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Sub-20: i 5 talenti da conoscere

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Il torneo sudamericano under 20, meglio conosciuto come Sub-20, è da sempre una vera e propria fucina di talenti. Da qui sono passati campioni come Maradona, Francescoli, Batistuta e Zico, fino ad arrivare ai giorni d’oggi, con stelle affermate come Neymar, Coutinho, James Rodriguez e molti altri.

La 29ª edizione è iniziata il 17 gennaio in Cile e si concluderà tra pochi giorni. Le 12 nazioni CONMEBOL sono divise in 2 gironi da 6 squadre, passano le prime 3 di ogni girone. Le 6 qualificate disputano il girone finale: le prime 4 ottengono la qualificazione per il Mondiale che si disputerà in Polonia questa estate.

In attesa delle ultime partite, diamo un’occhiata ai 5 maggiori talenti che sono arrivati alla fase finale di questo Sub-20.

Rodrygo Goes, 2001, Brasile

Per chi segue il calcio sudamericano il nome di Rodrygo Goes non è nuovo, anzi. Tutti lo giudicano come un potenziale cracque, è considerato il nuovo Neymar ed è pronto a sbarcare in Europa per fare faville. Il Santos lo ha lanciato tra i grandi, nell’ultima estate è stato acquistato dal Real Madrid per 45 milioni di euro e lasciato in prestito in Brasile, a luglio sbarcherà in Spagna. Come molti brasiliani ha iniziato con il futsal, poi è passato al calcio dopo solamente un anno. Ha firmato il primo contratto con la Nike a 11 anni ed è il marcatore più giovane nella storia del Brasileirao: 17 anni, 2 mesi e 6 giorni. Cambia la competizione, ma non la precocità: anche in Libertadores è il più giovane di sempre a segnare, a 17 anni e 8 mesi.

In campo svaria su tutto il fronte offensivo, ma preferisce partire largo a sinistra per rientrare sul destro, il suo piede preferito. Dotato di un fisico brevilineo, è alto 173 cm, ma compensa la scarsa forza fisica con velocità e una tecnica veramente cristallina. Lui e Vinícius Júnior sono i due talenti più importanti su cui poggeranno le speranze della Seleçao del futuro. Entrambi si ritroveranno presto insieme al Real Madrid, che ha deciso di non mandare Vinícius al Sub-20.

Rodrygo sta deludendo un po’ le aspettative, non solo lui ma in generale tutta la squadra. Il Brasile rischia di non rientrare tra le prime 4 classificate, che si qualificano per il Mondiale polacco di questa estate. Rodrygo ha segnato solo 2 gol in 7 partite, entrambi contro il Venezuela. Gli occhi di tutto il paese sono puntati su di lui, deve caricarsi la squadra sulle spalle e tornare subito a segnare gol così.

Grazie al primo controllo con il sinistro lascia sul posto il difensore, poi con il destro non lascia scampo al portiere avversario. La classe di Rodrygo Goes

Gonzalo Maroni, 1999, Argentina

Dopo la stella del Brasile, non può mancare quella dell’Argentina, ovvero Gonzalo Maroni. Gonchi, uno dei suoi apodos, è il più importante gioiello del Boca Juniors insieme a Pavón, entrambi provengono dalla città di Córdoba. Maroni è cresciuto nell’Instituto, proprio come il suo idolo Paulo Dybala. Anche Gonchi è un diez come il suo idolo, ma Gonzalo è più trequartista, mentre Dybala è più attaccante.

I tifosi del Boca lo hanno soprannominato Maravilla, dopo averlo visto fare benissimo nelle giovanili e segnare il suo primo gol a La Bombonera alla prima da titolare. Roba veramente da predestinato. Ora gioca in prestito al Talleres, l’altra squadra di Córdoba, che non va molto d’accordo con l’Instituto. In campionato, per adesso, ha segnato 2 reti, aspettando di debuttare in Libertadores se il club passerà le qualificazioni.

Maroni è alto 177 cm, è abile nello stretto ed è un trequartista associativo. È ancora un diamante grezzo, ha molte caratteristiche in cui può e deve migliorare. In campo si riconosce anche per la sua duttilità, perché può essere dirottato sull’esterno oppure arretrato come mezz’ala di inserimento. Tutto questo grazie alla sua tecnica e alla sua intelligenza calcistica, che gli consente di essere sempre un passo avanti.

L’Argentina del Sub-20 è piena di talento, ma ha faticato molto nelle partite iniziali. La Selección però è riuscita a qualificarsi per il girone finale, Maroni ha deciso con questa sua magia la partita contro l’Uruguay, forse un vero e proprio turning point del torneo.

Maroni parte da lontano, porta la palla e poi trova la sponda con il compagno: gol da artista vero.

In queste prime 3 partite del girone finale l’Argentina ha perso contro l’Ecuador, ma ha vinto contro la Colombia e contro il Venezuela. Grazie a questi risultati la Selección può puntare anche alla vittoria finale, Maroni è il leader tecnico della squadra e può risultare decisivo, la camiseta numero 10 dell’Argentina non si indossa mai per caso.

Jordan Rezabala, 2000, Ecuador

Nelle prime giornate di questo Sub-20 tutte le stelle principali del torneo sono state offuscate dalla luce di Jordan Lenín Rezabala. Talento puro a capo della nuova generazione d’oro dell’Ecuador. Rezabala è nato a Portoviejo e sta crescendo in uno dei vivai più floridi del Sud America, ovvero quello dell’Independiente del Valle. Con la squadra di Sangolquí ha raggiunto la finale dell’ultima edizione della Libertadores sub-20, persa contro il Nacional. Appena terminerà questo Sub-20 verrà subito aggregato alla prima squadra per debuttare tra i grandi.

