INTRODUZIONE ED INIZI DI CARRIERA

Il Milan è una realtà che ormai non sorprende più nessuno, in quanto artefice di un anno solare praticamente perfetto, condito da record che hanno letteralmente riaperto i lucchetti dei cuori rossoneri e degli amanti del bel calcio.

Il 2020 ha infatti riportato i colori rossoneri alle più alte vette del calcio italiano, attraverso un’evoluzione di pura competenza, visione e valori umani, in cui l’allenatore parmense è riuscito a toccare le giuste corde e ad estrapolare il meglio dai propri calciatori, ponendoli nelle loro posizioni ideali e dandogli una serenità che non avevano mai avuto prima.

Tra le fila della sognante squadra di Pioli c’è un ragazzo che è divenuto, nel giro di poco tempo, un fattore determinante, una figura che si sta facendo largo fra i più grandi interpreti del suo ruolo ad ampie falcate, attraverso gol, giocate da grande campione ed una costante maturazione, che lo hanno posto, dati alla mano, fra i giocatori più importanti dell’attuale Serie A e fra i più decisivi dell’olimpo europeo: Theo Bernard François Hernández.

Il giovane terzino francese nasce calcisticamente nel Rayo Majadahonda, squadra di un quartiere autonomo madrileno senza particolare tradizione o spessore calcistico. Ad appena dieci anni viene selezionato per le giovanili dell’Atletico Madrid, club che ha una rinomata cura verso i giovani talenti, per via di una politica societaria volta alla valorizzazione della “cantera” ed alla cultura del lavoro. Theo non ci mette molto a scalare le gerarchie della squadra, e dopo una bella crescita nella squadra B dei “colchoneros” viene ceduto in prestito all’Alavès, dove realizza una stagione a dir poco straordinaria per potenzialità espresse e rendimento in campo, arricchita da una finale di Copa del Rey persa contro il Barcellona in maniera dignitosa.
Una meteora era appena caduta sui campi della Primera Divisiòn spagnola, ed il Real Madrid, sempre attento a mettere il naso sui migliori giovani sulla piazza, si interessa fortemente al ragazzo, tanto da sborsare ben 30 milioni per fargli vestire la “camiseta blanca”. L’avventura nella parte bianca di Madrid non è però delle migliori, complice l’impatto con una maglia dal peso imponente come poche altre e la concorrenza a dir poco impari con Marcelo, uno dei più grandi terzini sinistri che la Spagna e l’Europa abbiano mai conosciuto nella recente storia calcistica. Theo gioca poco e certamente non bene, spingendo il Real a cederlo in prestito alla Sociedad. In terra basca il nostro protagonista disputa una stagione senza infamia e senza lode, alternando grandi partite a gare anonime e prive di scintille, e la sua carriera a quel punto sembra normalizzarsi.

Theo in azione con la Sociedad, dal suo profilo IG


L’ASCESA ROSSONERA

In ogni storia che si rispetti il protagonista, costretto ad affrontare problemi e situazioni difficili, arriva poi ad una svolta importante che letteralmente cambia il corso degli eventi, in cui il vento volge a suo favore. Per Theo Hernandez quella svolta arriva nella maniera più magica ed inaspettata possibile, in quanto è Paolo Maldini in persona a proporgli la maglia rossonera, un evento che su qualsiasi calciatore avrebbe un impatto a dir poco incredibile.

Il Milan di Gazidis, Maldini ed Elliot sta infatti costruendo un progetto di grande prospettiva, il cui scopo è creare una rosa giovane e di grande talento, in modo da avere nel lungo termine una squadra competitiva a livello nazionale ed internazionale. Il francese rimane da subito folgorato dal contesto, sentendosi dal principio parte integrante dello stesso proprio grazie alle parole del suo idolo Maldini, che ha sempre mostrato grande fiducia nelle sue enormi potenzialità. Ed è proprio qui che comincia la sua arrembante ascesa verso i massimi livelli del calcio mondiale, un’ascesa che lo porterà, nel giro di pochissimo tempo, ad essere un perno assoluto della squadra di Pioli. Hernandez mette in mostra il suo strapotere fisico e la sua feroce attitudine ad attaccare come mai aveva fatto prima, in cui spiccano una prepotente conduzione del pallone ed un’esplosività atletica letteralmente inarrestabile. Il calciatore è di un impatto tale che nella sua prima stagione con i colori rossoneri realizza ben 7 reti, un bottino altissimo se parliamo di un difensore.
Nonostante la stagione straordinaria il ragazzo matura e migliora ulteriormente partita dopo partita, rafforzando le sue qualità difensive e migliorando nel colpo di testa, valorizzato da 184 cm di altezza ed una forza fisica importante.

