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Top Diez – le 10 partite della Fiorentina del decennio

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Diversi alti, diversi bassi e una rinascita che ancora stenta a prendere forma. La Fiorentina è passata dai primi anni del decennio, in cui ha concluso il suo ciclo d’oro firmato Cesare Prandelli per poi faticare nell’epoca Mihajlovic-Delio Rossi, fino agli ultimi anni nei quali si sono viste le grandi polemiche tra la piazza viola e la presidenza Della Valle, poi costretta a vendere a Rocco Commisso, calabrese emigrato in America in cerca di fortune, e tornato a casa per trionfare nel calcio. Nel mezzo, la meravigliosa epoca della viola “spagnola” di Vincenzo Montella e i brevi sogni scudetto con il sorprendente Paulo Sousa.

Ma quali sono le 10 partite iconiche di questo decennio che sta per chiudersi?

9 MARZO 2010 – FIORENTINA 3-2 BAYERN MONACO

Passare primi nel girone che vedeva tra gli avversari il Lione di Karim Benzema e Juninho e il Liverpool di Rafa Benitez capitanato da Gerrard non è certo cosa comune, ma in quella Champions League la Fiorentina non fu aiutata dalla fortuna: agli ottavi arriva il Bayern Monaco, arrivato secondo nel suo girone. All’andata vincono i bavaresi 2-1, con quel gol di Miroslav Klose in fuorigioco chilometrico e non visto dalla terna guidata da un certo Ovrebo (lo stesso della semifinale Chelsea-Barcellona che fece impazzire Drogba).

Al Franchi c’è il pubblico delle grandi occasioni, che esplode alla mezzora per il tocco liftato di Vargas su una respinta rivedibile di Butt – il portiere rigorista – su una conclusione dalla distanza di Marchionni; nella ripresa è il ragazzino dai riccioli lunghi e dalla tecnica invidiabile per un 20enne a toccare di giustezza sulla sponda di Gilardino, quello Stevan Jovetic che in quegli anni faceva sognare Firenze con tocchi che ricordavano il primo Baggio in maglia viola. Accorcia Van Bommel dalla distanza, ma è ancora il talento montenegrino a fare a spallate con Van Buyten e ad esultare ancora una volta la Curva Fiesole. Sembra una storia bellissima, ma alla fine queste sono le partite nelle quali entrano in gioco i fuoriclasse: Robben prende palla sulla destra, punta due avversari e calcia a giro con il suo mancino verso la porta di Frey. Gol che toglie la ragnatela dall’incrocio e le speranze della Fiorentina di andare ai quarti.

Quel Bayern arrivò poi in finale e perse contro l’Inter del triplete, la Fiorentina potrà vantare di aver quasi escluso agli ottavi una potenziale vincitrice del trofeo più prestigioso d’Europa.

2 MAGGIO 2012 – FIORENTINA 2-2 NOVARA

Annata da incubo per i viola, con la squadra che prima passa da Sinisa Mihajlovic – incapace in un anno e mezzo di dare un’identità ai suoi giocatori – a Delio Rossi, che però non riesce a trovare il ritmo per ottenere una salvezza tranquilla, il tutto subendo una terrificante sconfitta al Franchi contro la Juventus, uno 0-5 che all’ombra del Duomo nessuno dimentica.

A tre giornate dalla fine all’Artemio Franchi arriva il Novara praticamente già retrocesso, ma nonostante questo la Fiorentina in 30′ si ritrova sotto per 0-2 nel punteggio: l’aria è pesante, lo stadio fischia e i giocatori sembrano praticamente imbambolati sotto i colpi di una squadra che è arrivata a Firenze senza niente da perdere. Delio Rossi al 32′ decide di inserire Ruben Olivera al posto di un impalpabile Adem Ljajic, che non prende bene la sostituzione e applaude ironicamente il suo allenatore, dicendogli qualcosa; la reazione dell’ex tecnico della Lazio è impensabile, si scaglia contro l’attaccante serbo e, trattenuto dai vari membri della panchina, lo inizia a malmenare. La situazione è surreale, anche sugli spalti si sparge la voce di quanto successo.

