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ESCLUSIVA – Suma elogia Bennacer: “Non è un periodo di forma, ma di evoluzione”

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A poche ore dalla gara Sassuolo-Milan, il noto giornalista e telecronista sportivo Mauro Suma, ha parlato di Milan ai microfoni di NumeroDiez:

Oggi c’è Sassuolo Milan, 101 giorni fa questa gara valse la vittoria dello Scudetto dei rossoneri, com’è cambiato il Milan in questi 3 mesi?

Non è cambiato. Sono arrivati alcuni giocatori nuovi e altri sono andati via ma la sostanza del gruppo, l’identità di gioco, tutto ciò che è lo zoccolo duro del Milan non è cambiato, parliamo sostanzialmente della stessa squadra dentro il suo percorso di crescita e miglioramento”.

Pensa che gli uomini di Pioli possano arrivare alla tanto sperata seconda stella? O c’è qualcuno favorito rispetto ai rossoneri?

Non possiamo fare pronostici come questo. È una stagione anomala, con tantissime partite, una lunga pausa e nuovamente tantissime partite. Poi è un campionato ancor più avvincente anche rispetto alla scorsa stagione. Già lo scorso anno, qualsiasi gara contro una delle prime 10-11 era una sfida dura. Queste squadre adesso sono addirittura rafforzate, è un campionato apertissimo, non possiamo far pronostici né sul Milan, né sulle altre”.

Domani chiude ufficialmente questa finestra di calciomercato, pensa che la rosa del Milan sia completa o ci voleva qualche innesto in più?

Vediamo come chiude il mercato, non è ancora del tutto chiuso. Penso che alla fine avremo comunque due giocatori per ruolo e un allenatore come Pioli sa fare con quel che ha. È normale che ogni tifoso sogni sempre di più, ma sono sicuro che con la squadra che Stefano Pioli avrà a disposizione farà il massimo”.

La prestazione di Bennacer contro il Bologna è stata soltanto l’ultima di tante gare sontuose dell’algerino, vede un futuro rossonero per lui? È fiducioso per il suo rinnovo?

Non ho elementi concreti per dare una risposta. Il rinnovo è una questione tra la società e l’agente del giocatore. Posso augurarmelo, questo sì. Penso che comunque Bennacer stia bene al Milan e che il Milan faccia bene a Bennacer. Anche a me sembra che stia vivendo un momento importante, non tanto di forma, quanto di evoluzione. L’algerino quando sta bene, gioca bene. Ha cominciato questa stagione come gli aveva chiesto Pioli: prendendosi sempre più responsabilità e migliorando di continuo, quindi siamo di fronte all’evoluzione di un giocatore importante”.

La scoperta più bella e soddisfacente della scorsa stagione è stata sicuramente Pierre Kalulu. La sua crescita è stata dettata dal suo cambio di ruolo che lo ha portato come centrale di difesa. Secondo lei è stata una grande intuizione di mister Pioli o è tutto merito della duttilità del calciatore?

“Penso che il merito sia della duttilità del calcio moderno. Oggi i giovani sono mediamente un po’ tutti duttili. Anche Saelemaekers può ricoprire ruoli come l’esterno a destra o a sinistra, il terzino. Leao può fare la prima punta o l’esterno. Nel caso di Kalulu, siamo di fronte ad un ragazzo molto sensibile, educato ed intelligente. Ha sempre saputo aspettare il suo momento, ha sempre saputo lavorare su sé stesso per crescere. Pierre sta semplicemente raccogliendo tutto ciò che ha seminato da quando è al Milan”.

De Ketelaere, dopo la gara contro il Bologna, è stato paragonato a Kakà. Tralasciando il confronto azzardatissimo, c’è qualche aspetto in cui rivede Kakà nel belga?

