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I top / flop del weekend!

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Già proiettati al prossimo riguardiamo però al fine settimana appena trascorso. Top e flop nella nostra rubrica settimanale.

I TOP


VOLA UN’AQUILA NEL CIELO

Il derby come apice del successo. Un derby di Coppa Italia, anzi due, stravinti e valsi la finale, come conferma di una stagione ottima fin qui ma che ha ancora da dire e soprattutto da dare tanto ai biancocelesti. Una sola sconfitta nelle ultime 12. Dal 28 gennaio, ultimo ko contro il Chievo, sono passati tre mesi che non l’hanno conosciuta. Il protagonista: un condottiero, finito lì forse per sbaglio, ma a posteriori mai sbaglio fu più azzeccato. Una finale da giocare contro i più forti; Davide contro Golia con una coppa in palio. Una rosa, la 6° più giovane in Serie A, che viaggia già con la una mentalità da veterana. E ancora il derby, non il traguardo della scalata, ma la partita che dà gloria e legittimo e sano “dominio” in città, almeno fino al prossimo derby. Soprattutto a Roma. I “cugini” giallorossi schiantati nonostante un generoso regalo, un rigore quasi caritatevole che non rovina un festa che, a posteriori, sembrava nell’aria. Un risultato che ribadisce come in un derby non importa chi ci arriva con lo sguardo rivolto verso il basso a cercare l’altra parte della città in classifica. Un derby che dà ancora più consapevolezza e speranza a Davide di battere ogni Golia. Un derby che porta la giovane Lazio a pensare da veterana.

SARACINESCHE SI NASCE

Il mestiere del portiere è diffusamente riconosciuto come il più difficile in quanto a responsabilità. Il portiere è l’unico che deve guardarsi le spalle da solo. Nessuno dietro quel canonico 1 grande sulla schiena. Una linea bianca, da difendere, un confine pericoloso alle proprie spalle tra la gloria o la “morte”.  Nessun consiglio, comando, richiamo o grido di alcun genere ad aiutarlo. La solitudine dei numeri primi capace di dissolversi in un istante e essere invasa dagli altri 10, da quelli che le spalle in campo le hanno coperte e sanno che ogni parata è salvezza, almeno, momentanea. Ma c’è anche chi da solo vive meglio. A Crotone, il talento ormai non più baby di Donnarumma si è confermato per l’ennesima volta, se bisogno di conferma ce ne fosse, una certezza nell’immediato e il miglior prospetto, forse a livello mondiale, nella solitudine dei numeri primi. Un pensiero logico e conseguente a tali prodezze esprime il dubbio di come sarebbe stata la stagione rossonere senza le ispirazioni miracolose di Gigio. In Spagna invece un altro numero uno ha reso storico il suo weekend. Diego Alves con il rigore parato a Cristiano Ronaldo, non proprio uno qualunque, ha scritto il record di tiri dl dischetto bloccati in Liga. 22 su 47 assegnati. 7 negli ultimi 10. 25 sui 51 totali da quando è in Spagna. Riflessi, talento, preparazione o sangue freddo poco importa e forse non si può neanche sapere con certezza. La solitudine dei numeri primi; spesso meglio soli che mal accompagnati.

RE CARLO

Prima fu Re poi king, roi, e ora, veramente, könig. Ovunque è andato ha vinto. Una certezza in ogni caso. All’appello manca solo la Liga, ma pazienza se nell’esperienza spagnola si è ripagato “solo” con Champions League e Coppa del Re. Un altro sigillo posto in Germania, un’altra terra conquistata, un’altra nazione ai suoi piedi. Lento, forse, a carburare nei primi mesi in una nuova realtà, così come lo era stato a Madrid, ma vincente alla fine dei conti. E con assoluto controllo, amministrazione e dominio. Diversi gli ambienti, le accoglienze, i modi e i rapporti con calciatori, dirigenza e tifosi. Simile se non uguale l’esito a esaltare il nome di un allenatore fra i più vincenti nella storia. Allenatore ma prima ancora uomo capace di entrare nel cuore di chi da lui è stato allenato. Ultimi in ordine temporale sono gli elogi e le parole d’affetto e stima di Ronaldo e Ramos nei confronti della persona prima ancora che della figura, in questo caso, del rey Carlo. Sono 19 i titoli vinti da allenatore ma c’è un traguardo ancor da raggiungere, il più agognato da chiunque, una sfida da raccogliere, il Triplete. Chissà che Re Carlo non riesca a conquistare, ancora una volta, la città, la nazione fino ad arrivare all’Europa.