La Fiorentina riuscirà ad agguantare il pareggio con la doppietta di Montolivo, ma nella serata della partita Delio Rossi verrà immediatamente cacciato e Ljajic verrà messo fuori rosa. La squadra finisce in mano a Vincenzo Guerini, che riuscirà in una situazione terribile a salvare la Fiorentina.

11 NOVEMBRE 2012 – MILAN 1-3 FIORENTINA

Vincenzo Montella è il nuovo allenatore della Fiorentina, e da un paio di mesi sta ricostruendo insieme alla premiata ditta Pradé-Macia una squadra pronta a stupire tutta Italia. La difesa a tre con un regista difensivo – Gonzalo Rodriguez – e la follia di schierare un centrocampo senza incontristi ma costituito solo da piedi buoni, con l’esperienza di Pizarro, la voglia di rivalsa di Aquilani e il nome sconosciuto al pubblico italiano che in tempi brevi avrebbe lasciato a bocca aperta tutti, Borja Valero. Davanti giocavano i due talenti balcanici, Jovetic e Ljajic, con la chioccia di lusso alle spalle, un certo Luca Toni.

La Fiorentina è in buona forma e arriva a San Siro per cercare di confermarsi squadra ostica contro il Milan di Allegri. I viola passano in vantaggio con l’ex di turno, Alberto Aquilani, mentre il raddoppio lo segna con una serpentina in area Borja Valero, che realizza il suo primo gol in Serie A; accorcia Pazzini nella ripresa, ma nei minuti finali, con il Milan in difficoltà e incapace di raddrizzare la partita, è Mounir El Hamdaoui a trovare un pallonetto dolce da fuori area che si insacca in rete e che stabilisce definitivamente il punteggio sull’1-3.

Scambi palla a terra, possesso di palla sicuro ed efficace, gioco in velocità e sempre due-tre soluzioni per il portatore di palla: la Fiorentina, secondo molti, è stata la prima squadra ad “importare” i concetti chiave del Barcellona di Guardiola nella Serie A, sicuramente con meno qualità e a ritmi più bassi, ma fu proprio dopo quella vittoria a San Siro che il popolo viola capì che c’era spazio per tornare a sognare.

20 OTTOBRE 2013 – FIORENTINA 4-2 JUVENTUS

La Fiorentina ha rinforzato la rosa, ha puntellato in ogni reparto una squadra che già aveva sorpreso nella stagione precedente e che nel 2013-14 dovrà affrontare anche l’Europa League. Al Franchi arriva la Juventus, la corazzata di Conte che soltanto due anni prima aveva vinto per 0-5 a Firenze, che nella stagione precedente aveva soffiato – soltanto per un momento – Berbatov ai viola e che da 15 anni non perde in terra toscana. L’inizio è da incubo, con Tevez su calcio di rigore prima e Pogba su una “frittata” di Cuadrado poi a mettere a segno il parziale 0-2. Con tanto di mitraglia per provocare il Franchi. L’aria si fa subito pesante, si teme il peggio, ancora una volta. Poi, l’incredibile.

Neto chiude la porta ai tentativi di 0-3 dei bianconeri, poi Mati Fernandez ottiene un calcio di rigore che viene realizzato con freddezza da Giuseppe Rossi. Il Franchi inizia a farsi elettrico, la Fiorentina viene pian piano trascinata dai 40 mila che spingono, cantano ed incitano i propri giocatori: Pepito crea dal niente, salta un uomo e scarica un sinistro velenoso che finisce all’angolino alla sinistra di Buffon. Al 31′ della ripresa è 2-2.

La Fiorentina è in trance agonistica, corre, arriva prima su tutti i palloni, manda in bambola l’invincibile Juventus che non sa più come contrastare una squadra totalmente resuscitata e indemoniata; i viola spingono e sembrano giocare in 40 mila, e dopo due minuti Borja Valero trova l’imbucata che finisce sui piedi di Joaquin Sanchez Rodriguez: il Franchi sembra in una bolla, un istante di silenzio, la palla termina in rete, esplosione. 3-2. La gente sugli spalti si ritrova ad abbracciare gente mai vista prima, gli occhi iniziano ad essere lucidi, per la commozione e l’incredulità. Neanche il tempo di realizzare, e Giuseppe Rossi ha già fatto tripletta in contropiede, con una cavalcata condivisa con Cuadrado, che lo serve col tempo giusto e gli regala la possibilità di portarsi a casa il pallone.

