Nelle ultime ore Oscar Washington Tabarez ha accettato il rinnovo offertogli dalla Federazione Uruguaiana, legandosi per altri 4 anni alla Selección Celeste e continuando un’avventura che dura dal marzo 2006. Una conferma abbastanza inaspettata, in quanto il Commisario Tecnico durante il mondiale in Russia ha mostrato al mondo i segni della malattia di cui è affetto da qualche anno – una neuropatia cronica che colpisce il sistema motorio chiamata Guillain-Barré – non sembrando più in grado di poter continuare ad allenare.

Durante il trascorso sulla panchina della nazionale sudamericana, El Maestro è riuscito ad ottenere degli ottimi risultati arrivando a centrare per bene 4 volte la qualificazione ai mondiali, precisamente nelle edizioni di Italia 1990 (perdendo agli ottavi di finale) Sudafrica 2010 (classificandosi 4º), Brasile 2014 (terminando il cammino ali ottavi di finale contro la Colombia) e Russia 2018 (uscendo dal torneo contro i neo campioni della Francia).

In ambito continentale ha invece trionfato nell’edizione della Copa América del 2011 battendo in finale il Paraguay per 3-0.

La carriera vissuta con le squadre di Club non è minimamente paragonabile a quanto fatto come C.T.: ha allenato moltissimi club del Sud America, tra questi il Penarol con cui vinse la coppa Libertadores, Deportivo Cali e Boca Juniors. Mentre in Europa ha occupato negli anni ’90 le panchine di CagliariMilan, ma durante la breve esperienza rossonera non è riuscito ad esprimersi come in Sardegna e in Sud America.

UN RINNOVO STORICO

Firmando il rinnovo fino al 2022 Tabárez, al momento 71enne, arriverebbe al termine del contratto ad essere tra i Commissari Tecnici più longevi della storia del calcio, alle spalle di Vittorio Pozzo (Italia, 19 anni) , Hugo Meisl (Austria, 18 anni) ed eguagliando Paul Philipp (Lussemburgo) e Walter Winterbottom (Inghilterra, 16 anni), aggiungendo un altro record al proprio palmarés dopo essere diventato il C.T. con più presenze sulla panchina di una Nazionale (185 gare).

Nonostante la malattia che lo affligge dal 2016, El Maestro si riconferma degno del proprio soprannome, continuando ad allenare la sua amata Selección, proprio come un insegnante che non rinuncia ad esercitare la propria professione per amore dei propri studenti e della materia. La passione spesso è più forte della malattia e, anche al veneranda età di 71 anni, si può continuare a fare ciò che si ama.