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Top Diez Gol: Roberto Mancini

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Mancini

Dopo aver ripercorso la carriera di Roberto Baggio, attraverso i suoi gol, questa settimana passiamo al suo omonimo Roberto Mancini, attuale CT della Nazionale.
Il Mancio, in termini di spettacolarità realizzativa, ha avuto alcuni picchi davvero mostruosi (che vedremo tra poco), nonostante prediligesse confezionare assist rispetto a segnare personalmente.
Partiamo dunque con la Top Diez Gol di Roberto Mancini, rigorosamente in ordine cronologico, perché classificare queste reti, soprattutto le prime due, sarebbe davvero difficile.

UNA SUPERNOVA A BOLOGNA

Roberto Mancini debutta in Serie A con il Bologna ad appena 16 anni, nel settembre 1981; appena una settimana dopo Franco Battiato regala agli italiani “La Voce Del Padrone”, il suo undicesimo album. Tra le tracce inserite nel disco c’è anche “Centro di Gravità Permanente”, uno dei simboli del cantautore, che sembra calzare a pennello per il giovane Mancini.
Nemmeno un mese dopo il suo debutto, infatti, il Mancio segna il suo primo gol a Como, con un bel pallonetto sull’uscita di Giuliani.
La rete che  ho scelto, però, non è questa, ma la seconda, segnata l’8 novembre 1981 in quello che diventerà uno degli stadi simbolo della sua carriera: l’Olimpico di Roma.
Siamo al 53’, i giallorossi di Liedholm sono avanti di una rete, segnata dal bomber Pruzzo a fine primo tempo. Mancini è entrato in campo nell’intervallo ed è fresco, così Franco Colomba lo serve in area.
Lo scatto del Mancio è strepitoso, brucia l’avversario ed arriva in area, dove si coordina e colpisce delicatamente al volo di destro, scavalcando Tancredi.
Una rete davvero bella, che però non basta al Bologna per portare a casa punti dall’Olimpico, visto che prima Conti e poi ancora Pruzzo siglano il 3-1 finale.
Al termine della stagione d’esordio in Massima Serie, Mancini chiude con 9 reti, un bottino decisamente importante per un ragazzo così giovane in un campionato competitivo come la Serie A di quegli anni. Purtroppo il Bologna retrocede in Serie B, nonostante una grande vittoria alla penultima contro l’Inter.
Per Mancini si scatena il mercato, tutti lo vogliono, ma alla fine a spuntarla è Paolo Mantovani, patron della Sampdoria appena tornata in A.

UNA FACCENDA DA UOMINI

Nel 1983 Bonnie Tyler rilascia “Total Eclipse of the Heart”, una delle ballad più iconiche degli anni ’80, il racconto di una relazione sfibrante ma allo stesso tempo forte e splendido, così come la storia dei primi anni di Roberto Mancini alla Sampdoria.
Nel momento del suo arrivo a Genova, Mantovani sta costruendo, pezzo dopo pezzo, quella che sarà la Sampd’Oro di fine decennio, pescando i migliori giovani italiani. Il Mancio è tra questi, e nonostante qualche mugugno i tifosi si appassionano da subito a quel ragazzo dal carattere fumantino così bravo tecnicamente.
Nella seconda stagione in blucerchiato, Mancini vince da protagonista il suo primo Derby della Lanterna, entrando per sempre negli incubi di Mario Faccenda, ex difensore pilastro del Genoa negli ’80 e della Fiorentina nei ’90.
Dopo un quarto d’ora, spaventato da Mancini alle sue spalle, il difensore rossoblù spedisce nella sua porta il pallone, messo in mezzo da Marocchino.
Nella ripresa, poco prima dell’ora di gioco, il gol che chiude i giochi. Mancini riceve palla e parte, salta Onofri, mandando il pallone alla sua sinistra e sorpassandolo dall’altro lato, per poi concludere dal limite con un diagonale di destro che si infila all’angolino.

