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Top Diez: gli acquisti più onerosi del 2004/05 (seconda parte)

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Top Diez: gli acquisti più onerosi del 2004/05 (seconda parte)

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Riprende l’operazione nostalgia con la seconda parte dei 10 acquisti più costosi della stagione 2004/05.

WALTER SAMUEL (Dalla Roma al Real Madrid per 25 milioni)

Da un Samuel a un altro, questa volta un difensore, per molti, “il” difensore. Palla a centrocampo, arbitro col fischietto in bocca. Calcio d’inizio: «Speriamo di là non ci sia Samuel». Chissà quante volte schiere di attaccanti avranno pensato più o meno questo. Sì, perchè non importava chi si avvicinasse per la prima volta alla ‘sua’ area, per chiunque ecco arrivare puntuale la sentenza. ‘Sbam’, colpo secco, anche dopo soli pochi secondi di gioco. Così, tanto per far capire chi comandasse in quella zona. “Qui non si passa”, parola di Walter Samuel. Chiaro chi? ‘The Wall’, il muro.

Assonanza con il nome sì, ma difficilmente nel mondo del calcio un soprannome è stato più azzeccato. Perchè Samuel è stato proprio questo, un vero ‘Wall’, muro invalicabile. Sempre e comunque. Dal Boca Juniors alla Roma, fino all’Albiceleste e all’Inter, la sua storia più bella. Crepe? Quasi nessuna, anche se forse a Madrid sponda Real non saranno troppo d’accordo. Impossibile da buttar giù, nemmeno i gravi infortuni alle ginocchia sono stati in grado di farlo vacillare. Incubo per gli avversari, sicurezza per i compagni. Decisivo sempre, leader per natura, capitano senza fascia. Campione imperturbabile. Esempio da seguire. Occhi di ghiaccio ad impaurire chi pensava di poterlo superare, carisma da comandante al centro della difesa, Samuel ha assunto il ruolo di pedina fondamentale in ogni formazione in cui è stato schierato. Da giovane promessa è diventato protagonista assoluto nell’anno dello storico scudetto della Roma di Capello, con l’Inter di Mancini si è rilanciato ai massimi livelli dopo l’annata Real, con quella di Mourinho è diventato leggenda. Difensore e molto altro. Come nel 2010, tanto per non farsi mancare nulla, quando decise di improvvisarsi (con successo) centravanti e coronare una delle storiche rimonte della storia nerazzurra, nel 4-3 ai danni del Siena. Un gol probabilmente ancora più decisivo di quello di Milito nell’ultima gara disputata con la stessa compagine toscana, quello che regalerà il quinto (e ultimo) titolo di fila ai nerazzurri. Poi le sfide (vinte) con Drogba, Ibrahimovic, Messi. Il cuore nel 3-1 di San Siro contro il Barcellona e la grinta nella notte del Camp Nou. Infine la gioia, con quella Champions League tanto inseguita e finalmente conquistata nel 2010. Triplete e lacrime. Sì, perchè anche i muri possono emozionarsi.

DECO (Dal Porto al Barcellona per 21 milioni)

Talento cristallino, Deco, ha per molti rappresentato lo spartiacque tra due differenti filosofie di fare gioco. Mero regista ai tempi del porto di Mourinho, con cui salì sul tetto di Europa, e centrocampista box-to-box con il Barcellona, capace di abbinare le due fasi in maniera eccellente. Uno che il 10 non l’ha indossato praticamente mai, ma è un po’ come se ce l’avesse nascosto da sempre sotto la casacca. Che poi, a pensarci bene, il 20 da lui indossato non è altro che un 10 raddoppiato, tanto per sottolineare il concetto. Chi segue gli articoli de “I grandi numeri 10”, potrebbe eccepire la presenza di un giocatore come Deco nella categoria di quei talenti dai quali sarebbe stato lecito attendersi qualcosa in più, dato lo straordinario talento donato da Madre Natura.
È vero, il trequartista ha vinto praticamente tutto con i club per cui ha giocato, ma nelle esperienze successive alle magiche avventure col Porto, nelle quali è stato quasi il passaggio obbligatorio nella manovra, è sempre passato in secondo piano. Sovrastato da quei compagni che hanno avuto il carisma e la forza, non solo sul campo, di eclissare, o quantomeno oscurare, le sue immense doti. Non sempre accompagnato dal fisico, che nel calcio moderno in particolare costituisce una vera prerogativa, un’arma a doppio taglio che può esaltarti quando ce l’hai e condannarti quando ti manca. Ma con due piedi così, oltre che brillare in campo, è difficile non emozionare. E Deco, con qualche rimpianto, da comprimario dei vari Messi e Ronaldinho, Figo e Cristiano Ronaldo, entra di diritto nella ristretta cerchia dei numeri dieci che hanno incantato l’Europa del pallone.

