“Dove tutto inizia tutto finisce”

Una frase che si sente spesso, un concetto che allude alla chiusura di un cerchio, al ritorno dove tutto è cominciato. Forse perché nella prima avventura, nell’esordio, si lascia un pezzo di cuore, un ricordo indelebile, come se fosse una comfort zone. Ed è li che si torna per uscire da un momento difficile o per chiudere, più semplicemente, un ciclo.

Praga, 1998, Stadion Letnà. Un giovane ragazzino delle giovanili fa il suo esordio con la maglia dello Sparta Praga. Fisicamente esile e magro, con i capelli castani sul viso, si piazza sulla trequarti e da li non si muoverà più: è e sarà Tomas Rosicky’. Si apre il cerchio.

I PRIMI PASSI

Lo Sparta per Tomas è una questione di famiglia, visto che sia suo padre che suo fratello hanno giocato nell’Iron Sparta. La prima stagione è solo un breve apprendistato per lui, ma da già saggio delle sue caratteristiche. Trequartista di classe purissima, numero 10 di altri tempi, era dotato di una visione di gioco panoramica con controllo palla, dribbling e imbucate ai limiti della perfezione. Abile sia nel passaggio lungo sia in quello corto (celeberrimi i suoi assist di esterno), grazie al suo fisico esile riusciva a dribblare gli avversari in maniera repentina. Aveva, inoltre, un ottimo tiro, sia di precisone che di potenza e non disdegnava neanche la fase di copertura e ripiegamento. Nel triennio praghese contribuisce alla vittoria di due campionati e da spettacolo in Champions, attirando su di se le attenzioni di diversi top club.

Tomas

Fonte immagine: uefa.com

LA GRANDE OCCASIONE

Il Borussia Dortmund non bada a spese per questo trequartista visionario e lo porta in Germania. I primi mesi per il ceco sono di ambientamento, ma dalla stagione 2000-01 inizia a diventare immarcabile, al di fuori da ogni logica. La rosa delle Die Wespen è di altissimo livello, con Metzelder, Lehmann, Odonkor, ma il reparto avanzato rasenta la perfezione. Rosicky’ compone con Marcio Amoroso e Koller un trio d’attacco favoloso, che farà le fortune dei gialloneri, con quasi 50 gol in tre. Questi risultati porteranno il Borussia a vincere una Bundesliga al cardiopalma contro il Leverkusen e il Bayern Monaco. In Europa le cose andarono ugualmente bene, visto che la squadra di Sammer arrivò fino in finale, ma perse contro il Feyenoord per 3-2. Per esemplificare il valore di quella rosa, però, basta ricordare la semifinale di quella Coppa Uefa, quando i gialloneri sconfissero il Milan per 4-0, con Rosicky’ in grande spolvero. Le stagioni successive sono comunque buone per il ceco, che continua a dispensare gol e assist, ma di anno in anno la squadra viene smantellata e c’è un ridimensionamento degli obiettivi. Il piccolo Mozart ha lasciato qualcosa di indelebile nel suo lustro in Germania, basta ascoltare le parole di un’altra bandiera dei gialloneri, Marco Reus:

“E’ stato il mio eroe. Un giocatore fenomenale. Nemmeno toccava il pallone che già sapeva dove avrebbe dovuto mandarlo, anticipando i movimenti dei suoi compagni. Ho cercato di copiargli tutto…persino i polsini.”

Tomas

Fonte immagine: transfermarkt.it

AVVENTURA LONDINESE

I problemi societari del Dortmund lo spingono a guardare altrove, precisamente a Londra, sponda Gunners. L’Arsenal di quei tempi è un top club, solo pochi mesi prima ha perso la finale di Champions ed ha in rosa molti campioni. Per Tomas è il momento perfetto della carriera, 26 anni, per confermarsi un giocatore di un livello altissimo. Purtroppo non andrà proprio così, o almeno solo in parte. Nelle 10 stagioni londinesi Rosicky’ gioca quasi 250 partite, ma almeno la metà da subentrato e salta il 50% delle partite per infortuni vari. E’ questo il leitmotiv della sua avventura. L’altra faccia della medaglia è che nelle partite in cui gioca riesce ancora, nonostante tuto, ad incantare le folle. Nelle partite in cui è disponibile fa la differenza, come il gol al volo nel derby contro il Tottenham, la doppietta in FA Cup contro il Liverpool o i due gol contro il WBA. In alcuni match, sul finire dell’avventura all’Arsenal, arretra anche di qualche metro a causa sempre delle difficoltà fisiche, diventando un vero e proprio play moderno, grazie alle sue abilità tecnico-tattiche. Rosicky’ riuscirà comunque a farsi amare soprattutto dal suo allenatore, Arsene Wenger, che lo ha elogiato più e più volte:

“Tomas Rosicky’ era il giocatore perfetto per l’Arsenal. Ha avuto tutte le qualità per giocare il tipo calcio che amiamo in questa città. Sarà per me sempre un rimpianto che Tomas non abbia potuto giocare di più perché era un talento eccezionale. Ha una qualità incredibile, fa apparire tutto molto semplice quando gioca. Sono molto triste per la sua partenza, ma devo dire che per me è stato un privilegio poterlo allenare.”

Lo scoiattolo comunque riuscirà ad arricchire il suo palmares con 2 Coppe d’Inghilterra e 2 Community Shield.

Tomas

Fonte immagine: skysports.com

RITORNO A CASA

Rosicky’ oramai stanco dei continui infortuni decide di tornare alla squadra che lo ha lanciato, ma la situazione è compromessa. La stagione 2016-17 la passa praticamente quasi tutta in infermeria per problemi alle fibre muscolari e al tendine d’Achille. Nella stagione successiva riesce a mettere insieme qualche presenza ed anche un gol, ma gli infortuni non gli danno più tregua.

20 Dicembre 2017: Tomas Rosicky’ si ritira. Il cerchio si è chiuso.

La carriera del 3 volte “calciatore ceco dell’anno” è stata molto travagliata, ma forse la dea bendata, che non lo ha quasi mai aiutato, ha voluto frenarlo, per far si che il suo talento e la sua classe non potessero oscurare troppo gli altri, più di quanto già lui facesse autonomamente.

(Fonte immagine in evidenza: alfredopedulla.com)