Rezabala è un trequartista iper-tecnico, alto 169 cm e tutto mancino, dotato di un dribbling elegante e di un cambio di passo notevole. In ogni squadra in cui ha giocato è stato l’accentratore delle manovre di gioco, tutti i palloni più importanti passano sempre dai suoi piedi. Deve ancora irrobustirsi fisicamente e migliorare con il destro. Quando, però, si muove tra le linee per dettare l’ultimo passaggio è un piacere per gli occhi vederlo. Un altro suo punto di forza è la conclusione da fuori, che sia in movimento oppure su calcio di punizione.

Il mancino telecomandato, da Playstation, di Jordan Rezabala.

In patria è stato soprannominato El Relojito (l’orologino) per via dei suoi lanci millimetrici perfetti e puntuali, le batterie non si scaricano mai. Grazie a questo Sub-20 si è riscoperto anche bomber: doppietta all’esordio contro il Paraguay e gol che ha sbloccato la gara contro il Perù.

L’Ecuador si è qualificato alla fase finale di questo Sub-20, è a 6 punti in 3 partite come l’Argentina e spera nella qualificazione per il Mondiale. Nel frattempo, l’Ecuador è pronto per godersi questa nuova generazione dorata.

Nicolás Schiappacasse, 1999, Uruguay

L’Uruguay è campione in carica del Sub-20 e come sempre la Celeste si presenta al torneo con una squadra piena di talento. Su tutti emerge quello di Schiappacasse, attaccante veramente predestinato. Il suo cognome, oltre che provocare una smorfia di stranezza quando viene letto per la prima volta, è noto a tutti gli osservatori calcistici del Sud America e non solo. Chapa, il suo apodo, ha sempre giocato sotto età: a 13 anni gioca con l’under 15, a 15 con l’under 17 e così via.

Il River Plate di Montevideo lo ha lanciato nel calcio dei grandi, facendolo diventare il più giovane di sempre a esordire nel campionato uruguagio. L’Atletico Madrid ha deciso di investire su di lui e lo ha portato in Spagna, facendolo giocare con la squadra B. Fino a pochi giorni fa era in prestito in Segunda Division, ma finito il sub-20 si trasferirà al Parma, dove rimarrà fino a giugno.

In attesa di vederlo in Italia è necessario concentrarsi su quello che sta facendo nel torneo, ovvero la cosa che gli riesce meglio, segnare. Schiappacasse ha già segnato 3 gol, l’Uruguay si è qualificato alla fase finale, adesso guida il girone con 7 punti ed è pronto a confermarsi di nuovo campione.

La rete che chiude la partita contro l’Ecuador: palla stoppata con il destro, pausa e poi conclusione a giro con il sinistro. La facilità di Schiappacasse

Chapa è un attaccante atipico, nasce centravanti ma si trova molto bene quando gioca in coppia con un’altra punta più fisica. Alcune volte è stato dirottato anche a sinistra sull’esterno, un ruolo che ricopriva quando giocava nelle giovanili. È alto 182 cm ed è dotato di una buona forza fisica. Punta spesso l’avversario in velocità e prova a superarlo con dei dribbling secchi, che gli consentono poi di andare alla conclusione. Deve migliorare ancora tatticamente, ma ha i colpi per diventare un fuoriclasse.

Jan Hurtado, 2000, Venezuela

Oltre all’Ecuador, l’altra nazionale che sta mettendo in mostra tanti talenti è il Venezuela. Il Paese è vicino alla guerra civile, ma il gruppo dei ragazzini del Sub-20 sta regalando emozioni in Cile. La Vinotinto ha passato il girone iniziale posizionandosi prima in classifica, con Colombia e Brasile alle proprie spalle. La squadra allenata dal ct Rafael Dudamel sta sorprendendo tutti. Merito dei tanti talenti di questa generazione, uno su tutti Jan Carlos Hurtado.

Hurtado è il nueve della Vinotinto, classe 2000, è cresciuto nel Deportivo Táchira che lo ha lanciato tra i grandi. La squadra poi ha vissuto un momento di crisi economica, lui è fuggito in Europa e ha sostenuto diversi provini con alcune squadre, tra cui il Club Brugge. La federazione si è infuriata, lo ha squalificato per sei mesi. Hurtado è ripartito immediatamente, ma dall’Argentina, con il Gimnasia La Plata. Felicità ritrovata subito, grazie ai gol: il primo lo segna a La Bombonera contro il Boca in Copa Argentina, rete che decide il match. Copa che El Lobo perderà in finale, ai rigori, contro il Rosario Central: l’unico messo a segno è proprio quello di Hurtado.

L’attaccante classe 2000, alto 183 cm, è un vero e proprio carrarmato ed è capace di fare reparto da solo. Fisicamente è molto forte, ma ha anche senso per il gol. In fase difensiva è generoso e aiuta la squadra, gli piace partire in velocità a campo aperto, in quelle situazioni è praticamente inarrestabile.

Hurtado, nonostante la super fase iniziale disputata dal Venezuela, non aveva segnato. Arriva la partita da dentro o fuori contro il Brasile, Hurtado si sblocca e sigla la doppietta che decide il match.

Hurtado da solo contro la difesa del Brasile: l’attaccante del Venezuela ha la meglio e poi con un bel diagonale segna il primo gol del suo sub-20.

In un momento così delicato per il Venezuela, i ragazzini di Dudamel vogliono regalarsi la qualificazione per il Mondiale, che sarebbe un traguardo fantastico e un vero motivo d’orgoglio.

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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