https://youtu.be/ou7NYQ8kOME

PAULO FERREIRA (Dal Porto al Chelsea per 20 milioni)

A questo punto, è giusto spiegare una cosa: il Portogallo nell’edizione degli europei del 2004, arrivò in finale dopo un cammino stellare, sovrastato solo dalla più audace Grecia. E quindi, non stupitevi davanti all’ennesim calciatore portoghese di questa speciale classifica. Accennavamo prima a una vera e propria rivoluzione targata Chelsea, con il cambio di timoniere e la salita al trono di Josè Mourinho. Si dice che il linguaggio del pallone sia universale, ma è vero anche che per un allenatore disporre di elementi che parlano la sua stessa lingua, è un gran bel privilegio. E forse anche per questo, la squadra londinese si trasformò in una vera e propria colonia di iberici, a cui aggiungiamo l’ennesimo nome, quello di Paulo Ferreira. Lui è uno che forse di qualche presentazione in più necessita. Giocatore polivalente, capace di ricoprire tutti i ruoli della linea difensiva, nasce e si forma clacisticamente in forza al Victoria Setubal, che sarà per lui un vero e proprio trampolino di lancio. Due anni al Porto da protagonista, poi, la svolta. Nel 2004 viene prelevato dal Chelsea per 13,2 milioni di sterline. Dieci stagioni alla corte di Abramovich in cui vince praticamente tutto: tre campionati inglesi (2005, 2006 e 2010), una Supercoppa d’Inghilterra (2005), una Coppa di Lega inglese (2005), una Coppa d’Inghilterra (2007), una Champions League (2012), ed una Europa League (2013). In tutto, fanno 143 presenze in dieci primavere coi Blues. Non un titolare inamovibile, dunque, ma uno di quei giocatori che fa sempre comodo avere in rosa perchè costituiscono delle vere garanzie, che tanto mancano al calcio moderno.

DJIBRIL CISSÈ (Dall’Auxerre al Liverpool per 20 milioni)

Molti lo ricordano e inevitabilmente lo associano all’esperienza romana nella Lazio di Reja, in una stagione costellata di ombre con qualche luce a pois a fare da controno. Ma Djibril Cissè è stato anche tanto altro. Un curriculum, il suo, che di certo non pecca di esperienze: sono 12 le maglie cambiate dal nazionale francese, il che non è sempre un bene perchè spesso è sinonimo di scarsa continuità. Come la sua carriera, talvolta a sprazzi, riassumibile con la metafora dell’altalena. Un’altalena, in questo caso specifico, più volte acciaccata, complice l’immensa schiera di infortuni che ha dato il via a una vera e propria Odissea per il classe ’81. Che, autentico baluardo della filosofia del non mollare mai, fa nuovamente tappa in Italia, nel Vicenza, dove dispensa gol e giocate. Sono ben 211 le reti messe a referto dall’attaccante originario della Costa d’Avorio, che di appendere gli scarpini al chiodo proprio non vuole sentirne ragione. Il transalpino è attualmente svincolato, chissà che qualcuno decida di offrirgli un’altra, ultima, chanche.

https://youtu.be/k6h2CNUktRc

JONATHAN WOODGATE (Dal Newcastle al Real Madrid per 18,3 milioni)