Una giornata senza senso, una vittoria che rimane nella storia della Firenze del calcio. Qualcosa di irripetibile, qualcosa che porta Pepito Rossi e Joaquin ad ottenere un posto di diritto nella storia della Fiorentina.

3 MAGGIO 2014 – FIORENTINA 1-3 NAPOLI

Dopo 13 anni la Fiorentina riesce a tornare in finale di Coppa Italia, dopo l’ultima volta nel 2001 in cui portò a casa il trofeo nel doppio confronto con il Parma, che è peraltro l’ultimo trionfo dei viola. Dopo aver vinto in semifinale contro l’Udinese – in una sfida al cardiopalma ed in bilico fino al 96′ – i giocatori di Montella arrivano carichi alla finale dell’Olimpico, sebbene le assenze stiano falcidiando la squadra: Gomez è out ed indisponibile, Pepito Rossi è appena rientrato dall’infortunio al ginocchio, mentre Matri e Ilicic sono in un periodo tutt’altro che felice.

Problemi dunque in casa viola, ma di certo non paragonabili a quanto sta succedendo fuori dallo stadio: nel pomeriggio un tifoso del Napoli – Ciro Esposito – è stato colpito da un proiettile, partito dalla pistola di un “tifoso” (se così possiamo chiamarlo) della Roma, in quello che pare essere un regolamento di conti che va a punire un innocente che si stava limitando a seguire la propria squadra del cuore. Sugli spalti la tifoseria del Napoli vuole impedire il regolare svolgimento della gara, con personaggi come il celebre “Genny la carogna” che trovano spazio per mettere in mostra la propria idiozia e per rovinare uno spettacolo che già aveva perso di senso nel pomeriggio nel quale si stava consumando la tragedia (il giovane Ciro morì nei giorni successivi).

Con notevole ritardo il match si gioca, con il Napoli che trova due gol nel primo quarto d’ora con una doppietta di Lorenzo Insigne; la Fiorentina prova a reagire ed in chiusura di tempo trova il gol che accorcia le distanze con Vargas, ben imbeccato da Ilicic, mentre proprio lo sloveno avrà la clamorosa palla del pareggio a pochi minuti dal termine della partita, ma col suo mancino manderà a lato. A niente serve il forcing viola, Montella inserisce anche Rossi e Matri, ma il Napoli di Benitez in 10 riuscirà a chiudere la partita in contropiede con Mertens. La coppa va al Napoli in un clima surreale, alla Fiorentina rimane soltanto delusione e sofferenza per una finale giocata in un contesto assurdo e limitante sotto ogni punto di vista.

5 MARZO 2015 – JUVENTUS 1-2 FIORENTINA

La stagione 2014-15 sembra quella della definitiva maturazione della Fiorentina: ancora Montella al comando, al terzo anno di gestione e con una voglia matta di raggiungere una qualificazione europea – perché no in Champions – e magari tentare un’impresa in Europa League o in Coppa Italia. Proprio in quest’ultima competizione, l’occasione è in semifinale contro la nemica di sempre, la Juventus. Allo Stadium la Fiorentina arriva con coraggio e voglia di sorprendere, ma soprattutto con un giocatore che si sta pian piano facendo conoscere al pubblico italiano: Mohamed Salah. L’egiziano, arrivato a Firenze in prestito dal Chelsea per sostituire Cuadrado (che ha raggiunto i blues proprio nel mercato di gennaio), si è integrato immediatamente negli schemi di Montella, e sta stupendo tutta Firenze.

Proprio nel match di andata, Salah lascia a bocca aperta tutti i tifosi viola e realizza una doppietta – inframezzata soltanto dal parziale pareggio di Llorente – e soprattutto con il gol del parziale 0-1, che arriva con una cavalcata a velocità supersonica, con la quale si beve tutta la difesa bianconera e segna il gol che dimostrerà a tutta la Serie A che, d’ora in poi, lasciare un po’ di spazio all’ex Basilea equivale praticamente ad un suicidio. Firenze sogna un’altra finale di Coppa, ma la Juventus ribalterà il risultato con un clamoroso 0-3 al Franchi, che lascerà con l’amaro in bocca il popolo viola e Montella, che vede ancora una volta sfuggire il sogno di portare un trofeo nella bacheca della Fiorentina.

