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The Joker. L'eroe di cui abbiamo bisogno.

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The Joker. L’eroe di cui abbiamo bisogno.

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Come ogni sport, forse anche di più, l’Nba scrive la sua storia sulle spalle di luminosi protagonisti. Il basket è uno sport di squadra, spesso però, nel modo di fare americano, l’individualità spicca sul collettivo. Questo non declassa assolutamente l’importanza del team, senza il quale la stella non avrebbe la base sulla quale ergersi per brillare in cielo. Non esisterebbe nessun Jordan senza Pippen, Paxsons, Grant, Kerr e tutta la compagnia dei leggendari Bulls degli anni ’90. Quanti si ricordano di His Airness? Tutti. Gli altri molto meno.

Le stelle Nba ci hanno raccontato storie diverse, ma per molti versi simili. Storie di afroamericani che cercano un riscatto sociale, che trovano nello sport una via di fuga per uscire da situazioni di indigenza e povertà. Non è un segreto che la maggior parte dei fenomeni Nba sia di origine afroamericana, ovvero discendente degli schiavi africani importati in America durante il periodo delle tratte. Uomini alti e muscolosi, fisici granitici, potenti e con un atletismo che non si riesce a capire come possa convivere con una massa tanto giganteggiante. Veri e propri campioni di atletismo, uomini fuori dal comune. A parte Larry Bird la fisicità scultorea è la norma nell’Nba moderna.

UNA SCELTA DIFFERENTE

Sull’altopiano del Colorado però c’è chi ha una gran voglia di stupire, in tutti sensi. I Nuggets hanno battuto e dominato i favoritissimi Clippers nell’ultima partita, dimostrando di poter vincere la serie. La prestazione di squadra è stata sontuosa: la garra (per dirla con un termine calcistico) di Harris, l’imprevedibilità e la tecnica di Murray, il talento grezzo e purissimo di Porter Jr., la rotazione importante con Grant, tutto vero. Il protagonista però è stato un altro: passaporto Serbo e faccia pallida e da bonaccione. Nikola Jokic ha dettato legge sul parquet della bolla, ancora una volta, ancora stupendo tutti. E’ lui la stella dei Nuggets, squadra rivelazione delle ultime stagioni. Le prestazioni monstre ai Playoff, quando si gioca duro insomma, lo stanno consacrando sempre più come star assoluta della lega e non più come buon giocatore con fiammate estemporanee. Nikola Jokic si sta prendendo una poltrona nell’olimpo del basket statunitense. E si, lo sta facendo con quell’espressione li, di chi ha appena finito una grigliata tra amici e si sta per sdraiare, satollo, per un pisolino.

MACCHINA DA GUERRA

Il viso paffuto con le gote rosse di Jokic, ironie a parte, nasconde un combattente vero sul parquet, rispettando in pieno la tradizione serba. “Una macchina da guerra serba di 2.13m tirata a lucido” come lo aveva definito coach Malone prima dei Playoff. Il dimagrimento (circa 15 kg negli ultimi) non però riesce pienamente a nascondere il viso pienotto di un ex bambino sovrappeso che ha avuto in dote un talento inimmaginabile e lo ha fatto fruttare.

Jokic porta con sé una struttura fisica immensa che spesso gli è valsa qualche critica. Molti lo vedevano inadatto ad affrontare una lega così peculiarmente atletica come l’Nba. Il peso di Jokic appena arrivato in Nba si aggirava attorno ai 130 kg, decisamente troppo per sostenere i massacranti ritmi del basket a stelle e strisce. Spesso il serbo si trovava in difficoltà contro avversari più veloci e fisicamente più prestanti di lui, in particolar modo nella metà campo difensiva, suo vero tallone d’Achille.

TEORIA DELLA MATRIOSKA

Jokic è uno dei giocatori più atipici della storia tanto che Buffa lo definisce “un playmaker intrappolato in un fisico da centro”. Un gigante che ha la visione di gioco e una abilità di passaggio e tiro tipiche di una point guard. Cecchino infallibile e gran palleggiatore, sembra che da un momento all’altro si debba aprire come matrioska da cui esce il vero Jokic, un piccolo ed agile playmaker di 1,85.

La gigantesca mole del suo fisico (2.13 per 130 kg fino a qualche mese fa) lo ha sempre in qualche modo limitato. In quarantena, a questo proposito, dopo aver annunciato di aver contratto il Coronavirus, perde quasi 20 kg, ed è praticamente irriconoscibile. Tuttavia sembra tutt’altro che debilitato dal brusco dimagrimento e dallo stop forzato.

