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L’effettiva utilità dei maxi tempi di recupero al Mondiale

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Tunisia-Australia

“Di tempo non ne abbiamo poco, ne sprechiamo tanto”. È questa la citazione perfetta per il tema di oggi, presa da un pensatore che ha lavorato tantissimo sul concetto di tempo. L’autore è il latino Seneca e la massima è presa dalle sue “Lettere a Lucilio”, uno dei discepoli dello scrittore.

L’intento di Seneca era quello di far riflettere chi lo ascoltava sul valore del tempo e come questo elemento distinguesse gli uomini saggi dalla massa. Chi sa usare il tempo che ci viene offerto dalla vita, non avrà un’esistenza breve perché saprà prendere il massimo da ogni esperienza, gli altri continueranno a lamentarsi fino alla morte. Si potrebbe riassumere così il concetto principale del pensiero di Seneca.

Tempo, minuti, secondi sprecati, persi. Il calcio torna sempre, perché è una metafora che semplifica la vita. Come? Con i minuti di recupero, che stanno diventando in questo Mondiale veri e propri tempi supplementari che possono ribaltare le partite. Sono tanti i dubbi che questa competizione sta lasciando e sicuramente non fanno eccezione questi recuperi infinitamente prolungati, che tengono gli spettatori allo stadio ben più del tempo previsto.

LA DOMANDA: SERVONO EFFETTIVAMENTE A QUALCOSA?

“Effettiva” nel titolo, “effettivamente” nella domanda riportano a “tempo effettivo”. È questo uno dei temi più discussi degli ultimi anni, in cui, soprattutto nel nostro campionato ma non solo, i minuti giocati in ogni partita continuano a scendere. Prima della sosta Mondiale, in una partita di Serie A di questa stagione si giocavano in media meno di 54’, troppo pochi. Il campionato italiano, purtroppo, non è un’eccezione, perché lo stesso andazzo lo stanno prendendo tutte le competizioni: il calcio sta diventando questo.

Allora in questo senso va la piccola, ma potenzialmente grande rivoluzione di questo Mondiale. I minuti di recupero sono aumentati in maniera esponenziale in modo tale da ottenere uno spettacolo maggiore. La domanda che ci poniamo dopo qualche giorno di Coppa del Mondo è questa: il cambiamento sta servendo a qualcosa? Risposta secca: NO. È giusto, però, argomentare questa dura negazione. In realtà i maxi recuperi sono solo apparenza, perché il tempo di gioco è rimasto lo stesso di quando venivano recuperati solo 4/5’ per match.

 

Lo dimostrano i dati: nella fase a gironi del Mondiale 2018, le partite duravano in media 97’ e il tempo effettivo di gioco medio si aggirava intorno ai 55’. Fino ad ora, i minuti giocati in media a match in questo Mondiale sono circa 106’, ma il tempo effettivo di gioco medio resta comunque fermo sui 55’. A riportarlo è Opta.

CAMBIO DI PASSO: È LA STRADA GIUSTA?

Prima dell’inizio di questo Mondiale, il presidente degli arbitri della FIFA, Pierluigi Collina, si era espresso così riguardo la novità:

“Non meravigliatevi quando vedrete segnalare lunghi recuperi: tra gol segnati, esultanze e perdite di tempo varie, le partite durano troppo poco”.

Nulla di inaspettato, quindi.

Quello che sta emergendo, soprattutto dal dato fornito da Opta, è che l’idea sia potenzialmente giusta ma vada rivisitata. Infatti, agendo in questo modo, ci sarà sempre il rischio di eccessive perdite di tempo e, dunque, il cambiamento sarebbe vanificato.

Tanti spingono per il tempo effettivo durante tutto l’arco della gara. Il maggiore sostenitore di questa ideologia in Italia è Stefano Pioli, che richiede questo rinnovamento ormai da diversi anni. Si era esposto a favore della novità anche l’ex arbitro Clattenburg in un’intervista rilasciata al Daily Mail, nella quale chiedeva di introdurre il tempo effettivo come nel basket: partite da 60 minuti effettivi, divisi in due tempi da 30’.