14 MAGGIO 2015 – FIORENTINA 0-2 SIVIGLIA

Il cammino europeo più bello dell’era Montella. Il Tottenham eliminato ai sedicesimi, agli ottavi il derby con la Roma che viene clamorosamente schiantata per 0-3 all’Olimpico, le fatiche contro la Dynamo Kiev ai quarti e infine la semifinale contro la corazzata spagnola del Siviglia, specialista di Europa League. Al Sanchez Pizjuan la Fiorentina approccia benissimo il match, ha un paio di occasioni colossali, una con Gomez che calcia alto e una con Mati Fernandez che sbaglia da un metro, di conseguenza ne approfitta la squadra di Emery che con la doppietta di Aleix Vidal ed il gol di Gameiro mette una seria ipoteca sulla finale di Varsavia.

Strano a credersi, ma Firenze al ritorno ci crede ancora: lo stadio è esaurito, l’entusiasmo è alle stelle e la squadra percepisce quest’aria di “impresa”. I viola attaccano e mettono paura al Siviglia, che si rintana nella propria metà campo nei primi minuti di gioco e per poco non subisce il gol dell’1-0: Gonzalo stacca più in alto di tutti e gira in porta, ma Sergio Rico si trasforma in SuperMan e toglie il pallone dallo specchio con una parata senza senso. Sembra già tutto compromesso, tutto già deciso. Soprattutto quando Bacca e Carriço, tra il 22′ e il 27′, mettono a segno un uno-due che tramortisce i viola e tutta Firenze. L’aria cambia, diventa pesante e smorta, Ilicic nella ripresa mette addirittura il punto esclamativo alla débacle calciando un rigore in curva, e la partita finisce tra i fischi e lo sconforto dei tifosi.

Un vero e proprio sipario chiuso, quello della Viola che abbandona i sogni di un trofeo anche nel 2015, e quello di Montella, che vede incrinarsi i suoi rapporti con la città e tutto l’ambiente. Finisce un’era in quel di Firenze. 

27 SETTEMBRE 2015 – INTER 1-4 FIORENTINA

Nuovo anno, nuovo allenatore: la Fiorentina non ha più in panchina Vincenzo Montella, e lo ha sostituito con un mister emergente che ha fatto buone cose in campionati minori (Israele, Ungheria e per ultimo Basilea in Svizzera) come Paulo Sousa. Scetticismo nei suoi confronti, un passato poco raccomandabile alla Juventus da calciatore, ma un inizio di campionato che sorprende la piazza e che incuriosisce Firenze: vince col Milan all’esordio, cade soltanto con il Torino in trasferta e vince tre partite di fila contro Genoa, Carpi e Bologna. Il primo banco di prova è a San Siro contro l’Inter, che sta trovando una quadra e cerca punti per mantenere il passo del plotone di testa.

Sarà un massacro per i nerazzurri: il 3-4-2-1 di Sousa – con il famoso ibrido della difesa a 3 e mezzo, come la ribattezzò Spalletti – mette in difficoltà l’Inter, perché dietro la Fiorentina è rocciosa, a centrocampo Badelj e Vecino sono un mix tra palleggio e interdizione, Marcos Alonso è un vero e proprio trattore, mentre i tre là davanti fanno quello che vogliono. Borja Valero è l’equilibratore, Ilicic sembra il fratello forte del giocatore che si era visto nelle stagioni precedenti, e davanti fa faville un giocatore semi-sconosciuto che è arrivato per pochi milioni con il compito di sostituire il fallimentare Mario Gomez. Nikola Kalinic si prende la scena, segna una tripletta che fa impazzire di gioia Firenze, che finalmente sente di avere nuovamente un attaccante di alto livello.