“Onestamente no, non è neanche un tema che mi appassiona. De Ketelaere deve avere tempo di inserirsi nel Milan, una squadra molto codificata, con principi di gioco molto riconoscibili e collaudati. Charles ha bisogno di coniugare le sue eccellenti doti tecniche al modo di esprimersi della squadra. Non mi interessa questo paragone così forzato. Non è il caso di farlo, Charles ha le caratteristiche di un 21enne belga, cresciuto in Belgio, dove si gioca un calcio giovanile all’avanguardia e spero che abbia il suo modo di esprimere le sue qualità al Milan. Ha bisogno di tempo, però. Per diventare una colonna dei rossoneri ci vorrà tempo, così come ci vorranno partite. Avrà bisogno delle sue normali tappe di crescita”.

Un nome che le ispira della nostra Primavera, un nome che ad oggi le piacerebbe vedere al Milan e un nome che le sarebbe piaciuto vedere al Milan nel passato?

“In primavera mi intriga molto Hugo Cuenca. In passato avrei voluto Ibrahimovic già nell’estate del 2006. Oggi, invece, ti dico sempre Ibra, non appena concluderà la rieducazione al ginocchio”.

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ESCLUSIVA – Bagnulo tra padel e calcio: “Juan Lebron mi ricorda Mbappé”

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Bagnulo

ESCLUSIVA BAGNULO – La coppia di giornalisti Gianluigi Bagnulo e Dario Massara si è cimentata, per Sky Sport, alla narrazione in telecronaca del padel, uno sport che è spopolato in questi ultimi anni per giocatori amatoriali e professionisti in tutto il mondo. Dalla loro esperienza sul campo ne è nato un libro pieno di contenuti interessanti sia per i grandi conoscitori di questo sport che non, inglobando personaggi di rilievo ed ex calciatori: “Padel Mania” è questo e tanto altro. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluigi Bagnulo, giornalista per Sky Sport e attuale telecronista di padel per la nota emittente.

Cominciamo con il dire che ormai il padel si è sparso a macchia d’olio anche nel nostro paese. Quali sono stati, secondo te, i tre personaggi fondamentali per poter espandere il padel in Italia? 

“La prima persona fondamentale per l’espansione del padel è stata Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel. Ha lavorato con la sua squadra per rendere questo sport accessibile a tutti e soprattutto glamour: visibile dal punto di vista mediatico attraverso personaggi mediatici. Portandolo in televisione e utilizzando l’immagine di personaggi appassionati di padel che avevano un grosso seguito, ha costruito delle basi solide al pari di altri sport. A tal proposito è stato fondamentale l’incontro con il presidente del PSG, Al-Khelaifi, che raccontiamo all’interno del libro. Non voglio raccontarvi troppo: vorrei che tutti leggessero la storia sul libro. La seconda persona che cito è Fernando Belasteguin perché la sua storia è una dimostrazione incredibile di professionalità, capacità di durare nel tempo e costante promozione al padel: il suo nome è una calamita per gli occhi delle persona che porta visibilità a questo sport. La sua disponibilità ai tornei in Italia è stata decisiva per l’avvicinamento di tante persone. Più che una terza persona cito il gruppo di ex calciatori, partito da Roma e poi diffuso in tutta Italia che grazie all’enorme seguito di cui godono hanno fatto sì che la gente conoscesse il padel grazie a loro”.

Quando hai sentito, insieme a Dario il momento di dire “mettiamo tutto nero su bianco”?

La scintilla è scoppiata quando ci siamo resi conto che le domande da casa durante le telecronache erano decuplicate, insieme alla loro competenza. Abbiamo capito allora che il padel era diventato mania a tal punto da poter parlare alla gente con un libro. Uniti dal percorso in telecronaca con Dario la sensazione è stata reciproca. Abbiamo deciso, dunque, di scrivere questo libro per raccontare tutte le storie che abbiamo imparato nel corso degli anni sui giocatori, chiarire regole contorte e raccontare tutto ciò che un appassionato di padel ha piacere di leggere”.