Il Real Madrid, per tenere fede alla consueta linea politica dei grandi esborsi, decise di vestire di Blancos quello che per molto tempo è stato considerato uno degli astri nascenti della Nazionale inglese. Jonathan Woodgate era all’epoca tutt’altro che uno sconosciuto. Si era messo in mostra tra le fila del Leeds, una realtà che, a cavallo tra la fine degli anni novanta e il principio del nuovo millennio, era diventata praticamente di culto, per via dei numerosi talenti che aveva sfornato. Un Ajax vecchio stampo insomma, con le dovute proporzioni. Ma Jonathan Woodgate dal piedistallo ci scese in fretta, e lo fece in modo quasi irruento, quando decise di presentarsi al Bernabeu come un eterno incompiuto più che giovane promessa. Ci sono eventi che lasciano il tempo che trovano, altri che diventano metafora e specchio più che mai significativo di una carriera e di un nome. E il difensore britannico, diciamo per non alimentare false speranze, decise di mettere da subito le cose in chiaro per far crollare definitivamente le aspettative. E così anche la sua carriera, che evidentemente si prospettava troppo più grande di ciò che effettivamente sarebbe potuta essere. Le lancette dell’orologio si spostano al giorno del debutto con la maglia del Real Madrid.
Un giorno che per chiunque sarebbe un sogno, ma che per il difensore inglese si trasformò in un vero e proprio incubo. Un giorno che Woodgate – e non solo lui – non dimenticherà mai più.
Al Bernabeu si affrontano Real Madrid e Athletic Bilbao: il pubblico di Madrid segue con attenzione i movimenti del difensore inglese, lo incoraggia con applausi e ovazioni, cerca di fargli sentire la sua vicinanza.
Ma bastano 25 minuti per trasformare quella giornata da pagina nera del manuale della storia del pallone. Joseba Etxeberría mette in mezzo un pallone a metà tra un tiro e un cross, un pallone teso che sembra destinato a finire, in maniera del tutto innocua, sul fondo.
Sembra, perché, tra il pallone e la porta si materializza, in maniera abbastanza improvvisa, il capoccione di Jonathan Woodgate. Il difensore si lancia in tuffo disperato, colpisce il pallone all’altezza del dischetto del rigore, e trasforma il tiro di Etxeberría in un siluro imparabile per Iker Casillas.
La storia potrebbe anche finire così, ed essere sufficientemente triste. Ma Woodgate decide che quella partita deve entrare nella storia: al 44′, a un minuto dalla fine del primo tempo, si prende il primo cartellino giallo per un intervento molto duro su Carlos Gurpegi.
Il Real Madrid, nel frattempo, con i gol di Robinho e Raul riesce a ribaltare la partita e a portarsi in vantaggio. Quando manca più o meno mezz’ora alla fine della partita, Alvaro Mejia comincia a scaldarsi, per prendere il posto di Woodgate. Con un’ammonizione sul groppone, sarebbe più saggio toglierlo, infatti. E quella sarebbe pure l’intenzione. Il cambio è quasi pronto, ma Woodgate anticipa tutti. Stende Etxeberría, si prende il secondo cartellino giallo, e in rapida successione il rosso. È il minuto 66 e Jonathan Woodgate ha appena concluso il suo esordio: uno dei peggiori della storia del calcio. A nulla vale il tentativo di Roberto Carlos di trattare con l’arbitro e farlo recedere dai suoi propositi. Il Real resta in dieci. Una carriera finita troppo in fretta, costantemente a metà tra ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere. Oggi, dopo qualche altra esperienza professionistica in Premier League, è tecnico del Middlesbourgh, club militante nella seconda divisione inglese. Dicono che non se la passi poi tanto male..

https://youtu.be/sCj9BNkfdmY

 

 

 

(Fonte immagine: profilo Instagram @deco_official)

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Cavasinni: “Nell’Inter nessuno incedibile. Stadio nuovo scelta migliore”

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PRONOSTICO INTER-EMPOLI

ESCLUSIVA CAVASINNI –  La nostra redazione di Numero Diez ha intervistato in esclusiva Alessandro Cavasinni, noto opinionista e giornalista sportivo di FCINTERNEWS, nonché tifoso interista.

Con Alessandro abbiamo toccati molti argomenti diversi del mondo nerazzurro, di seguito l’intervista completa.

Secondo te dopo le ultime uscite, l’Inter e il Milan hanno gli stessi problemi?

“Se guardiamo al 2023, l’unica partita giocata male dall’Inter è stata proprio quella di San Siro contro l’Empoli, in cui già prima dell’espulsione di Skriniar la squadra faceva molto fatica anche a causa delle scelte di Inzaghi. Gli episodi hanno girato male e il gol preso in ripartenza è stata la fotografia perfetta della partita dei nerazzurri e restano tanti demeriti. Il Milan invece è uscito dalla Coppa Italia, ha perso male la finale di Supercoppa contro l’Inter e ha rimediato un 4 a 0 contro la squadra di Sarri, problemi evidenti che si sono già visti nella prima partita dell’anno contro la Salernitana”.

Skriniar aveva già dei contatti quest’estate per un eventuale trasferimento?

“Assolutamente si. La società però non ha messo Milan sul mercato, ma è tutta la squadra che è in vendita come tante del nostro campionato perché anche quando arriva un’offerta da una squadra di media classifica di Premier League qualsiasi giocatore, se convinto dalla destinazione e dall’offerta, può partire. Nell’Inter al momento nessuno è incedibile e quest’estate la dirigenza aveva un piano chiaro: fuori lo slovacco e dentro Bremer con Milenkovic”.