CHIRURGIA

Settembre 1987, gli Starship, band rock statunitense, passano come una meteora nel mondo della musica, con “Nothing’s Gonna Stop Us Now”, orecchiabile ballad che scala le classifiche di tutto il Mondo.
Il brano, evidentemente, deve essere risuonato spesso negli spogliatoi di Bogliasco, visto che la Sampdoria da questa stagione diventa inarrestabile. Dopo il successo in Coppa Italia nel 1985, e gli arrivi dei vari Vierchowod, Mannini, Pagiuca e Cerezo, i blucerchiati iniziano a vincere. Per Mancini, però, l’arrivo più gradito è quello di Gianluca Vialli, con il quale forma una coppia micidiale.
Dopo una vittoria e una sconfitta, alla terza giornata la Samp ospita il Verona, squadra sempre temibile, ma che sta concludendo il suo ciclo.
La partita viene sbloccata dall’ex di turno Briegel, che porta avanti i padroni di casa, raggiunti a fine primo tempo da Elkjaer.
Al 63’ Roberto Mancini decide che la Samp quella partita la deve vincere e si mette in proprio. Sulla fascia sinistra punta un avversario e poi si accentra di colpo, per poi calciare un siluro con il destro, che si insacca all’incrocio dei pali, imparabile per Copparoni.
La partita viene poi chiusa nel finale da una rete di Vierchowod, che sigilla la vittoria dei doriani.

IL MONDO AL CONTRARIO

Febbraio 1989, Raf si chiede “Cosa Resterà degli Anni ‘80”, in uno dei pezzi italiani più significativi del periodo.
Del decennio che sta per andare in archivio sicuramente resta la Samp, che vince la sua seconda Coppa Italia nel 1988 e sta galoppando verso la terza. Parallelamente i blucerchiati stanno correndo verso la finale di Coppa delle Coppe, che perderanno a Berna contro il Barcellona.
La semifinale di Coppa Italia mette di fronte alla Sampdoria l’Atalanta, squadra ostica che all’andata, a Bergamo, perde per 3-2, ma gioca davvero bene.
Il ritorno, in programma l’8 febbraio 1989 al Ferraris, viene aperto da una rete clamorosa del Mancio.
Su un cross lungo e alto di Vialli dalla destra, il numero 10 si coordina alla grande e spara una rovesciata perfetta, che non lascia scampo a Piotti.
Un gol in acrobazia, una rete che fa esplodere Marassi e proietta i blucerchiati verso la finale di Coppa Italia 1988/89.

COME LA NEVE A NAPOLI

17 novembre 1990, sulla ruota di Napoli escono il 9 e il 10, proprio alla vigilia dell’incontro tra i partenopei e la Sampdoria. Gli azzurri, Campioni d’Italia nella stagione precedente, confidano che sia un buon segno e che si riferisca a Careca e Maradona, i numeri 9 e 10 del Napoli: non sarà così.
La Sampdoria, dopo la vittoria in Coppa delle Coppe nel maggio 1990, appare matura al punto giusto per poter competere per lo Scudetto. L’incontro con i Campioni uscenti è già un crocevia importante per la stagione dei doriani, che non falliscono.
Dopo il gol di Incocciati, i blucerchiati annichiliscono i padroni di casa, con una doppietta di Vialli e una rete di Mancini, tutte di splendida fattura. Ma il Mancio non ha ancora finito di stupire.
Siamo al 90’, Attilio Lombardo sprinta per l’ennesima volta sulla fascia destra e crossa. Il pallone prende un effetto ad uscire e giunge quasi al limite dell’area, dove c’è Mancini, che non controlla la palla, ma decide di tirare. Il Mancio si piega leggermente, accompagnando con il corpo la conclusione, di collo destro, che è semplicemente splendida, un fulmine a ciel sereno. Il pallone colpisce il palo alla sinistra di Galli e si infila in rete.
Questa vittoria sancisce una sorta di passaggio di consegne tra il Napoli e la Sampdoria, che nel maggio seguente vincerà lo Scudetto.
Dunque quei due numeri estratti sulla ruota di Napoli alla fine erano davvero un segno premonitore… però non si riferivano a Careca e Maradona, ma ai due attaccanti avversari: Gianluca Vialli e Roberto Mancini, i gemelli del gol.

WE GO TO WEMBLEY

Il 15 aprile 1992, la Sampdoria si appresta a raggiungere il punto più alto della sua storia. Al Ferraris, nell’ultima partita del girone di semifinale, basta un punto ai blucerchiati per raggiungere la finale di Coppa dei Campioni.
In uno stadio stracolmo, con una coreografia da brividi, la Samp passa in svantaggio contro il Panathinaikos, che segna con Marangos la prima rete del suo girone.
La paura di fallire ad un passo dalla finale è tanta, ma i doriani si compattano e vengono presi per mano dal numero 10: Roberto Mancini.
Al 36’ Invernizzi lancia in area un pallone che il Mancio addomestica da campione. Con la coscia, infatti, accompagna la sfera verso l’esterno, in modo da eludere il difensore, ma così facendo si trova praticamente sulla riga di fondo. In quel momento, Mancini dimostra tutta la sua follia, calciando forte sul primo palo, con un angolo praticamente nullo, segnando il gol del definitivo 1-1.
La Sampdoria vola così a Wembley, dove, però, perderà la finale contro il Barcellona, chiudendo un ciclo meraviglioso e lasciando Mancini in lacrime per un’occasione che non capiterà più.