Il pensiero a freddo di quando ti hanno detto per la prima volta che avresti fatto le telecronache di padel?

“Ci giocavo già da 5 anni. Mi sono reso conto che conoscevo lo sport ma non avevo ancora il vocabolario per raccontarlo. A differenza del calcio, dove parto con una base molto solida costruita negli anni prima da appassionato, poi da giornalista per Sky Sport, avrei dovuto rimettermi sui libri: rimettermi a studiare. Così è stato perché dovevo conoscere al meglio i giocatori e le dinamiche per poi raccontarle alla gente, anche se tanto è stato imparato sul campo. Tanti termini li abbiamo imparati dalle nostre seconde voci e opinionisti che da anni erano in questo mondo: da Gustavo Spector a Saverio Palmieri, passando poi per Niccolò Cotto, Emiliano Siciliani, Mauricio Lopez Algarra e tanti altri. Ogni telecronaca aggiungeva conoscenza per diventare più credibile su questo sport”.

Siete riusciti a raccogliere i maggiori esponenti del padel italiano ed ex calciatori nel libro, insieme al “Goat” Belasteguin: il vostro libro è interessante sia per il neofita che per il più grande appassionato. Era il pieno obiettivo? Quali erano le aspettative?

“L’obiettivo era arrivare a tutti. Cercare di parlare a qualsiasi fascia di “padelisti” presenti in Italia. Dal giocatore più appassionato, chi gioca ma voleva sapere di più, fino a chi lo pratica sporadicamente o lo segue quando capita. Nel corso di questo mese di pubblicazione abbiamo ricevuto feedback positivi da tutte queste fasce. C’è chi ha potuto approfondire la conoscenza dei personaggi che aveva visto giocare ma di cui non sapeva la storia, chi ha trovato l’ironia dei “10 padelisti tipici” e chi, ancora, ha risolto ogni dubbio sul regolamento”. 

Sky Sport è stata l’emittente precursore di questo sport: sentite di prendervi anche voi il merito?

Lasciamo che lo dica Belasteguin. Nella prefazione che ha scritto per il nostro libro, per cui lo ringrazierò sempre, ha citato direttamente Sky Sport come televisione che ha contribuito alla crescita del padel in Italia acquisendo i diritti per prima, aiutandone la diffusione. Ci siamo mossi in anticipo, siamo contenti dei risultati e di aver preso parte alla crescita di questo sport”

La gente cresce con il padel e viceversa. Dove pensi si possa arrivare in futuro e perché non è la solita moda del momento? 

Non è una moda perché implicherebbe che duri poco e poi passi. Il padel, invece, è in costante espansione: ogni giorno c’è più gente che ci gioca, ci investe e lo guarda. Penso che siamo solamente all’inizio di questo processo, il margine di crescita è infinito: continueranno ad aprire i campi e ci appassionerà ancora di più quando avremmo giocatori italiani pronti a competere contro i migliori al mondo”.

Uscendo un attimo dai riflettori: quale giocatore pensi che salirà sul tetto del mondo?

Questo è stato l’anno della consacrazione di Coello: è finito il tempo di chiamarlo “Arturito”, adesso è diventato Arturo. È stato l’anno in cui ha dimostrato che è pronto a prendersi il numero 1 del ranking nei prossimi anni. Tra i giovani ragazzi a me piacciono Miguel Yanguas, sulla stessa strada di Lebron, che è un giocatore di destra che vale come uno di sinistra può giocare sia a destra che a sinistra e dotato di una delle più belle volee di rovescio nel circuito. Inserisco anche Javier Garrido, che può contare su una prepotenza fisica e smash da paura”.

Siccome prima abbiamo citato dal libro i “10 padelisti tipo”, in quale categoria ti metteresti?

