RINASCITA E LACRIME

La storia poi la conoscono tutti. Il calvario va avanti a più riprese per due anni, con altre operazioni. Paradossalmente quel ragazzo tutto grinta e ardore si riscopre tremendamente fragile. Nonostante gli infortuni e complice l’addio di Pjanic, Strootman rimane un perno nello scacchiere giallorosso. Non solo, diventa un romano e romanista a tutti gli effetti. Perché da quelle parti non importa avere Roma nel sangue per essere considerato un vero giallorosso, ciò che conta è onorare la maglia. Sempre. Il giallo e il rosso diventano per lui una seconda pelle. Infatti, quando rimane vittima della rivoluzione targata Monchi, non stupisce che abbandoni Trigoria in lacrime. Le sue sono lacrime amare: un urlo di ribellione strozzato in gola che non fa altro che aumentare la voglia di rivalsa. Nessuno gli ha dato la possibilità di poter ancora dire la sua.  Un po’ com’è successo a Nainggolan, che a ha ritrovato sé stesso soltanto a Cagliari.

CERTI AMORI NON FINISCONO…

Dopo l’esperienza (non troppo esaltante) in Francia e la parentesi al Genoa, Strootman dunque probabilmente ritroverà il Ninja in Sardegna. Certo, è ancora presto per dirlo: le vie del calciomercato sono infinite. Nainggolan però ha tutto l’interesse a rimanere in terra sarda e il Cagliari a tenerlo. Dunque veramente potremo rivedere i due riuniti dopo anni. Quasi come due amici che si ritrovano cresciuti, ma con il ricordo vivo dei momenti passati insieme. Entrambi non sono più due ragazzini, è vero, ormai la soglia dei trent’anni è superata, però vederli insieme mantiene sempre un certo fascino. Quasi come fossero una vecchia auto ormai lontana dalla sua epoca d’oro: le prestazioni non sono più al passo con i tempi, ciò nonostante ispira sempre un certo sentimento di riverenza e rispetto. Allo stesso modo Strootman e Nainggolan non torneranno quelli di qualche anno fa, per ovvi motivi fisiologici, eppure sembra quasi esserci la speranza che non sarà così. A ragion veduta: vederli giocare a Roma era una gioia per gli occhi.

QUELLO CHE NON È STATO E QUELLO CHE SARÀ

Quando per la prima volta si sono incontrati nel segno di Roma avevano rispettivamente 24 (Strootman) e 25 (Nainggolan) anni. Calcisticamente quindi potremmo dire che sono cresciuti insieme. Strootman alla sua prima esperienza in Italia, Nainggolan alla prima esperienza nel calcio che conta. Dalle giovanili nel Nord Europa alla semifinale Champions League, sempre accompagnandosi come braccetti di un centrocampo a tre. Ad oggi non sembra assurdo dire che insieme a Pjanic e a De Rossi hanno probabilmente formato uno dei reparti di centrocampo più forti d’Europa. Negli ultimi anni se ne sono visti pochi così completi. Qualità, visione di gioco, fisicità, corsa, dinamismo, grinta: pare impossibile comprendere come non abbia portato a casa neanche un trofeo.

Inutile però perdersi nei fasti di un tempo, perché adesso la realtà è ben diversa. Strootman e Nainggolan si ritroveranno più invecchiati e molto più esperti, con la stessa forza d’animo di sempre. Non solo, l’olandese si va ad aggiungere ad una rosa e ad un centrocampo già particolarmente attrezzati. In reparto troverà Nandez, che non dista troppo da lui in quanto a caratteristiche tecniche, Marin, chiamato a ripetere l’ottima stagione appena passata, e Rog, pronto forse al definitivo salto di qualità. A loro si aggiungeranno Strootman e quasi sicuramente Nainggolan. Un centrocampo che farebbe invidia a quasi tutte le squadre di Serie A, inutile nasconderlo. Chiaramente alla fine è sempre il campo a parlare, ma una cosa è certa: a Cagliari ne vedremo delle belle. 

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