Sarà una prima illusione per i Viola, che a metà campionato si troveranno addirittura in testa alla classifica a braccetto con Napoli e Inter, ma la rimonta della Juventus e una serie di diatribe di mercato tra l’allenatore e la famiglia Della Valle porta a un rapido smottamento del progetto costruito attorno all’allenatore lusitano. Saranno due anni poco redditizi rispetto a quanto pareva nei primi mesi con Sousa, cambierà il DS – via Pradé e ritorno di Corvino – e al termine del biennio lascerà anche il portoghese, che non è mai riuscito fino in fondo a far innamorare tutta la tifoseria, sebbene sia stato l’unico allenatore del decennio a far riassaporare la vetta della classifica alla città di Firenze.

4 MARZO 2018 – UDINESE-FIORENTINA (non disputata)

La Fiorentina vive un momento di transizione nell’annata 2017-18: in panchina è arrivato Stefano Pioli, ex giocatore viola che si trova ad avere a che fare con un gruppo totalmente nuovo e ancora da amalgamare, e la conseguenza logica è una convivenza con una stagione di passaggio, di costruzione e di crescita. Il leader della squadra viola è Davide Astori, al terzo anno a Firenze e designato capitano dopo le partenze di Gonzalo Rodriguez e Borja Valero: un centrale elegante, poche parole ma sempre al posto giusto, un calciatore ma soprattutto un uomo maturo e d’altri tempi.

Quel maledetto 4 marzo, in un hotel nei pressi di Udine si è consumata la più grande tragedia della storia sportiva di Firenze, la morte di un ragazzo troppo giovane che ha distrutto e commosso tutta la comunità. Udinese-Fiorentina non si disputò per ovvi motivi, tutta la giornata di Serie A saltò per rendere omaggio ad un ragazzo che si era fatto benvolere da tutti gli addetti ai lavori, per i suoi modi di essere e per la correttezza che lo ha contraddistinto dentro e fuori dal campo.

La Fiorentina tornò in campo in una giornata surreale la settimana successiva, contro il Benevento, dove si disputò una partita che era più una commemorazione che un incontro calcistico, ma fu il primo passo verso l’elaborazione “positiva” di un lutto. Da quel giorno la Viola cambiò marcia, grazie alla forza di un gruppo e di una città che si sono unite più che mai, grazie alla maturità e all’umanità di un grande uomo come Stefano Pioli, che si dimostrò prima “padre di famiglia” che “allenatore”: arrivarono 6 vittorie di fila, imprese come lo 0-2 a Roma contro i giallorossi e il 3-0 al Napoli che chiuse la rincorsa scudetto degli azzurri, ma alla fine l’Europa per la Fiorentina non arrivò. Ma a Firenze, quel binomio squadra-tifoseria, non sarà mai dimenticato. Nel nome di Davide. 

24 AGOSTO 2019 – FIORENTINA 3-4 NAPOLI

Semplicemente la prima giornata di Serie A di quest’anno. Apparentemente una partita qualunque, ma è il primo match di campionato di Rocco Commisso da Presidente della Fiorentina. Il ricco imprenditore calabrese, emigrato giovanissimo in America, ha investito poco meno di 200 milioni per rilevare il club dalla famiglia Della Valle, che ha deciso di cedere dopo un lungo periodo di disinteresse e dopo svariate contestazioni della tifoseria che, di mese in mese, si erano fatte sempre più rumorose e pesanti.

In panchina è stato confermato Montella, la Fiorentina ha affrontato a viso aperto gli azzurri di Ancelotti e, anche a causa di errori arbitrali, non è riuscita a portare a casa punti, perdendo con un pirotecnico 3-4, ma a Firenze si respira finalmente un’aria più frizzante, c’è un rinnovato entusiasmo che mancava ormai da troppi anni: c’è la volontà da parte dei vertici societari di costruire finalmente uno stadio moderno e all’avanguardia, sono già stati fatti partire i lavori per la costruzione del nuovo centro sportivo che accoglierà prima squadra, giovanili e femminile, ed il tutto è portato avanti con l’unico obiettivo di tornare a fare un qualcosa che a Firenze manca da troppo tempo, cioè vincere. E la volontà di portare gente con spirito vincente è stato dimostrato da Commisso e collaboratori, che hanno portato a Firenze un certo Franck Ribéry.