UN LAMPO NELL’OSCURITÀ

Settembre 1992, Luca Barbarossa a febbraio vince il Festival di Sanremo con “Portami a Ballare”, un brano che calza a pennello sul Mancini post Wembley alla Samp.
Diventato capitano dei blucerchiati a tutti gli effetti nel 1991, il Mancio resta legato alla Sampdoria, nonostante l’andazzo sembra promettere tempesta.
Nella seconda giornata del campionato 1992/93 i blucerchiati volano ad Ancona per sfidare i dorici, al primo anno in Serie A.
La partita è un vero shock per i doriani, che passano in svantaggio per due volte e restano in 10 per l’espulsione di Katanec.
Al 59’ arriva, puntuale, il guizzo di Mancini a togliere le castagne dal fuoco. Un lancio di Invernizzi lo pesca in area, e il Mancio riesce a passare davanti a Ruggeri, che lo tira giù. Un calciatore normale inizierebbe a lamentarsi e chiederebbe il rigore, ma Mancini, da fuoriclasse, ha in mente altro. Mentre sta cadendo non perde mai il contatto visivo con il pallone e lo colpisce con il sinistro, spedendolo alle spalle di Nista.

L’ULTIMA GIOIA

Aprile 1995, Gianluca Grignani ha appena lanciato la sua bomba con “Destinazione Paradiso”, uno dei suoi brani più apprezzati. La destinazione della Sampdoria e di Mancini, invece, è più vicina, si tratta del Parco dei Principi, lo stadio parigino dove si disputerà la finale della Coppa delle Coppe.
Per giungere all’atto finale, però, i blucerchiati hanno un ultimo scoglio da superare, l’Arsenal di Ian Wright.
La partita di andata nel mitico Highbury è uno spettacolo, i Gunners vincono 3-2, ma Mancini si guadagna la standing ovation dell’intero impianto con l’assist di tacco per il secondo gol di Jugovic.
Due settimane dopo, dunque, la Samp è chiamata all’impresa al Ferraris, e a suonare la carica è sempre lui, il capitano.
Dopo meno di un quarto d’ora un rilancio di Ferri equivale allo sparo di uno starter per il Mancio, che parte in progressione seminando il diretto avversario. Il pallone rimbalza davanti a lui e Seaman è molto avanzato. Mancini non si fa pregare, in tutta l’azione tocca la sfera una sola volta, delicatamente con il destro, mettendo il pallone in rete con un morbido pallonetto.
La serata magica della Samp, e di Claudio Bellucci in particolare, si ferma nella maniera più atroce. Avanti 3-1 all’89’, grazie alla doppietta del giovane attaccante, i doriani vengono beffati da una punizione di Schwarz che coglie impreparato Zenga.
L’Arsenal passerà il turno ai calci di rigore, per poi perdere la finale contro la Real Saragozza.
Per Mancini questa sarà l’ultima presenza europea con la maglia blucerchiata, un finale sicuramente molto amaro per una storia così bella.

DE TACCO (PT 1)

Nell’estate del 1997 Roberto Mancini passa alla Lazio, dove dimostrerà ancora una volta tutta la sua grandezza.
Il 29 novembre 1998, due giorni dopo il suo 38° compleanno, il Mancio segna una splendida doppietta nel Derby romano.
Se il primo gol è un bel destro al volo in diagonale, con il secondo fa definitivamente deflagrare l’Olimpico.
Il minuto è il 56’, sulla sinistra Sinisa Mihajlovic è pronto a mettere in mezzo una punizione. La battuta è come al solito, forte, tesa, sul primo palo; Mancini sfila davanti a Aldair e colpisce delicatamente con il tacco, battendo Chimenti.
La rete non servirà a portare a casa tre punti per la Lazio, perché Di Francesco e Totti impatteranno sul 3-3 il finale.

