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I top e flop del weekend

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TOP

SPORTIELLO

Da riserva di Tatarusanu a saracinesca viola. Marco Sportiello è arrivato alla Fiorentina in punta di piedi e ha accettato in silenzio il ruolo di panchinaro, senza mai una parola fuori posto. Non si è mai scoraggiato perché sapeva che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento. E quel momento è arrivato in estate, quando la Fiorentina ha deciso di ribaltare la rosa. Insieme a Bernardeschi, Gonzalo, Borja Valero, Kalinic e Vecino se n’è andato anche Tatarusanu. La porta della Fiorentina è rimasta comunque in buone mani. Sportiello ha subito garantito sicurezza, dimostrando esperienza e qualità, al netto di una difesa ballerina, che deve ancora trovare la sua stabilità.

Protagonista assoluto, in ogni caso, anche di una partita delicata, contro quella che era la sua Atalanta. Marco Sportiello continua ad essere decisivo, grande primo tempo a difendere i propri pali, prima con una  respinta sicura su Kurtic, da pochi metri, poi al 21′ altra chiusura nei confronti di Freuler. Nella ripresa, l’episodio del rigore: Gomez incrocia a sinistra calciando un bellissimo rigore, ma Sportiello si allunga e respinge a mano aperta. Una sfida di nervi e tecnica, vinta dal portiere viola. Nel finale poi altre parate come quella su Castagne, prima del tiro secco di Freuler al 94′. Su quello, no, non ci poteva proprio arrivare.

Per Sportiello si tratta comunque del 6° rigore parato in carriera in Serie A, su 21 totali. Una percentuale del 28,5% di rigori parati. Ogni quattro rigori, uno viene neutralizzato. La legge si conferma in viola, dopo che Simeone (quando era al Genoa), Icardi e Quagliarella lo avevano perforato nelle precedenti tre occasioni. Ieri, appunto, il 6° rigore parato, contro il Papu Gomez. E chissà che presto, come spera il numero 57 viola, non possa ritrovare anche la Nazionale, che forse, anzi sicuramente sarebbe il giusto premio per la continuità di prestazioni e la voglia di diventare grande, con l’umiltà di un campione.

DOMINIO SAMP

Una lezione di calcio completa, fornita gratuitamente da Marco Giampaolo. La sua Sampdoria ha letteralmente dominato il Milan, mostrando quanta differenza ci sia a oggi tra le due formazioni. Il risultato, probabilmente, non rende neanche l’idea dei reali valori in campo. La classifica vede i genovesi dietro al Milan di un punto, ma da recuperare c’è la partita contro la Roma. La zona Champions League, al momento, sembra più a portata dei blucerchiati che di questo brutto Milan.

Contro una squadra organizzata come la Sampdoria, però, il terzetto difensivo non ha retto. Sarebbe comunque sbagliato addossare le colpe alla difesa. La vittoria blucerchiata nasce a centrocampo, dove ha sovrastato il Diavolo. Gaston Ramirez ha imbrigliato Lucas Biglia e Dennis Praet ha annientato Franck Kessiè. L’asse di destra rossonero è stato continuamente preso d’imbucata. Il rombo di centrocampo di Giampaolo è parso invalicabile.

Nel primo tempo il Milan non ha fatto assolutamente nulla, con i lanci di Leonardo Bonucci come unico sbocco. Zero tiri, con l’unica potenziale occasione di Nikola Kalinic, anticipato dal portiere genovese. Il match di ieri, però, non è solo figlio dei demeriti del Milan. Nonostante le partenze di Patrik Schik e Luis Muriel, la Sampdoria continua a giocare un bel calcio, grazie all’impianto tecnico-tattico di Giampaolo, sempre solidissimo. La difesa a 4 si muove in modo perfetto, il centrocampo coniuga dinamismo e tecnicismo. Peccato che il raccolto, almeno per ora, sia un po’ inferiore alla semina. Anche ieri, il primo tempo si è concluso 0-0 e la partita è stata sbloccata nel momento peggiore della Samp. In ogni caso, il match di ieri dice che la Sampdoria è una squadra, il Milan a quanto pare non ancora.

UN DIALOGO DA PREDESTINATO

Quando hai vent’anni, sei un difensore di una squadra neo-promossa in Liga e devi affrontare un certo Leo Messi, il rischio che ti tremino le gambe è più che legittimo. Figuriamoci poi se l’allenatore individui in te l’antidoto al genio dell’argentino e ti chieda, senza troppi giri di parole, di “incollarti” a lui per tutta la partita cercando di neutralizzarlo. Ecco, Pablo Maffeo non si è lasciato intimorire e ha messo il suo focus su Messi per tutta la gara, o almeno fino al 78′, quando Pablo Machin lo ha richiamato in panchina.

La partita lì era già chiusa, il Barcellona era andato a segno tre volte. Ma Messi, il più atteso, non è riuscito a segnare. E parte del merito è proprio di Maffeo, il difensore spagnolo di origini italiane che il Manchester City ha girato in prestito al Girona (club di “sua proprietà”) per farlo crescere. Un’informazione, questa, che però l’argentino ha voluto chiedere al diretto interessato.