Nella stagione 2020 “ruota fumante”, come ama chiamarlo lo storico giornalista milanista Carlo Pellegatti, sublima le sue imponenti qualità, trasformandosi in un vero e proprio fattore decisivo per i rossoneri, arrivando a risolvere alcune difficili partite con giocate straordinarie nei momenti più importanti, come la doppietta realizzata contro il Parma ed il colpo di testa determinante che ha affondato la Lazio null’ultima gara prima della sosta natalizia.
Hernandez si è ormai preso la scena, ed il suo talento, forgiato da una società oculata ed ambiziosa, ha allontanato le nubi del suo passato e lo ha riportato sulla strada del predestinato quale è.

Il francese festeggia una rete in maglia rossonera, dal profilo IG @acmilan

IL CONCETTO DI TERZINO “SLAVINA”

Il racconto della carriera e delle caratteristiche di Theo ci consente di analizzare a fondo la profonda evoluzione del ruolo del terzino, trasformatosi letteralmente rispetto al passato di questo meraviglioso sport.
Il ruolo di laterale difensivo è molto spesso adibito, nel calcio moderno, a grande fonte offensiva, e non si parla solamente del cross puro, ma anche della percussione (come nel caso di Hernandez) o addirittura della costruzione del gioco, e l’ultimo esempio in questo senso lo ha mostrato il “Cholo” Simeone, mettendo Mario Hermoso (un difensore centrale) spesso sulla fascia sinistra per permettergli di costruire da quella zona, dove le pressioni sono più complesse e rarefatte, e l’imbastimento della trama di gioco può avvenire quindi con maggiore tranquillità.

Gli stessi Klopp e Guardiola utilizzano i terzini come vere e proprie falangi laterali, in costante proiezione offensiva ed a fungere letteralmente da attaccanti aggiunti, mentre Zidane ed il suo Real preferiscono l’equilibrio, alzando un terzino ed abbassandone un altro, per poter rimanere maggiormente coperti.
Theo Hernandez fa parte di una categoria di esterni definiti “slavina”, in quanto fortemente inclini alla percussione offensiva, in virtù di caratteristiche fisiche di grande impatto. Il laterale del Milan ricorda infatti tantissimo Gareth Bale ai suoi inizi di carriera, quando il gallese ricopriva il ruolo di left-back ed infiammava il “White Heart Lane” con sgroppate di una potenza a dir poco disarmante.
La Serie A è sempre stata lontana da questa visione del ruolo, in quanto il difensivismo radicato ha sempre fatto sì che le scelte ricadessero, fino ad oggi, su calciatori bravi soprattutto nelle diagonali e nella fase difensiva, limitando le opzioni offensive in favore dell’equilibrio tattico.

Fortunatamente anche in Italia il pensiero calcistico si sta evolvendo, ed i progetti, sempre più moderni ed offensivi, virano su terzini di qualità e prettamente offensivi. Stefano Pioli sfrutta la potenza di Hernandez nel suo iper offensivo 4-2-3-1, in cui Theo attacca costantemente l’area avversaria con progressioni, cross, tiri e verticalizzazioni, mantenendo una posizione altissima e scambiando costantemente con i trequartisti. Saper valorizzare le caratteristiche dei propri calciatori è uno dei Graal per la buona riuscita di un progetto sportivo, ed è stato proprio questo disegno tattico a rendere Theo Hernandez la macchina da guerra che è oggi.

Hernández con la maglia del Real Madrid

Immagine di copertina dal profilo Twitter ufficiale di Theo Hernàndez