DE TACCO (PT 2)

17 gennaio 1999, la Lazio gioca in serata a Parma, in una sfida ricca di talento e campioni, tra due formazioni simbolo dell’ultima metà degli anni ’90.
Dopo un primo tempo equilibrato la ripresa si apre con un botta e risposta tra Salas e Crespo, che portano il punteggio sull’1-1.
Al 68’ arriva il colpo del campione, la giocata che non ti aspetti. Su un corner dalla sinistra, battuto dal solito Mihajlovic, Mancini sbuca sul primo palo e colpisce ancora di tacco.
La conclusione, però, è decisamente diversa da quella contro la Roma, tanto delicata e quasi beffarda quella, tanto potente e precisa questa. Il pallone si insacca all’incrocio sul primo palo, lasciando inebetito Buffon (non proprio l’ultimo arrivato). Durante l’esultanza, emblematica la faccia di Bobo Vieri, che strattona Mancini e poi si rivolge ai tifosi dicendo “Questo è matto”.

Si chiude qui questo viaggio quasi ventennale tra le prodezze di Roberto Mancini, un vero e proprio fenomeno, che ha vinto molto, ma che avrebbe meritato sicuramente qual cosina in più, specie a livello di considerazione in Nazionale.

 

 

 

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Lazar Samardzic sta stupendo l’intera Serie A

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Samardzic

Samardzic è l’ennesimo diamante venuto fuori dal ricco e visionario settore scouting dell’Udinese, una delle poche squadre del nostro campionato in grado di fare della linea verde, del coraggio e della modernità il suo cavallo di battaglia.

Parliamo di un giocatore tedesco classe 2002, arrivato in sordina (come qualsiasi altro campione venuto fuori dalla squadra bianconera) per sostituire Rodrigo De Paul. Dopo un periodo di ambientamento, il talento ex Lipsia, anch’essa realtà che fa dello scouting la sua politica principale, è riuscito ad imporsi nel centrocampo friulano, sciorinando talento, presenza fisica e creatività.

La nuova perla aggiunta alla lunga lista della collana di talenti del club dei Pozzo in questa stagione non si è fatto attendere e ha portato a referto già due gol.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Giocatore signorile e stiloso, in grado di collaborare con la squadra e dotato di un tasso tecnico e un estro invidiabile, Samardzic vanta anche un’ottima qualità nello stretto (con cui spesso si divincola con elegantissimi tunnel) ed è bravissimo nel crearsi lo spazio ed andare al tiro con entrambi i piedi dal limite dell’area.

Ha nelle sue caratteristiche anche un repentino cambio di direzione che spesso disorienta e scompagina i suoi marcatori, oltre che buone doti nei passaggi chiave e nello smistamento di palloni.

L’Udinese, oggi in mano all’ottimo Sottil e terza in classifica, da anni punta quasi dogmaticamente su un centrocampo a 3, in cui cambiano chiaramente i compiti assegnati ai centrocampisti in base alle idee del tecnico, ma mai il loro numero. Ed è proprio in questo contesto che Samardzic ha trovato il suo habitat ideale.

 

Il tedesco è la mezz’ala tecnica della squadra friulana, ed è accompagnato dalla fisicità e dalle doti di rottura del gioco di Walace e dalla dinamicità di Makengo.

Grazie alla presenza di questi due giocatori in grado di offrire fisicità e copertura, il talento di Samardzic può venir fuori con tutta la sua totalità, anche perché la squadra di Sottil predilige un gioco ritmato ed arrembante, perfetto per dare la possibilità al classe 2002 di galleggiare a ridosso dell’area avversaria ed offrire spunti e qualità.

IL PROGETTO UDINESE

L’ambizioso progetto Udinese, capitanato da un simbolo dell’imprenditoria italiana come la famiglia Pozzo, basa le sue fondamenta sulla modernità, la visione a lungo termine e l’investimento nello scouting internazionale.

Vanta inoltre la scoperta di altri giovani talenti come Bijol e Lovric, giocatori che anche grazie anche alle idee propositive di un allenatore come Sottil, possono valorizzarsi e divenire asset importantissimi per il presente e il futuro bianconero.

 

L’Udinese si riconferma quindi una realtà unica nel nostro calcio, che fa della progettualità e di una forte identità la sua missione principale.

Quest’anno questa squadra ci farà divertire.

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Serie A Back To The Future: Giornata 8

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Serie A

Rieccoci, dopo la sosta per gli impegni delle Nazionali, in una nuova puntata di Serie A Back To The Future, che vede alcune partite storicamente importanti come InterRoma e AtalantaFiorentina.