L’Inter ha altri giocatori in scadenza nel 2024 come Calhanoglu, come si sta muovendo la società in questo senso?

“I discorsi per i rinnovi di tanti calciatori sono già partiti, non oserei mettere la mano sul fuoco sulla questione di De Vrij: anche perché i nerazzurri stanno monitorando Smalling a zero per l’anno prossimo poiché il calciatore inglese non ha ancora l’accordo definitivo con la Roma”.

La questione stadio è al centro di numerosi dibattiti ormai da tempo, secondo te qual è la scelta giusta?

“Se ragioniamo sulla storia di Milano, San Siro dovrebbe rimanere la casa di Inter e Milan, ma economicamente parlando non ci sono i presupposti giusti né per abbatterlo né per modernizzare l’impianto per via degli elevati costi.  A malincuore, uno stadio nuovo e di proprietà sarebbe la scelta migliore per tornare a competere nel calcio che conta, a prescindere dalla volontà delle due società”.

Con le due avversarie romane che stanno ingranando, l’Inter ora deve stare attenta anche al posto Champions?

“Non è da oggi che i nerazzurri rischiano il posto in Champions League, anche perché la squadra non era partita benissimo ad agosto. Sarà una bella lotta fino in fondo perché ci sono almeno quattro squadre per tre posti disponibili con particolare attenzione al ritorno dell’Atalanta di Gasperini.”

Lukaku quest’anno sta facendo parecchia fatica, secondo te è un problema tattico oppure deve solo trovare la giusta condizione?

“Secondo me il suo è solo problema fisico, Romelu è un calciatore che ha bisogno di cercare la giusta continuità. L’unica ricetta possibile è quella di farlo giocare più tempo possibile, anche se all’inizio non sarà di aiuto alla squadra ma l’Inter ha bisogno di ritrovare il vero Lukaku.”

Onana ha spodestato Handanovic nelle gerarchie di Inzaghi, secondo te è lui il portiere del presente e del futuro dei nerazzurri?

“Al momento Onana è sicuramente un upgrade rispetto all’ultimo Handanovic. Non penso però possa diventare una bandiera anche perché oggi è difficile trattenere dei giocatori che non vedono più il nostro campionato come un punto di arrivo delle loro carriere, ma solamente come un momento di transizione.”

Parlando più in generale, secondo te il nostro calcio può tornare ai livelli degli anni ’90?

” Io penso che per tornare a vedere la Serie A prospera bisognerebbe azzerare  i vertici del calcio e avere delle regole più rigide sia per le società che per i procuratori dei calciatori. Ovviamente se si vuole puntare a una Serie A di livello bisogna investire nel modo giusto come strutture all’avanguardia in tutto il paese”.

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Flash News

Italiano sul neo acquisto Brekalo: “È una freccia di qualità”

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Italiano

L’allenatore della Fiorentina Vincenzo Italiano ha presentato sui canali social della Viola la gara di domani contro la Lazio. Tra i temi trattati ci sono anche le prime dichiarazioni di Italiano sul neo acquisto della Fiorentina Josip Brekalo. L’allenatore della Viola ha parlato anche del momento difficile della sua squadra, e della situazione di alcuni infortunati.

LE PAROLE DI ITALIANO ALLA VIGILIA DI LAZIO-FIORENTINA

Di seguito le parole di Italiano rilasciate ai canali social del club:

Momento difficile – “I ragazzi stanno cercando di fare il possibile per uscire da questo momento difficile. Dobbiamo reagire, cercando di alzare il livello delle nostre prestazioni. Siamo consapevoli di affrontare un squadra forte e con fiducia. Quella fiducia che dobbiamo prenderci noi, con intensità e fisicità. Capisco la rabbia dei tifosi. Si sono alzate le aspettative verso di noi, e noi non le stiamo rispettando. I fischi fanno male così come il non portare risultati a casa. Le pressioni esistono, ma dobbiamo avere la personalità di ribaltare il momento”.

Sulla gara d’andata – “L’abbiamo analizzata. Abbiamo visto delle situazioni in cui siamo stati bravi, e altre in cui non mi siamo piaciuti. Non mi erano piaciuti gli ultimi minuti, dove si erano presi 2 gol. Ma nel complesso avevamo fatto bene, con tante occasioni non sfruttate. Certo dobbiamo stare più attenti”.