In questo modo, però, ci sarebbe un grande svantaggio: le partite durerebbero molto più tempo rispetto a ora. Se per ogni perdita di tempo si dovesse stoppare il cronometro, i tifosi dovrebbero rimanere svariate ore allo stadio, per assistere a uno spettacolo che andrebbe a calare inevitabilmente di bellezza con il passare dei minuti.

E ALLORA, QUALE POTREBBE ESSERE LA SOLUZIONE?

Come proposto dall’ex arbitro Luca Marelli, ora anche opinionista negli studi di DAZN, si potrebbe pensare al tempo effettivo solo durante i minuti di recupero. In questa maniera, i prolungati recuperi visti durante questo Mondiale avrebbero una reale utilità e si arriverebbe comunque a giocare più di 60’ senza tenere i tifosi allo stadio più del previsto.

Il fatto che dimostra che questa potrebbe essere la soluzione vincente è stato pubblicato dall’ex portiere della Nazionale, Walter Zenga. La storia su Instagram dell’Uomo Ragno dice tutto: “Germania-Giappone 1-2. 98’ 10” di partita, 7’ di recupero allungati a 8’ 10”. Tempo effettivo di recupero 3 minuti e 35 secondi”.

Il tempo di recupero, che dovrebbe già colmare di suo l’effettivo tempo che si è perso durante i 90′, non viene giocato neanche per la metà. Dunque, dei 16 minuti di recupero di media assegnati, se ne giocano circa 8. Se si mettesse il tempo effettivo nel recupero, e quindi si giocassero tutti i (teorici) 16 minuti, il tempo di gioco effettivo aumenterebbe a 63’ per partita. Sarebbe già una storia ben diversa.

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Calcio Internazionale

Sofyan Amrabat è il perno del Marocco

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Amrabat

Alla vigilia dell’inizio di Qatar 2022 uno dei gironi più attesi era senza dubbio il gruppo F, quello di Belgio, Croazia, Canada e Marocco. Ci si sarebbe aspettato uno scontro per il primato tra i Diavoli rossi e i vice campioni del mondo, scontro fra due dei centrocampi più tecnici ai Mondiali. Ci si sarebbe aspettati il Canada di Alphonso Davies come terzo incomodo per un posto agli ottavi di finale. Invece, la nazionale che più di tutti sta sorprendendo è il Marocco, che ha già un piede e mezzo agli ottavi. I maghrebini hanno certo una rosa di qualità, ma gran parte dei loro meriti vanno a un giocatore che ha dominato in queste prime due partite. Sofyan Amrabat.

I NUMERI DI AMRABAT CONTRO CROAZIA E BELGIO

“Amrabat gioca finché non muore”

Forse vi ricordate di queste parole. Sono quelle di Ivan Juric che, ai tempi dell’Hellas Verona, ha ribadito, a modo suo, la centralità di Amrabat nel suo gioco. Diventato centrale anche alla Fiorentina con Vincenzo Italiano, adesso Amrabat lo è anche per la sua nazionale. Il sorteggio del Mondiale gli ha posto contro Croazia e Belgio. Vale a dire, giocare contro i vari Brozovic, Kovacic, Modric, De Bruyne e Witsel. Giocatori di non poca qualità, insomma.

Il Marocco ha però dimostrato di essere una grande squadra ed è uscita imbattuta (e a reti inviolate) contro entrambi i colossi europei. Sulla copertina, insieme ai big Ziyech e Hakimi, va per però giustamente inserito anche Sofyan Amrabat. L’uomo in più dei Leoni dell’Atlante.

E Ambrabat è davvero l’uomo in più del Marocco, tanto che in campo sembra sdoppiarsi. Nei primi 180 minuti del Mondiale è dappertutto sul terreno di gioco. Pressa chiunque si trovi nelle vicinanze, annulla qualunque attacco avversario e distribuisce palloni su palloni al reparto avanzato.