Sono un umile giocatore di destra, che ha imparato a giocare bene con la parete avendo poca mano. Tra i profili elencati nel libro sono sicuramente il “rosicone” che se perde la prende male ma allo stesso tempo è consapevole dei suoi limiti” 

Sbilanciamoci sui confronti: potresti paragonare giocatori come Lebron, Belasteguin, Tapia a tre stelle del calcio mondiali?

Juan Lebron mi ricorda Mbappé. Talento puro, mezzi atletici devastanti e quel pizzico di egoismo che lo rende non facilmente simpatico ai suoi compagni di squadra. “Bela”, invece, è stato accostato erroneamente a Messi poiché entrambi argentini. C’è una grossa differenza tra i due: Messi è un talento naturale mentre Belasteguin è un conoscitore supremo del gioco molto più di un talento naturale. Con questa premessa lo paragono a Xavi: una leggenda che anche in tarda età riesce a rimanere al livello con gli altri.. Infine, per Tapia, ho scelto Dybala, ovvero un altro argentino, perché come tutti i talenti puri può risultare incostante, ma quando è nella giornata giusta ti regala dei gesti tecnici che non vedi da nessun altro”.

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ESCLUSIVA – Marelli: “VAR a chiamata? Le squadre devono prendere responsabilità”

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Marelli

Abbiamo intervistato Luca Marelli, ex arbitro di Serie A dal 2005 al 2008 ed oggi opinionista per il programma Tutti Convocati di Radio 24 e commentatore tecnico arbitrale per DAZN durante le partita di Serie A.

L’AIA da circa due anni con il nuovo presidente Trentalange ha cercato di cambiare volto, rigettando l’immagine di associazione chiusa in se stessa e aprendosi al mondo con un’immagine più al passo con i tempi, cosa ne pensa?

Marelli: “Sì sono d’accordo e sono felice che l’AIA si stia aprendo sempre di più, ma ancora siamo molto lontani da quello che vorrei. La figura dell’arbitro va umanizzata, adesso viene visto come una persona che arriva, fischia, fa arrabbiare e se ne va; bisogna mostrare le storie che ci sono dietro. Dei calciatori sappiamo vita, morte e miracoli ma sfido chiunque a distinguere la voce di un arbitro da quella di un altro. Vanno fatti ancora molti passi in avanti, un esempio sono le interviste, non post-partita, agli arbitri”.

Perchè non dopo la partita? Finirebbero con l’amplificare le polemiche?

Marelli: “Assolutamente sì, delle interviste agli arbitri poco dopo la partita sarebbero assolutamente deleterie. Anche perchè banalmente l’arbitro non ha la possibilità di riguardare gli episodi immediatamente dopo la partita ma lo fa dopo svariate ore.”

Ieri abbiamo assistito all’esordio del primo arbitro donna della storia della nostra Serie A con Maria Sole Ferrieri Caputi, cosa ne pensa?

Marelli: “La Ferrieri Caputi è un arbitro dall’enorme talento. L’esordio in Serie A non è assolutamente una partita semplice, e te lo dice uno che dall’esordio ci è passato, lei ha risposto bene con un’ottima prestazione. Non mi trova d’accordo sul rigore ma la performance di un arbitro non si può giudicare dal singolo episodio.”

La Ferrieri Caputi è arrivata all’esordio in Serie A dopo solo 3 gare in B, solitamente per un arbitro i tempi di attesa sono più lunghi, non si sono forse un po’ accelerati i tempi?

Marelli: “Sì, ma credo che sia stata una scelta atta a creare una rottura essendo la prima donna in Serie A. Inoltre non dimentichiamoci che tra pochi giorni “perderemo” la Ferrieri Caputi per un mese, essendo impegnata nel Mondiali femminile Under 17, mentre dopo la Serie A si fermerà causa Mondiali, perciò se non avesse esordito ieri il debutto sarebbe slittato eccessivamente. Sono sicuro poi che nelle prossime giornate vedremo altri esordienti fra i primi anni CAN, se c’è una cosa sicura nelle designazioni di Rocchi questa è la meritocrazia.”

