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Calcio Internazionale

La Super League è la prova lampante che il calcio è dei tifosi

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Il progetto Super League che avrebbe dovuto rivoluzionare il calcio europeo è affondato ancora prima di partire, in appena 48 ore, quella passate dall’annuncio della “rivoluzione” al comunicato di “cessate il fuoco“.

Dai governi agli addetti ai lavori, dal disappunto dei calciatori a quello degli allenatori fino ad arrivare alle migliaia di tifosi scese in piazza, tutti si sono fatti portatori del dissenso di un popolo, quello del pallone, che ha dimostrato ancora una volta che il calcio è della gente e non sarà mai un’affare elitario.

Super League

Le proteste dei tifosi del Chelsea fuori Stanford Bridge (fonte immagine: Twitter 433)

Se la pandemia ci ha dimostrato qualcosa è che questo sport non può prescindere dai suoi tifosi. Lo si nota ad ogni partita dalle facce dei calciatori costretti, da oltre un anno, a giocare in teatri deserti. Un silenzio surreale che non può non influire sullo spettacolo in campo, d’altronde il calcio non esisterebbe senza i tifosi, ed ogni tentativo di portarlo via da essi verrebbe sempre stroncato sul nascere.

AZIONARIATO POPOLARE

Che il calcio sia dei tifosi non lo si scopre di certo oggi con la questione Super League, tanto che alcuni dei più grandi club in giro per il mondo appartengono letteralmente ai propri fan.

L’azionariato popolare, ovvero la possibilità di rendere investitori e “dirigenti” i tifosi tramite l’acquisizione di percentuali del club, è una pratica sempre più diffusa nel mondo del calcio. La Germania, in questo senso, è un modello di riferimento considerato che nel 1999 il governo varò la legge del “50%+1” vietando ad ogni club di Bundesliga di appartenere a singoli investitori per più del 50% delle sua quote.

La corazzata Bayern, per esempio, è per il 73% proprietà dei suoi tifosi, aspetto che spiega il “no” alla Super League. È emblematico che uno dei club più forti al mondo sia così vicino ai propri tifosi tanto da mettere il loro “benessere” al di sopra di qualsiasi velleità economica, lo stesso benessere a cui tutti i 12 club “ribelli” non hanno minimamente pensato.

Super League

La protesta dei calciatori del Leeds durante il riscaldamento prima della sfida con il Liverpool (fonte Twitter Leeds United)

L’unica eccezione è rappresentato dal Barcellona che, nell’aderire alla Super League, aveva inserito una clausola di uscita nel caso in cui l’assemblea dei soci (di cui fanno parte oltre 100mila persone tra tifosi e azionisti) avrebbe ritenuto la creazione della nuova lega non in linea con i valori fondanti del club catalano.

In Serie A l’unica società ad aver adottato il modello di azionariato popolare è la Roma che dal 2010, attraverso l’ente di diritto privato “MyRoma”, permette ai propri tifosi di partecipare in maniera fattiva al capitale sociale del club.

Forse, è giunta l’ora che i tifosi siano maggiormente inglobati nelle società italiane (come in quelle inglesi) così come accade all’estero, scelta che, senza alcun dubbio, avrebbe salvato i club protagonisti di quelle scellerate 48 ore da una figuraccia a livello internazionale.

DIETROFRONT E SCUSE AI TIFOSI

Ma come ci si è arrivati al dietrofront generale della maggior parte dei club coinvolti? Una delle pecche principali è stata di certo la comunicazione. Una rivoluzione di questo genere ha bisogno di tempo per essere metabolizzata, e la scelta di annunciarla al mondo nel momento clou della stagione è stato un vero e proprio autogol. Magari sarebbe fallita lo stesso ma di certo non in questo modo.

Con la maggior parte dei campionati nazionali ancora in bilico e le semifinali delle coppe europee che sarebbero arrivate di lì ad una settimana, era ampiamente pronosticatile che l’attenzione mediatica si sarebbe accanita contro questo progetto. La mazzata finale è stata data proprio dai tifosi, scesi in piazza già dalla mattinata di lunedì.

I tifosi del Liverpool, dopo il duro comunicato della “Kop“, si sono recati ad “Anfield” dove hanno esternato tutta la loro delusione nei confronti della loro squadra del cuore, tanto da costringere il maggior azionista a chiedere pubblicamente scusa attraverso un video postato sui canali del club.

