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La nostra prima pagina

I top / flop del weekend!

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Nuova settimana, vecchie abitudini. I campionati giungono al termine e la nostra top e flop non si ferma. Ecco la nostra speciale classifica di questa settimana.

I TOP

C’MON FOXES

L’esonero di Ranieri aveva suscitato scalpore e mosso soprattutto gran parte dei cuori italiani. Innamorati della favola “provinciale” alla ribalta della Premier delle grandi ci eravamo sentiti in qualche modo rappresentati in quella storia a lieto fine grazie proprio a Sir Claudio protagonista indiscusso dell’impresa. Il “nostro” tricolore svettava anche in Inghilterra e in qualche modo sentivamo di averla vinta anche noi quella Premier. Ma qualcosa si era rotto. Il nuovo Leicester non riusciva a confermarsi e dei cambiamenti erano necessari. Detto fatto, provvedimenti presi. Forse il più semplice e immediato nel mondo del calcio. Un mondo che, appena esci dal gruppo, ti mangia. E allora gli allenatori e la loro solitudine sono i primi a farne le spese, spesso troppo frettolosamente solo come capri espiatori e ingiusti martiri. Ranieri esonerato. Immediato il grido allo scandalo, un po’ per le tempistiche – esonero arrivato dopo la sconfitta per 2-1 nell’andata dell’ottavo di Champions a Siviglia ma che comunque teneva aperta alle Foxes più di una semplice porta verso i quarti  – e un po’, tanto, per la mancanza di quella quasi scontata, ovvia ma discussa gratitudine ritenuta da molti, anche erroneamente, comandamento imprescindibile nel calcio. Da quel 23 febbraio la seggiola della panchina del Leicester Stadium ha coccolato la forma, più dolce, di Shakespeare. Non William il drammaturgo, ma Craig l’auspicato salvatore. Da quel 23 febbraio 10 partite, 22 punti raccolti su 30 disponibili. Solo Arsenal e Everton a frenare l’impetuosa risalita del nuovo Leicester che finalmente sembra riconfermarsi. Forse troppo tardi. Poco male, stagione ricucita, dalla zona retrocessione inoltrata all’ultimo 3-0 contro il Watford e aggancio al 9° posto. Noi siamo ancora, forse, indispettiti per quell’esonero tanto discusso, ma la favola Foxes continua ad appassionare e avere un posto nel cuore anche degli italiani, perché grazie a Sir Claudio, quella favola la sentiamo anche un po’ nostra. C’mon Foxes!

GRIFONE, DALLE LACRIME ALLA GIOIA

Più uomini che professionisti. Una richiesta che riecheggia spesso fra campi, sale stampa e studi tv. Più Juric che professionisti potremo dire. Le sue lacrime in conferenza stampa nel post Chievo avevano colpito tutti. Lacrime sinonimo della forza e della fragilità di un uomo esausto, di un combattente allo stremo delle forze, quasi impotente difronte agli avvenimenti ma che non smette di lottare finché l’obbiettivo non è raggiunto. Ma prima, giornate prima, il solito discorso che tornava prepotente e ripetitivo come un ritornello. Cacciato come capro espiatorio ma poi richiamato, quasi implorato, per risollevare una situazione che dopo il suo addio era solo peggiorata. Lo Juric uomo prevale. Il film, già visto in altre occasioni e altri contesti con diversi protagonisti, del “professionista” offeso che rifiuta la proposta non trova il palco del set ideale. Il figliol prodigo a parti invertite e il ritorno a casa. Le già sottolineate lacrime di disperazione che sette giorni dopo si trasformano in un abbraccio collettivo in mezzo al campo dopo l’1-0 sull’Inter. Un abbraccio che sottolinea l’umanità prima ancora della professione di quegli uomini. La gioia esausta dopo l’impresa di aver fermato un avversario più forte, di essere tornato timoniere degli eventi e la liberazione di avere, ancora una volta, il destino solo e soltanto nelle proprie mani. Un’esausta liberazione e un traguardo vicino. L’esausta liberazione degli uomini, prima che dei professionisti.

