The Shock of the Lightning! Con questa canzone gli Oasis nel 2008 riuscirono a conquistare il terzo posto nella Official UK Top 40 della BBC, merito di un brano scritto dal Noel Gallagher e poi cantato dal fratello Liam che in pochi ascolti è stato capace di catturare le orecchie del popolo britannico. Lo shock del fulmine. Frase perfetta a spiegare anche quanto accaduto proprio nel 2008, annata capace di lasciare senza parole il mondo intero.

Il clamoroso fallimento della Lehman Brothers, all’epoca quarta banca d’affari del pianeta, ha dato avvio alla più grande bancarotta della storia. L’elezione di Barack Obama come quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti ha invece mostrato che anche un afroamericano poteva diventare il principale inquilino della Casa Bianca. La Spagna di Luis Aragones vincendo il Campionato Europeo ha dato inizio a un ciclo che l’avrebbe vista poi conquistare anche un Mondiale e un altro Europeo in quattro anni. L’assegnazione del Pallone d’Oro a Cristiano Ronaldo ha invece dato avvio a un decennio totalmente diviso tra il portoghese e il suo eterno ‘rivale’ Lionel Messi, con i due capaci di dividersi equamente le edizioni del trofeo fino al 2017. A shockare gli appassionati di cinema sono state invece le scomparse di Sydney Pollack, Dino Risi e Paul Newman. Maestri senza tempo. Il Barcellona alzò la Champions League sotto il cielo di Roma, in quella che è stata l’ultima finale del torneo disputata di mercoledì sera, mentre in Italia a trionfare per il quarto anno di fila fu l’Inter, pronta a incantare il mondo intero l’anno seguente. Numero Diez ripercorre invece la stagione 2008/09 attraverso la consueta classifica dei Top Diez del calciomercato di quell’anno: gli acquisti più onerosi.

ROBINHO (dal Real Madrid al Manchester City, 43 MILIONI)

‘Il nuovo Pelè’. Così Robinho fu presto descritto in patria dopo aver mostrato già in giovanissima età doti balistiche sopra la norma. Un paragone forzato dal fatto che il natio di Sao Vincente si è formato nelle giovanili di quel Santos da sempre associato al nome di O’Rey. Con i brasiliani due campionati e una coppa nazionale, prima di spiccare il volo verso l’Europa, destinazione Madrid. Qui il Real ha provato a fare di lui il nuovo 10 intorno al quale costruire una nuova era di successi, immergendolo in una vera e propria squadra di Galacticos. Come spesso accade nella vita, la pratica finisce però col differire dalla teoria, con Robinho che con la camiseta blanca addosso è riuscito a conquistare ‘solamente’ due Liga e una supercoppa di Spagna. Troppo poco per una squadra all’epoca alla ricerca della tanto agognata Decima in Champions League.

Nel 2008 allora troppo forti erano le sirene della Premier League per dire di no, con Robinho che accettando l’offerta del Manchester City quell’estate finì per spalancare le porte alla migrazione che negli anni seguenti avrebbe visto numerosi talenti approdare sulla sponda Sky Blues della città a nord dell’Inghilterra. 43 milioni di euro che lo hanno reso l’acquisto più oneroso di quell’estate. In maglia Citizens 16 goal e 12 assist in 53 gare, a contornare un biennio senza successi ma con molti dubbi. Il più grande: quello di non essere il giocatore più adatto allo stile di gioco del campionato inglese. Lo dimostrerà immediatamente dopo la sua partenza, quando con il Milan di Massimiliano Allegri nella stagione 2010/11 si rivelerà uno dei principali artefici della vittoria dei rossoneri nel campionato di Serie A e in Supercoppa italiana.

DIMITAR BERBATOV (dal Tottenham al Manchester United, 38 MILIONI)

Annunciato il suo ritiro dal mondo del calcio giocato solamente poche settimane fa, Berbatov dalle parti di Manchester ha lasciato un ricordo indelebile di sé, tanto da essere considerato ancora oggi una leggenda dei Red Devils. Per informazioni chiedere ai tifosi della Stretford End, possessori di un vero e proprio debole per l’attaccante bulgaro, protagonista di un quadriennio indimenticabile sotto la guida di Sir Alex Ferguson. Tre Premier League, due Coppe di Lega, un Mondiale per Club e tre Community Shield. Questo il palmares di Berbatov con la maglia del Manchester United, mettendo a referto 56 goal e 27 assist in 149 partite. 20 centri nella stagione 2010/11 gli varranno anche il titolo di capocannoniere della Premier League, anche se a restare nel cuore dei tifosi di Old Trafford sono le innumerevoli giocate con le quali Dimitar era solito deliziare il Teatro dei Sogni. Tacco, suola, rovesciata o ruleta. Il pallone tra i suoi piedi si sentiva coccolato. Meno gli avversari, sfortunati spettatori di un ‘numero’ che da lì a pochi secondi li avrebbe visti interpretare la parte degli sconfitti.