NAPOLI-TORINO 0-1 16/02/1992

Il 16 febbraio 1992 il Torino di Mondonico è di scena al San Paolo di Napoli, in una sfida d’alta classifica contro gli azzurri di Claudio Ranieri.
In un match teso e decisamente tattico, la vittoria prende la via del Piemonte, grazie alla caparbietà degli uomini del “Mondo”.
Il gol partita arriva al 79’, quando un corner battuto rasoterra pesca al limite Luca Fusi, mediano fondamentale dei granata, che controlla e spara un gran sinistro sotto all’incrocio dei pali, che lascia impietrito Galli.
Per Fusi, decisamente poco avvezzo alle esultanze, il finale di stagione regalerà un altro gol molto importante, quello nella semifinale di Coppa UEFA contro il Real Madrid.

INTER-ROMA 3-0 01/10/1989

L’ottobre del 1989 segna l’uscita al cinema della prima fatica di Kenneth Branagh come regista, l’ambizioso “Enrico V”. Il poliedrico artista britannico, che è anche protagonista e sceneggiatore della pellicola, regala al pubblico una delle migliori trasposizioni cinematografiche di Shakespeare, contornata da un cast d’eccezione.
Proprio all’alba del mese, in una Serie A ancora in fase embrionale, l’Inter, con lo Scudetto dei Record sul petto, riceve la Roma a San Siro.
I nerazzurri, usciti anzitempo dalla Coppa dei Campioni per mano del Malmoe, sfoderano una prestazione sensazionale.
Dopo 27 minuti Cucchi pennella un cross in area, dove Lothar Matthaus si inserisce senza troppa pressione e buca Cervone.
Passano appena dieci minuti e Klinsmann premia la solita sovrapposizione del  treno Brehme, che mette dentro con un delicato pallonetto.
Una Roma frastornata non riesce a reagire e subisce il terzo gol ad inizio ripresa, quando un Matthaus già in forma Mondiale salta Cervone e mette dentro la sua personale doppietta.

EMPOLI-MILAN 0-1 06/12/2003

Mentre il clima natalizio inizia, come ogni anno, ad impossessarsi della civiltà, nelle radio i Black Eyed Peas tengono botta con la loro hit “Shut Up”, mentre la Serie A entra nel vivo.
Al Castellani di Empoli va in scena la classica sfida che sembra ricordare quella biblica di Davide contro Golia, un EmpoliMilan a cui i padroni di casa con appena 6 punti conquistati nelle prime 11 giornate.
I rossoneri, che stanno per partire verso Yokohama, teatro della finale di Coppa Intercontinentale, vivono una serata difficile in provincia, contro un Empoli compatto e ben messo in campo.
A stappare il match ci pensa Ricardo Kakà, a dieci minuti dalla fine, con un destro fantastico da lontanissimo, che regala tre punti vitali per il Milan nella corsa allo Scudetto.

LAZIO-SPEZIA 2-1 03/04/2021

In piena emergenza COVID-19, con gli stadi ancora deserti, la Lazio ospita lo Spezia per la prima volta nella storia del club.
Dopo un primo tempo equilibrato, un filtrante di Correa libera Lazzari in area, bravo a battere Zoet in uscita.
Lo Spezia non demorde e ad un quarto d’ora dalla fine trova il pareggio, con un capolavoro di Daniele Verde, scuola Roma, che mette in rete con una spettacolare rovesciata un cross dalla sinistra di Gyasi.
La Lazio viene a capo di una partita decisamente scorbutica solamente all’88’, quando l’arbitro Giua concede un calcio di rigore dopo l’On Field Review. Dagli undici metri Caicedo non sbaglia e regala i tre punti alla Lazio.

SASSUOLO-SALERNITANA 1-0 24/01/2009

Mentre nelle radio spopola Beyoncé con “Single Ladies”, il Sassuolo vive la sua prima storica stagione in Serie B, sorprendendo tutti.
Alla prima giornata di ritorno, i neroverdi sono ancora in corsa per le zone di vertice e ospitano al Braglia di Modena la Salernitana.
I campani stanno vivendo, al contrario degli emiliani, una stagione molto complicata, e non riescono ad impensierire più di tanto la difesa guidata da Piccioni.
Al 74’ arriva il gol partita, siglato da Filippo Pensalfini, uno dei reduci dalla scalata dalla C2 alla B dei neroverdi.