DZEKO

La stagione scorsa lo aveva sancito come pacco dell’anno. Ad agosto voci infondate speculavano sulla possibile cessione. A settembre i fantallenatori giocavano al ribasso e lottavano per non vedersi ancora rifilato il flop consci dell’esperienza appena passata. Ma già le prime giornate iniziavano a smentire tutti gli scettici. Caso, fortuna o coincidenze. Niente di tutto questo. La nuova stagione preannunciava la riscossa dei bomber, veri o falsi che siano, e il fantasma bosniaco stava diventando un eroe giallorosso, indossando l’abito del vero bomber che prima a Wolfsburg e poi a Manchester avevano già conosciuto specialmente dal 2° anno di sua permanenza in poi. In ogni tappa un necessario anno di ambientamento per poi iniziare a colpire e non fermarsi – per i giallorossi si spera – più. Da una delle sue peggior stagioni alla migliore in assoluto. Tutto intervallato da qualche settimana di riposo e una tournée in più. 37 gol in 49 presenze, il miglior rendimento da quando Edin indossa gli scarpini chiodati. E se si fatica e si soffre a vedere la numero 10 giallorossa stesa sui seggiolini della panchina, a Roma si possono consolare, o quantomeno provare a farlo, con un Dzeko in abito da sera. E la stagione dei bomber non è ancora finita.

I FLOP

ANCORA E ANCORA E ANCORA…

Archiviato, fra l’indifferenza e la polemica, il caso Muntari un’altro fascicolo si apre nella strenua “battaglia” al razzismo. Due episodi nella stessa partita, quelli finiti sulla ribalta e non si sa quanti altri ignorati o “fortunatamente” e casualmente insabbiati, che hanno evidenziato ancora una volta come, fatti alla mano, la lotta contro questo tipo di inciviltà, quantomeno sui campi da calcio, si preannunci senza fine. Tutto va contestualizzato al derby di Torino a bocce ferme. Mihajlovic il primo protagonista. La domanda di un giornalista nella conferenza post gara su cori offensivi indirizzati alla nazionalità del mister scatena l’ira del noto “sergente di ferro”, un toro non ancora domato dopo il più che dubbio rosso su Acquah. “Chissà quante se ne dicono sugli spalti, non è il caso di farci su una questione” fra i pensieri più stupidi del qualunquismo diffuso dopo l’episodio. Ma l’episodio più mediaticamente risonante è quello che coinvolge, qualche minuto dopo, il bianconero Benatia. Durante la canonica intervista post gara, a una nota emittente televisiva, nell’auricolare del giocatore, mentre lo schermo scorre le immagini della partita, risuona l’ennesimo insulto razzista probabilmente proveniente dalle registrazioni degli spalti durante la partita. La reazione del giocatore è inequivocabile, l’imbarazzo generale è diffuso e l’intervista viene bloccata. Non vogliamo soffermarci qui sui soliti processi al come, chi, cosa e perché sia stato detto. Ma la sottolineatura va a un episodio che, purtroppo, risuona quasi come la becera normalità. Una soluzione efficace non sembra esserci a un’insita e radicata errata mentalità. E ci troveremo purtroppo fra qualche tempo a processare ennesimi episodi di questo genere ancora e ancora e ancora…