Già, durante la stessa partita, Messi si è addirittura avvicinato al suo marcatore d’occasione facendogli alcune domande, raccontate poi da Maffeo al termine della partita:

“Mi ha chiesto se fossi in prestito dal Manchester City e la mia età. È molto umile. Abbiamo parlato perché sono stato attaccato a lui quasi tutta la partita. Nelle sua parole non c’era cattiveria o altre cose strane. Lui è il miglior giocatore del mondo e se non stai sempre incollato a lui può segnare in qualsiasi momento.”

Tutto avrebbe lasciato pensare a uno scambio di maglia al termine della partita tra Girona e Barcellona tra Maffeo e Messi. In realtà però non è accaduto e la spiegazione è molto semplice, come spiega ancora il difensore spagnolo, ancor più umile ed attaccato al suo passato e alle persone a cui vuole bene:

“Un mio amico mi aveva chiesto la maglietta di ter Stegen. Con Messi è assolutamente tutto ok, ma gli amici sono sacri.”

FLOP

PAIRETTO – VAR

Errare humanum est, si dice cosi giusto? Ma il Var c’è proprio per questo, oppure no? Nel Sunday night tra Fiorentina ed Atalanta il pareggio sembra un risultato più che giusto. Splendido goal di baby Chiesa e risposta a tempo scaduto dell’onnipresente Remo Freuler. Ma c’è un rigore negato ai Viola che ai nostri occhi e a quanto pare non a quelli dei giudici di gara, sembra netto. Inutilizzo di Var e proseguo clamoroso del gioco. Nessuno dice nulla? C’è molto da dover chiarire e assemblare, ma errori del genere non possono essere più fatti, non con l’introduzione della tecnologia.

In poche parole, se ancora non si fosse capito, a quanto pare il Var non mette d’accordo proprio tutti…

Ecco com’è andata:

La gara è segnata da tre episodi dubbi nella ripresa. In particolare Pairetto si assume la responsabilità di dare un rigore (all’Atalanta, sbagliato) e di non fischiarne un altro (alla Fiorentina) poco prima del pari.

La prima situazione al minuto 15: Ilicic entra in area, supera Astori e poi allunga la palla sull’arrivo di Pezzella che tampona l’avversario (la sfera gli passa in mezzo alle gambe). L’arbitro indica il dischetto, il Var controlla, ma in presenza di contatto interpretabile (ci sta punirlo) lascia le cose come stanno, seguendo alla lettere il protocollo Ifab. Nel finale Berisha si lancia in uscita bassa su Gil Dias: il portiere tocca la palla (che carambola sullo stinco dell’avversario e schizza in avanti) e poi va sulla gamba di Dias. Altro contatto interpretabile (ma dare penalty sarebbe stata la cosa migliore da fare) e quindi Manganiello non interviene lasciando la intatta la scelta di Pairetto (che però poteva andare a rivedere il replay). In mezzo altro episodio in area atalantina: trattenuta di Spinazzola su Astori.

MILAN

“Se va bene la pareggia, altrimenti finisce come è iniziata.” Le due sconfitte stagionali del Milan hanno lo stesso copione: i rossoneri vanno sotto, non reagiscono, le cose semmai si mettono peggio col passare dei minuti. È successo all’Olimpico con la Lazio, quando dopo l’uno-due di Immobile, Bonucci e compagni hanno incassato altri due gol all’alba del secondo tempo, ed è ricapitato a Marassi con la Samp, dove lo svantaggio firmato Duvan Zapata non ha dato nessuna scossa se non quella di galvanizzare i blucerchiati fino al 2-0 di Alvarez nel recupero. Ma non è un problema solo di “questo” Milan, perché da quando c’è Montella in panchina, i rossoneri sono incapaci di ribaltare il risultato.

Al di là delle reazioni di pancia e della voglia di buona parte del popolo milanista di individuare in Montella l’artefice principale, se non unico, del naufragio del Milan a Genova contro la Samp, è evidente che Roma e Inter, prossime due rivali dei rossoneri in campionato, potrebbero già dare un indirizzo preciso sulla stagione che attende Bonucci e compagni. Le dichiarazioni di Fassone, nell’immediato post partita di Marassi, vanno perciò lette in questo senso.

Non tanto una strigliata a una squadra apparsa svogliata e spaesata, quanto un avvertimento, chiaro, a tutta la truppa, Montella in testa: altri errori non saranno tollerati. L’obiettivo dichiarato e fondamentale del Milan è, come noto, la qualificazione alla prossima Champions League. Un obiettivo non solo molto lontano dopo le sole sei giornate di campionato – non in quanto a punti, ma in quanto a valore assoluto della squadra – ma necessariamente legato ai risultati che i rossoneri sapranno ottenere negli scontri diretti dando per scontato un dettaglio che oggi scontato non è: che, cioè, il Milan non perda altri punti contro squadre tecnicamente, e teoricamente, inferiori.

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