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In the name of Love

Amore. Tante sfaccettature, tante tipologie, tanti modi per esprimerlo, per provarlo. Per una donna, per un uomo, amico o compagno che sia, che sia un amore fisico o semplicemente un’affinità caratteriale, l’Amore è uno dei sentimenti più forti dell’animo umano: è colui che storicamente ti scaglia oltre la ragione, colei che dovrebbe frenarti e farti riflettere. No, l’Amore è passione pura, è una spinta che viene dal cuore e ti lancia, a prescindere dalle controindicazioni o dai rischi che si possono incontrare.

La storia che lega l’Amore per un amico, per un compagno di avventure, e perché no, di vita, è quella che ha unito Davide Astori e Milan Badelj, i due timonieri in campo della Fiorentina, divisi soltanto da un destino beffardo, avverso, diabolico. Due giocatori sì importanti dentro il rettangolo verde, ma quanto mai fondamentali nel contesto generale dell’ambiente viola, quello in cui tanti giovani ragazzi si sono trovati catapultati, e nel quale cercavano qualche riferimento a cui affidarsi. Questo sono, erano, Astori e Badelj, uniti da un destino diverso ma tanto simile. Davide Astori arriva a Firenze all’inizio del ciclo Sousa, si prende col tempo i gradi di leader difensivo in campo e di leader a tutto tondo nello spogliatoio: alla fine del ciclo portoghese, la squadra viene smantellata e ricostruita da zero, e tra le poche certezze c’è proprio Astori, nuovo simbolo e nuovo capitano della Fiorentina, dopo le partenze di Gonzalo Rodriguez e Borja Valero.
Un altro di quei giocatori che non è stato colpito dall’ondata di rinnovamento è proprio Milan Badelj. Un contratto in scadenza 2018, una partenza che pareva scritta in estate, fino al colloquio tra il croato ed il nuovo mister Stefano Pioli: “resta con noi, almeno un anno, sarai il metronomo della nostra squadra”. Pioli convince Badelj, al numero 5 viola piace l’umanità e la carica che appartiene al nuovo allenatore, e accetta insieme alla società di rimanere, anche col rischio di andarsene a scadenza.

Come detto, la Fiorentina è giovane, tutto sommato con un discreto quantitativo di talento al suo interno, ma con altrettanta inesperienza; Badelj e Astori sono le chiocce, nonostante non siano così anziani, avendo rispettivamente 31 e 29 anni. I giocatori guardano a loro, e loro guardano, anzi guidano i loro compagni. Fino a quel tragico 4 marzo, quando a Udine si è spenta la Luce, quella luce splendente che brillava dentro lo spogliatoio viola, quando si è spento Davide Astori. 

Lo spogliatoio si è perso in un pianto collettivo, che ha toccato tutti, dal più giovane della rosa fino all’allenatore e tutti gli altri membri della macchina viola; il crollo emotivo più che lecito, il disorientamento che è arrivato immediatamente dopo, ogni tappa è stata guidata da un uomo col volto solcato dal dolore, che in tutti i modi cercava di mascherare, ma che era evidente nei segni che affliggevano il suo viso: Milan Badelj è stato abbandonato troppo in fretta da un destino che si è portato via il suo compagno più forte, emotivamente più solido, uno dei pochi ai quali poteva affidarsi senza perdere la sua leadership; ed è proprio per questo che ha dovuto prendersi la responsabilità di fare da traino ad un gruppo che aveva perso la sua guida.

Proprio Badelj ha posto la rosa bianca, il pensiero della squadra al suo capitano, al “muro del pianto”, la cancellata riempita di sciarpe, messaggi, bandiere di ogni genere nei pressi della tribuna del Franchi. Badelj ha anche letto quella straziante lettera durante la cerimonia funebre, l’unico che ha preso la parola insieme al fratello di Astori durante il funerale; commosso, con la voce rotta dal dolore, ma ha portato in fondo quella lettera, perché così avrebbe voluto Davide. Ha onorato il contratto con le televisioni andando a parlare nel prepartita di Fiorentina-Benevento, ha giocato da leader tecnico e carismatico una partita surreale, portandola in fondo, vincendola, e scoppiando in un pianto senza fine proprio sul finale del match.

Badelj è esploso, dopo una settimana in cui ha dovuto mantenere l’integrità emotiva, davanti ai suoi compagni, quasi a voler dire “dobbiamo andare avanti per Noi, quindi anche per Lui”. Perché ogni leader, dentro di sé, è un uomo fragile.

Oggi la Fiorentina sta cercando pian piano di ritrovare la sua quotidianità, quella in cui continua a mancare il Capitano, ma che purtroppo deve tornare ad essere la normalità. Sono arrivate due vittorie, quella contro il Benevento e quella contro il Torino: due partite diverse, la prima in un ambiente che aveva ben poco di normale, la coreografia, il silenzio, il ricordo ancora vivissimo; la seconda invece una partita più vera, nella quale i Viola hanno sottomesso per larghi tratti del match il Torino di Mazzarri, che però era riuscito a recuperare il gol di Veretout nei minuti finali, con una rete del Gallo Belotti.

Poi nel recupero è arrivato il rigore che ha deciso il match, battuto e realizzato da Cyril Théréau – entrato malissimo nel match ma a suo modo decisivo – e che ha dato ai Viola i 3 punti. 3 punti di cuore, di carattere e di grinta. Tutte caratteristiche che incarnavano l’essenza di Astori, e che incarnano attualmente quella di Milan Badelj. Il croato è diventato ancor più di prima il leader tecnico del centrocampo viola, colui che si va a prendere ogni pallone dalla difesa per poter costruire la manovra. Talvolta sembra quasi che i giocatori della Fiorentina, nei momenti di difficoltà, vadano immediatamente da Badelj, quasi come se fosse un riflesso incondizionato. “La passo lì, tanto c’è Milan”. Quasi come la frase letta proprio da Badelj nella lettera della squadra, “tanto c’è Davide”.

Badelj irradia calcio, ha i tempi del regista moderno, quello che recupera palla facendo da schermo davanti alla difesa e che allo stesso tempo ha la lucidità per rigiocare il pallone nel posto giusto ed al momento giusto. Ha sufficiente forza fisica per reggere anche avversari più dotati atleticamente, non è velocissimo ma la sua intelligenza tattica gli permette di farsi trovare sempre nella posizione più consona alla fase di gioco, ma soprattutto ha una qualità tecnica invidiabile.

Un giocatore così fa gola alle grandi squadre: qualche mese fa si parlava addirittura di Bayern e Borussia, oggi invece più verosimilmente le voci vorrebbero Badelj vicino alla Roma, alla Lazio, al nuovo Valencia, insomma a squadre che competono per l’Europa che conta. Pareva scontato che a Milan rimanesse solo da decidere la nuova destinazione, visto che l’avventura in Viola pareva finita. Ma ad oggi le cose sono cambiate, perché dentro il croato c’è una voce che lo vorrebbe far rimanere a Firenze, per onorare la fascia di capitano del suo Amico, del suo Capitano, di colui con il quale stava mettendo le basi per una nuova Fiorentina.

Badelj ci sta pensando seriamente, perché la sua famiglia sta benissimo a Firenze, e lui allo stesso modo si trova a meraviglia con il viola addosso. La società non gli sta mettendo fretta, lasciandogli tutto il tempo per pensare e riflettere. E chissà che non scelga davvero di rimanere alla Fiorentina, anche per Davide Astori, per continuare quello che stava costruendo, sulle basi di un contratto in viola a vita.

Badelj ci pensa. In nome dell’Amore. 

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