NELSON “HULK” VIVAS

D’ora in poi chiamatelo Nelson “Hulk” Vivas. Curioso episodio che nella notte ha visto come protagonista l’allenatore dell’Estudiantes Nelson Vivas durante il match, finito poi 0-0, contro il Boca Juniors. L’allenatore con un passato anche nell’Inter ha scatenato l’ironia del web e delle tv per una reazione, forse, un po’ fuori dagli schemi canonici. Una decisione discutibile del direttore di gara, le proteste dell’allenatore, forse eccessive e la conseguente espulsione. La presa decisione che scatena il fenomeno. In preda forse a un raptus di follia, dominato dall’adrenalina e sconcertato dalla decisione, la rabbia di Nelson Vivas non potendosi sfogare su alcun obbiettivo nei paraggi è sfociata in un atto di estrema violenza con la malcapitata camicia. Un gesto rapido e immediato con cui l’allenatore si strappa “l’uniforme” rimanendo a torso nudo e avviandosi verso gli spogliatoi, esibendo tra l’altro il “fine” tatuaggio che avvolgeva la schiena. D’altro canto, a 47 anni, Nelson Vivas ha così messo in mostra una forma fisica che non sembra conoscere i segni del tempo. Una reazione forse eccessiva che ha fatto immediatamente il giro del web. In Italia comunque siamo abituati a reazioni simili. Proverbiali sono ormai le giacche o gli allegriani cappotti in quel di Carpi che in panchina ogni tanto sventolano per qualche gol sbagliato o distrazione di troppo. Il clima rigido, forse, ciò che fa tenere strette le camice ai nostri allenatori.

FAIR PLAY O NON FAIR PLAY?

“Se sia più nobile per l’animo buttar la palla fuori e far soccorrere o trattener la sfera contro gli avversari e segnando esultare”. Il dubbio amletico, caricaturato e ironico, è ormai oggetto di dibattito. In un calcio dove sembra d’obbligo l’attestato di recitazione si fa difficoltà a credere a reali o “convenienti” infortuni. La questione separa i puri d’animo e forse più ingenui dagli ormai stufi spettatori di una recitazione portata all’eccesso. Questione che però non deve aver colpito Verratti che nel 5-0 del PSG sul Bastia porta i parigini sul 2-0 con uno spettacolare quanto discusso gol. Il portiere del Bastia, a palla in gioco, si appresta a soccorrere e accertarsi delle condizioni di Matuidi “dolorante” a pochi passi dalla porta dopo un contrasto tutt’altro che duro con un difensore. Il genio e il destro magico di Verratti fanno il resto. Neanche il tempo per il portiere di accorgersi del possesso parigino e di retrocedere di due passi vero la propria porta che da fuori area il talento azzurro dipinge una splendida e beffarda traiettoria che trafigge Leca. Le proteste sono immediate e il presunto dolorante Matuidi si rialza, come nulla fosse, non appena la rete si gonfia. Stampa e media che si scagliano contro la furbata, e dipinta scorrettezza, di Verratti. A nostra detta, attenendoci al singolo episodio, la traiettoria non ci pare così fuori dalla portata di Leca, tra l’altro coperto dalla figura di Draxler anche lui preoccupato delle condizioni del compagno di squadra. Certo però è che la recita di Matuidi non ne ha permesso il miglior posizionamento. La nostra riflessione, più che sulla furbata dell’italiano o eventuale errore del portiere, verte più sul comportamento, maggiormente scorretto del centrocampista francese: nè primo né ultimo manifestante di un sistema e un regolamento che questo tipo di comportamento e teatralità permette. Al minimo contatto la messa in scena prende vita, il finto dramma di qualche secondo ha inizio e gli ingenui e troppo soli arbitri cascano nella tela del giocatore. Che sia furbata, errore o scorrettezza, la figura peggiore secondo noi continuano a farla i “Matuidi” del momento.

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Calciomercato

Il Monza si prepara sul campo e sul mercato: tutti i movimenti

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Sensi

Il Monza lavora sul campo per la ripresa del campionato, che vede i brianzoli fuori dalle zone pericolose ma la strada per considerarsi tranquilli è ancora lunga. E per raggiungere l’obiettivo salvezza, Palladino avrebbe chiesto a Galliani due nomi ben precisi per il mercato invernale.

Secondo TuttoMercatoWeb, il primo rinforzo chiesto alla dirigenza sarebbe un difensore, e l’identikit sarebbe quello di Bram Nuytinck dell’Udinese. Il centrale non sta trovando troppo spazio ad Udine, collezionando finora solamente 383 minuti totali in Serie A. Un approdo a Monza gli ridarebbe possibilità di alzare il proprio minutaggio e di rendersi nuovamente protagonista dopo le buonissime passate stagioni in Friuli.

