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Top Diez: gli acquisti più onerosi del 2007/08 (prima parte)

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A NeverEnding story. Così il cantante britannico Limahl, nel 1984, creò una colonna sonora dal sapore di autentica pietra miliare nella storia del cinema. Un passo troppo indietro, potrebbero pensare i più, eppure intramontabile nel suo messaggio, moderno e attuale a distanza di oltre 20 anni dalla sua nascita. Un concetto, quello di una “storia senza fine“, in grado di creare momenti senza tempo, associabili alle diverse sfaccettature della stagione sportiva 2007/2008. Un’annata che ci parla di racconti appassionanti e iconici percorsi che hanno gettato le basi dello spartiacque verso l’era calcistica contemporanea.

Si consideri in primis l’esperienza vissuta dall’Inter, coi nerazzurri avviati verso il ciclo di vittorie che avrebbe poi condotto all’era Mourinho e, quindi, alla vittoria del Triplete. Un trionfo, quello nel 2010, figlio del progetto cominciato nelle annate precedenti dal lavoro di Roberto Mancini. Un percorso che rese la Beneamata un’autentica superpotenza a livello nazionale. Per altri, invece, si trattò dell’ultima storia senza fine. Si pensi infatti all’ultimo, grande Manchester United di Sir Alex Ferguson, che sollevò al cielo di Mosca la sua terza Champions League trionfando, tra l’altro, per la seconda volta in Premier League. Fu il secondo di tre titoli consecutivi per l’ultimo ruggito di quei Red Devils orfani tutt’ora di quei trionfanti tempi d’oro.

Fonte: profilo instagram @ManCity

Nonostante il secondo posto alle spalle del 31esimo trionfo del Real in Liga, quell’anno gettò poi le basi per la NeverEnding story targata Pep Guardiola al Barcellona. La gavetta in seconda squadra limò le basi tecnico tattiche che avrebbero poi dato vita a una delle formazioni più forti e iconiche della storia del calcio. Passando poi dalla Liga in Bundesliga, il 2007/2008 rappresentò l’inizio della storia di Luca Toni e Franck Ribery al Bayern Monaco. Un’epoca dunque dal sapore romantico e iconico, che NumeroDiez analizza con l’appuntamento fisso della Top Diez del calciomercato di quell’anno.

FERNANDO TORRES (dall’Atletico Madrid al Liverpool, 38 MILIONI)

“Semplicemente” il miglior marcatore dei Colchoneros per 5 stagioni consecutive, dal 2003 al 2007. In 7 anni di Atletico Madrid si presentò al mondo come il prediletto del Pueblo Atletico, una delle più grandi promesse di sempre. 108 gol in 405 presenze in rojiblanco. Pura poesia calcistica, che si incastra alla perfezione col concetto di storie senza tempo. Perchè di favole calcistiche, El Niño, non ha mai smesso di raccontare col suo gioco.

Sul suo talento ci credevano in molti. Ci scommise su tutti il Liverpool, che per la cifra record di 38 milioni di euro lo portò ad Anfield. E per quanto non abbia vinto nessun titolo con la maglia dei Reds, gli attuali Campioni d’Europa consegnarono al mondo una prima punta unica, iconica, totale. Un calciatore come nessuno, un uomo che reinterpretò a suon di gol e record infranti il concetto di prima punta. Le parole, per quanto forti e prorompenti nella mente, non descrivono appieno il valore simbolico che il gioco di Fernando Torres ha portato ai propri tifosi e al popolo del calcio nel suo insieme.

Fonte: profilo instagram @liverpoolfc

Per un ragazzo di 23 anni la pressione al suo arrivo è spaventosa. Ma Torres, il vero Fernando Torres, di pressione si nutriva e traeva infinita forza. Coi Reds arrivò la definitiva consacrazione a livello internazionale. 33 reti al suo primo anno. 33. Una valanga di gol che gli permisero di battere il record di reti in Reds di un certo Michael Owen (28). 23 di quelli Torres li fece in campionato, superando così anche il record di reti in Inghilterra al debutto di uno straniero, detenuto da Ruud van Nistelrooy.