LECCE-CREMONESE 2-1 28/03/1999

Nel marzo del 1999 nei cinema è da poco uscito “10 Cose Che Odio Di Te”, il film che ha lanciato la carriera del compianto Heath Ledger, Premio Oscar postumo nel 2008.
In Serie B, invece, una Cremonese che sta per toccare uno dei punti più bassi della storia recente del club, è di scena al Via del Mare, contro un Lecce che sta viaggiando in pompa magna verso il ritorno in Serie A.
Dopo mezz’ora Giannini pennella un cross in mezzo all’area, dove il portiere grigiorosso Arcari esce male e lascia la palla a  disposizione di Casale, che fa 1-0.
Dopo tre minuti, però, l’orgoglio della Cremonese, ormai prossima alla retrocessione, porta al pareggio, grazie ad un calcio di rigore di Ghirardello, steso in area da un intervento scellerato di Viali.
La beffa in casa Lecce sembra materializzarsi, ma a togliere le castagne dal fuoco ci pensa ancora una volta Casale, che crossa in mezzo, dove Stellone mette dentro il definitivo 2-1.

SAMPDORIA-MONZA 3-0 29/09/1988

Mentre nelle radio rimbalza l’inno di Bobby McFerrin, “Don’t Worry, Be Happy”, la Sampdoria ospita il Monza nell’ultima partita del girone di Coppa Italia.
I blucerchiati, Campioni uscenti della manifestazione, sfoderano una prestazione di altissimo livello per superare i brianzoli.
Dopo un quarto d’ora di assedio puro, un lancio lungo, trova la testa di Mancini, che prolunga la traiettoria verso Vialli. Il numero 9 entra in area e batte Braglia con un beffardo tocco d’esterno sull’uscita del portiere.
Cinque minuti  dopo è Victor, che mette dentro in tap-in dopo una respinta di Braglia su conclusione di Mancini.
Il resto della partita è un continuo monologo blucerchiato, sporcato solo lievemente dal doppio giallo rimediato da Lanna nel finale di primo tempo.
Al 61’ a chiudere i giochi ci pensa Fausto Salsano, che fa 3-0 e manda tutti a casa.

ATALANTA-FIORENTINA 2-2 01/04/2007

Nel marzo del 2007 nei cinema esce “Spiderman 3”, capitolo finale della trilogia di Sam Raimi incentrata sul supereroe Marvel.
Nella Serie A post Calciopoli, una Fiorentina partita dal clamoroso -15 inflittole dal Giudice Sportivo, si rende protagonista di una stagione da sogno, dove i passi falsi sono davvero pochi.
Uno di questi “incidenti di percorso” arriva il 1 aprile all’Atleti Azzurri d’Italia, contro un’Atalanta davvero ostica.
I viola si portano sullo 0-2 nella prima mezz’ora, nonostante l’assenza pesante di Luca Toni. A sostituirlo, alla grande, ci pensa Reginaldo, che apre le marcature con un bolide in diagonale che si infila sotto la traversa. Quattro minuti dopo Pazzini, su calcio di rigore porta sul doppio vantaggio i viola.
A cinque minuti dall’intervallo, però, il primo scricchiolio della difesa di Prandelli porta alla rete di Loria, che salta indisturbato su un corner dalla sinistra.
Nella ripresa arriva il momento di Cristiano Doni, che entra nell’intervallo e sigla il gol del 2-2 su rigore al 66’, per un pareggio che sa di Pesce d’Aprile per la Fiorentina.

JUVENTUS-BOLOGNA 0-1 05/10/1980

Nella prima settimana di ottobre in vetta alle classifiche musicali ci sono i Queen, con la loro hit “Another One Bites The Dust”, pezzo clamoroso e d’impatto.
Domenica 5 ottobre, per la quarta giornata di Serie A, a mangiare la polvere è, a sorpresa, la Juventus di Trapattoni, che ospita il Bologna di Gigi Radice.
Nel primo campionato dopo la riapertura delle frontiere, ed è proprio Eneas De Camargo, il brasiliano del Bologna, il protagonista della partita.
All’83’, Zoff respinge una conclusione da fuori ed il pallone sembra ormai in salvo, ma Eneas ci crede e si fionda sulla respinta, venendo fermato fallosamente da Osti.
Il calcio di rigore viene trasformato da Adelmo Paris, che regala due punti d’oro ad un Bologna partito con un pesante -5, eredità dello scandalo del Totonero.

VERONA-UDINESE 1-0 14/04/2002

Mentre nei cinema è da poco uscito “Serendipity”, delicata commedia romantica sulla casualità del destino, la Serie A sta vivendo settimane decisamente frenetiche.
Oltre alla lotta di vertice, che si chiuderà con il famoso “5 Maggio 2002”, nelle zone basse della classifica molte squadre si danno battaglia per non retrocedere.
Due di queste, Hellas Verona e Udinese, si affrontano alla quartultima giornata al Bentegodi, in un clima decisamente teso.
Dopo mezz’ora, i gialloblu sbloccano il punteggio con Mario Frick, e riescono a mantenere il risultato fino alla fine.
Le ultime tre partite, però, vedranno sconfitte clamorose per i gialloblu (su tutte il 5-4 subito all’Olimpico dalla Lazio), mentre l’Udinese riuscirà a battere Lecce e Venezia, e si salverà per un punto, a discapito proprio dell’Hellas Verona, in un finale drammatico.