I FLOP

IPSE DIXIT

Ipse dixit. Febbraio, Nainggolan verso alcuni tifosi: “Abbiamo due partite con la Lazio in semifinale di Coppa Italia e le vinciamo tutte e due. Te lo dico io” i risultati sono storia. In finale di Coppa Italia la Juventus affronterà la Lazio. Post partita col Pescara, stesso attore, simili dichiarazioni: “Alla fine su sei derby che ho giocato io ne ho perso solo uno”. Non c’è bisogno di ricordare cosa recitava il tabellone dell’Olimpico al 90esimo. Contesti diversi, messaggi più o meno velati, significati univoci, stessi esiti controfattuali. A Trigoria la scaramanzia non è di casa e la spavalderia probabilmente brilla di luce propria. Aspettarsi dichiarazioni diverse da Nainggolan, conoscendolo, forse sarebbe stato pensiero utopico. La spavalderia però non sempre paga, e in questo l’umiltà ha prevalso. Due diverse, distanti ma univoche dichiarazioni smentite da due simili, distanti risultati. Per i prossimi derby magari Radja si morderà la lingua per evitare altre “catastrofi” sportive di tale portata.

CHE SENSO HA TUTTO QUESTO?

Da un dramma sportivo a un “dramma” umano. L’esaltazione della stupidità e inciviltà che, a guardarsi bene intorno, non è sparsa solo fra i nostri campi. Ennesima dimostrazione di come miglioramenti, tecnologia, VAR, gol-line tecnology siano solo la superficie brillante e sfarzosa di un sistema apparentemente sviluppato ma vittima della mentalità contaminata, logora e sporca di molti. Ci eravamo stupiti tempo fa dei soliti, ridondanti, gravi e fastidiosi “buu” razzisti dei tifosi del Bastia all’indirizzo di Balotelli in Ligue 1. Nella gara di inciviltà si è inserita anche quella stretta cerchia “privilegiata” di “tifosi” del Cagliari che nel secondo tempo della partita col Pescara ha preso di mira con i soliti, fastidiosi e pesanti “buu” razzisti Sulley Muntari. Neanche tempo del solito e breve grido allo scandalo di televisioni, tifosi ed emittenti che nel posticipo serale un altro episodio simile ha coinvolto l’ormai vittima abituata, il difensore del Napoli Koulibaly costringendo l’arbitro al classico avviso dello speaker dello stadio. Come ogni episodio simile ci si ritrova nelle considerazioni del giorno dopo a condannare tali gesti e ad attuare un tentativo di isolamento verso queste cerchie ristretti di persone che si fanno chiamare “tifosi”. Una scena che si ripeterà allo strenuo visto il persistere di atti di tale ignoranza e inciviltà. Lo stesso Muntari a fine partita si è accodato, come protagonista del fatto, al comune “ma che esempio diamo?”. Ma, oltre alla continua ricerca di una soluzione che possa mettere fine a fatti del genere e alla speranza di cessata ignoranza di questi manifestanti, la superficiale e paradossale innovazione del calcio giocato fra VAR e gol-line tcnology si rispecchia in un’insita arretrata mentalità di alcuni. E allora che senso ha tutto questo?

ICI N’EST PAS PARIS

Il day-after è espresso tutto nelle dichiarazioni di Al-Khelaïfi. Un’annuciata rivoluzione coinvolgerà il PSG presumibilmente fin dai primi movimenti della sessione estiva di calciomercato di allenatori e giocatori. Il 3-1 del Nizza ha lasciato campo libero al possibie allungo del Monaco già a +3 dai parigini e con una gara in meno. La gravante di una prestazione incolore è stato il nervosismo finale pagato da Thiago Motta prima e Di Maria poi, probabilmente anche sintomo di una mentalità e di un atteggiamento non ancora da top club europeo. Ma forse neanche per proprie colpe. Il PSG infatti, nella sua ascesa targata Al-Khelaïfi iniziata con il primo trionfo nel 2012 a cui sono seguiti altri 3 trionfi da dominatore indiscusso, si è confrontato in Ligue 1 in un campionato mai tanto equilibrato dove, in questa stagione, la terza e la quarta forza – Nizza e Lione – sono distanti 20 punti. Alla prima prova di forza con un Monaco sorprendente e l’outsider Nizza inaspettato, sono emerse le difficoltà. L’assenza di un grande equilibrio e di rivali finora mai veramente all’altezza con cui confrontarsi per acquisire la consapevolezza e la mentalità che nei grandi palcoscenici della Champions League fanno la differenza possono essere stati il reale e logico moto scatenate degli insuccessi europei del club e della debacle che può essere costata il titolo. Il tracollo con il Nizza porterà inevitabilmente con se conseguenze gravi da cui ripartire. Sarà annunciata rivoluzione. Ma la vera rivoluzione può proprio partire da sconfitte e stagioni come queste, che facciano acquistare al PSG la giusta mentalità europea che ancora manca così da salire definitivamente nell’Olimpo delle grandi. Perché fin qui ici n’est pas Paris.