L’altro nome che scatena la fantasia dei tifosi del Monza è quello di Josip Brekalo, tornato in Germania dopo il prestito al Torino. Il trequartista sembrerebbe gradire la destinazione, e le trattative potrebbero partire a breve.

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Calciomercato

Torino su Bereszynski, per la Sampdoria offerta troppo bassa

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Il Torino di Cairo è interessato a Bereszynski, terzino polacco fresco di eliminazione dal mondiale. Strada in salita però per i granata, la Sampdoria al momento fa resistenza vista la scadenza di contratto nel 2025.

LA TRATTATIVA

Il ds del Toro, Davide Vagnati, avrebbe iniziato a confrontarsi con i blucerchiati sulle eventuali cifre per il calciatore e ne è emersa una divergenza sulla valutazione del calciatore. Secondo Tuttosport, Cairo valuta tre milioni il calciatore, la Samp dal canto suo considerando che Bereszynski è un Nazionale, reduce da un buon Mondiale e ancora relativamente giovane chiedono una cifra più elevata. Le parti quindi si riaggiorneranno  con il terzino che è seguito anche dalla Roma.

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Calciomercato

Dumfries verso la cessione, il piano dell’Inter

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Dumfries

L’Inter dovrà a malincuore privarsi di uno dei suoi pezzi pregiati per esigenze di bilancio. Il Corriere dello Sport fa il punto della situazione riguardo al bilancio dei nerazzurri, che è direttamente collegato al calciomercato.

Per far tornare i conti, l’Inter dovrà registrare una voce in attivo di 60 milioni, che non sono stati raggiunti la scorsa estate quando sembrava Skrinar a dover lasciare Appiano Gentile, salvo poi rimanere. E così tutti gli indizi portano a Dumfries, con le parole di Rafaela Pimenta a Calciomercato l’Originale che hanno fatto intuire come si stia già lavorando per trovare una sistemazione per l’olandese. L’agente del calciatore ha dichiarato che spera che la valutazione non salga troppo durante l’ottimo Mondiale che l’ex PSV sta disputando, così da non complicare le trattative per il trasferimento. Parziale ammissione.

IL PIANO DELL’INTER

La speranza dell’Inter è che si possa trovare un accordo per la cessione già nella sessione invernale, ma che l’esterno olandese possa rimanere in prestito a Milano fino alla fine della stagione.

Su Dumfries ci sarebbe sempre il Chelsea, che sembra la candidata numero uno ad essere la prossima destinazione dell’esterno, ma sempre secondo il Corriere anche il Tottenham di Conte potrebbe farci più di un pensiero.

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Calciomercato

Trattenere i big e un nome per la fascia: la Lazio muove i primi passi sul mercato

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Milinkovic

Ci si avvicina alla ripresa della Serie A ed inevitabilmente diventa tempo di calciomercato. La Lazio è tra le più attive in questo momento, con l’intenzione di aggiungere qualche tassello utile alla squadra per plasmare ancora di più i biancocelesti secondo le volontà di Maurizio Sarri.

LE MANOVRE DEI BIANCOCELESTI

Il principale nodo da risolvere riguarda i big da trattenere. Milinkovic-Savic su tutti, che le voci di mercato vorrebbero già lontano da Formello a gennaio. L’intenzione della società biancoceleste sarebbe quella di trattenerlo almeno fino a fine stagione, per non privarsi di un cardine fondamentale e determinante a stagione in corso.

Anche Pedro rimarrà alla Lazio, dopo che qualche voce di corridoio lo vedeva tornare a Barcellona.

L’altra questione riguarda il terzino sinistro: come fa sapere Il Messaggero, Lotito sembrerebbe intenzionato a coprire quella casella, e l’indiziato sarebbe Nico Schulz del Borussia Dortmund. Rimangono da capire costi e modalità, con il contratto del tedesco che scadrà nel 2024.

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