ARJEN ROBBEN (dal Chelsea al Real Madrid, 35 MILIONI)

15 anni nel segno della stessa, iconica giocata dalla destra ad accentrarsi, per poi far partire quel tiro a giro che l’immaginario collettivo può ricondurre solamente a lui. Una giocata prevedibile e leggibile, in teoria. Eppure nel giro di tre lustri nessuno ha effettivamente capito come impedire all’olandese di compiere la sua giocata. La semplicità del fondamentale ne descrive appieno la forza, sua e del valore dell’ala destra.

Nonostante l’Odissea di infortuni che mai lo ha abbandonato il Real Madrid, nell’estate del 2007, credette in lui, investendo 35 milioni per il suo cartellino. Si tratta così del quinto acquisto più costoso della storia del Real, alle spalle di Zinédine Zidane, Luís Figo, David Beckham e Ronaldo. Dal parco giochi di Stamford Brigde portò quindi il suo talento a Madrid, al Santiago Bernabeu. Per lui fra le fila dei Blancos 65 presenze, 13 gol e 14 assist. Il copione, sulla carta, ha il sapore del prologo promettente e vincente. Ma spesso, a malincuore, le premesse sono destinate a sfaldare e a non essere rispettate come era lecito immaginarsi.

Fonte: profilo instagram@arjenrobben

È diventato difficile per me stare al Real a causa del cambio di presidente. Mi ero sentito molto a mio agio a Madrid ed avevo giocato bene. Ma quando è cambiata la politica del club non ho più avuto la possibilità ed ho dovuto decidere se aveva senso o meno rimanere. Il Bayern mi ha cercato e sono stati concreti. Ha mostrato fin dall’inizio di volermi”.

La politica societaria unita all’arrivo di campioni del calibro di Kakà e Cristiano Ronaldo limitarono le possibilità dell’attaccante, che trovò la sua definitiva America in Bundesliga, al Bayern Monaco, due annate dopo. Una seconda vita calcistica a tutti gli effetti, che ridimensionò il valore e la caratura del giocatore, consacrandolo a livello mondiale.

ANDERSON (dal Porto al Manchester United, 31.5 MILIONI)

Gli fu sufficiente una stagione in Europa per incantare chi stava facendo e avrebbe continuato a fare la storia a Manchester. Il tutto alla tenera età di 18 anni. L’amichevole estiva fra Porto e United ne completò definitivamente l’opera, con Alex Ferguson innamoratosi perdutamente del talento cristallino di Anderson Luís de Abreu Oliveira, o più comunemente Anderson.

31.5 furono i milioni necessari per strapparlo dalla tenace stretta dei portoghesi. Un investimento importante che consegnò al tecnico dei Red Devils una creatura calcistica da plasmare. Ferguson non sbagliò nell’intuizione di spostarlo dalla trequarti a interscambiarsi nei ruoli di mezzala e regista. Fu responsabilizzato nell’appuntamento più importante, in quella finale di Champions League a tinte inglesi che consegnò la terza coppa dalle grandi orecchie agli inglesi. Da subentrato nei minuti finali non deluse le aspettative, segnando un calcio di rigore che pesava come un macigno. Non per un predestinato come lui.

Fonte: sito internet Wikipedia

Gli anni migliori, inutile dirlo, li ha vissuti in Inghilterra, in quella Premier League che lo consacrò a leggenda di un Manchester United tronfio di talento e classe. Cristiano Ronaldo, Evra, Rio Ferdinand, Scholes, Tevez… Un’esagerata sovrabbondanza di campioni coi quali crescere e diventare un grande. Una parabola, la sua, tanto entusiasmante quanto di breve durata: Dopo 7 anni fra le fila del club inglese (con in mezzo una deludente parentesi alla Fiorentina nel 2013/2014) alternò una serie di disavventure calcistiche che lo portarono ad abbandonare il calcio a soli 31 anni.