Col passare delle ore era chiaro che lo smantellamento della nuova Lega era solo una questione di tempo. Nel giro di poche ore tutto si è dissolto con le società interessate che hanno dovuto chiedere scusa ai propri tifosi.

Emblematico il comunicato dell’Arsenal, primo tra i club inglesi ad uscire ufficialmente dal progetto.

Come risultato dell’ascolto della comunità calcistica in generale negli ultimi giorni ci ritiriamo dalla proposto della SuperLega. Abbiamo commesso un errore e ce ne scusiamo

Comunicato ripetuto dalla maggioranza degli altri club coinvolti: “Siamo sempre impegnati a dare ai tifosi la migliore esperienza calcistica” si legge nel comunicato dell’Inter, per l’Atletico Madridè essenziale l’armonia tra tutti i gruppi che compongono la famiglia rojiblanca, soprattutto i nostri tifosi“, e così via fino ad arrivare al completo sfaldamento del progetto.

CONSIDERAZIONI FINALI

È evidente che il calcio abbia bisogno di un cambiamento epocale e che il modello di business proposto da UEFA e FIFA non sia più sostenibile, ma la “guerra” non è mai la soluzione giusta.

La Super League, rimodellata in modo completamente differente, poteva rappresentare davvero la svolta all’interno di un mondo che sta per implodere dall’interno ma i modi, e soprattutto i tempi, hanno portato Florentino Perez e Agnelli a diventare i nemici pubblici numero uno di tutti gli appassionati di questo meraviglioso gioco.

Non sappiamo ancora cosa succederà in futuro, ma questo terremoto potrebbe essere davvero il momento in cui si trovi una soluzione affinché si cambi completamente rotta, senza venir meno ai valori fondanti del sport, ricordando che il calcio è della gente e nessun “riccone” potrà mai portarcelo via.

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Milinkovic-Savic deluso: “Ora non dipende solo da noi”

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Success

Al termine del pirotecnico 3-3 tra Serbia e Camerun, valido per la seconda giornata del Gruppo G di Qatar 2022, Sergej Milinkovic-Savic ha parlato ai microfoni della Rai.
Il centrocampista della Lazio ha esternato la sua delusione per il risultato, che complica l’obiettivo del passaggio del turno per la Serbia:
“Siamo tutti molto delusi, eravamo stati bravi a rimontare il loro gol, ma poi abbiamo gestito malissimo il punteggio, smettendo di giocare. Adesso dobbiamo solo sperare che la Svizzera non batta il Brasile, per poterci giocare le nostre chances contro gli elvetici”.

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Caso Onana, Song puntualizza: “Dovrà tornare a rispettare le regole”

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Il Camerun ha conquistato il suo primo punto in questo Mondiale dopo una gara a suon di gol contro la Serbia, terminata sul 3-3.

A far notizia, il fatto che non ci fosse Onana, portiere dell’Inter, a difendere i pali della nazionale camerunense. È scoppiato un vero e proprio caso intorno al fatto e le spiegazioni si sono sparse a macchia d’olio nel web. Alcune voci davano un Onana arrabbiato per scelte tecniche e pronto ad abbandonare il Mondiale.

Il tecnico del Camerun, Rigobert Song, ha voluto precisare: “Avremo l’opportunità di capire se continuerà o meno i Mondiali con noi, dipende anche da lui: gli ho chiesto di aspettare. Dovrà tornare a rispettare le regole“. Il tecnico ha continuato: “Ovviamente la posizione del portiere è importante e lui è un giocatore importante, ma siamo in un torneo difficile e so cosa devo fare e questo è garantire che la squadra abbia la precedenza su individui. Ci vogliono rispetto e disciplina”.

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Il Chelsea ad un passo da Nkunku: le cifre

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Le voci attorno a questa trattativa si rincorrono da tempo, ma adesso sembra davvero imminente la chiusura per l’arrivo al Chelsea di Christopher Nkunku.
Il trequartista del Lipsia, assente al Mondiale con la Francia per un brutto infortunio rimediato poco prima dell’inizio della competizione, ha già svolto le visite mediche con il club inglese e si prepara a firmare il contratto.
Come riportato da Fabrizio Romano su Twitter, il Chelsea pagherà oltre 60 milioni di euro al Lipsia per il calciatore, che diventerà un calciatore dei Blues a partire da giugno 2023, salvo sorprese dell’ultimo minuto.