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Roma carioca e quel cambio generazionale di cui c’è bisogno

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Senesi

La gara amichevole che ha opposto il Brasile alla Tunisia, e che ha visto la vittoria dei primi per 5-1, al 78′ minuto ha messo in atto anche uno scenario dal sapore di cambio generazionale.

A poco più di dieci dalla fine, infatti, il commissario tecnico della Selecao Tite ha fatto segno al centrale giallorosso Roger Ibanez di alzarsi dalla panchina, perché era il suo momento. A lasciar spazio al giovane centrale, nientemeno che Marquinhos, che dalla Roma fu scoperto e lanciato, prima di partire, direzione Paris Saint Germain, per la cifra di trentacinque milioni di euro. Un cambio che sa tanto di svolta generazionale e che Ibanez sceglie di dedicare al suo mister Josè Mourinho.

Mourinho mi ha aiutato tanto. Adesso inizio a lavorare di là (a Roma, ndr) e sarò pronto, sono sicuro“, dice Ibanez, che nel frattempo sta sempre più scalando le gerarchie.

Ad onor del vero, infilarsi in una difesa che annovera già calciatori forti e formati come Marquinhos, Thiago Silva, Eder Militao, Bremer, Gabriel, Verissimo e Felipe sembra quasi una mission-impossible, ma lui con il duro lavoro sembra ce la stia facendo. Il nativo di Canela nell’ultimo anno e mezzo è diventato sempre più prezioso anche per i giallorossi, grazie all’eccezionale lavoro svolto con la compagine capitolina. Bravissimo nell’intercettare passaggi, si è dimostrato ottimo anche nel calibrare i palloni che partono dai suoi piedi, ma dovendo ancora migliorare nell’attenzione e nell’aggressività, che troppo spesso lo portano a commettere ingenuità.

E pensare che da quando è giusto a Roma, il classe ’98 ha dovuto applicarsi per fare enormi passi avanti, adattandosi sia ai dettami di una difficile difesa a tre, nella quale quasi sempre è stato impiegato come braccetto, svolgendo compiti difensivi senza palla, ma studiando le avanzate palla al piede in fase di possesso, sia in una difesa a quattro, dove il ruolo del terzino ne limitava enormemente le discese.

Ci siamo, quindi. Ora è il suo momento e per Roger Ibenez è vietato sbagliare.

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Calciomercato

Chi è Andrey Santos, il “Busquets brasiliano” paragonato a Juninho

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Chi è Andrey Santos, il "Busquets" brasiliano

CHI È ANDREY SANTOS, IL 18ENNE BRASILIANO SEGUITO DA MEZZA EUROPA – Fisico, muscoli, dinamismo e grinta, Andrey Santos è l’ultimo talento brasiliano con un futuro in Europa. Centrocampista difensivo con propensione alla rottura del gioco avversario, è un classe 2004 tenuto d’occhio da molti club del Vecchio Continente. Tra questi ci sarebbe anche l’Inter, che ha già fatto un sondaggio informale per il calciatore. Ma l’asta si allarga anche a squadre spagnole, inglesi e al PSG.

E proprio di “asta” si tratta, visto che il suo cartellino sfiora già i 40 milioni di euro a soli 18 anni.

IL PRIMO ANNO IN BRASILE

Andrey Santos sale alla ribalta solo lo scorso aprile, quando il Vasco Da Gama decide di promuoverlo tra i “grandi”. L’esordio arriva già a novembre 2021, quando accumula 45 minuti contro il Londrina Esporte Clube, nella sconfitta per 3-0 valevole per l’ultima giornata del campionato.

Il 28 aprile 2022, quarta giornata dell’attuale stagione sportiva, Andrey Santos totalizza i suoi primi 90′ nella partita contro il Ponte Preta, vinta per 1-0. Minutaggio che si ripete per intero nel match successivo, contro il Tombense e dà inizio ad una stagione da protagonista. In questo momento, somma 25 presenze in 31 partite complessive con il suo club, condite da 6 reti.