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Flash News

Brasile, Bremer chiarisce: “Non abbiamo sottovalutato il Camerun”

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Nella sera del suo esordio assoluto in un Mondiale, il difensore del Brasile e della Juventus Gleison Bremer ha commentato a Rai Sport la sorprendente sconfitta della sua squadra contro il Camerun nell’ultima gara della fase a gironi di Qatar 2022.

La partita di questa sera è la dimostrazione che nel calcio non esistono partite facili: non abbiamo sottovalutato la partita, ma purtroppo abbiamo perso nel finale dopo aver fallito tante occasioni. Loro hanno avuto un’occasione e l’hanno sfruttata, il calcio è così. Perdere non è mai bello, ma dobbiamo alzare la concentrazione e fare meglio agli ottavi“.

L’ex difensore del Torino ha commentato le sue emozioni in questa serata così importante per la sua carriera:

Sono contento di aver fatto una grande stagione e di essere riuscito ad arrivare a giocare un Mondiale. Speriamo di andare avanti“.

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Flash News

Inizia il ritiro in Turchia del Napoli: a parte Rrahmani e Sirigu

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Napoli

Il Napoli ha iniziato oggi il ritiro in Turchia, ad Antalya, per ritrovare la condizione fisica in vista della ripresa del campionato. La stessa società partenopea, tramite una nota ufficiale, ha fatto un resoconto della prima seduta dei ragazzi di Spalletti. In due non si sono allenati con il gruppo: si tratta di Amir Rrhamani e Salvatore Sirigu.

Questa il comunicato diramato dal club campano:

“Seduta di allenamento pomeridiana per il Napoli al Winter Football Series by Regnum. Il gruppo dopo una prima fase di torello ed esercitazione tecnica ha svolto lavoro aerobico alternato ad esercitazione tattica. A chiusura di sessione partita a campo ridotto. Rrahmani ha svolto lavoro personalizzato in campo. Sirigu lavoro personalizzato in piscina”.

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Calciomercato

Inter, retroscena di mercato di Zanetti su due protagonisti di Qatar 2022

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Zanetti

L’Argentina, oltre a poter contare su Leo Messi, ha tanti calciatori validi, su tutti Enzo Fernandez e Julian Alvarez, che si sta mettendo in mostra in Qatar.

I due “ragazzini terribili” a suon di ottime prestazioni, soprattutto nelle ultime due partite, stanno trascinando anche loro l’Albiceleste. I due hanno ricevuto parole di apprezzamento da un’ex stella dell’Argentina, ma soprattutto dell’Inter, ovvero Javier Zanetti.

L’ex capitano nerazzurro, ai microfoni di ESPN, ha parlato proprio dei due talenti a disposizione del ct Scaloni dopo la partita con la Polonia:

“Si vedeva subito che avevano quel profilo di giocatori destinati ad avere una grande crescita. Posso fare l’esempio di Lautaro Martinez, che abbiamo comprato quando aveva 21 anni. Oggi ne ha 25 ed è cresciuto tantissimo. Quando scommetti su dei giovani non devi valutarli nell’immediato ma in un periodo di 4-5 anni. Di loro mi piace la personalità, al di là della qualità credo che per giocare in squadre importanti la personalità è importante e loro la hanno”.

Oltre alle parole di apprezzamento nei loro confronti, lo storico numero 4 nerazzurro ha anche svelato un importante retroscena che chiama in causa la Beneamata:

“Erano nomi che avevamo in agenda, però, visto il momento del club, le condizioni economiche non ci hanno permesso di realizzare una trattativa“. 

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Flash News

Fatto inedito in Turchia: telecronista licenziato all’intervallo!

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Qatar 2022

Ultimamente si parla molto di sostituzioni nel calcio, soprattutto dopo l’introduzione dei cinque cambi. Capita anche che l’arbitro abbia bisogno di richiedere la sostituzione. Il cambio del telecronista, però, è un inedito. Questo è quanto avvenuto nell’ambito della televisione di stato turca, TRT.

L’evento, riportato da Calciomercato.com, risale alla telecronaca di Marocco-Canada, quando il commentatore Alper Bakircigil ha pronunciato il nome dell’ex Inter Hakan Sukur. Questo perché Hakim Ziyech ha superato il suo record di rapidità nel segnare un gol.

E allora, che come si spiega il cambio? Hakan Sukur non può essere nominato in Turchia, in quanto è nemico del presidente turco Erdogan. Bakircigl è stato immediatamente licenziato, addirittura durante l’intervallo, ed è stato prontamente sostituito da un collega.

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