La sua importanza ci viene mostrata anche da alcuni numeri. Il centrocampista della Fiorentina è quello con più palloni toccati nella sua nazionale, 53 in media a partita. Con una percentuale di successo dell’87,2%, superiore anche a quella di Brozovic. È vero, rispetto al centrocampista dell’Inter e a Witsel (le sue controparti di Croazia e Belgio) tocca molti meno palloni, ma è anche vero che il Marocco tiene molto meno il possesso della sfera (34% di media a partita). Dunque, è la qualità dei suoi tocchi che fa la differenza.

Nel gioco di Regragui, mirato alla verticalizzazione immediata, è lui, infatti, che si occupa del primo possesso dei maghrebini. Abbassandosi fra i centrali di difesa e avviando la manovra della squadra, smista palloni con precisione. Soprattutto sulle fasce presidiate da Hakimi e Ziyech da una parte e da Mazraoui e Boufal dall’altra. Il gioco del Marocco si basa tutto su questo e, per ora, la tattica sta funzionando soprattutto grazie al suo numero 4.

IL DISTRUTTORE DELLE MANOVRE AVVERSARIE

Il suo contributo è però vitale in fase difensiva. Il suo pressing ha costretto Modric e De Bruyne a giocare delle partite anonime. Ha vinto il 75% dei contrasti che lo hanno visto coinvolto. Spesso è lui, inoltre, che marca il centravanti avversario, anche in area di rigore, giocando come centrale aggiunto.

Una statistica però pone Sofyan Amrabat al primo posto tra i centrocampisti di tutto il Mondiale qatariota e ci fa ben capire la sua importanza in fase difensiva.

L’ex Hellas Verona è infatti al primo posto per palloni intercettati in tutta la Coppa del Mondo, ben 18 in totale. Una media dunque di ben 9 a partita finora. Una vera e propria diga, dunque, sulla quale si stanno infrangendo anche i migliori giocatori del mondo.

Persino la sua ammonizione, che può sembrare un macchia nelle sue finora ottime statistiche, è stata vitale per la squadra. Essendo arrivata per contrastare Luka Modric, al 78esimo del match contro la Croazia. In un’azione di contropiede in campo aperto, Amrabat ha preferito saggiamente stendere il trequartista del Real Madrid.

ANCHE ALL’ESTERO SI STANNO INTERESSANDO A LUI

Le prestazioni di Sofyan Amrabat lo pongono quindi fra i migliori giocatori del Mondiale in queste prime due partite. Forse il migliore degli “italiani” presenti alla kermesse. Le sue prestazioni non stanno però passando inosservate. Non c’è da stupirsi, almeno non per il  ct Regragui, che ha recentemente affermato:

“È un giocatore chiave per i miei progetti. Mi aspetto che si trasferisca in un top club europeo dopo il M0ndiale”.

La Serie A può dunque perdere uno dei suoi giocatori in rampa di lancio, con la Fiorentina che ha però un’opzione per il rinnovo fino al 2025. Su di lui però sta facendo più di un pensierino anche il Tottenham di Antonio Conte, che potrebbe dargli la possibilità di giocare in Champions League, desiderio espresso anche dallo stesso Amrabat.

Se è vero che speriamo che il marocchino non si muova dal nostro campionato, sarebbe altresì interessante vedere in che modo distruggerà le manovre offensive delle migliori squadre del continente, proprio come sta facendo al Mondiale.

 

 

 

 

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Che fine ha fatto Lucio? Pedina fondamentale nell’Inter di Mourinho

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Inter

CHE FINE HA FATTO LUCIO? PEDINA FONDAMENTALE NELL’INTER DI MOURINHO – Nella storia del calcio più recente abbiamo avuto l’onore di ammirare calciatori talentuosi e dall’estro decisamente creativo, ma è anche vero che negli ultimi anni il panorama calcistico ha accolto e acclamato anche chi con il pallone tra i piedi non ha mai entusiasmato. È infatti il caso dei giocatori più rustici ma mai banali, spesso chiamati a fare il lavoro sporco.

