Essere allenatore di una squadra di calcio è uno dei mestieri più difficili al mondo. Non si tratta solo di trasmettere la propria visione di gioco. Convincere i calciatori della bontà di un progetto tecnico è importante affinché si creino le basi per un ciclo vincente. L’attenzione ai dettagli e l’empatia di rapporto vanno di pari passo e, se una delle due doti manca, si va incontro all’esonero. Pensare di rilanciarsi non è così semplice, specie se lo scenario avviene ad alti livelli e da lì non ci si intende spostare. Poi, però, succede che si sta a spasso per poco; ci sono società di grande levatura che vivono momenti no e che si guardano attorno, alla ricerca del famoso uomo giusto. Un uomo motivato a rigenerare la società che lo chiama e sé stesso. É la storia recente di Thomas Tuchel, l’uomo giusto per il Chelsea.

LA RISCOSSA E L’ATTENZIONE AI DETTAGLI

25 Gennaio 2021. Parte l'era di Thomas Tuchel, l'uomo giusto per il Chelsea

Fonte foto: profilo Instagram @chelseafc

25 Gennaio 2021, ore 19:13. Parte da qui la riscossa di Thomas Tuchel, l’uomo giusto per i Blues. Il tecnico tedesco firma un contratto di due anni e mezzo e rimpiazza Frank Lampard, una leggenda dalle parti di Stamford Bridge. 9° posto in classifica, frutto di 5 sconfitte nelle ultime 8 gare, 7 punti conquistati, 8 goal all’attivo e 12 al passivo. La squadra è valida ma depressa, priva di qualsiasi forza mentale. Tuchel lo capta e comincia a lavorare su un primo aspetto: la concentrazione; sin dai primi allenamenti sta indottrinando il gruppo ad avere a che fare con palloni size 1. Questi sono molto piccoli e leggeri, ma sfuggenti alla vista. La rapidità con la quale si muovono è volta a far drizzare le antenne specie in fase di non possesso: il trio di difesa alto in pressione è un concetto prioritario per l’ex allenatore del Borussia Dortmund. Il “peso” di un calcio offensivo e creativo poggia su tale reparto. La sua solidità nel contenere e neutralizzare le transazioni offensive avversarie in spazi larghi consente un recupero e un “riciclo” celere della sfera. Per un “ricamo” totale, che serba un’ulteriore fattore misterioso, ma funzionale: quello scambio di parole in codice, atto a confondere gli avversari, con cui il mister e suoi dialogano durante i 90′.

L’UTILITÀ DEGLI UOMINI GIUSTI

Marcos Alonso gestisce il pallone con una rimessa con le mani

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Capitan Azpilicueta si riprende il Chesea: qui esulta per il primo dei due goal segnati al Burnley

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Alla lavorazione dei dettagli c’è un substrato da menzionare: la scelta degli uomini. Che i londinesi abbiano una rosa molto valida e profonda è indubbio; simil fattore rischia di valorizzare parte della “comitiva” e di creare una categoria di esclusi, deleteria per l’ambiente. Ogni riferimento (non) è puramente casuale verso Azpilicueta, Rüdiger e Marcos Alonso. Che il loro recupero sia imprescindibile lo si capisce analizzando la partita d’avantieri contro l’Atlético Madrid in Champions League; il capitano ex Olympique Marsiglia e il centrale tedesco agiscono come “braccetti” del trittico difensivo. Seppur con caratteristiche differenti, entrambi sono i primi “traduttori” del football tucheliano in fase di impostazione: con l’obbiettivo di tracciare almeno due linee di passaggio, hanno il compito di “disegnare” un “rombo” con la mezz’ala, l’esterno di centrocampo e il trequartista. Così le verticali ad attaccare la profondità risultano più assidue. Quando proprio non ci si riesce, ecco che si può sfruttare una via alternativa: la corsia di sinistra, presidiata dall’ex terzino della Fiorentina. Rispetto a James, il madrileno gestisce meglio il pallone. Può “arare” la fascia- con o senza il possesso- ma è in grado di calamitare a sé il cerchio. Le sue abilità danno rinnovato respiro alla transazione passiva, in quanto diminuiscono i pericoli; e, allo stesso tempo, a quella attiva, perché si possono cercare nuove soluzioni, volte a coinvolgere ad esempio Timo Werner.

ESIGENZA, SCHIETTEZZA: GLI “INGREDIENTI” DEL “NOI”

Timo Werner cerca di far male al Liverpool con una puntata volante

Fonte foto: profilo Instagram @timowerner

Gesto d'intesa di Méndy alla panchina del Blues

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Forse è proprio lui a non convincere ancora a pieno in questo Chelsea rinato. Arrivato l’estate scorsa dal Lipsia per una cifra pari a £47.5 milioni di sterline, il nativo di Stoccarda sembra lontano parente dell’attaccante ammirato in Bundesliga. Dei 10 goal stagionali in 35 gare totalizzate, 5 sono le segnature realizzate in Premier League. Il 29% di partecipazione alla produzione prolifica del team è troppo poco e il suo nuovo coach lo sa, tant’è che lo riprende spesso durante i match. Ma Timo non è un tipo arrendevole, anzi. Secondo quanto dichiarato alla BBC recentemente a lui piace essere sgridato, perchè sente quella forza e quell’adrenalina utili a migliorarsi sempre di più personalmente e per il collettivo. Perchè come hanno fatto capire sia Rüdiger e Méndy, il 47enne di Krumbach è molto esigente, sa cosa vuole e sa comunicare le proprie strategie a tutti. Nessuno è indispensabile, verrebbe da dire. Sono tutti sostituibili, meno che un dogma quasi filosofico, ma basilare per la resilienza di questo club: il noi.

Quel noi che lo rende imbattuto da 13 uscite tra campionato, F.A. Cup e Champions, frutto di 9 vittorie e 4 pareggi. 15 azioni vincenti e appena 4 goal sul groppone. É record, se si pensa che nell’era Abramovic, nessuno si è rivelato più efficace di lui nel raccogliere risultati. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Luiz Felipe Scolari. Malgrado ciò il brasiliano venne esonerato a metà stagione 2008-2009. Esattamente ciò che non auguriamo a Thomas Tuchel, l’uomo giusto per il Chelsea.

Fonte foto in evidenza: profilo Facebook @Chelsea Football Club