Passiamo ad argomenti un po’ più tecnici, che ne pensa dell’attuale protocollo VAR? L’eventualità di un VAR “a chiamata” come nel basket o nel tennis potrebbe migliorare la situazione?

Marelli: “Partendo dal protocollo VAR dico che a mio parere va benissimo così, mentre per quanto riguarda il VAR “a chiamata” sono sempre stato d’accordo. Le squadre devono prendersi la responsabilità delle cose che chiamano, inoltre dobbiamo ricordarci che il VAR deve essere al servizio del calcio, attualmente è solamente al servizio degli arbitri.”

Infine vorrei parlare un po’ del ruolo dell’assistente arbitrale, con l’utilizzo sempre più presente della tecnologia avrà vita breve?

Marelli: “Il ruolo dell’assistente arbitrale è già cambiato radicalmente, basti pensare che prima si chiamava “guardalinee” mentre ora “assistente”, non si limita più a guardare le linee e chiamare il fuorigioco, ma assiste l’arbitro in tutto: falli, provvedimenti, richiami. Con l’avvento del fuorigioco elettronico il ruolo dell’assistente muterà ancora, ma sicuramente non sparirà.”

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ESCLUSIVA – Caputo-Lazio, cosa c’è di vero? Gli aggiornamenti

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Già in estate si è parlato molto di un possibile trasferimento di Francesco Caputo. Più di una voce è rimbalzata sul futuro dell’attaccante della Sampdoria. Le più insistenti riguardavano la Lazio di Maurizio Sarri, in cerca di un back-up di Ciro Immobile, considerando la partenza di Muriqi.

Secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, tali voci sarebbero prive di fondamento. La Lazio non ha richiesto Caputo alla Sampdoria. Tuttavia, ciò non significherebbe permanenza certa di Ciccio, considerato il folto parco attaccanti della Doria, con Quagliarella, Gabbiadini e Pussetto che richiedono spazio.

Molto dipenderà dalle scelte del futuro allenatore che sostituirà Marco Giampaolo, già esonerato dalla dirigenza blucerchiata. Ad oggi, in ogni caso, con la Lazio non vi è alcuna trattativa.

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ESCLUSIVA – Repice: “Se la Juve arriva tra le prime 4 la stagione non è da buttare”

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ESCLUSIVA - Repice

ESCLUSIVA REPICE – Prima di montare a cavallo, con la sua voce inconfondibile, per molti negli ultimi anni diventata sempre più familiare grazie alla sue narrazioni in radiocronaca capaci di trasmettere emozioni pure, parla in esclusiva a Numero Diez Francesco Repice. Una chiacchierata, più che una vera e propria intervista, dalla quale traspare passione profonda per il calcio e di conseguenza per il proprio lavoro, e un modo di vedere questo gioco non omologato alle opinioni di oggi della massa. In fondo, che sia in radiocronaca, su Radio Rai, o no, Francesco Repice è Francesco Repice: autenticità.

Quali sono le caratteristiche di una buona radiocronaca?

La ricchezza di vocabolario, perché hai bisogno di tante parole per poter non annoiare chi ti ascolta e farlo rimanere all’ascolto, la conoscenza dell’argomento e la fluidità del racconto. Intendo per fluidità ritmo“.

C’è un collega o ex collega che stima particolarmente per lo stile di radiocronaca?

Vito Hugo Morales, colui il quale ha raccontato le gesta di Diego Armando Maradona nella nazionale argentina, colui il quale ha raccontato in una sola partita «La mano de Dios» e il gol più bello della storia di questo sport. E credo che in particolare quella radiocronaca, ma tantissime altre, quel modo di raccontare la partita, sia stata il modo al quale mi sia più ispirato, al quale ho cercato di avvicinarmi il più possibile. È riuscito soltanto con dei suoni, senza esprimere delle parole di senso compiuto, a rendere perfettamente l’idea di cosa stesse accadendo all’interno dell’area di rigore“.