PEPE (dal Porto al Real Madrid, 30 milioni)

Il Porto dei primi anni 2000 ci racconta di una formazione che, nel segno di talentuosi predestinati, conquistò a più riprese la scena europea. Il lascito, in termini di calciomercato, fu un’autentica miniera d’oro in quanto a compravendita di talenti emersi fra le fila dei Dragões. Fra i quali, appunto, Képler Laveran Lima Ferreira, passato alla corte del Real Madrid per 30 milioni di euro.

“Quando sono arrivato al Real Madrid, sembrava un cimitero. Un cimitero di difensori centrali. Ogni difensore che arrivava, anche grandi giocatori con un nome già affermato, non rimanevano”.

Fonte: profilo instagram @official_pepe

La prima stagione collezionò soltanto 19 presenze. Nella seconda, invece, si prese il posto da titolare e fece una differenza tale da entrare di diritto nella storia delle Merengues. 10 anni, dal 2007 al 2017, seguendo un solo credo: quello della vittoria con la maglia più pesante al mondo, creando una continuità di rendimento e di conferme che in pochi hanno saputo garantire. Perchè quando giochi al Real la pressione è tanta, troppi per ordinari giocatori. In tal senso, la definizione di Galacticos al tempo di Beckam, Ronaldo e Zidane fu più che appropriata nel descrivere giocatori in grado di reggere l’urto con pressioni e aspettative intorno a questa squadra.

Roccioso, prepotente, falloso, spesso e volentieri al centro del mirino della critica generale. Eppure insostituibile per chiunque si sia seduto su quella panchina. Perchè quando la prepotenza si traduce in forza e rabbia agonistica è difficile non coltivarla, non volerla veder risplendere sul terreno di gioco. 334 presenze tra campionato e coppe con 15 reti all’attivo, e soprattutto la convinzione, divenuta poi concreta realtà, di come la determinazione e la grinta possano divenire le chiavi di volta verso il successo.

FRANCK RIBÉRY (dal Marsiglia al Bayern Monaco, 30 MILIONI)

Si è parlato a inizio articolo di NeverEnding story. Un concetto che trova nel connubio tra Franck Ribèry e il Bayern Monaco la sua dimensione ideale. Impossibile, infatti, non appassionarsi a una storia d’amore calcistico autentica, pura, vera. Un rapporto durato ben 12 anni, nato in quel 6 giugno del 2007 e concluso quest’anno per la volontà societaria di voltare pagina, sperando in un corso altrettanto vincente come lo è stato col campione francese.

Fonte: profilo instagram @frankribery7

Il gioiello del calcio francese“. Così lo definì Zinedine Zidane in Nazionale. Parole per un predestinato che a due anni sfiorò la tragedia in un incidente stradale. Ma Frank doveva vivere per giocare a calcio, questo era, è e sempre sarà il suo destino. L’eredità di una maglia pesante come la 7 di Mehmet Scholl avrebbe potuto spaventare i più. Ma non lui, che non si è mai curato di formalità e inutili fronzoli, facendo della concretezza dello spettacolo che offre il suo modus operandi per eccellenza. Il ragazzo di Boulogne-sur-Mer è diventato grande in bavarese, calcisticamente e umanamente parlando.

Corsa, dribbling e spirito di squadra sono aggettivi adatti al suo gioco. Instancabile in quella fascia sinistra, elegante nel dribbling nel segno di una grande forza esplosiva nelle gambe, verso scatti improvvisi che non lasciano speranza agli avversari. Spaventoso nel servire i compagni; l’assist è nel suo DNA, è un dato di fatto.

 

 

(Fonte immagine di copertina: profilo Facebook ufficiale Fernando Torres)

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Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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