GIGANTE ESILARANTE

Anzi, col suo consueto spirito da buontempone con cui nel passato aveva detto di passare il tempo nella pre-season guardando i Pokemon, dichiara di non essere dimagrito molto e di aver solo smesso di bere Coca-Cola. In una precedente intervista aveva confessato di essere solito berne tre litri al giorno. Queste uscite fanno capire molto del gigante buono serbo, e di quanto si discosti dalla tradizionale immagine di gladiatore coriaceo ed immarcescibile legata al campione Nba. Il fatto è che lui un campione, cifre alla mano, lo è a tutti gli effetti. Ed è per questo che lo si ama tanto. 

Jokic in una foto da ragazzino. (fonte @lagiornatatipo)

INCONTENIBILE

Denver la scorsa notte era più volte data per spacciata contro la squadra probabilmente più forte della Nba, almeno sulla carta, ed ha ribaltato ogni pronostico grazie alle giocate immense di the Joker. 34 punti, 14 rimbalzi, 7 assist. Sono numeri vertiginosi di una prestazione, completamente dominante. Harrel e Zubac non riescono a fermarlo, nemmeno con le cattive. La maggiore fluidità dei movimenti dopo il dimagrimento lo rende più veloce in transizione e vicino a canestro. La coordinazione e il modo visionario di giocare a basket, d’altro canto, sono rimasti gli stessi.  

The Joker incarna lo spirito serbo. Il cuore, il sacrificio, quando sgomita paonazzo, in debito di ossigeno, si vedono, quasi si toccano. Incontenibile sul campo, brillante fuori. “Ho il tempo di riflettere perché corro lento” ammette con disarmante autoironia ad una giornalista che gli chiede come faccia ad avere una visione di gioco tanto accurata. Nikola Jokic è l’eroe normale, genuino, semplice ma geniale. Un pittore di perfette tele cestistiche che tutto sembra, fuorché un atleta. La sua scioccante normalità contrasta con le scolpite, perfette, granitiche stelle Nba.

“THE JOKER” UNO DI NOI

Vederlo danzare con la palla in mano, trovare passaggi impossibili, parabole perfette da distanze siderali con una coordinazione tanto improbabile quanto sinuosa e letale è pura poesia. In un mondo dove tutto è apparenza è quantomeno confortante sapere che il basket è uno sport per tutti. Jokic avvicina il basket alle persone normali, che tutti i giorni mettono i calzettoni di spugna e le scarpe in fredde e polverose palestre di provincia. Poco importa se è alto 2.13 metri ed è stato benedetto da una mano perfetta ed un quoziente intellettivo cestistico fuori dal comune. Jokic assomiglia tanto ad uno di noi. 

(Fonte immagine in evidenza: profilo IG @lagiornatatipo)

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Basket

LeBron James, i principali record della sua carriera

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LeBron James

Il record dei 40.000 punti di Lebron James è soltanto la punta dell’iceberg di un giocatore che, a 39 anni (40 a dicembre) fa ancora scuola nell’intera NBA. I suoi Los Angeles Lakers perdono ma LeBron entra, con più forza, nella storia del basket. Quello che impressiona è la costanza in più di vent’anni di carriera. Andiamo a vedere i principali record del Chosen One.

Per capire subito l’entità e la caratura del giocatore, cominciamo proprio dal canestro che lo ha consegnato non alla storia, ma alla leggenda. Infatti, contro i Nuggets, LeBron è diventato l’unico giocatore della storia a segnare 40.000 punti. 

I RECORD DI LEBRON JAMES

Parlavamo di costanza e LeBron è anche l’unico giocatore della storia ad avere almeno 25 punti di media in 19 stagioni consecutive. Nel 2005-2006, poi, entra subito nella storia, a 22 anni, grazie alla vittoria dell’All-Star Game MVP Award. Con i Cleveland Cavaliers quella stagione, fa registrare una media di 31,4 punti a partita e vince il premio nella partita delle stelle diventando il più giovane di sempre a riuscirci. È anche il giocatore più giovane ad aver vinto quattro MVP. Un altro record è l’essere stato il più giovane a segnare 2.000 punti in una stagione, ed essere nominato MVP dell’All-Star Game.

Passando ai record di anzianità, bisogna mettere in conto che LeBron è il più vecchio di sempre ad aver completato una tripla doppia da 30 punti e avere una media di 30 punti in una stagione. Infine ultimo, per darvi solo alcuni highlights di quello che è ed è stato il percorso di LeBron in NBA, è il giocatore più vecchio ad aver messo a segno 25+ punti in 11 partite consecutive.