Su Brekalo –Brekalo è un’altra freccia di qualità. In passato ha dimostrato di saper giocare nei 3 davanti, e in quelle zone dove fatichiamo. Ha il gol nel suo repertorio. E ci da la possibilità di ruotare davanti, vogliamo mettere tutti nelle condizioni di dare il massimo”.

Su Sottil e Cabral – “Sta lavorando a parte, ma pian piano verrà aggregato alla squadra. Deve cominciare a riprendere il ritmo della partita. Speriamo di averlo presto. Sappiamo che le sue caratteristiche ci mancano. Recuperiamo Cabral, sarà della partita domani. Tutto il resto del gruppo è a disposizione”.

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Calciomercato

Mou su Zaniolo in conferenza: “Non è più a disposizione della squadra”

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Zaniolo

Non usa mezzi termini Mourinho nella conferenza stampa pre Napoli su Nicolò Zaniolo. Il giovane attaccante giallorosso, complici tutte le vicende di mercato che ben conosciamo, è ormai fuori dal progetto dell’allenatore. Queste le parole di Mourinho in conferenza sulla questione.

ZANIOLO – “Non ti posso rispondere su provvedimenti disciplinari. Purtroppo ho sempre più ragione io. Dopo quello che ho detto al termine della partita con lo Spezia, è questa la direzione. E’ da un mese che il giocatore dice che vuole andarsene. Dopo lo Spezia ho dato lunedì libero a tutti, con martedì allenamento opzionale. Tutti quelli che erano in panchina e tanti dei titolari sono venuti ad allenarsi o a recuperare martedì. E’ il tipo di giocatore che vuoi in squadra. Ma quando un giocatore dice alla società e ai compagni che non vuole giocare nella Roma e non vuole tornare ad allenarsi con il gruppo, devo dire ‘purtroppo’. Non è la situazione ideale e non lascia felici i compagni. Avevo la sensazione che sarebbe rimasto e purtroppo è successo. Nicolò non è a disposizione della squadra, e il nostro focus è alla prossima partita e a tutti i ragazzi che vogliono lottare con me per i nostri tifosi. Nicolò non fa parte del progetto per il Napoli“.

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Allegri in conferenza: “Vlahovic e Pogba convocati, Chiesa no”

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Le parole di Massimiliano Allegri, tecnico della Juventus, alla vigilia della sfida tra i bianconeri e il Monza di Palladino. Il match si giocherà allo Stadium alle ore 15. Di seguito le domande poste nella consueta conferenza stampa.

COME ARRIVA LA JUVE – “Arriviamo dopo due partite in cui abbiamo raccolto solo un punto e subito otto goal. Su questo dobbiamo assolutamente migliorare. Vero che il calcio è strano, ma affrontiamo il Monza che è una squadra che gioca bene e già avave fatto una buona partita in Coppa. Torneranno alcuni loro titolari e vorranno trovare la vittoria”.

PAROLE CON ELKANN – “Non abbiamo parlato di contratto, mi ha solo chiesto come stia andando la squadra. Ora ci sono tantissime cose da fare e dobbiamo rimanere concentrati sul campionato, dove ci sono obiettivi da raggiungere“.

VLAHOVIC E POGBA – “Domani Vlahovic e Pogba saranno a disposizione, non Chiesa perchè ha un affaticamento sul flessore della gamba operata. Cuadrado rimane a casa per un’infiammazione, idem Bonucci. Vlahovic e Pogba stanno bene, hanno fatto buoni allenamenti. Vlahovic sta forse un po’ meglio fisicamente. Se c’è la possibilità potranno giocare, avranno 30′ nelle gambe a dir tanto“.

MCKENNIE – “McKennie non ci sarà perchè è al centro di voci di mercato. La società dovrebbe aver già trovato l’accordo con la prossima squadra“.

MODULO DI DOMANI – “Difficile quattro difensori e due attaccanti, non credo cambieremo assetto. Ci ha portato a 38 punti in campionato, poi in base al momento cambiare non sarà un problema“.

GRUPPO – “Il gruppo deve rimanere isolato da queste voci, dobbiamo scendere in campo e vincere le partite. Bisogna avere una rivalsa verso il Monza, visto che abbiamo fatto solo un punto nelle ultime due. Le problematiche esterne non ci devono riguardare, perchè abbiamo una società forte“.

MERCATO – “Non ci saranno rinforzi se dovesse partire McKennie. Abbiamo valide alternative in squadra come Cuadrado e Soulè per la fascia“.

PAREDES – “Sta bene, aveva giocato bene già con il Monza in coppa e domani può giocare. Ci sarà bisogno di tutti perchè ricominceremo a giocare ogni tre giorni“.

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