Come nascono locuzioni quali “La Vuelta del Cholito”, “È un ruggito che arriva dall’Atlantico” che ha citato in recenti radiocronache?

A me nascono sul momento, forse perché sono preso dalla radiocronaca, dall’emozione. A me molto significa lo stadio, cioè il boato dei tifosi, le coreografie, il sentimento che si vive sulle gradinate, lo stato d’animo, che poi mi consigliano inconsciamente determinate uscite“.

La tifoseria della Juventus invece ricorda con particolare affetto quel “La Juve non muore letteralmente mai” pronunciata nella radiocronaca di Inter-Juventus del 2018…

Sono partite in cui c’è quello spirito operaio della Juventus, che mi fa apprezzare tantissimo questo club. A me piace molto quel modo rabbioso di stare in campo, a me piace molto quando calciatori di sicura cifra tecnica si mettono in campo a giocare mettendo in discussione loro stessi, anche la loro incolumità e fino alla fine danno tutto. Capisco che a un tifoso possa piacere moltissimo perché vive questa roba qua, il grande rispetto per la maglia, l’amore per il club, la considerazione per i tifosi“.

Proprio ricordando questo spirito che caratterizza la Juve, in questo inizio di stagione abbiamo visto, ad esempio contro il Benfica, una squadra che appena ha subìto gol si è spenta. La squadra bianconera vive quindi un momento un po’ particolare: da cosa dipende secondo lei? Centra l’allenatore?

Secondo me dipende dallo sport, dal calcio, perché non si può vincere sempre. Sono cicli, sono cose che accadono, sono momenti. L’allenatore non centra, centra magari che è stata costruita una squadra con dei calciatori che per un motivo o un altro non stanno facendo quello che il club immaginava. Ma la Juve è in corsa, se arriva tra le prime quattro è comunque un qualcosa di importante che si è raggiunto, la stagione è stata giusta, non è da buttare via“.

Commentando Milan-Napoli ha avuto modo di vedere Kvaratskhelia. Che impressione le ha fatto? Che giocatore è?

Nella partita in cui ha brillato di meno ha fatto ammonire due avversari e ha guadagnato un calcio di rigore. Si tratta di un giocatore importante, giovane ancora, che deve fare ancora tanta esperienza internazionale, ma è un giocatore di pallone vero“.

Dovendo fare una classifica dei migliori attaccanti della storia della Roma, in che posizione metterebbe Paulo Dybala?

Al secondo posto, dopo il più forte giocatore italiano di tutti i tempi (ndr, Totti). Secondo me ha la fantasia, la capacità di concludere in porta, l’empatia con i compagni di squadra che lo mettono subito dietro Francesco“.

Negli ultimi anni, soprattutto nelle telecronache, sono diffusi parecchi anglicismi. Cosa pensa di questo?

Io piuttosto che con gli anglicismi preferisco esprimermi con termini ispanici, sono molto più vicino al calcio latino che non a quello anglosassone. So di essere uno dei pochi che la Premier League non sia il miglior campionato al mondo, tatticamente e tecnicamente. Hanno giocatori che noi pensiamo siano dei fenomeni ma che fenomeni non sono, quando giocano contro le difese vere, cioè quelle italiane, non prendono mai la palla. Perché lì il difensore più vicino sta a 7 metri, qua invece è più complicato. Meno bello, meno spettacolare, ma più complicato. Loro hanno tutto, giocatori fortissimi, ma che evidentemente sono forti nel loro campionato, dove c’è un’attenzione difensiva più bassa rispetto al nostro di campionato. Il che non significa che il nostro calcio sia migliore. Alcuni si divertono più lì, io mi diverto in Italia e in Spagna“.

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