Da Materazzi a Pepe, passando per Chiellini, fino ad arrivare a Lucio, questi rappresentano solo una piccolissima parte della tipologia di atleti appena evidenziata ma che in un modo o nell’altro verranno ricordati. In particolare modo l’ultimo, ormai accasatosi in una parte definita del cuore dei tifosi dell’Inter. Grazie alla sua esperienza in neroazzurro, infatti, Lucio vanta il Triplete del 2010 sotto la guida di José Mourinho.

INTERNACIONAL PRIMA, LA GERMANIA POI

I primi scorci di carriera di Lucio si intravedono nel 1997, quando firma il suo primo contratto da professionista con l’Internacional di Porto Alegre. Rispetto agli altri profili esaminati all’interno di questa rubrica firmata Numero Diez, infatti, il difensore brasiliano scala la classifica e si aggiudica il primo posto per anzianità. In patria ci resta inizialmente per tre stagioni e grazie alle quali riesce a fiondarsi nel calcio europeo. Si trasferisce quindi in Germania, al Bayer Leverkusen, lanciando un chiaro segnale alla Nazionale maggiore: il Mondiale non è solo un obiettivo. Così, dopo aver stregato Scolari a suon di buone prestazioni e gol, si impone al centro della difesa verdeoro trionfando nella Coppa del Mondo del 2002.

E chiunque giochi in Bundesliga spiccando notevolmente finisce per vestire la maglia del Bayern Monaco, matematico. Il suo trasferimento avviene nel 2004 e in Baviera ci resta fino al 2009; con la maglia rossoblù Lucio mette a referto 218 partite e 12 reti che gli permetteranno di confermarsi come uno dei migliori difensori del pianeta.

QUI INTER: IL TRIPLETE È STORIA

Proprio con il passaggio dalla Germania all’Italia e dal Bayern Monaco all’Inter il brasiliano si addentra forse nel periodo più felice della sua carriera insieme a quello della vittoria del Mondiale. In Serie A, infatti, Lucio trascorre solamente tre anni e mezzo lasciando un ricordo indelebile ai tifosi neroazzurri. Sulla panchina del club milanese sedeva José Mourinho e dopo aver conquistato quattro scudetti consecutivi decide di puntare sull’esperto difensore per ambire ancora più in alto.

Così Lucio aggiunge al suo palmarès prima un campionato italiano, allungando il filotto di scudetti consecutivi conquistati in Italia a cinque (poi eguagliato e superato dalla Juventus arrivata a quota nove), dopo la Coppa Italia e infine la Champions League. L’Inter dello Special One diventa quindi la prima squadra italiana a vincere tutte le competizioni presenti in una stagione e a fare il Triplete.

“E’ stato un periodo meraviglioso, con tanto divertimento, tante persone fantastiche e tanti titoli. Mi sono fatto molti amici. E con i compagni nel 2010 abbiamo fatto la storia. Mourinho è stato estremamente importante. Un motivatore che ha tirato fuori il meglio da ogni giocatore. Era molto esigente, ma anche totalmente simpatico, onesto e diretto. Grazie a lui, io e i miei colleghi abbiamo fatto una stagione spettacolare. José è stato il miglior allenatore che ho avuto in tutta la mia carriera” dirà Lucio qualche anno più tardi.

IL CAPITOLO JUVE E IL RITORNO IN BRASILE

Al termine della stagione 2011-2012 il contratto di Lucio viene risolto consensualmente con l’Inter e l’ex Bayern Monaco finisce per approdare a Torino, sponda Juventus. Impensabile fino a qualche mese prima, soprattutto dopo aver vinto tutto con quei colori e considerando la rivalità storica tra le due squadre. Ma allora la Vecchia Signora era solita concludere operazioni a costo zero grazie alla lungimiranza di Beppe Marotta e il trasferimento finì per concludersi senza troppi se e senza troppi ma.