È l’unico giocatore ad aver vinto il premio MVP delle Finals con tre squadre diverse (Miami Heat, Cleveland Cavaliers e Los Angeles Lakers). Detiene la striscia attiva più lunga di partite consecutive con almeno 10 punti segnati: 1.205, nel 2018 ha superato Michael Jordan, attuale secondo in classifica, che è fermo a 866. Ancora attiva anche la striscia di 280 partite consecutive ai play-off con almeno un punto: 280, di cui 278 con almeno 10 punti segnati. Ai play-off è anche l’unico giocatore ad avere tre triple doppie da almeno 40 punti: nessun altro ne ha più di una.

Nelle Finals 2016 contro GSW è diventato l’unico giocatore a guidare entrambe le squadre per punti, rimbalzi, assist, stoppate e recuperi in una serie intera. E ci sono ancora tantissimi altri record, di minore importanza, che sottolineano l’incredibile carriera di LeBron James.

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Harden imita Beckham: vuole una stella per i suoi Houston Dynamo

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James Harden, cestista statunitense che ha vestito la maglia dei Philadelphia 76ers nell’ultima stagione, ha deciso di acquistare qualche tempo fa alcuni azioni degli Houston Dynamo. Harden ha trascorso ben nove anni in Texas e ha deciso quindi di investire sulla squadra di calcio di Houston che disputa la MLS. Ora, con l’arrivo di Lionel Messi all’Inter Miami di proprietà di David Beckham, il play americano sogna un colpo simile per la sua squadra. Ha infatti rilasciato recentemente alcune dichiarazioni a USA Today Sports: Cerchiamo un campione che venga a Houston. Sappiamo tutti quanto incredibile è Messi, che a Miami insieme alla sua famiglia si sta trovando bene. Anche noi cerchiamo qualcuno che venga nella nostra franchigia e siamo sicuri che lo troveremo. Non me ne occupo io direttamente, ma il club è al lavoro”.

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Altri Sport

Clamoroso Lebron James, le sue parole sul possibile ritiro: “Ci devo pensare”

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Lebron

Nella nottata italiana i Los Angeles Lakers di Lebron James sono stati battuti, e eliminati per 4 a 0, dai Denver Nuggets per 111-113. Lakers che non riescono a riaprire la serie e che manda i Nuggets alle Finals aspettando la vincente di Miami-Boston.

Oltre che per la sonora sconfitta sulle 4 partite, il mondo del NBA è rimasto scosso per le dichiarazioni di Lebron James nel post partita, che lasciano pensare ad un possibile ritiro:

“Ho molto su cui pensare a livello personale sulla possibilità di proseguire con il basket, devo riflettere a fondo”

Dichiarazioni bomba del 4 volte campione NBA, che nonostante abbia ancora 2 anni di contratto, con l’ultimo opzionale, non pare più cosi certo di voler continuare a calcare i parquet della NBA. L’idea a cui tutti pensavano era quelli che il “Re” avrebbe aspettato il draft del figlio Bronny, per giocare una stagione insieme a lui. Ha poi confermato alla domanda sul possibile ritiro ai microfoni di un giornalista ESPN.

Poco prima, sempre nella conferenza stampa post partita, si è espresso così su una domanda riguardante la sua visione sulla prossima stagione:

Vedremo cosa succede… non lo so. Non lo so. Ho molto a cui pensare a dire il vero. Personalmente, quando si tratta di basket, ho molto a cui pensare. Penso che sia andata bene, anche se non mi piace dire che è stato un anno di successo perché non sto giocando per nient’altro che vincere titoli in questa fase della mia carriera. Non mi diverto solo a fare una finale di Conference. L’ho giocata molte volte. E non è divertente per me non essere in grado di fare una finale di campionato”.

 

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Basket

[VIDEO] Finale di Basket islandese: parte un coro contro la Juventus

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Simpatico siparietto quello avvenuto sabato durante la finale Scudetto del campionato islandese di basket.
Durante un momento di pausa del match tra Valur Reykjavik e Tindastoll, lo speaker del palazzetto ha fatto partire la celebre canzone dei Ricchi e Poveri, “Sarà perché ti amo”.

Fino a qui nulla di strano, ma durante il ritornello, il pubblico si lancia nel celebre coro (di matrice milanista) contro la Juventus, proprio sulle note della canzone.

Un episodio che ha già fatto il giro del mondo e che ha strappato un sorriso a molti in Italia, anche ai tifosi bianconeri.

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