DANI ALVES (dal Siviglia al Barcellona, 35.5 MILIONI)

Il giocatore capace di vincere il maggior numero di trofei nella storia del calcio: 43! Così Dani Alves può guardare tutti dall’alto al basso, venendo riconosciuto da molti appassionati e addetti ai lavori anche come il terzino migliore della storia. Una carriera legata principalmente al Barcellona, dove tra il 2008 e il 2016 è stato uno dei perni di un club capace di vincere tutto con Pep Guardiola, confermarsi con il compianto Tito Villanova e rivincere poi ancora con Luis Enrique. Insostituibile per tutti in maglia blaugrana, ai tifosi culé è riuscito a regalare 100 assist in 391 partite, cifra spropositata che lo ha aiutato a confermarsi anno dopo anno come il terzino destro più performante sulla piazza.

Mai 35.5 milioni di euro furono meglio spesi dal Barcellona dunque, con i catalani consapevoli di essere riusciti a strappare al Siviglia uno dei migliori talenti di sempre del calcio brasiliano. Efficace in difesa, estremamente concreto in attacco. Guardiola spesso gli ha rimproverato di essere poco ordinato e troppo spregiudicato ma i risultati hanno finito per dare ragione a Dani Alves. D’altronde per duettare regolarmente con Lionel Messi su quella fascia destra bisogna pensare rapidamente e agire con ancor maggior celerità. Aspetti che a Dani Alves non sono mai mancati. Oltra a una sana follia, come raccontato a SPORTbible dal diretto interessato.

Mi consideravo un magazziniere al Barcellona. Non importante come gli altri giocatori, ma senza di me non si poteva giocare né dentro né fuori dal campo: non ci sarebbero state le divise, le scarpe e così come non si poteva giocare nudi, non si poteva giocare nemmeno senza di me. Penso di essere il responsabile per quella follia, quella felicità, quell’amicizia che c’era nella nostra squadra”.

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DANNY (dalla Dinamo Mosca allo Zenit, 30 MILIONI)

Riceve palla poco dopo il cerchio di centrocampo, inizia a correre, si defila sulla sinistra, rientra improvvisamente sul destro e con una stoccata potente e decisa anticipa la doppia chiusura di Ferdinand e Vidic e trafigge Van der Sar. Con questo goal da favola Danny si è conquistato i tifosi dello Zenit San Pietroburgo in pochi istanti, segnando il 2-0 nella Supercoppa europea vinta dai russi ai danni del Manchester United nel 2008. Una gara che ha sancito la nascita di una grande storia d’amore tra il trequartista portoghese e lo Zenit, giusto nel consegnargli quella maglia numero 10 che di diritto spetta al faro della squadra. Questo in fondo è stato il ruolo ricoperto da Danny durante la sua permanenza nel club di San Pietroburgo, tempo in cui il lusitano ha conquistato tre campionati russi, due Coppe e una Supercoppa di Russia, oltre che alla già citata Supercoppa europea. 68 goal e 73 assist in 256 partite i numeri collezionati poi in nove anni. Niente male per il giocatore che con il suo trasferimento nel 2008 è diventato il trasferimento più oneroso nella storia del calcio russo.

KLAAS-JAN HUNTELAAR (dall’Ajax al Real Madrid, 27 MILIONI)

‘The Hunter’. Un cacciatore capace di colpire le difese avversarie a suon di goal. È quello che aveva in mente il Real Madrid quando nel gennaio del 2009 ha deciso di versare 27 milioni di euro nelle casse dell’Ajax per assicurarsi le prestazioni di un giovane Huntelaar. Un grande investimento per un giocatore all’epoca 25enne ma che con i Lancieri aveva già fatto vedere grandi cose. Capocannoniere con 33 reti in Eredivisie nella stagione 2005/06. Nuovamente primo della classe due anni dopo sempre con il medesimo numero di goal. Cifre che non potevano di certo passare inosservate dal momento che a segnarle era stato un ragazzo che in patria consideravano già in molti ‘il nuovo Van Nistelrooy’, un certo olandese che dalle parti di Madrid ha scritto pagine importanti della propria carriera con la camiseta blanca indosso.

Le premesse c’erano tutte dunque, eppure l’idillio tra Huntelaar e il club spagnolo è durato solamente il tempo necessario affinché la fiamma consumasse la candela. Arrivato a gennaio, partito ad agosto dello stesso anno. Milano la nuova casa, il Milan la squadra da cui ricominciare e dimenticare le sole 8 reti accumulate in sole 20 presenze con il Real Madrid. Anche la parentesi italiana del ‘cacciatore’ si è però rivelata scarsa di prede, con la sola doppietta in sei minuti contro il Catania in Serie A capace di strappare un applauso all’esigente popolo rossonero. Per il resto 7 goal totali in 30 apparizioni, prima di un rapido trasferimento in Bundesliga. In Germania la rinascita con lo Schalke 04. Qui Huntelaar ha infatti vissuto gli anni migliori della sua carriera, riportando alla luce quanto mostrato proprio prima del passaggio al Real Madrid con la maglia dell’Ajax. Il modo perfetto per far capire ai critici il perché i blancos avevano deciso di investire su di lui. Un investimento di cui a raccogliere i frutti alla fine è stato però solamente lo Schalke, capace di far convivere nella stessa aria di rigore due prime punte pure come Huntelaar e Raul. Nel segno del Real Madrid.

 

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Ufficiale di Robinho)