Tuttavia l’esperienza di Lucio sotto la guida di Antonio Conte si rivela inferiore alle aspettative. Il giocatore, infatti, decide insieme alla squadra di dirsi addio dopo appena quattro mesi e quattro presenze. Proprio dopo alcuni screzi con l’allenatore toscano, l’ex Inter lascia per tornare in Brasile, al San Paolo. Ma la carriera del difensore vittorioso sembra ormai in declino, tanto che nel giro di pochi anni finisce per giocare anche per Palmeiras, Goa, Gama e infine Brasiliense senza ottenere risultati positivi.

Nel 2019 annuncia il ritiro dal calcio giocato e resta in attesa di una possibile chiamata che possa concedergli di ricoprire ruoli di dirigente o allenatore. Attualmente, però, Lucio non ha ancora preso impegni e resta alla finestra. Quanto fatto sul terreno di gioco non sarà mai dimenticato e chissà che non possa ripetersi fuori dal rettangolo verde, magari in vesti differenti.

 

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L’Inghilterra passa agli ottavi di Qatar 2022 se…

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Inghilterra

L’INGHILTERRA PASSA AGLI OTTAVI DI QATAR 2022 SE… – Dopo la convincente vittoria per 6-2 contro l’Iran, l’Inghilterra ha fallito il match point per passare matematicamente agli ottavi dei Mondiali. Contro gli Stati Uniti, infatti, la Nazionale dei Tre Leoni non è andata oltre lo 0-0, risultato che va stretto ad entrambe le squadre. Nonostante ciò, gli inglesi sono comunque ad un passo dalla qualificazione alla fase ad eliminazione diretta.

Gli uomini di Southgate, ad oggi, sono primi nel girone D con 4 punti, con una differenza reti che recita +4. Alle loro spalle c’è l’Iran con 3 punti e -2 di differenza gol. Successivamente ci sono gli Usa a 2 punti (0 come differenza reti) e, infine, il Galles a 1 punto e -2 come differenza gol.

Nell’ultima giornata della fase a gironi ci sarà proprio il match tra Inghilterra e Galles, che decreterà la classifica finale del girone D. Le possibilità di eliminazione sono ridotte al minimo per gli inglesi. I vicecampioni d’Europa, però, certamente non si accontenteranno di una “semplice” qualificazione agli ottavi, ma punteranno a conquistare anche il primato nel girone D dei Mondiali 2022. Basta chiacchiere, analizziamo nel dettaglio le possibili combinazioni!

VITTORIA O PAREGGIO CONTRO IL GALLES

L’Inghilterra, ovviamente, se dovesse battere il Galles passerebbe automaticamente il girone. Stesso verdetto anche in caso di pareggio: i ragazzi di Gareth Southgate si porterebbero a 5 punti e sarebbero matematicamente qualificati al turno successivo.

VITTORIA DEL GALLES CON TRE RETI DI SCARTO

Nel caso in cui il Galles dovesse battere l’Inghilterra con tre reti di scarto, la Nazionale dei Tre Leoni sarebbe comunque qualificata agli ottavi, perché avrebbe la stessa differenza reti (+1), ma un maggior numero di gol realizzati rispetto ai gallesi. Inoltre questo verdetto non dipenderebbe dall’esito dell’altro match del girone D, Iran-USA.

VITTORIA DEL GALLES CON QUATTRO RETI DI SCARTO

Se, invece, il Galles dovesse vincere con ben quattro gol di scarto, l’Inghilterra sì qualificherebbe agli ottavi in caso di pareggio tra USA e Iran.

 

 

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Portogallo-Uruguay, duello a centrocampo: Fernandes contro Valverde

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PORTOGALLO-URUGUAY, DUELLO A CENTROCAMPO: FERNADES CONTRO VALVERDE – Tra le gare più interessanti della seconda giornata di Qatar 2022, impossibile non citare la sfida tra Portogallo e Uruguay. Partita fondamentale per gli equilibri del gruppo H, nonché occasione di vedersi sfidare due tra le squadre più attrezzate dell’intero torneo. Sfida che, in virtù di quanto successo nella prima partita, assume valori diversi per le due nazionali. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo è infatti a caccia della vittoria che varrebbe il passaggio matematico agli ottavi. I sudamericani invece, essendo reduci da un pareggio, dovranno tentare il tutto per tutto per non ridursi all’ultima giornata.