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Portogallo-Uruguay, duello a centrocampo: Fernandes contro Valverde

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PORTOGALLO-URUGUAY, DUELLO A CENTROCAMPO: FERNADES CONTRO VALVERDE – Tra le gare più interessanti della seconda giornata di Qatar 2022, impossibile non citare la sfida tra Portogallo e Uruguay. Partita fondamentale per gli equilibri del gruppo H, nonché occasione di vedersi sfidare due tra le squadre più attrezzate dell’intero torneo. Sfida che, in virtù di quanto successo nella prima partita, assume valori diversi per le due nazionali. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo è infatti a caccia della vittoria che varrebbe il passaggio matematico agli ottavi. I sudamericani invece, essendo reduci da un pareggio, dovranno tentare il tutto per tutto per non ridursi all’ultima giornata.

Una partita dunque che offre diversi spunti interessanti ed altrettanti duelli. Uno su tutti è quello riguarda i motori di entrambi le squadre: Bruno Fernandes e Federico Valverde. Due centrocampisti con caratteristiche diverse ma entrambi fondamentali nel gioco dei rispettivi allenatori. Andiamo nel particolare ad analizzare questo importante duello in mezzo al campo.

 

COSTRUZIONE DEL GIOCO

I due calciatori ricoprono la stessa posizione in campo, ma per caratteristiche si differenziano di molto nelle diverse fasi. Per quanto riguarda la costruzione di gioco il portoghese si lascia preferire, anche se di poco. Le trame offensive del Portogallo, infatti, passano spesso dai piedi di Bruno Fernandes. Molto più geometrico, offre oltre ad una grande visione di gioco, anche un’ottima tecnica che gli consente di trovare più soluzioni, soprattutto in verticale.

Valverde non è però da meno. Anche il suo bagaglio tecnico gli consente di rendere efficace la costruzione della manovre, ma rispetto al centrocampista dello United,  ha caratteristiche meno da regista. Più che abbassarsi e smistare, preferisce lo scarico per poi andare ad attaccare lo spazio.

Nella prima giornata si è già intravista la differenza tra i due in questa fase. Contro il Ghana, Fernandes si è reso protagonista con due assist. In particolare nell’assist per il 2-1 di Joao Felix, l’imbucata con cui taglia fuori la difesa e mette l’attaccante solo davanti al portiere, certifica l’eccezionale visione di gioco dell’ex Sporting Lisbona.

FASE OFFENSIVA

La fase offensiva li vede entrambi grandi protagonisti. Partendo stavolta dall’uruguayano, le sue qualità si sono già ampiamente viste quest’anno al Real Madrid.  In stagione fino ad ora, ha già realizzato 8 gol, in cui ha messo in mostra il suo ampio repertorio. In particolare il tiro da fuori, potente e preciso, si è rivelato letale nella maggior parte delle occasioni. Contro la Corea del Sud ci ha provato in 3 occasioni, ma senza trovare lo specchio della porta.

Altra importante qualità è l’inserimento nello spazio, essendo molto veloce tra le linee. Bruno Fernandes invece, i grandi numeri delle prime stagioni al Manchester United, sembra aver arretrato il proprio raggio d’azione. Resta però  la chiave degli attacchi portoghesi. Oltre a contribuire allo sviluppo del gioco, resta un pericolo per le difese avversarie.

Anche lui abile nell’inserimento, preferisce però partire da dietro. Dotato anche lui di un ottimo tiro da fuori, è abile nel tiro a giro sul secondo palo. Con la sua fantasia, ha dimostrato più volte di poter inventare dal nulla la giocata vincente, anche direttamente da calcio piazzato.

INTERDIZIONE

Entrambi i centrocampisti risultano abbastanza completi, essendo abili anche nella fase di non possesso. In questo caso però, a brillare è Valverde. Veloce, fisico ed intelligente tatticamente, copre più zone del campo. Il centrocampista del Real Madrid offre grande copertura anche a livello difensivo e non si sottrae neanche agli interventi più vigorosi.

Altrettanto intelligente in fase di interdizione, Fernandes offre però caratteristiche ben diverse.  Abile nel leggere la traiettoria della trama offensiva avversaria offre comunque copertura, ma non garantisce la stessa sostanza del Pajarito. In particolare fa fatica nell’uno contro uno, avendo caratteristiche più da trequartista.

Un duello sulla carta equilibrato dunque e che potrebbe soprattutto essere decisivo nell’economia di un match si preannuncia infuocato.

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