Il suo primo anno da titolare in Brasile lo elegge, senza alcun dubbio, come uno dei profili verdeoro più talentuosi in prospettiva. Il suo ruolo principale è quello di vertice basso in un centrocampo a tre. Una posizione in cui può dare sfogo alla sua grinta che, però, spesso sfocia anche in falli e in ammonizioni: 8 in 25 partite. Un dato da tenere in considerazione, se si pensa che già in due occasioni rimane fuori per somma di ammonizioni (in Brasile la squalifica arriva alla terza ammonizione accumulata).

Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare ad Andrey Santos solo come un giocatore di rottura. In campo, infatti, mostra tanta tranquillità e una maturità di gioco che non ti aspetti da un ragazzo di 18 anni all’esordio assoluto. Più che un giocatore di sola interdizione, Andrey Santos è un equilibratore affidabile. Un equilibratore capace di alternarsi tra il ruolo di “spazzino” che pulisce i palloni sporchi e di creatore di gioco, nel primo passaggio.

LE ATTENZIONI EUROPEE

Un profilo come quello di Andrey Santos passa difficilmente inosservato, tra i più grandi club europei. Non solo è molto ricercato, ma spesso è anche blindato a doppia mandata da chi lo possiede. Basti pensare a tutte le offerte per Kanté rifiutate dal Chelsea, o al ruolo che ha Busquets nell’universo Barcellona.

Sul giocatore del Vasco Da Gama c’è l’attenzione di tantissimi club del Vecchio Continente. Tra questi, proprio il Barcellona avrebbe messo nel mirino il brasiliano, per investirlo del ruolo di erede di Busquets. Le grandi abilità difensive del verdeoro, collegate ad una discreta abilità in fase di finalizzazione, sono apprezzate in Catalunya. E i blaugrana sono indubbiamente la squadra più forte sul giocatore.

Segue a ruota anche il PSG, che potrebbe far valere la sua onnipotenza economica per alzare il prezzo e scoraggiare le contendenti. I parigini, attualmente, sono privi di un giocatore con le caratteristiche di Andrey Santos. Ma attenzione anche alle squadre di Premier League. Il Newcastle ha mostrato di volersi gettare nella mischia, così come l’Everton. Il Manchester City è alla finestra.

C’è anche una squadra italiana: si tratta dell’Inter. I nerazzurri mancano di un giocatore che sappia garantire fase di interdizione ed essere valido in entrambe le fasi. Andrey Santos sarebbe, inizialmente, un colpo da valutare in prospettiva. Potrebbe iniziare come vice Barella, per poi ritagliarsi il suo spazio con maggiore frequenza già dalla prossima stagione.

Sicuramente il prezzo di base dalla quale il Vasco Da Gama intende far partire l’asta sul suo talento non è una cifra da poco. I brasiliani chiedono almeno 35 milioni di euro, con la consapevolezza che molto facilmente si arriverà oltre i 40 milioni.

PARLANDO DI LUI

Il nome di Andrey Santos è già argomento di discussioni all’interno del suo stesso club, che non disdegna paragoni importanti. Il suo profilo sembra già migliore di tanti altri, venuti fuori dal vivaio del club carioca, come Allan, Coutinho e Douglas Luiz. Addirittura è stato scomodato anche un termine di paragone molto pesante, da quelle parti: Juninho Pernambucano.

Tatticamente, sono due giocatori molto diversi. Uno è un trequartista con doti da fantasista e da regista offensivo, che disegnava magie con il suo piede destro. Andrey Santos è un giocatore molto più fisico e concreto. Eppure, lo stesso Juninho ha speso parole di elogio per lui.

Dal punto di vista fisico è un mostro. Senza palla la sua partecipazione al gioco è totale. Vorrei controllare il suo GPS, perché non si ferma mai. Dal punto di vista tecnico, poi, è eccezionale. Non sarà più più forte di me, sarà molto più forte di me. E’ un giocatore molto più completo rispetto al sottoscritto. A diciotto anni non giocavo certamente come gioca lui e non mi vergogno a dirlo“.

A Juninho si unisce anche la voce di Nenê, uno dei veterani della rosa: “Non ci credi che sia così giovane. Ha una maturità incredibile e sembra che sia con noi da molto tempo. Ha visione di gioco, grande qualità e gli piace rompere le trame avversarie. E’ già nell’U20 brasiliana e chissà che presto non possa arrivare in Nazionale maggiore. Diventerà un grande giocatore”.

Le prospettive future, dunque, parlano di un giocatore che ha tutte le carte in regola per diventare un giocatore di livello mondiale. Capace di garantirsi un ruolo di rilievo sia in Europa, con vista sulla Champions League, sia nella Seleçao.

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