Una partita dunque che offre diversi spunti interessanti ed altrettanti duelli. Uno su tutti è quello riguarda i motori di entrambi le squadre: Bruno Fernandes e Federico Valverde. Due centrocampisti con caratteristiche diverse ma entrambi fondamentali nel gioco dei rispettivi allenatori. Andiamo nel particolare ad analizzare questo importante duello in mezzo al campo.

 

COSTRUZIONE DEL GIOCO

I due calciatori ricoprono la stessa posizione in campo, ma per caratteristiche si differenziano di molto nelle diverse fasi. Per quanto riguarda la costruzione di gioco il portoghese si lascia preferire, anche se di poco. Le trame offensive del Portogallo, infatti, passano spesso dai piedi di Bruno Fernandes. Molto più geometrico, offre oltre ad una grande visione di gioco, anche un’ottima tecnica che gli consente di trovare più soluzioni, soprattutto in verticale.

Valverde non è però da meno. Anche il suo bagaglio tecnico gli consente di rendere efficace la costruzione della manovre, ma rispetto al centrocampista dello United,  ha caratteristiche meno da regista. Più che abbassarsi e smistare, preferisce lo scarico per poi andare ad attaccare lo spazio.

Nella prima giornata si è già intravista la differenza tra i due in questa fase. Contro il Ghana, Fernandes si è reso protagonista con due assist. In particolare nell’assist per il 2-1 di Joao Felix, l’imbucata con cui taglia fuori la difesa e mette l’attaccante solo davanti al portiere, certifica l’eccezionale visione di gioco dell’ex Sporting Lisbona.

FASE OFFENSIVA

La fase offensiva li vede entrambi grandi protagonisti. Partendo stavolta dall’uruguayano, le sue qualità si sono già ampiamente viste quest’anno al Real Madrid.  In stagione fino ad ora, ha già realizzato 8 gol, in cui ha messo in mostra il suo ampio repertorio. In particolare il tiro da fuori, potente e preciso, si è rivelato letale nella maggior parte delle occasioni. Contro la Corea del Sud ci ha provato in 3 occasioni, ma senza trovare lo specchio della porta.

Altra importante qualità è l’inserimento nello spazio, essendo molto veloce tra le linee. Bruno Fernandes invece, i grandi numeri delle prime stagioni al Manchester United, sembra aver arretrato il proprio raggio d’azione. Resta però  la chiave degli attacchi portoghesi. Oltre a contribuire allo sviluppo del gioco, resta un pericolo per le difese avversarie.

Anche lui abile nell’inserimento, preferisce però partire da dietro. Dotato anche lui di un ottimo tiro da fuori, è abile nel tiro a giro sul secondo palo. Con la sua fantasia, ha dimostrato più volte di poter inventare dal nulla la giocata vincente, anche direttamente da calcio piazzato.

INTERDIZIONE

Entrambi i centrocampisti risultano abbastanza completi, essendo abili anche nella fase di non possesso. In questo caso però, a brillare è Valverde. Veloce, fisico ed intelligente tatticamente, copre più zone del campo. Il centrocampista del Real Madrid offre grande copertura anche a livello difensivo e non si sottrae neanche agli interventi più vigorosi.

Altrettanto intelligente in fase di interdizione, Fernandes offre però caratteristiche ben diverse.  Abile nel leggere la traiettoria della trama offensiva avversaria offre comunque copertura, ma non garantisce la stessa sostanza del Pajarito. In particolare fa fatica nell’uno contro uno, avendo caratteristiche più da trequartista.

Un duello sulla carta equilibrato dunque e che potrebbe soprattutto essere decisivo nell’economia di un match si preannuncia infuocato.

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