L’annata in corso è di transizione, c’è ancora da agire con forza sul mercato e Montella non è riuscito a mantenere il suo posto in panchina. Oggi l’allenatore è Giuseppe Iachini, ma per tutti si tratta di un traghettatore che dovrà limitare i danni in una stagione di costruzione, e che lascerà il posto ad un allenatore di altro livello per l’annata che verrà. A Firenze è iniziata una nuova era: il nuovo decennio porterà qualche trofeo in più nella bacheca dei Viola?

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Calciomercato

Salernitana-Bakayoko, affare complicato: la situazione

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Bakayoko

Molte squadre stanno approfittando della sosta Mondiali per sondare il terreno in vista della sessione invernale di calciomercato; la Salernitana starebbe pensando a Bakayoko, in partenza dal Milan.

Quello del centrocampista francese sarebbe il primo nome in cima alla lista degli esuberi e il club rossonero starebbe cercando di piazzarlo. A tal proposito, ci sarebbe stata una prima chiacchierata informativa con il ds dei granata Morgan De Sanctis. Le intenzioni della Salernitana sono chiare: la trattativa può andare in porto soltanto con un’eventuale cessione di Coulibaly o con l’ingaggio del centrocampista a carico del Milan. 

Bakayoko, quest’anno, non è mai sceso in campo. Il club campano rifletterà sulla proposta ma al momento sembrano non sussistere le condizioni necessarie affinchè la trattativa si concretizzi.

 

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Flash News

Dida a 360 gradi: “Con l’Ajax la parata più bella; Ibra e Vieri gli attaccanti più forti mai sfidati”

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Ibrahimovic

Nelson Dida, ex portiere del Milan e attuale preparatore dei portieri, si è raccontato ai canali ufficiali della società durante la Milano Games Week.

L’ex portiere brasiliano si è espresso a 360 gradi, cominciando dagli attaccanti più forti affrontati:

Vieri e Ibra sono fra gli attaccanti più forti che ho affrontato, giocatori che possono risolvere una partita da soli”.

Poi su Maignan:

Mike è un amico ed è venuto al Milan con l’idea di vincere, e ha vinto subito. Faceva di tutto per migliorarsi in allenamento ed è cresciuto veramente tanto. Può crescere tanto e su tutto. Non aveva fatto tanto in senso di preparazione, ma il Milan ha tutto può far crescere questi ragazzi”.

Dida ha poi fatto un salto nel passato:

“Ho avuto una bellissima storia nel Milan, ho vinto due Champions e un campionato. Ho fatto tanto e sono soddisfatto. Serginho era mio amico, lui abita qua a Milano e quindi siamo sempre assieme. Abbiamo questa amicizia da quasi 20 anni”.

Infine sulla parata più bella:

Quella con l’Ajax, me la ricordo tanto, mi sono anche fatto male. Ho fatto il massimo che potevo e mi sono strappato un muscolo della schiena”.

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Calcio Internazionale

Rodri commenta il suo nuovo ruolo: “Da centrale mi trovo bene”

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Delph

Al termine del match contro la Germania, il centrocampista spagnolo Rodri ha parlato ai microfoni di La1.

Il calciatore del Manchester City si è soffermato sul suo nuovo ruolo di difensore centrale:

“Cerco di imparare ogni giorno, è un ruolo diverso ma mi trovo bene con i miei compagni. Capisco il ruolo e l’importanza che devo dare alla squadra”.

Poi, sulla partita:

Sul gol potevamo fare meglio, ma Musiala è stato anche fortunato sul rimbalzo. Sapevamo che sarebbe stato complicato: i tedeschi sono molto forti, ma abbiamo giocato bene e preso un punto che ci permette di arrivare alla sfida col Giappone con le massime garanzie”.

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Calcio Internazionale

Luis Enrique post Spagna-Germania: “Abbiamo cercato di fare il nostro gioco”

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Luis Enrique

Al termine di Spagna-Germania, il tecnico spagnolo Luis Enrique ha analizzato il match ai microfoni della RAI, commentando il pareggio maturato tra le due Nazionali.

L’ex allenatore di Barcellona e Roma ha dichiarato:

“Oggi è stata una partita molto difficile, i tedeschi giocano bene e pressano forte. Abbiamo cercato di fare il nostro gioco, abbiamo fatto degli errori sul risultato di 1-0. Siamo contenti perché siamo primi nel girone ma non abbiamo ancora fatto nulla”.

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